Racconto indiano sulla canapa

Indian story on hemp

Il seguente racconto del periodo medievale indiano è ambientato in un mondo zoo-mitologico fantastico arcaico ed è stato raccolto a Tikaitola, nel Rewa State, in India, presso l’etnia Gond.

Maisur Dewar viveva nella giungla Ranjhukarola, e si manteneva filando i vestiti. Un giorno, quando era nella profonda foresta, trovò un cobra femmina e se ne innamorò. Prese l’abitudine quotidiana di andare a massaggiare le sue mani e i suoi piedi.

Un giorno lo fece con tanto vigore, che si sentì stanco e si lamentò profondamente. Il cobra femmina pensò: “Il mio Dewar è stanco, come posso mandargli via la stanchezza?” Si graffiò la testa ed estrasse due semi e glieli offrì. “Pianta questi – disse – e quando gli alberi cresceranno, raccogli le foglie, fai una pipa di terracotta, e fuma(le)”.

Ma Dewar per errore prese le foglie con acqua, e ciò lo rese così ubriaco che non poté né vedere né udire.

In questo racconto, come nell’altro mito d’origine della canapa dalla datura, è riscontrabile un’associazione simbolica fra la canapa e i serpenti, ambientata in un periodo arcaico in cui i serpenti erano ancora dotati di arti ed avevano la posizione eretta. Questo rapporto simbolico potrebbe essere molto arcaico e potrebbe essere stato elaborato nelle regioni meridionali dell’India. Il cobra è il serpente sacro a Shiva. Il motivo dell’errore commesso nella preparazione e nell’assunzione della prima dose di droga vegetale, con conseguente eccesso di inebriamento di colui o di coloro che la sperimentano, si presenta in altri miti di differenti piante psicoattive.

Da VERRIER ELWIN, 1949, Myths of Middle India, New Delhi, Oxford University Press, p. 332; rip. in H. SCHLEIFFER, 1979, Narcotic Plants of the Old World. An Anthology of Texts from Ancient Times to the Present, Monticello, New York, Lubrecht & Cramer, p. 59; riportato in G. Samorini, 1995, Gli allucinogeni nel mito. Racconti sulle origini delle piante psicoattive, Nautilus, Torino, pp. 41-42.

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