Racconto indocinese sul betel

Tale on betel from Indochina

La droga chiamata betel è costituita da tre ingredienti essenziali: la foglia di betel (Piper betel), la noce di areca (Areca catechu) e del calcare. Solo l’insieme congiunto dei tre elementi produce l’effetto di questa droga, che ha un’area di diffusione che si estende dal Madagascar all’India, all’Indocina, sino alla Nuova Guinea e diverse isole del Pacifico. La seguente leggenda è diffusa in Indocina e ne vengono proposte qui due versioni, una vietnamita e un’altra proveniente dal vicino Laos.

Versione vietnamita

Due fratelli gemelli, Tan e Lang, si innamorarono della medesima bella ragazza. Poiché erano devoti l’uno con l’altro, uno di loro concesse che l’altro la sposasse. Poi, un giorno, la donna accidentalmente toccò la mano di suo cognato e ciò fece arrabbiare il marito. Il cognato fu così angosciato per l’accaduto che se ne corse via. Quando raggiunse la riva di un ruscello morì di dolore e gli dei trasformarono il suo corpo in una pietra calcare bianca, simboleggiante la sua devozione. Il marito, turbato dall’assenza del fratello gemello, si mise alla sua ricerca. Quando raggiunse il ruscello vide la sorte di suo fratello. Si addolorò così tanto che morì nel medesimo luogo e si trasformò nella palma dell’areca. Infine, la moglie si mise alla ricerca dei due fratelli. Quando raggiunse la riva del ruscello, incontrò il medesimo destino e si trasformò in una liana di betel che crebbe accanto alla roccia avvolgendosi attorno alla palma. Invece di seccarsi, la palma e la liana rimanevano verdi. Udito ciò, il re del luogo ordinò di essere accompagnato in quel luogo. Egli mise entrambe [le piante] in bocca e fu sopraffatto da una sensazione di benessere. Da allora il betel è stato masticato in Vietnam (Rooney, 1993: 15).

Versione del Laos (il testo manca della prima frase – come probabile refuso – dove si parla dell’esistenza di due fratelli gemelli)

Ma, come spesso accade nelle storie, un giorno essi incontrarono una bella donna di cui entrambi si innamorarono. La donna non sapeva quale avrebbe sposato, poiché a Tonkin i figli e figlie più giovani non si possono sposare sino a che non si è sposato il più vecchio. Sarebbe quindi stato inappropriato per lei innamorarsi del fratello più giovane. Ma non era in grado di determinare chi dei due fratelli era il più vecchio, né qualcuno glielo avrebbe detto. Con lo scopo di scoprire il primogenito, elaborò uno stratagemma. Un giorno portò loro due scodelle di riso, ma solo un paio di bastoncini [per mangiare]. Quindi essa si nascose dietro una tenda e stette a osservare. Quando i due terminarono di mangiare, la donna fuoriuscì tutta arrossita e sorridente e si diresse verso uno dei due fratelli dicendogli che lo amava e che voleva sposarlo. Era quello che aveva mangiato per primo.

La giovane coppia viveva felice ed era così grande la loro devozione che dimenticarono completamente il fratello gemello, che aveva perso sia l’amore che suo fratello. Ciò lo rese così triste che presto non considerò più la vita utile e diventò un vagabondo. Alla fine giunse in un largo fiume dove non c’era un traghetto per attraversarlo. Questo era un segno premonitore finale ed egli non poté tollerare ulteriormente il suo destino, così si sedette e morì di crepacuore. Gli dei lo trasformarono in una colonna di calcare.

Dopo un po’ i due amanti uscirono dal loro stato di trance e notarono l’assenza del fratello gemello. Il rimorso scosse il giovane marito, il quale si mise immediatamente alla ricerca del fratello, giungendo al momento dovuto al medesimo fiume, dov’egli si sedette e contemplò la sua sconsideratezza nei confronti di suo fratello. Ciò gli infranse il cuore e morì e fu trasformato dagli dei in una palma di areca.

La giovane moglie attese ed attese ma, dato che non tornava né suo marito né il fratello gemello, si mise alla loro ricerca, giungendo al fiume; vi saltò dentro pensando tristemente alla sua vita sprecata, e morì anch’essa di crepacuore. Gli dei la trasformarono in una liana di betel crescente fra il calcare e la palma di areca e abbracciante entrambi nell’arrampicarsi.

Alla fine la storia di questi giovani infelici raggiunse l’orecchio dell’imperatore, il quale decise di cercarli. Egli partì con un’armata di servitori, raggiungendo alla fine il medesimo fiume, dove si sedette accanto alla colonna di calcaree, mentre i suoi uomini si misero a costruire una zattera per attraversare il fiume. Accidentalmente egli strofinò una noce di areca contro una foglia della liana di betel e toccò il calcare con le sue mani. Egli notò il profondo colore rosso sulla roccia, e in un attimo l’intera triste storia gli fu rivelata. L’imperatore decretò che, in memoria dei tre giovani infelici, tutti gli abitanti del paese avrebbero dovuto sfregare tutti insieme calce, noce di areca e liana di betel e masticare la miscela così ottenuta. Poiché a tutti piacque la piacevole sensazione che questa lasciava nella bocca, divenne legge del paese e fu entusiasticamente rispettata in tutto il regno (Rickover, 1975, riportato in Reichart & Philipsen, 2005: 2).

Riferimenti bibliografici

Reichart A. Peter & Hans P. Philipsen, 2005, Betel and Miang. Vanishing Thai Habits, White Lotus Press, Bangkok.

Rickover R.M., 1975, Pepper, Rice and Elephants. A Southeast Asian Journey from Celebes to Siam, United States Naval Institute, Annapolis, Maryland.

Rooney F. Dawn, 1993, Betel Chewing Traditions in South-East Asia, Oxford University Press, Kuala Lumpur.

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