I mandrilli e le radici dell’iboga

Mandrills and the iboga roots

 

Nelle foreste del Gabon e del Congo, i nativi affermano che tanto tempo fa osservarono i cinghiali scavare e mangiare le radici allucinogene dell’iboga (Tabernanthe iboga Baill., famiglia delle Apocynaceae). I cinghiali che assumono l’iboga evidenziano un comportamento convulsivo, saltano di qua e di là e mostrano reazioni di paura e stati allucinatori. Anche i porcospini e i gorilla subiscono volontariamente questi effetti. Osservando questi animali, i nativi allora li imitarono e fu così che scoprirono gli effetti visionari di questa pianta.

Nel corso delle mie ricerche in Gabon, volte allo studio dell’uso dell’iboga nel culto religioso del Buiti presso i Fang, Mitsogho, Apindji e altre etnie che vivono nella foresta equatoriale (Samorini, 1997-98), numerose volte ho avuto conferma dai miei informatori del fatto che diverse specie di animali si cibano di iboga per drogarsi. Uno sciamano (nganga) mitsogho riferì l’uso dell’iboga fra i mandrilli maschio. Quando un mandrillo maschio deve intraprendere una lotta con un altro maschio, non si cimenta immediatamente nella lotta. Egli si reca prima a cercare una pianta di iboga, la sradica dal terreno e ne mangia la radice; attende che gli siano saliti gli effetti (un’attesa che può durare 1-2 ore), dopodiché va all’attacco dell’altro maschio contro cui deve lottare. Il fatto che il mandrillo attenda che gli salgano gli effetti dell’iboga prima di attaccare, dimostra un elevato grado di premeditazione di ciò che sta facendo.

Sempre in Gabon, André Walker (1949, p. 630) riportava che “gli indigeni attribuiscono la scoperta dell’iboga ai cinghiali, che ne sono molto attratti. Questi animali in effetti scavano delle buche ai piedi dell’arbusto per rosicchiare la scorza delle radici. Anche i porco-spini fanno il medesimo. A dire dei Neri, i gorilla cercherebbero anch’essi queste radici”.

Gollnhofer & Sillans (1983, p. 24) riportano che “mangiano l’iboga i pacoceri, che sarebbero stati quelli a far scoprire all’uomo le proprietà della pianta; anche gli elefanti secondo i Pigmei e i cinocefali e il gorilla presso i Mitsogo” (Samorini, 2013, pp. 106-7).

 

Si vedano anche:

 

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GOLLNHOFER OTTO & ROGER SILLANS, 1983, L’iboga, psychotrope africain, Psychotropes, vol. 1, pp. 11-27.

SAMORINI GIORGIO,  1997-98, The Initiation Rite in the Bwiti Religion (Ndea Narizanga Sect, Gabon), Jahrbuch für Ethnomedizine, vol. 6-7, pp. 39-55.

SAMORINI GIORGIO, 2013, Animali che si drogano, Shake Edizioni, Milano.

WALKER ANDRÉ, 1949, L’Iboga et le faux Iboga du Gabon, Revue de Botanique Appliqué et d’Agriculture Tropicale, vol. 29, pp. 630-1.

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