Versione Tukano

Tukano’s version

 

Il gruppo tukanoide dei Desana, stanziato lungo la riva colombiana del Rio Papurí, si tramanda una versione del mito della donna-Yajé, dove l’avvento dello yajé presso gli uomini è collocato “al principio del tempo”. La storia si svolge nella “prima” maloca, intesa come la prima capanna creata dal genere umano. L’ingravidamento mediante lo sguardo è un tema ricorrente nelle credenze e nella letteratura dei Tukano.

Era una donna. Il suo nome era gahapí mahsó/donna-yajé. Accadde agli inizi del tempo. Agli inizi del tempo, quando la Canoa-Anaconda stava scendendo per i fiumi per sistemare l’umanità per tutta la terra, apparve Donna Yajé. La canoa era giunta nel luogo chiamato dia vii, la Casa delle Acque, e gli uomini erano seduti nella prima maloca, quando giunse Donna Yajé. Ella stette di fronte alla maloca, e lì diede alla luce il suo bambino; si, fu lì che partorì.

La Donna Yajé prese una pianta di tooka [una piccola pianta non identificata dotata di bacche rotonde nerastre] e pulì se medesima e il bambino. Questa è una pianta le cui foglie sono rosse come il sangue dalla parte inferiore, ed ella prese queste foglie e con esse pulì il bambino. Le foglie erano color rosso lucente, rosso brillante, ed era così il cordone ombelicale. Era rosso e giallo e bianco, brillantemente luminoso. Era un lungo cordone ombelicale, un grande pezzo. Questo era la madre della liana dello yajé.

All’interno della maloca gli uomini erano seduti, gli antenati dell’umanità, gli antenati di tutti i gruppi Tukano, i Desana erano lì, e i Tukano veri e propri, i Pura-Tapuya, e gli Uanano; erano tutti lì. Erano venuti per ricevere la liana dello yajé. A ciascuno di essi si doveva dare la liana dello yajé, e si erano riuniti per riceverla.

Quindi la donna camminò verso la maloca dove gli uomini stavano seduti ed entrò per la porta, con il bambino nelle sue braccia. Quando gli uomini videro la donna con il suo bambino, divennero paralizzati e stupefatti. Era come se fossero soffocati mentre guardavano la donna e il suo bambino.
Ella camminò verso il centro della maloca e, stando lì, domandò: “Chi è il padre di questo bambino?”
Gli uomini erano seduti e si sentivano nauseati e paralizzati; non potevano più pensare. Anche le scimmie, si, le scimmie erano sedute e stavano masticando delle erbe; erano foglie di bayapia [pianta non identificata, probabilmente allucinogena]. Anche le scimmie non riuscirono a reggere la visione. Si misero a mangiare le loro code. Anche i tapiri stavano mangiando le loro code, che a quei tempi erano piuttosto lunghe. Anche gli scoiattoli stavano mangiando le loro code e masticando erbe. Lo scoiattolo fece un piccolo rumore – kiu-kiu-kiu – mentre masticava. “Sono impazzito” – disse lo scoiattolo – “Sto mangiando la mia coda.” “Cosa sta accadendo?” dissero le scimmie e si toccarono le code, ma le code non c’erano più. “Siamo impazzite” dissero le scimmie; “Povera me!” disse una delle scimmie; “Diventerò matta mangiando la mia coda! Povera me!”

La Donna Yajé stava nel centro della maloca e chiese: “Chi è il padre di questo bambino?”
C’era un uomo seduto in un angolo e sgocciolava saliva dalla bocca. Si alzò e, afferrando la gamba destra del bambino, disse: “Io sono suo padre!” “No!”, disse un altro uomo, “Io sono suo padre!” “No!”, dissero gli altri, “Noi siamo i padri del bambino!” Quindi tutti gli uomini si diressero verso il bambino e lo lacerarono in pezzi. Strapparono il cordone ombelicale e le dita, le braccia, e le gambe. Ridussero il bambino in pezzettini. Ciascuno prese un pezzo, il pezzo che gli corrispondeva, che corrispondeva alla sua gente. E da allora ciascun gruppo di uomini ebbe il suo tipo di yajé.

[A questo punto il racconto fu interrotto e fu rivolta la domanda su come la donna fosse rimasta gravida]

Fu il vecchio uomo, il Padre Sole; era il fallo. Ella lo guardò, e dalla sua apparenza, dal modo in cui egli guardò, fu fatto il seme, poiché essa era la Persona Yajé. Il Padre Sole era il Padrone dello Yajé, il padrone dell’atto sessuale. Nella Casa delle Acque ella fu ingravidata attraverso l’occhio. Guardando il Padre Sole divenne gravida. Tutto accadde attraverso l’occhio.

La Donna Yajé era venuta con gli uomini. Mentre gli uomini stavano preparando cashirí, la donna aveva lasciato la maloca e aveva dato alla luce la liana dello yajé nella forma di un bambino. Era notte. Gli uomini stavano cercando un modo per ubriacarsi. Il Bambino Yajé era nato mentre gli uomini stavano cercando un modo per inebriarsi. Avevano appena iniziato a cantare; il loro canto respinse il bambino. Essi lo respinsero con un bastone a sonagli di legno sëmé [albero della famiglia delle Leguminosae con semi eduli]. Gli animali che stavano mangiando le loro code stavano coabitando perché erano diventati ebbri. Lo yajé avrebbe prodotto solo visioni piacevoli, ma alcuni divennero nauseati e quindi lo vomitarono.

La donna si era portata al centro della maloca. Vi erano una scatola di copricapi fatti con piume e un focolare. Quando ella entrò, soltanto uno degli uomini aveva tenuto la testa a posto e non si era stordito. Gli uomini stavano bevendo quando la donna ebbe il bambino, e subito erano stati presi dallo stordimento. Prima si erano sentiti presi dalle vertigini; poi era sopraggiunta una luce rossa, ed essi vedevano colori rossi, il sangue del parto. Quindi essa entrò con il bambino, e quando ebbe attraversato la porta, tutti avevano perduto i sensi. Solo uno aveva resistito e aveva afferrato il primo ramo di yajé. Fu in quel momento che il nostro avo agì come un ladro; si tolse uno dei suoi orecchini di rame e lo spezzò in due, e con la parte tagliente recise il cordone ombelicale. Ne tagliò un grosso pezzo. Questa è la ragione per cui lo yajé cresce in forma di rampicante. Tutti strapparono brandelli del bambino. Gli altri uomini avevano già preso pezzi del corpo del bambino quando alla fine il nostro antenato, Boréka, prese la parte ad esso corrispondente. Il nostro antenato non sapeva come approfittare dello yajé; egli divenne troppo ebbro.

Da: Reichel-Dolmatoff Gerardo, 1975, The Shaman and the Jaguar. A Study of Narcotic Drugs Among the Indians of Colombia, Temple University Press, Philadelphia, pp. 134-136.

 

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