L’idromele di poesia di Odino

The Odino’s poetry’s mead

 

 

La bevanda inebriante più diffusa nella mitologia scandinava è l’idromele. Dei e uomini ne bevono ad ogni occasione. Nell’opera norrena nota come Edda di Snorri, sono riportate le origini mitiche di questa bevanda, che vanno dalla creazione mediante lo sputo divino di un uomo saggio chiamato Kvasir, alla sua uccisione da parte di due nani, che ottengono l’idromele mescolando il suo sangue con del miele, al passaggio di possesso dell’idromele ai Giganti, sino al furto della bevanda per opera di Odino, che lo ruba affinché tutti gli Asi e gli uomini dotati di abilità poetiche ne possano bere.
Nel racconto norreno, Bragi è uno degli dei Asi, di cui Odino è il principale rappresentante. Ægir è un uomo esperto nella magia. Un giorno questi decide di recarsi presso gli Asi, i quali in suo onore preparano un banchetto. Bragi siede accanto a Ægir, e i due conversano a lungo su diversi eventi in cui furono coinvolti gli Asi. Durante questo dialogo, Ægir chiede a Bragi come sia originata la poesia, ed Ægir si cimenta nel racconto delle origini dell’idromele di poesia e su come Odino fosse riuscito a impossessarsene rubandolo ai Giganti:

Ægir: “Da dove origina quest’arte che chiamate poesia?”
Bragi rispose: “Originò quando gli dei (Asi) ebbero una disputa con la gente chiamata Vani,1 sino a quando fecero una conferenza di pace e stabilirono una tregua mediante questo procedimento: sia gli uni che gli altri si recarono presso un tino e vi sputarono dentro la loro saliva. Ma quando si separarono, gli dei presero questo simbolo di tregua e decisero di non sprecarlo, e da questo fecero un uomo. Il suo nome era Kvasir,2 così saggio che nessuno era in grado di porgli delle questioni alle quali non fosse capace di rispondere. Viaggiò largamente per il mondo insegnando alla gente la conoscenza, e quando giunse come ospite presso alcuni nani, due di loro, Fialar e Galar, lo chiamarono per una discussione privata e lo uccisero. Essi versarono il suo sangue in due tini e un calderone, e quest’ultimo fu chiamato Odrerir,3 mentre i tini furono chiamati Son e Bodn. Mescolarono quindi del miele con il sangue, e si formò l’idromele che chiunque ne beva diventa poeta o saggio. I nani dissero agli Æsir che Kvasir si era soffocato nella sua intelligenza poiché non c’era nessuno che fosse così istruito da potergli rivolgere delle questioni.
Quindi questi nani invitarono presso di loro un gigante chiamato Gilling e sua moglie. In seguito invitarono Gilling a uscire con loro in mare con la barca. Ma mentre procedevano lungo la costa, i nani remarono su una secca e la barca si rovesciò. Non essendo capace di nuotare, Gilling affogò, ma i nani raddrizzarono la loro barca e remarono verso terra. Dissero a sua moglie cosa era accaduto e questa fu molto angosciata e pianse urlando. Fialar le chiese se le fosse stata di qualche consolazione vedere il punto del mare dove era affogato suo marito, e lei acconsentì. Quindi disse a suo fratello Galar di salire sulla porta dalla quale lei sarebbe uscita, e di far cadere una macina di pietra sulla sua testa, dicendo che era stanco delle sue urla; e Galar fece ciò. Quando il figlio di Gilling, Suttung, apprese quanto era accaduto, si recò là e afferrò i nani e li portò al largo e li mise su uno scoglio che restava immerso con l’alta marea. Essi chiesero a Suttung la grazia e gli offrirono come ricompensa della morte di suo padre il prezioso idromele, e si riconciliarono sulla base di queste condizioni. Suttung portò l’idromele a casa e lo mise al sicuro mettendolo in un luogo chiamato Hnitbiorg (montagne di Hnitbiorg), ponendovi a guardia sua figlia Gunnlod. Ecco perché chiamiamo la poesia “sangue di Kvasir” o “la bevanda dei nani”, o i contenuti o qualche altro termine che sta per liquido di Odrerir, o Bodn o Son, o “relegazione dei nani”, perché questo idromele li liberò dallo scoglio, o “idromele di Suttungr” o “liquido di Hnitbiorg”.

Ægir quindi disse: “Penso sia un oscuro modo di chiamare la poesia con questi nomi, ma come gli Æsir entrarono in possesso del liquido di Hnitbiorg?

