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Formiche e coleotteri / Ants and beetles
Nel mondo degli insetti, si presentano casi di allevamento di altri insetti per la produzione su larga scala di una droga inebriante. Si tratta di uno dei pochi casi sinora noti dove la fonte di droga psicoattiva per un animale è un altro animale, invece che un vegetale.
I mirmecologi – gli studiosi delle formiche – hanno osservato che un certo numero di specie di formiche ospitano nei loro nidi dei coleotteri, li forniscono di cibo e li accudiscono. In cambio, i coleotteri producono secrezioni nei loro addomi e permettono alle formiche di succhiarle. La secrezione viene rilasciata attraverso dei ciuffi di peli (tricomi).
Le formiche rimangono sopraffatte dalla natura inebriante di queste secrezioni e diventano temporaneamente disorientate e meno sicure sulle loro gambe, traballando e perdendo il senso dell’equilibrio.
Nel caso della formica gialla, Lasius flavus e di un coleottero del genere Lomechusa, le formiche lavoratrici appaiono totalmente disinteressate alle faccende domestiche e si dedicano per lunghi periodi esclusivamente alla suzione della secrezione dell’addome del coleottero.
Le formiche allevano anche le larve del coleottero, ospitandole nelle camere incubatrici delle proprie larve. Nei momenti di pericolo, quando devono in tutta fretta trasportare in un luogo più sicuro le larve, esse mettono al sicuro le larve del coleottero prima di quelle della propria specie.
Non sono rari i casi in cui in un singolo formicaio trovano ospitalità centinaia di coleotteri, un fatto che può portare in breve tempo a una bassa produttività e al collasso dell’intera colonia. Infatti, se le formiche assumono in eccesso l’essudato inebriante prodotto dal coleottero, le larve femminili delle formiche diventano sterili e non possono trasformarsi in regine complete (Siegel, 1989, p. 73).
Anche la Formica sanguinea è avida degli essudati odorosi secreti dalle ghiandole addominali del coleottero Lochemusa strumosa. Con i medesimi scopi la Formica jusca mantiene nel suo nido l’Atemeles emarginatus (Piéron, 1911, p. 200).
Un’altra specie di formiche, l’Iridomyrmex sanguineus, che vive in Nord America, nel Queensland, ricerca i bruchi di una piccola falena grigia per bere l’umore inebriante che fuoriesce dallo schiacciamento del bruco. Bevuto il succo spremuto da un bruco, le formiche passano al bruco successivo, e così via, sino ad ottenere un totale inebriamento (Morton-Wheeler, 1926, p. 310, cit.in Caillois, 2000).
Sono stati riconosciuti casi di coleotteri che attirano formiche mediante delle droghe narcotiche, per paralizzarle e quindi divorarle. Ad esempio, il coleottero australiano Ptilocnemus femoratus Horv. (famiglia dei Reduviidae) è dotato di una ghiandola situata nella superficie inferiore del torace producente una secrezione che è irresistibile alle formiche, in particolare le formiche dalla testa verde. Quando una formica si avvicina al coleottero, questi si alza sulle sue gambe esponendo in tal modo la ghiandola, che viene avidamente leccata dalla formica. Questa perde in poco tempo l’uso delle gambe per via dell’effetto narcotico e paralizzante dell’essudato della ghiandola. Il coleottero procede quindi a infilzare il suo rostro nell’addome della formica e ne succhia il succo. A volte vengono drogate più formiche di quelle utilizzate in conseguenza come cibo, ma non sembra che le formiche sopravvissute riescano a riprendersi dalla narcotizzazione (McKeown, 1942: 86 e 88).
CAILLOIS ROGER, 2000, I giochi e gli uomini. La maschera e la vertigine, Bompiani, Milano.
MCKEOWN C. KEITH, 1942, Australian Insects. An Introductory Handbook, Royal Zoological Society of New South Wales, Sydney.
MORTON-WHEELER W., 1926, Les sociétés d’insectes, Doin, Paris.
PIERON HENRI, 1911, Les instincts nuisibles à l’espèce devant les théories transformistes, Scientia, vol. 9, pp. 199-203.
SIEGEL R., 1989, Intoxication. Life in Pursuit of Artificial Paradise, Dutton, New York.