Madhu e distillatori

Madhu and stills

Come già riportato nelle Leggende sul madhu dell’India, dai fiori carnosi dell’albero del madhu, Madhuca longifolia var. latifolia (Roxb.) A. Chev., famiglia delle Sapotaceae, i nativi distillano da tempo immemorabile un tipo di liquore, chiamato mahuwa. La bevanda fermentata con i suoi fiori è caratterizzata da una certa tossicità, e con lo scopo di detossificarla, i nativi procedono alla sua distillazione. Questa pratica, tutt’ora in uso, è probabilmente molto antica, come evidenziato da dati archeologici ed letterari (si veda Distillatori arcaici).

In alcune leggende delle etnie dell’India centrale si sono conservati temi associati alle origini mitiche della pratica di distillare il liquore di fiori di madhu. Nella società induista del passato gli addetti alla distillazione e i venditori delle bevande forti appartenevano alle caste più degradate, e alcuni racconti ne offrono un motivo mitologico. Fra queste riporto una leggenda presente nel Vaivarta Purāna:

Quando Sani, il Saturno induista, fallì nell’adattare la testa dell’elefante al tronco mutilato di Ganēsa, che era stato accidentalmente decapitato da Siva, fu inviato Viswakarma, l’artificiere celeste, il quale, mediante attenta dissezione e manipolazione, fece combaciare le parti incongrue, e fece un uomo chiamato Kedāra Sena dalle fette tagliate via nel modellare il suo lavoro. A questo Kedāra Sena fu ordinato di prendere una bevanda d’acqua per Bhagavati, che era stanca e assetata. Trovando sulla riva del fiume una conchiglia piena d’acqua, gliela presentò, senza notare che alcuni chicchi di riso lasciativi da un uccello avevano fermentato e avevano formato un liquido inebriante. Appena bevette, Bhagavati si accorse del fatto, e nella sua rabbia condannò l’offensore all’occupazione vile e servile di fare liquori spiritosi per l’umanità (Thurston, 1909, vol. 6, p. 395).

In un racconto raccolto ad Andrahal, nel Distretto di Karapout, la bevanda del madhu viene scoperta in seguito a un’accidentale fermentazione dei fiori di madhu che erano entrati a contatto con l’acqua piovana:

Quando una volta Mahaprabhu e sua moglie stavano girovagando attraverso la giungla, Mahaprabhu raccolse alcuni fiori di mahua e li mise in un tubo cavo di bambù. Appese questo tubo al ramo di un albero e se ne andò, pensando di tornare a prenderlo più tardi. Ma cadde una pesante pioggia, ed egli si dimenticò del bambù. Un po’ di pioggia entrò nel tubo e i fiori fermentarono per i fatti loro. Di lì a poco i sette fratelli passarono da quelle parti alla ricerca di selvaggina. Si riposarono sotto all’albero e uno di loro vide il tubo di bambù. Assaggiò il liquido che c’era dentro e presto fu molto ubriaco. Quindi bevvero tutti e così appresero come fare li liquore di mahua (Verrier, 1949, p. 233).

In un altro racconto proveniente da Rawa, nell’Uprora Zamindari, sono riportate le origini mitiche del distillatore, creato utilizzando le parti del corpo di una donna, e della pratica di distillare la bevanda di fiori di madhu:

Hemar Kalar ed Hemar Kalarin vivevano nel villaggio di Garh-Bengala-Jajhnagar-Pali. Una volta il dio Bara Deo giunse al villaggio a mezzanotte e li svegliò. Quando si svegliarono, caddero ai suoi piedi e dissero: “Signore, chi siete? Da dove venite? Non riconosciamo la tua faccia”. “Sono Bara Deo, e sono venuto per una bottiglia di liquore pienamente distillato. Se non me lo date, ucciderò i vostri cinque figli”. Hemar Kalarin si intimorì e disse: “Non abbiamo mai sentito di questo ‘liquore’ e non sappiamo come farlo”. Bara Deo disse: “Fate come vi dico e sarete in grado di farlo. A Kundalgarh c’è un albero di mahua; prendete dei fiori da quell’albero; metteteli a bagno in una pentola nuova con acqua per sette giorni e sette notti. Quindi tirateli fuori e metteteli in un distillatore”. E disse a Kalarin “Per il distillatore, devi tagliare via la tua testa e usarla come pentola. Le tue braccia saranno i tubi e saranno messi nelle cavità degli occhi. Tuo marito metterà la tua testa piena di mahua su un focolare che farà dalla tua vagina, e le tue gambe e ossa saranno bruciate come legna. Fate questo, o prenderò i vostri cinque figli”. Così disse Bara Deo e se ne andò via.

