Il locoismo / The locoism

muccaUno degli esempi più palesi ed eclatanti di un comportamento di “tossicodipendenza” negli animali (si veda Animali che si drogano) è quella nei confronti delle “locoweed”, traducibile in italiano con “erbe pazze” o “semi pazzi”, o ancor meglio con “erbe che provocano la pazzia”. Si tratta di un folto gruppo di specie di erbe selvatiche dei campi (almeno una quarantina) appartenenti soprattutto al genere delle Leguminose, che sono psicoattive per diversi animali. Gli animali sino ad oggi individuati coinvolti nella tossicodipendenza da “erba pazza”, nota come locoismo, sono: mucche, muli, cavalli, pecore, antilopi, maiali, conigli, galline.

E’ soprattutto nell’America del nord che si registrano i casi più vistosi di locoismo. Questo comportamento sembra essere stato descritto per la prima volta nel 1873 in California, presso cavalli e mucche da pascolo. Una volta che l’animale ha appreso a distinguere l’erba che gli procura l’ebbrezza fra le numerose che ingerisce, diventa un ricercatore e consumatore abituale di quella particolare pianta. I piccoli le cui madri sono mangiatrici dell'”erba pazza” a loro volta diventano ricercatori specifici di questa pianta.

Fra gli allevatori del Kansas è rimasta memorabile l'”epidemia” da “erba pazza” del 1883, durante la quale 25.000 mucche smisero quasi completamente di mangiare le normali erbe del pascolo, dedicandosi alla ricerca dell'”erba pazza”, meno nutriente ma per un qualche motivo più attraente.

Nel Nebraska nel 1938 Reko identificò come locoweed l’Astragalus Lambertii, mentre l’Astragalus molissimus era diffuso nelle vaste praterie tra Messico e Montana, fino ad arrivare all’Arizona centrale. Una terza specie della prateria è il Cystium diphysum (rip. in . Reko 1996[1938], pp. 186-9). Una quarta pianta fu identificata con il Dioon edule Lindl, della famiglia delle Cycadaceae.

cavalloPer quanto riguarda un’altra “erba pazza”, chiamata dai messicani garbancillo (Astragalus amphyoxis Gray), gli animali che l’hanno mangiata si isolano dagli altri ed evitano la loro compagnia. Non mangiano quasi niente, dimagriscono rapidamente e diventano cattivi. Se si cerca di ricondurli alla mandria, si irrigidiscono e si muovono di malavoglia, quindi si bloccano e si allontanano di nuovo.

Una caratteristica del locoismo risiede nella tenacia con cui gli animali cercano la pianta per loro inebriante. Mentre gli allevatori sradicavano l'”erba pazza” dai pascoli, si sono viste mucche e cavalli rubare i sacchi in cui l’erba era stata raccolta, rovesciando addirittura i carri dove questi sacchi erano stati stipati. I cavalli, in preda ad allucinazioni e attacchi maniacali incontrollabili, dopo aver divorato i fiori e le foglie dell'”erba pazza”, si mettono a scavare per estrarre e mangiare anche la radice (si veda “Le erbe pazze” di V.A. Reko, 1938).

Un dato sorprendente riguarda il fatto che, più gli animali si interessano all'”erba pazza”, più questa si diffonde nel pascolo, sino a diventare la pianta dominante. Decine di pascoli sono stati abbandonati dagli allevatori perché oramai invasi esclusivamente dall'”erba pazza”.

Si potrebbe trovare una spiegazione di ciò nella diffusione involontaria dei suoi semi da parte del bestiame, o in qualche altro fattore ecologico non ancora chiarito.

Nonostante le misure repressive adottate dagli allevatori (sradicamento dell'”erba pazza” dal pascolo, separazione dei piccoli appena nati dalle madri tossicodipendenti, ecc.) sia la pianta che il comportamento animale di ricercarla e consumarla continuano a esistere e ad essere uno dei più importanti flagelli della zootecnia nordamericana.

Molti animali dediti al locoismo muoiono, ancor prima che per la tossicità intrinseca dell'”erba pazza”, a causa dei pesanti digiuni da altri alimenti a cui si sottopongono, così impegnati dall’unico interesse che gli è rimasto su questa terra: cercare il “seme pazzo”.

Per l’uomo diverse specie di “erbe pazze” sono tossiche, soprattutto neurotossiche, mentre l’infuso di alcune altre specie produce effetti tranquillizzanti e una sensazione di leggero distacco dal mondo circostante.

Il locoismo animale non è relegato all’America settentrionale, bensì si riscontra in tutti i continenti. In Australia gli animali da pascolo che sono attratti dalla leguminosa Swainsonia galegifolia R. Br. sono chiamati “mangiatori di indaco”: essi si isolano dal resto della mandria, vivono allucinazioni e vogliono mangiare solamente quest’erba (Lewin 1981 [1924], III, pp.177-8).

Diverse specie di “erbe pazze” appartengono alla famiglia delle leguminose e ai generi Astragalus, Oxytropis, Lathyrus. Nei primi due generi è stato identificato il principio attivo miserotossina, tossico per l’uomo, e nel terzo sono presenti composti neurolatirogeni. Questi ultimi sono responsabili, oltre che delle ebbrezze paradisiache negli animali, di una intossicazione umana nota come neurolatirismo; essa era diffusa nei tempi passati, a mo’ di epidemia, durante i frequenti periodi di carestia, quando le farine per fare il pane venivano “tagliate” con semi e baccelli di Lathyrus (noto nel gergo popolare con il nome di veccia) (cfr. Camporesi, 1980).

