Il mito di Natem

The Natem myth

 

Questo mito è stato raccolto da Plutarco Naranjo presso i Jivaro dell’Ecuador, fra i quali la bevanda visionaria ayahuasca è chiamata natem. Il racconto si sviluppa sul tema dell’origine di una pianta visionaria, recante saggezza, in cui si trasforma alla fine della sua vita un eroe culturale o altra saggia figura umana o semi-divina, come mezzo lasciato agli uomini per comunicare con l’altro mondo.

Molto, molto tempo fa esisteva un uomo saggio. Aveva molta esperienza e sapeva tutto. Poteva vedere il passato e vaticinava quanto sarebbe avvenuto. Egli consigliava ciò che doveva fare la tribù, quando e come dovevano cacciare e quali erano gli animali buoni e quali erano gli iwanchi [spiriti malevoli]. Similmente egli dava consigli all’uwishin [sciamano] su come doveva curare, come doveva proteggere la salute dei membri del suo gruppo.

Questo vecchio saggio si chiamava Natem. Ma Natem non poteva restare eternamente con gli uomini, inoltre i membri della tribù dovevano essi medesimi convertirsi in uomini maturi, sperimentati e saggi. Per aiutarli lasciò il suo spirito incarnato in una pianta misteriosa. Gli uomini dovevano cercare questa pianta, e nel bere la sua acqua avrebbero bevuto lo spirito di Natem; nel sentire la sua mente illuminata, nel vedere il passato e il futuro, si sarebbero accorti che avevano bevuto lo spirito di Natem. E’ per questo il motivo per cui la pianta natem è di genere maschile, e per il fatto che cresce nascosta nella foresta, la si deve scoprire.

Da: Plutarco Naranjo, 1983, Ayahuasca: Etnomedicina y Mitología, Libri Mundi Ediciones, Quito, p. 113.

 

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