La leggenda dei Miskwedo

The Miskwedo’s legend

 

Nel 1975, l’etnomicologo Roberto Gordon Wasson ebbe l’opportunità di incontrare una sciamana Ojibwa di nome Keewaydinoquay, abitante la regione dei Grandi Laghi, una delle ultime detentrici delle conoscenze tradizionali mitologiche del suo popolo. Sfruttando l’abilità di scrivere e parlare in inglese, essa ci ha lasciato un racconto affascinante, la “leggenda dei Miskwedo”, di natura mitologica, riguardante l’origine dell’uso del miskwedo, ossia dell’agarico muscario (il fungo allucinogeno Amanita muscaria). E’ un bel racconto, completo e ricco di temi riguardante la sfera simbolica che ruota attorno all’agarico muscario. Il dato reale delle proprietà allucinogene dell’urina di una persona che ha consumato questo fungo è presente in questo racconto.

Attenzione, racconterò una storia, una storia del Popolo, una storia del Miskwedo, quel fungo dal cappello rosso che è il bambino spirituale di Nokomis Giishik, l’Antenato Cedro, e di Nimishomiss Waigwass, il nostro Antenato Betulla. Ascoltate a apprendete.

Sicuramente questo racconto è vero, poiché fu raccontato dai nostri onorati progenitori. Ora, ciò accadde molto, molto tempo fa, innumerevoli lune sono passate da allora e innumerevoli sentieri sono stati percorsi; si pensa [che avvenne] in uno degli accampamenti temporanei durante la Grande Migrazione del nostro popolo attraverso il continente di Minissah, dal territorio del sorgere del Sole, verso quello del calare del Sole, quando il divino Megis ci conduceva alla nostra dimora, la terra promessa Keewaydinaukee.

C’erano due fratelli, così giovani che non avevano ancora ricevuto i loro nomi di adulti; erano fratelli di sangue, entrambi figli della stessa donna del clan del Gufo e dello stesso uomo del clan dello Storione. Il primogenito si chiamava Fratello Maggiore, e il secondogenito era chiamato Fratello Minore. Vivevano soli (Oh, Wa-ey-eah), poiché il loro genitori erano morti con valore lungo il tragitto durante la Grande Migrazione. Oh, Wa-ey-eah! Cacciavano la stessa selvaggina, mangiavano lo stesso cibo, e condividevano tutto in pace e armonia – e questo era buona cosa. Ahauw!

Ora, un giorno, nel luogo dove è raccontata questa storia, i ragazzi erano molto affamati, avevano lo stomaco vuoto. Poiché c’erano delle montagne là vicino, si arrampicarono sui pendii rocciosi in cerca di cibo. Alla fine, giunsero a una grande grotta, collocata in alto, sul lato della montagna. Parve loro che dall’apertura della grotta provenisse della luce. Udirono una musica stupefacente, una musica simile al ronzio di innumerevoli api.

Con molta attenzione, e senza far rumore, i fratelli si avvicinarono, scrutando con curiosità attraverso l’apertura. Videro un bellissimo prato nel quale crescevano molti funghi alti, bianchi e rossi – erano bellissimi wajashkwedeg – che volteggiavano, bisbigliando e mormorando, cantando una strana canzone di augurio, sotto un cielo brillante di luce solare.

Veloce come un fulmine, Fratello Minore balzò attraverso l’apertura, correndo con gioioso abbandono nel prato dei funghi mormoranti. “Fermati! Aspetta! Fermati! – urlò Fratello Maggiore – Non sappiamo quali Spiriti ci sono in questo luogo. Non sappiamo cosa potrebbero essere.”

Ma Fratello Minore non si fermò. Era di fatto già andato!

Fratello Minore corse verso il fungo più alto, più grande, più rosso e più bello di tutti. Una bianca peluria simile alle piume dei copricapi dei guerrieri indiani ondeggiava sul suo cappello rosso. Strisce bianche trasparenti simili a frange di nuvole turbinavano ritmicamente, mentre il fungo girava su se stesso. Fratello Maggiore osservò inorridito Fratello Minore diventare un tutt’uno con il gambo del fungo gigante.