La mattina seguente Hemar Kalar pensò: “Bara Deo è stato qui. Devo perdere mia moglie o i miei cinque figli. E’ meglio perdere mia moglie”. Andò con lei a Kundalgarh e presero i fiori di mahua. Li immersero nell’acqua per sette giorni e sette notti. Quindi il Kalar uccise sua moglie. Svuotò la testa e ne fece una pentola. Nei due occhi fissò le braccia come tubi, tolse la vagina e fece un focolare e mise le gambe e le ossa come legna. Riempì il teschio con fiori di mahua e accese il fuoco e presto c’era una bottiglia pronta di liquore pienamente distillato.

Quindi giunse Bara Deo. “Dov’è la Kalarin?”, chiese. “Signore, è morta, poiché l’ho uccisa per fare il distillatore”. Bare Deo disse: “Non ti preoccupare. Tua moglie vivrà. Ma dammi la bottiglia di liquore”. Il liquore era così forte che quando lo misero su una foglia verde, la foglia si bruciò immediatamente, ma Bara Deo bevette l’intera bottiglia tutto d’un fiato. Quindi riportò in vita la Kalarin e disse a lei e a suo marito: “Date una bottiglia di questo per ogni campo, e la gente del villaggio vi darà in cambio del grano. Nel vostro negozio non ci devono essere tribù o caste. Gli dei, i diavoli, la casta bassa e quella alta devono essere in grado di bere qui. E date sempre tre gocce al terreno a mio nome prima di bere” (Verrier, 1949, pp. 233-234).

Nel seguente racconto raccolto a Bhalubahara, nel Khariar Zamindari, si ripresenta il motivo del distillatore ricavato dal corpo di una donna, questa volta mantenuto vivo, usufruendo del calore che emana dalle donne. Mahadeo (o Mahadev) è uno dei nomi con cui viene denominato il dio Shiva:

Sul Monte Sumher, Mahadeo cadde in trance. Ma non c’era gioia in questo, poiché non aveva nulla per inebriarsi. Strofinò via dello sporco dalla sua pelle e con questo creò un uomo e una donna, Hemar Kalar e Sirma Kalarin, dando loro la casta di Kalar. Li mandò sul monte Summer a prendere dei fiori di mahua.

Hemar disse: “Come posso sapere quali sono i fiori di mahua? Dacci un segno in modo ch’io possa riconoscerli”. Mahadeo disse: “Andate sulla collina e dite, ‘Qual’è l’albero di mahua che dà l’allegria a Mahadeo?’ e l’albero vi si rivelerà. Tagliate l’albero e prendetelo con voi”. Hemar e Sirma andarono sul monte e in mezzo agli alberi urlarono: “Qual’è l’albero di mahua che dà l’allegria a Mahadeo?” L’albero di mahua in quel periodo era carico di fiori. Esso rispose: “Sono l’albero di mahua che dà l’allegria a Mahadeo”. Hemar raccolse i fiori e li mise sulla testa di Sirma; fece una pentola di terra e ci mise i fiori; mise una tubo di bambù che partiva dalla testa di sua moglie e giungeva a un’altra pentola ai suoi piedi. Il corpo delle donna è piena di fuoco e dal fuoco nel corpo di Sirma fu preparato il liquore di mahua; presto il brandy più puro fluì nel tubo di bambù. Hemar e Sirma lo portarono a Mahadeo e questi gli diede il nome di mand. “Da questo verrà ogni tipo di parlata, molti litigi e le varie maniere di amare”. Egli bevette: ne era rimasto un poco e lo diede a Hemar e Sirma; ce n’era ancora un poco e lo diede ai Bhut, Pret, Sankani, Dankai, Pisaka, Jogini. Da allora quando beviamo offriamo il liquore anche ai fantasmi e agli spiriti. Il costume nacque nella casa di Mahadeo (Verrier, 1949, p. 235).

 

Riferimenti bibliografici:

THURSTON E., 1909, Castes and tribes of Southern India, 7 voll., Government Press, Madras.

VERRIER ELWIN, 1949, Myths of Middle India, Oxford University Press, Madras.

 

Si vedano anche:

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