Renne, caribù e Amanita muscaria

 Reindeers, caribous and fly-agaric

 

Un caso noto da tempo di animali dediti all’uso di una droga psicoattiva (si veda Animali che si drogano) riguarda le renne della Siberia, che si cibano del fungo Amanita muscaria (agarico muscario). Si tratta del fungo allucinogeno peramanita muscaria eccellenza, il bel fungo delle fiabe dal cappello rosso cosparso di chiazze bianche. Le origini del suo utilizzo umano come inebriante si perde nella notte dei tempi, e i dati archeologici ed etnografici hanno dimostrato la diffusione di questa pratica in Asia, Europa e nelle Americhe (Samorini, 2000).

Questo fungo cresce sotto certi tipi di alberi, in particolare conifere e betulle. Durante l’estate siberiana, le renne si cibano di un insieme di funghi, ma il fungo preferito è l’agarico muscario che cresce nelle foreste di betulle. Esse vanno letteralmente a caccia di questo vistoso fungo, e lo cercano proprio per lo stato di ebbrezza che procura loro. Dopo averlo mangiato, corrono di qua e di la senza un apparente scopo, fanno rumore, contorcono la testa e si isolano dal branco. Il più piccolo morso di agarico muscario induce nelle renne un vistoso stato di ebbrezza, caratterizzato dalla contorsione della testa, che è una delle manifestazioni più diffuse fra gli animali che si trovano in uno stato di ebbrezza.

E’ noto che negli uomini che si cibano di questo fungo la loro urina diventa anch’essa allucinogena. Fra le popolazioni siberiane v’era il costume di bere l’urina di chi si inebriava col fungo per conseguire un’ebbrezza ulteriore, a quanto si dice più potente di quella ottenuta con il fungo. Anche le renne “vanno matte” per l’urina di altre renne o degli uomini che si sono cibati dell’agarico muscario. Anzi, le popolazioni siberiane avrebbero scoperto le proprietà inebrianti dell’urina osservando il comportamento delle renne. Ogni qualvolta le renne percepiscono l’odore dell’urina nelle vicinanze, si precipitano su di essa, ingaggiando fra di loro delle battaglie per ottenere i primi posti attorno alla “pioggia dorata”. Anche gli scoiattoli e i tamia striati vanno alla ricerca e si inebriano con questo fungo, allo stesso modo – molto probabilmente – delle mosche (Samorini, 1999).

A tal riguardo, W. Jochelson, nel suo studio etnografico sui Koriaki della Siberia, riportò le seguenti osservazioni:

Quando le renne si cibano esclusivamente di licheni, acquistano uno speciale desiderio per l’urina degli esseri umani. Questo desiderio le attrae verso le abitazioni umane. Nella fig. 9 è rappresentato un contenitore (il nome in koriako significa “la camera da notte della renna”) fatto con pelle di foca, che ogni allevatore porta attaccato alla sua cintura e che utilizza ogni qualvolta desideri urinare, in modo da conservare l’urina come mezzo di attrazione per catturare le renne che fuggono.

Di frequente la renna arriva di corsa all’accampamento da un pascolo lontano per assaggiare la neve satura con l’urina, che è per queste una delicatezza. Le renne possiedono un acuto senso di udito e di odorato, ma la loro vista è piuttosto povera. Un uomo che si ferma per urinare all’aperto attrae le renne da lontano e queste, seguendo il senso dell’odorato, corrono verso l’urina e difficilmente distinguono l’uomo, non facendogli attenzione. La posizione di un uomo che sta alzato in un campo aperto mentre urina è alquanto critico quando diventa oggetto di attenzione delle renne che scendono verso di lui da tutte le parti a grande velocità (Jochelson, 1905-08, rip. in Wasson, 1968, p. 483; si veda L’Amanita muscaria fra i Koriaki).

Altri grandi ricercatori dell’ebbrezza fungina sono i caribù del Canada. Durante le loro migrazioni questi animali si muovono in una lunga fila indiana. Quando la colonia passa vicino a un gruppo di Amanita muscaria, le femmine adulte se ne cibano avidamente. Nel giro di una-due ore questi caribù abbandonano la colonia e corrono agitando i loro posteriori in maniera goffa e contorcendo la testa. Questo comportamento ha un certo costo per il branco, poiché così facendo le madri lasciano incustoditi i piccoli, che rimangono di frequente vittime dei lupi. Anche le madri inebriate che restano isolate dalla colonia sono a volte vittime dei lupi (Siegel 1989, pp. 66-7).

alce ubriaca

Nel settembre del 2011 fece il giro del mondo l’immagine di un’alce che in Svezia, dopo essersi ubriacata con delle mele fermentate, aveva avuto la sfortuna di incastrarsi in un alberello di un giardino di Göteborg, senza più riuscire a liberarsi. I soccorritori la salvarono dalla trappola e in poco tempo recuperò totalmente dalla sbornia.

 

Si vedano anche:

 

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JOCHELSON W., 1905-1908, The Koryak, Memoir of the American Museum of Natural History, New York. Jesup North Pacific Expedition, New York

SAMORINI GIORGIO, 1999, Fly-agaric, flies and toads: a new hypothesis, The Entheogen Review, vol. 8(3), pp. 85-89.

SAMORINI GIORGIO, 2000, Funghi allucinogeni. Studi etnomicologici, Telesterion, Vicenza.

SIEGEL RONALD, 1989, Intoxication. Life in Pursuit of Artificial Paradise, Dutton, New York.

 WASSON R. GORDON, 1968, Soma. Divine Mushroom of Immortality, HBJ, New York.

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