Vide che a Fratello Minore stava spuntando un cappello rosso fuoco. All’inizio lentamente, poi sempre più velocemente, Fratello Minore si mise a ruotare al sole. Fratello Maggiore era inorridito. Subito notò dove era situato il fungo gigante e la posizione del piccolo fungo che era stato un tempo suo Fratello Minore. Poi corse via. Corse tanto velocemente quanto le sue gambe potevano reggerlo, lontano dal prato stregato, lontano dalla grande grotta, lontano da quel terribile foro sul lato della montagna. Corse giù per i sentieri tortuosi e giù per i pendii rocciosi, senza mai fermarsi, fino a che non giunse al villaggio.

Diede l’allarme agli anziani e agli uomini della medicina. Velocemente raccontò loro tutto ciò che era accaduto.

“Cosa devo fare” – supplicò – Ditemi, oh Saggi, come salvare il mio piccolo fratellino.”

Gli anziani e gli uomini della medicina si guardarono fra loro. Scossero la testa. “Non abbiamo mai udito una cosa simile – dissero – Dobbiamo chiedere al Tamburo.”

Dopo aver consultato il Tamburo, che era un Tamburo della Medicina, dissero: “Abbiamo una risposta, ma è complicata. Ecco ciò che devi fare. Devi ricordare ogni parola. Devi andare al luogo chiamato il-luogo-delle-Sabbie-Magiche. E’ un’alta scogliera lungo il lago, con una ripida scarpata e grandi onde che riducono le rocce in sabbia. Lì potrai raccogliere le sabbie magiche, Onoman. Mettile in una borsa di pelle di cervo con sacro tabacco, e stringi bene il laccio quando la chiudi. Pensa a una preghiera di ringraziamento agli Spiriti di quel posto per aver creato Onoman (le sabbie magiche). Continua a correre lungo il sentiero fino a che non giungi a il-Luogo-Dove-Crescono-gli-Alti-Alberi-e-Nidificano-le-Aquile. Trova l’albero più alto e il nido d’aquila più grande. E’ l’Uccello del Tuono. Devi prendere quattro penne dalla sua coda. Rivolgi all’Uccello del Tuono una preghiera di ringraziamento e di supplica, mentre continui a correre in direzione della montagna. Segui lo stesso sentiero verso il luogo dove la luce della grande grotta splende, attraverso l’apertura sulla parete della montagna. Quindi mettiti di fronte all’Est con le penne di aquila in mano, e chiedi a Gitchi Manitou di benedirle. Individua il fungo più grande e più bello. Lui è il capo. Entra nel prato stregato più in fretta che puoi, conficca una piuma d’aquila nel gambo del capo. Smetterà di girare. Poi individua il Miskwedo più saggio di tutti, il fungo più anziano che sta sporulando, quello con maggiore influenza.  Più velocemente che puoi, conficca un’altra piuma d’aquila nel gambo di questo fungo. Anch’egli smetterà di girare. Ora, la terza piuma d’aquila dovrà essere conficcata nel gambo del fungo che sai essere Fratello Minore. Poi versa la borsa di magica Onoman tutta sopra di lui. Con molta attenzione, rimuovi ogni pezzetto di questo fungo, dal lucido cappello fino al bulbo alla base. Non romperne neanche un pezzettino, altrimenti si romperà anche una parte di Fratello Minore. Portando il fungo con te, affrettati verso l’apertura nella montagna. Fermati solo per porre l’ultima piuma d’aquila protettiva nell’apertura della grotta, quindi continua a scendere lungo il sentiero, più veloce che puoi. Questo è ciò che si ritiene tu debba fare. Mano a mano che ti allontanerai dalla montagna, il carico (il tuo Fratello-fungo) diventerà sempre più pesante, fino a che tornerà come era in passato. Ci sarà tuo Fratello Minore a correrti a fianco. Anche se lo vedrai accanto a te, come era un tempo, non parlare, non fermarti. Correndo, tornerà sempre più come era una volta, eccetto che per una cosa – una piuma d’aquila sporgerà dalla pelle di Fratello Minore. E là dovrà sempre rimanere.”

Tutte queste cose accaddero. Accaddero come era stato presagito che accadessero. Fratello Maggiore ricordò chiaramente ogni particolare. Fece esattamente ciò che gli fu detto, procurandosi le magiche sabbie e le piume d’aquila. Passò attraverso il foro sulla parete della montagna, infilando le penne d’aquila protettive e versando le magiche sabbie su Fratello Minore. Salvò Fratello Minore, il quale sembrò tornare come era prima, eccetto che per una strana cosa: una piuma d’aquila sporgeva dalla sua pelle, proprio come fosse cresciuta lì!

