Mito d’origine dell’idromele fra i Matako dell’Argentina

Origin myth of the hydromel among the Matakos of Argentina

I Matako o Wichi vivono nella provincia argentina di Salta. In questo racconto mitologico v’è il tema del timore di avvelenarsi con la bevanda inebriante appena inventata, presente anche in alcuni miti greci sull’origine della vite e del vino. L’accenno finale al tamburo e all’uccello evidenziano connotazioni sciamaniche del racconto.

In un’epoca in cui non si conosceva ancora l’idromele, un uomo anziano ebbe l’idea di diluire del miele con acqua e di lasciare fermentare il liquido per tutta la notte. Il giorno dopo egli ne bevve un po’ e lo trovò delizioso, ma nessun altro volle assaggiarlo, temendo che fosse veleno. Il vecchio disse che avrebbe fatto la prova perché, alla sua età, la morte non era poi così importante. Bevve e stramazzò come se fosse morto. Ma durante la notte tornò in se e spiegò a tutti che non era veleno. Gli uomini scavarono un trogolo più grande in un tronco d’albero, e bevvero tutto l’idromele che avevano potuto preparare. Fu un uccello a scavare il primo tamburo, lo suonò tutta la notte e, il giorno dopo, si tramutò in uomo.

Originalmente pubblicato in Alfred Métraux, 1939, Myths and Tales of the Toba Indians, Ethnological Studier, n. 9: 1-127, p. 34; ripubblicato in Claude Lévi-Strauss, 1982 (1970), Dal miele alle ceneri, Il Saggiatore, Milano, racconto M214, p. 113.

 

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