Alcune specie di sfingi – farfalle notturne – si sono adattate con la loro lunga “proboscide” (spiritromba) a succhiare il nettare dai fiori di specie di Datura, piante della famiglia delle Solanaceae notoriamente allucinogene per l’uomo.
In Arizona le sfingi Manduca quinquemaculata e Manduca sexta si nutrono di nettare di Datura meteloides e nel far ciò contribuiscono all’impollinazione dei suoi fiori. Solamente dopo numerose osservazioni alcuni ricercatori si sono accorti che le sfingi, dopo aver succhiato il nettare del fiore, appaiono come ubriache.
L’osservazione di questo comportamento può sfuggire, sia perché il tutto avviene di notte, quando le piante di datura aprono la corolla dei loro fiori, sia perché i botanici o gli entomologi che si prendono la briga di passare del tempo di notte nel campo accanto alle piante di datura sono in genere maggiormente interessati all’individuazione degli insetti impollinanti e alla loro cattura quando sono ancora dentro ai fiori.
Osservandoli dopo che hanno succhiato il nettare di alcuni fiori, “essi appaiono impacciati nell’atterrare sui fiori e spesso sbagliano il bersaglio e cadono sulle foglie o al suolo. Appaiono lenti e goffi nel risollevarsi. Quando riprendono il volo, i loro movimenti sono erratici come se fossero confusi. Ma alle sfingi sembra piacere questo effetto e tornano a succhiare ancora il nettare di quei fiori” (Armstrong, 2000; Grant & Grant 1983, p. 281).
E’ molto probabile che il nettare di questa specie di datura contenga i medesimi alcaloidi psicoattivi presenti nelle altre parti della pianta, ricercate dagli uomini come fonte allucinogena. I medesimi autori hanno ipotizzato che questo nettare inebriante per le sfingi rappresenti un tipo di ricompensa che la pianta offre agli insetti che impollinano i suoi fiori.
Questo comportamento può rivelarsi estremamente pericoloso per le sfingi: restare anche solo per un breve periodo di tempo inebetite al suolo o volare in maniera rallentata significa aumentare le probabilità di rimanere vittime degli avidi predatori – insetti, rettili e anfibi notturni – i quali avranno appreso ad appostarsi sotto alle piante di datura in attesa della facile preda.
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ARMSTRONG P. WAYNE, 2000, The Datura and its moth, Zoonooz (San Diego), vol. 73(5), pp. 26-31.
GRANT VERNE & KAREN A. GRANT, 1983, Behavior of hawkmoths on flowers of Datura meteloides, Bot. Gaz., vol. 144, pp. 280-284.









4 Commenti
Interessante ipotesi quella degli entomologi/botanici circa l’offerta del nettare psicoattivo per le sfingi, in cambio dell’impollinazione.. questo porterebbe a chiedersi se anche per le api, i bombi, i calabroni e vespe in generale, possa esistere qualcosa del genere.. tuttavia esiste anche l’ipotesi contraria, e cioè che rendendo ebbre e vulnerabili le sfingi, quelle piante offrano un aiuto indiretto anche ai predatori delle stesse sfingi (anfibi, rettili, ecc.) come se, offrire un vino murriatum (vino dato ai condannati a morte nell’antica Roma, al fine di baypassare paure e sofferenze) alle sfingi, le garantisse una morte serena eallo stesso tempo, favorisse il ciclo della catena alimentare dei predatori superiori che in qualche modo, tornano utili alla pianta donatrice. Cosa ne pensi?
L’idea di una specie animale che si sacrifica per un’altra è un poco fantasiosa e ardua da dimostrare. Piuttosto, è probabile che i predatori delle sfingi si inebrino anch’essi usando le sfingi come fonte secondaria di droghe; un po’ come nell’ipotesi che ho avanzato dei rospi che si aggirano attorno all’Amanita muscaria per cercare mosche che si inebriano con questo fungo (vedi: http://samorini.it/site/etologia-2/mosche-amanita-muscaria-rospi/)
Effettivamente l’ipotesi dei rospi rende bene l’idea di una catena alimentare dell’ebbrezza. Resta da chiedersi quanto possono, le molecole inebrianti di partenza, percorrere la strada della catena alimentare senza perdere in potenza psicoattiva.. Analogamente al ciclo della materia organica che, dalle piante autotrofe (sostenute da miceti, batteri), arriva gradualmente sino ai carnivori superiori, attraverso una serie di passaggi e raffinamenti nella catena alimentare, per poi ritornare al suolo ad opera dei miceti e batteri decompositori. Così anche l’animale homo, non sfugge a tale ciclo o (o legge) poichè, come dimostrano i kamciatki e altri popoli siberiani, attendono all’urina delle renne per ricavare l’inebriante che queste a loro volta hanno ricavato dal muchamor che a sua volta lo ha sintetizzato a partire da? infine è azzardato ipotizzare che il cerchio si chiude quando l’uomo inebriato, magari in un momento terminale della sua vita (in rituali psicopompi), una volta trapassato, sia decomposto dagli stessi batteri che poi, “aiutino” l’amanita muscaria a sintetizzare la sostanza inebriante?
ciao Giorgio. Ho notato che i fiori di datura sono molto ambiti anche da vespe e da un insetto (credo un eterottero) che ha sul dorso un disegno che ricorda una faccia umana.