I due ragazzi scesero insieme rapidamente per il sentiero e tornarono all’accampamento del Popolo. Lì ripresero a vivere, nella medesima dimora, in pace e in armonia. E questo era cosa buona. Ahauw!

Passarono molti giorni e molte notti. Lentamente, le cose iniziarono a cambiare. Wah-ay-eah. Fratello Maggiore si alzava alla mattina col cuore pieno di tristezza e apprensione. Si preoccupava, si preoccupava ed era infelice. Wah-ay-eah. Fratello Minore, al contrario, si alzava sorridente ogni giorno, il suo cuore era pieno di felicità, e le sue labbra cantavano allegria. Ahauw, Zahwendahmovin!

Ora, Fratello Maggiore si accorse che Fratello Minore andava di frequente dietro il wigwam1 per orinare. Vi stava più a lungo del necessario, e in particolare, con la luna piena vi stava per molto, molto tempo. Alla fine, Fratello Maggiore, al quale non piaceva spiare, decise che per il bene di suo fratello doveva semplicemente indagare.

Così andò dietro al wigwam e scoprì che, proprio come aveva pensato, Fratello Minore non stava orinando. Era già sceso per il sentiero che porta nella foresta. Fratello Maggiore lo seguì di nascosto, fino a che giunse in una radura.

E cosa vede? Vede Fratello Minore in piedi al centro di uno spazio aperto, con un folto gruppo di persone attorno a lui. Le braccia di Fratello Minore sono allargate, distese come l’ombrello di un fungo. I suoi vestiti sono bellissimi, di un rosso brillante, e ciuffi di bianche piume gli adornano la testa. Con una voce alta e vibrante di felicità, come il ronzio di innumerevoli api, egli canta al Popolo:

“Per la mia esperienza sovrannaturale,
Nella terra dei Miskwedo,
Possiedo una cura per alleviare i vostri mali,
Per scacciare tutte le vostre infelicità.
Se solo vorrete avvicinarvi al mio pene
E prendere le stimolanti acque che da esso sgorgano
Anche voi potrete essere felici per sempre

Ogni volta che le nubi oscurano la luna, egli orina. La gente raccoglie la sua orina nel mokukeg.2 Bevono questo liquido, che è stato dato loro come una benedizione dagli spiriti Miskwedo. Tutti i membri del culto del fungo, tutti i devoti del Miskwedo, Fratello Minore, che è il fungo capo, il capo tamburo, i tre anziani e i tre gruppi di officianti minori, si alzano a turno e cantano la loro canzone Miskwedo. Per tutto il tempo queste persone cantano le loro allegre canzoni, i loro cuori sono forti, ciascuno fa il lavoro di dieci.

Wah-ay-eah, povero Fratello Maggiore! Non capiva le vie del fungo dal cappello rosso. Non capiva l’uso del liquido del fungo dorato e dell’elisir del pene. Continuava a essere sospettoso.

“Nulla di buono può venirne”, si lamentava. Brontolava, si preoccupava ed era infelice. Oh Wah-ay-eah.

Nemmeno Fratello Minore comprese i meccanismi del Sacro Fungo. Ma seguitò a essere felice, e tutta la gente che lo seguì continuò a vivere in uno stato di beatitudine.

E così fu e così continuò a essere sino ai nostri giorni, ora in questo luogo e in questo tempo, come era già allora e come sarà in futuro. Tutte le persone che sono FRATELLI MAGGIORI, come Fratello Maggiore nel nostro racconto, sono infelici perché non capiscono. Brontolano, si preoccupano e litigano. Nemmeno i FRATELLI MINORI di questo mondo capiscono, ma bevono ancora le acque del fungo dorato e sono felici. Bevono l’Elisir del Grande Miskwedo, e in questo modo viene rivelato molto del sovrannaturale e di altre conoscenze. E’ il kesuwabo – il liquido Potere del Sole – Kesuwabo. Ahauw! Jahwendamowining, ahauw!

 

Note

1 – Tenda indiana.

2 – Contenitore fatto di corteccia di betulla.

Da: KEEWAYDINOQUAY, 1979, The legend of Miskwedo, Jorunal of Psychedelic Drugs, vol. 11, pp. 29-31.

 

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