Quadrupedi e mescalbean

Quadrupeds and mescalbean

 

Nei testi veterinari e di tossicologia viene comunemente riportato che la pianta Sophora secundiflora (mescalbean) è tossica per il bestiame. Foglie, baccelli e semi indurrebbero avvelenamenti nelle pecore, capre, vitelli, cavalli e perfino nei cani. Ma una critica analisi dei dati farebbe sospettare che almeno una parte dei casi osservati sia disattentamente confusa e riunita sotto l’univoco schema comportamentale interpretato come “avvelenamento accidentale”. E’ il caso di osservare che, prima degli studi dei moderni veterinari, non erano state osservate intossicazioni animali con i mescalbean. Safford (1916, p. 397), ad esempio, riportava che “sebbene solitamente evitato dagli animali, [il mescalbean] viene mangiato da cervi e capre”.

Nel lontano 1935, nell’Altopiano di Edwards (Texas), Boughton e Hardy osservarono una “malattia” delle pecore causata dall’ingestione di foglie di mescalbean, clinicamente caratterizzata da “violento tremore muscolare, andatura rigida e accorciata, caduta a terra”. Dopo aver pascolato queste foglie, “nel giro di pochi secondi l’animale si accascia, cerca di alzarsi per un istante, e quindi resta disteso quietamente in una condizione di sonnolenza. Dopo circa cinque minuti si ‘rianima’, si alza, e cammina via. L’ulteriore assunzione di mescalbean induce la ripetizione della sindrome” (ibid., p. 5).

I due veterinari texani eseguirono alcuni esperimenti, somministrando forzatamente le foglie di mescalbean a capre e vitelli, oltre che a delle pecore, osservando come anche questi quadrupedi siano suscettibili di avvelenamento; ma mentre le capre, come le pecore, si ripresero velocemente, i vitelli per lo più morirono nel giro di due ore o di 2-3 giorni, dopo aver mangiato una quantità relativamente piccola di queste foglie. E’ il caso di osservare che non sembra che i vitelli pascolino in maniera autonoma il mescalbean, bensì che ne restino gravemente avvelenati solamente in seguito a somministrazione forzata, e che i testi veterinari continuano tuttavia a inserire tali animali nella lista del bestiame che si intossica con questa pianta; una notizia possibilmente originata da una disattenta interpretazione degli studi di Boughton e Hardy (si veda ad es. Aguilar & Zolla, 1982).

Nel corso dei loro esperimenti, Boughton e Hardy (1935) verificarono che, nel caso delle pecore e delle capre, non “furono in grado di provocare la morte”, nonostante questi animali fossero stati forzati a ripetute intossicazioni per periodi di tempo relativamente lunghi; inoltre, dedussero che la concentrazione dei principi attivi (“tossici”) nelle foglie di mescalbean è più elevata nei periodi tardo-autunnali e invernali, rispetto a quella delle giovani foglie primaverili, e ciò spiegherebbe la stagionalità delle epidemie di avvelenamento, che si verificano essenzialmente durante l’autunno inoltrato e i mesi invernali.

Dai dati esposti nella relazione di Boughton e Hardy, si desume una recidività delle pecore nel consumare le foglie di mescalbean nel contesto naturale, un dato la cui importanza non sembra sia stata compresa o sia stata intenzionalmente sottovalutata da questi autori, poiché in contraddizione con la presupposta accidentalità dell’intossicazione. Durante la fase “di sonnolenza”, passata dall’animale sdraiato a terra, è stata notata una lieve midriasi pupillare, lieve aumento del ritmo respiratorio, un polso veloce e temperatura corporea normale. L’animale sembra essere in uno stato conscio, sebbene fortemente sonnolente. Tutto ciò fa ipotizzare che l’animale stia vivendo, come conseguenza dell’ebbrezza, uno stato visionario, di cui è possibile osservare unicamente le caratteristiche fisiche esteriori. Terminata la fase visionaria, le pecore si rialzano senza grosse difficoltà, e dopo breve tempo si mettono a pascolare, dimostrando di non perdere l’appetito per questo loro particolare comportamento dietetico. Altro dato importante consiste nell’avere osservato, sempre nel contesto non sperimentale, cioè non forzato, che le pecore che mangiavano il mescalbean rappresentavano in numero il 10% dell’intero gregge.