Altre specie vegetali del locosimo in America sono: Croton fruticulosus Torr. (Euphorbiaceae), Lobelia cliffordtiana L. (Lobeliaceae), Lupinus elegans H.B.K. (Leguminosae).

In una “erba pazza” australiana, Swainsonia canescens, è stata riscontrata la presenza dell’alcaloide indolizidinico swainsonina, responsabile del locoismo animale. Questo medesimo alcaloide, insieme al suo derivato N-ossido, è presente anche in Astragalus lentiginosus, “erba pazza” dei pascoli dello stato nordamericano dell’Utah (Molyneux & James, 1982).

Recentemente è stata chiarito che la swainsonina presente nelle “erbe loco” è prodotta da un fungo del genere Embellisia che parassita queste piante (Braun et al., 2003). Quando le specie tossiche di Astragalus e Oxytropis vengono fatte crescere senza il fungo parassita, perdono il loro potere tossico; studi su animali di laboratorio hanno definitivamente dimostrato che è proprio la swainsonina prodotto dal fungo endofita ad essere responsabile del locoismo animale (McLain-Romero et al., 2004). La swainsonina (1,2,8-tri-idrossioctaidroindolizidina) è presente in numerose specie di piante e di funghi (Watson et al., 2001).

Esperimenti eseguiti su agnelli con la “erba loco” Astragalus lentiginosus hanno evidenziato che le pecore non hanno una preferenza innata né una dipendenza innata alla pianta, ma possono acquisire una preferenza (abitudine) nei suoi confronti. In altri termini, le pecore si avvicinano a quest’erba per il piacere ch’esse provano nel mangiarla (Ralphs et al., 1990).

E’ opinione di chi scrive che sino ad oggi sia stata poco considerata l’apparente relazione fra locoismo e gli animali da pascolo. Ciò che osserviamo potrebbe essere una situazione estrema di uso di droghe da parte di animali dovuta alla innaturalità dell’allevamento intensivo di questi animali dettato da esigenze umane. Il fenomeno del locoismo è stato segnalato a partire dalla fine del XIX secolo, cioè da quando si è diffuso l’allevamento intensivo degli animali da pascolo. E’ pur vero che a spiegare questa coincidenza potrebbero rientrare fattori ecologici, come la diffusione del fungo presente nelle locoweed possibilmente indotta dagli stessi allevamenti intensivi; ma non va scartata a priori la possibilità che la diffusione del locoismo – intesa come ricerca di ebbrezza – sia in relazione intrinseca con il sovraffollamento degli animali da pascolo conseguente all’allevamento intensivo. Non esistendo mucche che vivono allo stato brado, non ci rimane che scoprire e osservare il locoismo presso altri quadrupedi erbivori selvatici.

Nella valutazione di questa “tossicodipendenza”, non si deve dimenticare che il “problema” è umano ancor prima che animale, cioè l’aspetto appare problematico soprattutto per gli allevatori e per l’economia umana che si basa sull’allevamento animale.

 

Si vedano anche:

“Le erbe pazze” di V.A. Reko (1938)

Animali che si drogano

Quadrupedi e mescalbean

ri_bib

BRAUN, K., J. ROMERO, C. LIDDELL, AND R. CREAMER, 2003, Production of swainsonine by fungal endophytes of locoweed, Mycological Research, vol. 107, pp. 980-988.

CAMPORESI PIERO, 1980, Il pane selvaggio, Bologna, Il Mulino.

LEWIN LOUIS, 1981[1924], Phantastika, 3 voll., Savelli, Milano.

MCLAIN-ROMERO J. et al., 2004, The toxicosis of Embellisia fungi from locoweed (Oxytropis lambertii) is similar to locoweed toxicosis in rats, Journal of Animal Science, vol. 82, pp. 2169-2174.

MOLYNEUX R.J. & L.F. JAMES, 1982, Loco Intoxication: Indolizidine Alkaloids of Spotted Locoweed (Astragalus lentiginosus), Science, vol. 216, pp. 190-191.

RALPHS M. H., K. E. PANTER & L. F. JAMES, 1990, Feed preferences and habituation of sheep poisoned by locoweed, Journal of Animal Science, vol. 68, pp. 1354-1362.

REKO A. VICTOR, 1996[1938], Magische Gifte, VWB, Berlino.

WATSON, A. A., G. W. J. FLEET, N. ASANO, R. J. MOLYNEUX & R. J. NASH. 2001. Polyhydroxylated alkaloids: Natural occurrence and therapeutic applications. Phytochemistry, vol. 56, pp. 265-295.

2 Commenti

  1. Alessandro
    Pubblicato ottobre 4, 2015 alle 3:49 pm | Link Permanente

    Bell’articolo :)
    Non contando gli animali domestici ed un’infinità di selvatici (ma non era questo il contesto) , fra gli animali droghivori ti sei dimenticato di citare proprio la capra che ne é la Signora :)
    Buone cose
    Az

  2. Pubblicato ottobre 4, 2015 alle 4:36 pm | Link Permanente

    Ma figuriamoci se mi “sono dimenticato” la capra! Sei tu che non hai completato la lettura delle pagine sugli animali che si drogano. Ad esempio questa qui: http://samorini.it/site/etologia-2/capre-caffe-khat/

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