Mito dello yajé e della coca fra i Desana

Myth on the jagé and coca among the Desana

 

Il seguente racconto mitologico è stato raccolto presso i Desana che vivono lungo il Rio Vaupés che separa la Colombia dal Brasile. Nel racconto sono presenti tre fonti inebrianti: lo yajé (ayahuasca), la coca e il vihó, una polvere da fiuto allucinogena ricavata dai baccelli di leguminose. Il tema del parto divino gioca un ruolo centrale nel racconto, e la portatrice sovrannaturale dello yajé è una delle figlie di Vaí-mahsë, il Signore degli Animali.

Il medesimo Padre Sole era un payé [sciamano] e anche Pamurí-mahsë era un payé. Il Sole stabilì le funzioni del payé, le invocazioni che avrebbe dovuto usare, e gli usi che doveva avere il tabacco e anche le piante allucinogene. Il Sole aveva già la sua panca, la sua conchiglia e il suo bastone-sonaglio. Egli aveva la sua zucca sonaglio e sopra alla sua spalla sinistra la zappa. Il Sole aveva ogni cosa che ora avevano i payé, e stabilì la maniera di usarle. Il Sole mostrò come avrebbero dovuto essere eseguite le danze e come la gente avrebbe dovuto parlare quando si sarebbero incontrati per festeggiare.

Il Sole aveva la polvere di vihó nel suo ombelico, ma una figlia di Vaí-mahsë possedeva la pianta yajé. Era gravida, e con le doglie del parto andò sulla spiaggia e, stesa al suolo, si contorceva nel dolore. Una vecchia donna Desana volle aiutarla, e afferrò la sua mano, ma la figlia di Vaí-mahsë si contorse così duramente che ella ruppe il suo dito, e la vecchia donna lo prese.

Mise il dito nella sua maloca, ma un giovane uomo lo rubò e lo piantò. La pianta yajé originò da questo dito.

La stessa cosa successe a un’altra figlia di Vaí-mahsë. Quando ebbe le doglie del parto, si contorse sdraiata sulla spiaggia, e una vecchia donna giunse in suo aiuto. Afferrò la sua mano e ruppe una delle dita della ragazza e lo seppellì. La pianta di coca originò da questo dito.

La continuazione del racconto non spiega cosa accada in seguito alle figlie di Vaí-mahsë, in tal modo mutilate, e ai loro figli, ma v’è da supporre che i figli siano considerati oggetti del sacrificio attraverso cui avviene la trasformazione in pianta.

Riportato in: GERARDO REICHEL-DOLMATOFF, 1971, Amazonian Cosmos. The Sexual and Religious Symbolism of the Tukano Indians, The University of Chicago, Chicago & London, pp. 36-37.

 

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