Circa la recidività dell’assunzione di mescalbean, disponiamo di un’importante osservazione diretta da parte di Siegel (1989, p. 56). Questi un giorno prese in prestito numerose capre da una fattoria texana e le lasciò pascolare vicino agli arbusti della pianta del mescal. Egli osservò che alcune capre facevano sempre la stessa cosa: mangiavano la pianta e i suoi fagioli, tremavano, si sdraiavano al suolo, si rialzavano, e più tardi tornavano a pascolare quella pianta. Continuarono a sdraiarsi e rialzarsi per tutto il giorno sotto il caldo sole del Texas, senza del resto mostrare sintomi di avvelenamento. Quando sopraggiunse la sera, le capre furono riportate nel loro recinto, e quelle che si erano inebriate con il fagiolo del mescal si isolarono dalle altre. Negli sterchi rilasciati dalle capre i semi apparivano rotti e schiacciati in maniera sufficiente da permettere l’assorbimento gastro-enterico degli alcaloidi presenti al loro interno. Il medesimo autore osservò anche alcuni cavalli da soma pascolare gli arbusti di mescal, che in seguito si impennavano e apparivano eccitati. Uno di questi passò tutta la notte a camminare e a dimenare la testa. Nessuna delle capre né dei cavalli osservati da Siegel subì danni irreversibili nel loro contatto con il fagiolo del mescal.

Anche nell’osservazione di Siegel solo una parte della capre si cimentava nell’assunzione di mescalbean, alla pari delle osservazioni di Boughton e Hardy, dove il 10% delle pecore del gregge era dedito a questa particolare dieta. La reiterazione del comportamento, esplicitamente comunicato nell’osservazione di Siegel, e lasciato solamente intravedere nella comunicazione di Boughton e Hardy, è un dato molto importante, che mette in serio dubbio l’accidentalità di questo comportamento animale.

mescalbean pecora

Pecora in procinto di sdraiarsi dopo aver mangiato foglie di mescalbean. Rimarrà in uno stato visionario per circa 5 minuti (da Boughton & Hardy, 1935, fig. 1, p. 9)

Sono stati osservati anche dei cani cibarsi raramente di mescalbean e incorrere in una sintomatologia affine a quella riscontrata fra le pecore e le capre, cioè rigidità muscolare e collasso, con totale e rapido recupero in seguito a riposo (Knauer K.V. et al., 1995). Pure questo comportamento canino viene interpretato a priori come un’intossicazione di natura accidentale, ma è difficile ritenere che un cane si avvicini alle foglie o alle bacche di una pianta, sino a cibarsene, per cause accidentali, e addirittura incorrendo in una conseguente involontaria intossicazione. I cani difficilmente si avvicinano a materiale vegetale in maniera intenzionale se non influenzati dall’uomo. Ciò significa che, in quei rari casi in cui interagiscono attivamente con il mondo vegetale, v’è da intravedere o comunque da ricercarne uno scopo ben preciso. Si veda il caso di un cane che si curava mangiando foglie di Sida in Animali che si curano. Ecco quindi che, lungi dalla intossicazione accidentale, l’interazione dei cani con i mescalbean potrebbe trovare una sua più plausibile spiegazione tenendo conto del fenomeno degli animali che si curano o che si drogano (Samorini, 2013).

Riassumendo, pecore, capre, cavalli, cani, si cibano intenzionalmente di una pianta dagli effetti probabilmente inebrianti per questi quadrupedi. E’ noto che negli stomaci dei cervi sono stati ritrovati semi di mescalbean (Skinner, 1915, p. 718), ed è quindi possibile che anche questi animali se ne cibino conseguendone un’ebbrezza. Potrebbe essere stato questo comportamento a fare scoprire ai nativi dell’America settentrionale le proprietà inebrianti del mescalbean, ed è forse per questo che certi riti in cui i semi di mescal vengono assunti per conseguire delle visioni sono stati chiamati Danze del Cervo (si veda Il culto del mescalbean); il fatto che in alcuni altri casi siano stati chiamati Danze dell’Alce, fa sospettare che anche per questo animale fosse stato osservato il medesimo comportamento d’assunzione intenzionale del fagiolo del mescal. Sappiamo che in questi riti le danze dei partecipanti consistevano in specifici saltelli con entrambi i piedi avanti e indietro (Howard, 1962, p. 127), e potrebbe sorgere il dubbio che si trattasse di pantomime o comunque di imitazioni di certi comportamenti animali associati all’ingestione di mescalbean.

