Mito del betel fra i Buna della Nuova Guinea

Betel myth among the Bunas of New Guinea

 

Il seguente mito è stato raccontato ad Henry Aufenanger da un uomo di nome Yanggi dell’etnia nativa dei Buna, dimorante a Banam, nel Marienberg (Mangana), nella regione inferiore del fiume Sepik, in Nuova Guinea. In questo racconto la noce di betel viene donata dagli “uomini del sole”, esseri sovrannaturali che abitano nel cielo, a un “uomo della terra”, come ringraziamento per le sue prestazioni sessuali che fanno sì che anche fra gli “uomini del sole” possano esservi persone con il naso bello. La lunghezza del naso è di speciale importanza in Nuova Guinea. Un lungo naso è considerato bello.

Una volta viveva un uomo con le sue due mogli e i bambini. Un giorno egli vide una noce di betel galleggiante sull’acqua di un tributario del ruscello superiore, sino a che egli udì un uomo che lavorava su una canoa. Si avvicinò furtivamente, e vide che l’uomo aveva un naso sgradevolmente curvo. Gli gridò: “Amico, cosa stai facendo?” Lo straniero (B), che era un uomo-sole, vide l’uomo-terra (A), che aveva un bel naso e disse: “Sto facendo una canoa. Ma come sei giunto qui?” L’uomo-terra rispose: “Ho visto i trucioli della tua canoa che galleggiavano sull’acqua e ho trovato te”. Ora A seguì la luce che proveniva dall’uomo-sole. B prese A con sé sopra le nubi. La gente-sole si rallegrò e si meravigliò quando vide il bel naso di A. Gli diedero due donne con lo scopo di ottenere dei bimbi, che avrebbero anch’essi avuto il naso come lui. Alla fine A ebbe una figlia che aveva il naso come suo padre, e in seguito la seconda donna gli procurò un figlio. Anche questo aveva il naso del padre. La gente-sole era giubilante. Chiesero all’uomo: “Hai una moglie anche sulla terra?” Egli rispose: “Si”. Essi gli mostrarono da lassù le sue mogli e bambini, gli prepararono un grosso pasto di ringraziamento e gli diedero del cibo per il viaggio. Quando gli fornirono delle noci di betel da masticare e altre per piantarle, l’uomo-sole B le riportò sulla terra. Le sue mogli lo avevano cercato a lungo, ma alla fine si erano convinte ch’egli era morto. Quando ora tornò presso di loro, esse si intimorirono e gli chiesero: “Chi sei?” Egli rispose: “Sono io! Non abbiate timore!” Quindi raccontò loro tutte le sue esperienze e fu ben ricevuto a casa.

In: Henry Aufenanger, 1970, Myths and Beliefs from Prehistoric Times at the Lower Sepik River, New Guinea, Asian Ethnology, vol. 79, pp. 133-175, pp. 143-4.

 

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