Mito della Donna-Yajé

The Woman-Yajé’s myth

 

I Barasana e altri gruppo Tukano della regione del Vaupés, in Colombia, ai confini con il Brasile, si tramandano un bellissimo e articolato mito sull’origine della bevanda visionaria dell’ayahuasca, chiamata presso queste etnie caapí o yajé; mito indicato come “storia di Donna-Yajé”.

Fra i Tukano, l’avvento dello yajé presso gli uomini è collocato “al principio del tempo”. Un motivo comune riguarda l’arrivo dei primi uomini sulla terra, portati da una grande canoa celeste a forma di anaconda: la Canoa-Anaconda, che è viva ed è guidata da Pamurí-mahse, il “germinatore”, un essere sovrannaturale, diretta emanazione del Padre-Sole (Pamurí significa “fermentare”). Mentre la canoa risaliva i fiumi per diffondere su tutta la terra la razza umana, apparve Donna Yajé.

L’origine dello yajé viene quindi posta in stretta relazione temporale con l’origine degli uomini: dopo essere stati depositati nella foresta dall’Anaconda celeste, e dopo aver costruito la prima maloca (la grande casa comune delle etnie amazzoniche), giunge innanzi a loro, come prima donna, la madre dello yajé, e il primo parto di una donna, avvenuto in questo mondo, riguarda non un essere umano, bensì la liana visionaria.

In una versione Tukano, è riportato che gli antenati di tutti i gruppi dei Tukano si erano riuniti nella Casa delle Acque per ricevere il rampicante yajé. “Il Bambino Yajé fu partorito mentre gli uomini cercavano un modo di inebriarsi”. In un’altra versione Tukano esiste un esplicito riferimento al fatto che i primi uomini che vennero a contatto con lo yajé lo stavano cercando e attendendo, secondo quanto aveva comunicato loro lo stesso Padre-Sole. L’elemento di anticipata consapevolezza del sopraggiungere del nuovo vegetale sacro e della sua ricerca, è un tema raro fra i miti di origine delle piante inebrianti (Samorini, 2016).

Il mito riporta che gli uomini così riuniti, alla ricerca della bevanda promessa dal Padre-Sole, stavano realizzando cashiri e “differenti tipi di birra fermentata”; ciò potrebbe essere un indizio di una più antica presenza delle bevande fermentate rispetto a quella dello yajé. Tuttavia, lo stato di stupore in cui si ritrovano gli uomini quando si presenta nella maloca Donna-Yajé con il suo piccolo appena partorito, non è causato dalle bevute di cashiri – come viene esplicitato nel testo – ma dalla presenza del bambino-yajé o, nella versione Desana, tale stupore si è manifestato dal momento stesso della sua nascita.

Nelle versioni Tukano (ma non in quelle Desana) il bambino-yajé viene smembrato dagli uomini presenti nella maloca, e ciascuno si prende un brandello del corpo-liana, che diffonderà in seguito presso i suoi villaggi. Come ha posto in rilievo Reichel-Dolmatoff, il sacrificio finale del bambino-yajé, compiuto dai primi uomini mentre si trovavano in uno stato di stupore e di agitazione, riveste il mito di un tono dionisiaco.

Dalle differenti versioni si evidenzia un’associazione fra la liana dello yajé e il cordone ombelicale, per via della rassomiglianza nella forma e delle comuni valenze simboliche. Nel mito si presenta anche l’associazione simbolica fra la liana-cordone ombelicale e il serpente, un animale frequentemente citato nelle visioni indotte dallo yajé.

Il tema centrale delle differenti versioni di questo mito è anche suscettibile di interpretazioni di natura sessuale. Fra i Tukano, la grande casa comune, la maloca, rappresenta un utero; la porta della casa simboleggia una vagina; anche la scatola nella quale sono contenuti gli ornamenti di piume è legata a un simbolismo femminile, poiché le stesse piume di uccelli, specifici ornamenti per gli uomini, vengono interpretati come loro “fertilizzanti”. La scena della Donna-Yajé che entra nella porta-vagina e penetra nella casa-utero, in mezzo allo stordimento degli uomini, equivarrebbe, quindi, a un atto sessuale. Lo stato emotivo-visionario indotto dall’assunzione dello yajé e quello del momento del coito vengono considerati dai Tukano equivalenti; un’equivalenza che si rispecchia nell’affinità tra le rispettive parole che li designano. In un passo relativo al mito desana della creazione, è riportato che il Padre-Sole creò l’umanità quando ebbe la “intenzione gialla”. Questa espressione di riferisce all’atto sessuale. Il colore giallo è per i Desana il colore dell’atto sessuale e, al contempo, il colore dello yajé. La bevanda dello yajé possiede effettivamente tonalità giallastre (Reichel-Dolmatoff, 1975: 155-6).

Anche fra i Desana che vivono lungo la parte brasiliana del Rio Vaupés – separati da quelli della regione colombiana, oltre che dal confine politico, dall’insediamento di un gruppo di Indiani Witoto, di lingua e cultura tupí – sono conosciute due versioni del mito di origine del caapi, inserite in una lunga cosmogonia, che aiutano a comprendere meglio il rapporto e la simultaneità tra gli eventi relativi al parto del Caapi da parte di una donna originaria, e gli uomini testimoni interattivi di questa nascita sovrannaturale.

Si vedano le seguenti versioni del mito:

 

Si vedano anche:

 

Bibliografia citata

Reichel-Dolmatoff Gerardo, 1975, The Shaman and the Jaguar. A Study of Narcotic Drugs Among the Indians of Colombia, Temple University Press, Philadelphia.

Samorini Giorgio, 2016, Mitologia delle piante inebrianti, Studio Testi, Roma.

Un Commento

  1. Elena
    Pubblicato luglio 20, 2015 alle 10:50 am | Link Permanente

    Il bambino smembrato, la porta vagina, l’associazione con l’atto sessuale, il giallo come colore legato al sesso….robe mai viste nè sentite! Grazie

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