Bragi rispose: “C’è una storia su questo, che Odino uscì di casa e giunse dove nove nani schiavi stavano mietendo. Egli domandò se volessero che affilasse le loro falci. Questi accondiscesero. Egli estrasse dalla sua cintura una pietra per affilare e affilò le falci. I nani videro che le falci tagliavano notevolmente meglio, e ognuno di loro chiese di poter acquistare quella pietra da affilare. Il prezzo ch’egli fissò fu che colui che desiderava acquistarla doveva dare ciò che gli sembrava ragionevole, e ognuno di loro disse che voleva acquistarla e lo pregò di vendergliela. Ma Odino la lanciò in aria, e nel cercare di impossessarsene, si scontrarono l’uno con l’altro in modo tale che si tagliarono tutti la gola con le falci. Odino prese alloggio per la notte presso un gigante chiamato Baugi, fratello di Suttung. Baugi disse che i suoi affari andavano male, che i suoi nove nani si erano uccisi l’uno con l’altro, e che non sapeva dove trovare dei lavoranti. Odino disse che il suo nome era Bolverk; si offrì di intraprendere il lavoro di nove uomini, e stipulò come salario una bevuta dell’idromele di Suttung. Baugi disse che non disponeva di alcun diritto sull’idromele, che Suttung lo voleva tutto per sé, ma che insieme a Bolverk avrebbe cercato di vedere come ottenere l’idromele. Bolverk fece il lavoro di nove uomini per Baugi durante l’estate, e quando giunse l’inverno chiese a Baugi il salario. Entrambi si recarono quindi da Suttung, Baugi disse a suo fratello sul contratto che aveva fatto con Bolverk, ma Suttung rifiutò recisamente anche una singola goccia di idromele. Allora Bolverk disse a Baugi che avrebbero dovuto cercare qualche stratagemma per cercare di ottenere l’idromele, e Baugi disse che questa era una buona idea. Quindi Bolverk prese la trivella chiamata Rati e istruì Baugi nel fare un buco nella montagna se la trivella avesse tagliato. Egli così fece. Quindi Baugi disse che la montagna era stata forata, ma Bolverk soffiò nel foro fatto dalla trivella e le schegge di roccia gli volarono indietro. Da ciò comprese che Baugi stava cercando di ingannarlo, e gli disse di forare la montagna. Baugi forò di nuovo. E quando Bolverk soffiò una seconda volta, le schegge volarono verso l’interno. Allora Bolverk si trasformò in un serpente e strisciò dentro al foro, e Baugi gli scagliò contro la trivella ma lo mancò. Bolverk giunse dove si trovava Gunnlod [la figlia che il gigante Suttung aveva messo a guardia dell’idromele] e giacque con lei per tre notti, dopodiché essa gli permise di bere tre sorsi di idromele. Nel primo sorso egli svuotò tutto il contenuto di Odrerir [il calderone], e nel secondo tutto quello di Bodnil [il primo tino], e nel terzo tutto quello che c’era nel Son [il secondo tino], e così ebbe tutto l’idromele. Quindi assunse la forma di un’aquila e volò via il più velocemente possibile. Quando Suttung vide il volo dell’aquila, assunse la sua forma di aquila e la inseguì. E quando gli Æsir videro il volo di Odino, misero i loro recipienti nel cortile, e quando Odino giunse sopra Asgard [la dimora degli Asi], rigurgitò l’idromele nei contenitori. Ma nello sforzo di non farsi prendere da Suttung, versò un poco di idromele da dietro, e a ciò nessuno fece caso. Ognuno bevette a sazietà, ed è ciò che chiamiamo “la parte dei poetastri”. Ma Odino diede l’idromele di Suttung agli Æsir e a quegli uomini che sono abili nel comporre poesia. Così chiamiamo la poesia “bottino di Odino”, o “il suo lavoro”, “la sua bevanda” o “il suo dono”, e anche “la bevanda degli Æsir” (Snorri, Edda, Skaldskaparmal, 57-58).4

L'aquila/Odino inseguita dall'aquila/gigante. Da wikipedia

L’aquila/Odino inseguita dall’aquila/gigante. Da wikipedia

 

Note

1 – I Vani sono divinità nordiche che si contrappongono agli Asi.

2 – Il nome Kvasir è strettamente associato al kvas degli Slavi e dei Russi e al kvase norvegese e danese, che sono nomi indicanti bevande fermentate alcoliche di tipo insalivate, per lo meno nelle fasi primitive della loro preparazione (Samorini, 2016).

3 – Di frequente si presenta un’identificazione dell’idromele con il suo contenitore, come in questo caso dove, in un passo dell’Edda poetica (Hávamál, 107), il calderone Odrerir è identificato con l’idromele (cfr. Oudaer, 2011, p. 58).

4 – Tradotto in italiano dalla combinazione di una traduzione inglese (Snorri, 1995, pp. 61-64) e di una francese (Oudaer, 2011, pp. 50-53).

 

Si vedano anche:

 

Riferimenti bibliografici

OUDAER GUILLAUME, 2011, Boisson sacrée, axis mundi et source cosmique chez les Scandinaves le celtes et dans d’autres traditions indo-européennes: I. L’hydromel de poesie, Ollodagos, vol. 26, pp. 45-110.

SAMORINI GIORGIO, 2016, L’Uomo-Bevanda. L’origine delle bevande fermentate insalivate, Erboristeria Domani, N. 397, pp. 70-77.

SNORRI STURLUSON, 1995, Edda, traduzione in inglese di Anthony Faulkes, J.M. Dent, London.

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