Per quanto riguarda tutti gli animali – e non solamente i vitelli – su cui Boughton e Hardy eseguirono i loro esperimenti, potrebbero essere inappropriate le equivalenze implicitamente presupposte delle osservazioni e dei risultati conseguiti fra gli eventi naturali e gli eventi sperimentali, dato che negli esperimenti gli animali prescelti non si cibavano delle foglie volontariamente, e si dovette procedere, per fargliele assumere, a introdurle forzatamente nei loro corpi con uno spara-pallottole alimentare. L’errore metodologico in cui questi veterinari, insieme a tanti altri, potrebbero incorrere, consiste nel fatto di ritenere tutte le pecore di un gregge equivalenti fra di loro nella produzione dei risultati sperimentali, rispettando unicamente i protocolli statistici, cioè eseguendo gli esperimenti su un determinato numero di pecore-campione qualunque. Ma il fatto che in natura solo una parte degli animali si cimenti nell’assunzione di una droga, fa sospettare che non si tratti di una parte, ad esempio di un 10%, qualunque. Ecco perché la scelta di campioni “qualunque” per gli esperimenti di forzata somministrazione della droga probabilmente invalida i risultati o li rende comunque “ciechi” ad altre possibilità e risorse deduttive (Samorini, 2017).

Infine, varrà la pena ricordare che in Europa una delle più comuni “erbe pazze”, cioè quelle erbe con cui gli animali da pascolo sembrano drogarsi intenzionalmente (si veda Il locoismo), è la ginestra dei carbonai, Cytisus scoparius (L.) Link., anch’essa una leguminosa che può indurre nell’uomo effetti psicoattivi o tossici, a seconda della dose. Lewin riportava:

“Certe razze di pecore delle lande tedesche la prediligono. Perciò spesso la si semina nella landa e si fanno attraversare le pecore lentamente nella piantagione, senza permettere che vi si arrestino. Certi animali la mangiano con avidità e passione ed entrano così in uno stato di eccitazione, cui fa seguito la perdita completa della coscienza. In questo modo essi cadono più facilmente preda delle volpi o degli stormi di cornacchie. Vengono chiamati ‘gli ubriaconi’” (Lewin, 1924, II, p. 179).

Il principale principio attivo di questa pianta, la sparteina, ha struttura chimica e proprietà farmacologiche che ricordano quelle dei principi attivi del mescalbean (Font Quer, 2002, pp. 361-2).

 

Si vedano anche:

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AGUILAR C. A. & C. ZOLLA, 1982, Plantas Tóxicas de México, Instituto Mexicano del Seguro Social, México D.F.

BOUGHTON I.B. & W.T. HARDY, 1935, Mescalbean (Sophora secundiflora) poisonous for livestock, Texas Agricultural Experiment Station Bulletin, n. 519, pp. 1-18.

FONT QUER PÍO, 2002, Plantas medicinales. El Dioscórides renovado, Península Ediziones, Barcelona.

HOWARD H. JAMES, 1962, Potawatomi mescalism and its relationship to the diffusion of the peyote cult, Plains Anthropologist, vol. 7, pp. 125-135.

KNAUER H.W. et al., 1995, Mescalbean (Sophora secundiflora) toxicity in a dog, Veterinary Human Toxicology, vol. 37, pp. 237-9.

LEWIN LEWIS, 1981 (1924), Phantastika, vol. II, Savelli Editori, Milano.

MATINET, 1887, Proprietà vermifughe della Sida Floriobunda, recensito da Passerini in Gazzetta degli Ospitali di Milano, vol. 8, p. 575.

SAFFORD WILLIAM EDWIN, 1916, Narcotic Plants and Stimulants of the Ancient Americans, Annual Reports of the Smithsonian Institute, pp. 387-424.

SAMORINI GIORGIO, 2013, Animali che si drogano, Shake Edizoni, Milano.

SAMORINI GIORGIO, 2017, Il fagiolo del mescal fra i Nativi nordamericani, Antrocom Journal of Anthropology, vol. 13, pp. 21-39.

SIEGEL K. RONALD, 1989, Intoxication. Life in pursuit of artificial paradise, E.P. Dutton, New York.

SKINNER ALANSON, 1915, Societies of the Iowa, Anthropological Papers of the American Museum of Natural History, vol. 11, Part 9, pp. 682-740.

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