Leggende sul madhu dell’India

Legends on the Indian madhu

In India, dai fiori carnosi dell’albero del madhu, mahwa o mahua, Madhuca longifolia var. latifolia (Roxb.) A. Chev. (un suo sinomio è Madhuca indica Gmel.), famiglia delle Sapotaceae, i nativi distillano da tempo immemorabile un tipo di liquore, chiamato mahuwa. Questo albero, alto sino a 20 metri, è usato anche per le sue proprietà medicinali ed è guardato con riverenza.

Presso diverse popolazioni indiane, i lattanti morti sono sepolti alla radice di un albero di mahua, poiché si ritiene ch’essi succhieranno il liquore dell’albero e verranno così nutriti come se prendessero il latte della loro madre. Anche il corpo di un adulto può essere seppellito sotto un albero di mahua, in modo che l’albero possa dargli un rifornimento di liquore per il suo viaggio nell’altro mondo (De Vries, 1989: 418).

Nel seguente racconto mitologico raccolto a Bohi, nell’area di Pandaria Zamindari, il dio Bhimsen (Bhima) e il gigante Bhagavan si inebriano con il liquore prodotto da un albero del madhu. Significativo il tema degli uccelli ebbri del medesimo liquore, insieme al particolare – confermato in etologia – del ciondolamento della testa come elemento indicativo dello stato di ebbrezza dei piumati (si veda il caso dei pettirossi americani). Nella mitologia indiana fu originalmente lo stesso Bhagavan a mandare Bhimsen a cercare e trovare il liquore mahua prima della fondazione del mondo.

Allora venne Bhimsen, il grande gigante, venne con un’andatura possente, un piede era nella sua casa, l’altro arrivava da Bhagavan. Ma era molto stanco e disse a Bhagavan che doveva avere del cibo prima di qualunque altra cosa. Così Bhagavan gli diede 25 sacchi di riso e 12 sacchi di lenticchie. Egli mangiò tutto e disse: “questo è niente; dammi di più”. Quindi gli diedero 12 sacchi di ceci. Quando egli terminò di mangiare anche questi, disse a Bhagavan: “Vecchio zio, non mi hai dato nulla da bere”. “Devi andare e cercare qualche liquore”, disse Bhagavan.

“Cos’è”, chiese Bhimsen.

“Vai e vedi”, disse Bhagavan.

Bhimsen si recò nella foresta e cercò e cercò e dopo molto tempo giunse accanto a un albero mahua. L’albero era cavo e quella cavità era piena di liquore. Tutt’attorno ai rami erano seduti degli uccelli che l’avevano bevuto – haril, phadki, pappagalli, corvi, maina, ogni tipo d’uccello. Ciondolavano tutti la testa.

“Perché ciondolano la loro testa in quel modo?”, pensò Bhimsen. Si arrampicò sull’albero per vedere e lì la cavità era piena di liquore. Bhimsen vi immerse la sua mano e lo assaggiò.

“Questo è liquore! Questo è liquore!”, gridò, e si mise a bere. Quando se ne fece una scorpacciata anche la sua testa iniziò a ciondolare. Egli si mise a sedere insieme agli uccelli e tutti ciondolarono insieme le loro teste.

Quindi egli riempì di liquore dodici zucche e le portò indietro a Bhagavan affinché ne bevesse. Essi saltarono giù, Bhagavan e il qind e il corvo, e bevvero il liquore con delle coppe fatte di foglie. Quindi quando le loro teste si misero a ciondolare, Bhimsen si alzò e girò per la terra.

Dove era sottile mise una montagna, dove era troppo pesante mise una valle, dove si scivolava mise alberi per tenere tutto insieme (Verrier, 1949, pp. 232-233).

 

In un altro racconto raccolto a Taribel, nel Distretto di Koraput, si ripresenta il motivo degli uccelli ebbri per il mahua. Bhimo è il medesimo dio Bhimo incontrato nel racconto precedente, e che sembra avere un ruolo di protagonista nelle scoperte mitiche del liquore di mahua:

C’era un Saora Raja; egli invitò i suoi sudditi a un festino. Dopo che questi si erano recati a casa sua, egli inviò uno dei suoi servi ad ascoltare di cosa stessero dicendo sul suo conto. Li aveva sentiti brontolare, “Questo Raja ci da del buon cibo, ma non c’era carne e nulla per dare gioia al cuore. Solo se uno ha il procuratore di gioia può danzare ed essere felice”.
Il servo riportò al Raja cosa aveva udito. “Cos’è questo procuratore di gioia?” Chiamò Bhimo e gli chiese. Bhimo non lo sapeva, ma uscì per cercare qualcuno che lo sapesse. Vagando per la foresta, vide degli uccelli che bevevano acqua che era caduta in un albero cavo di parsa. Ora questa cavità era piena di fiori di mahua. Gli uccelli bevevano e danzavano e cantavano. Anche Bhimo bevette l’acqua e si mise anch’esso a danzare e cantare. Raccolse molti fiori di mahua e tornò a casa.
Lungo la via incontrò un bufalo bianco. I due combatterono e alla fine Bhimo ebbe la meglio sul bufalo e lo uccise. Legò il corpo nel suo vestito e si diresse verso casa. Quando vide cosa aveva combinato Bhimo, il Raja invitò nuovamente i suoi sudditi, e questa volta diede loro carne arrostita e il procuratore di gioia da bere. Presto furono tutti ubriachi e schiaffeggiavano le loro natiche per danzare, uomini e donne, schiaffeggiavano le loro natiche. Da quel tempo beviamo notte e giorno e offriamo bufali al Morto (Verrier, 1949, pp. 235-236).

 

Riferimenti bibliografici

VERRIER ELWIN, 1949, Myths of Middle India, Oxford University Press, Madras.

VRIES (DE) HERMAN, 1989, Natural relations. Eine Skizze, Verlag für Modern Kunst, Nürnberg.

 

Si vedano anche:

2 Commenti

  1. GIANLUCA CHIESA
    Pubblicato ottobre 12, 2011 alle 3:23 pm | Link Permanente

    Articolo breve ma interessante. Mi ha colpito principalmente per un aspetto: l’identificazione del Madhu con un estratto della Madhuca Indica. In molti studi/commenti al Veda il madhu viene presentato come bevanda ottenuta dalla fermentazione del miele. Un idromele indù in soldoni.

  2. Pubblicato ottobre 12, 2011 alle 7:01 pm | Link Permanente

    Il termine “madhu” sta a indicare sia il distillato alcolico ottenuto dai fiori della Mahuca indica, sia il miele e pure il nettare dei fiori; nella letteratura vedica e mahabaratiana/ramayanica spesso indica il miele; vedere:
    http://www.samorini.it/doc1/alt_aut/ad/bapat.pdf

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