Le erbe afrodisiache dei gatti

The aphrodisiacs herbs of the cats

Diverse specie di felini, dalle tigri ai gatti, rimangono inebriati dopo aver mangiato o masticato foglie di determinate erbe. Il caso più noto è quello dei gatti e dell’erba gattaia, la Nepeta cataria, una comune erba dei campi incolti, che non va confusa la “erba gattaia” venduta nei negozi di animali, che è una specie di graminacea la masticazione dei cui steli induce il vomito nei gatti e ne purga l’apparato digerente.

Le foglie essiccate di nepeta sono disponibili in commercio, solitamente ricucite dentro a delle specie di cuscini e sono vendute come “vivacizzanti e ringiovanenti” per i gatti domestici.

Si è visto che il contatto di un gatto domestico (Felis domestica) con la nepeta risulta in una successione di comportamenti in quattro fasi. Innanzitutto il gatto annusa la pianta (per l’olfatto umano le foglie hanno un odore affine a quello della menta). Quindi il gatto lecca le foglie e a volte le mastica. Spesso si interrompe per fissare il cielo con uno sguardo assente, poi agita velocemente la testa da un lato all’altro. In una terza fase il felino si strofina contro la pianta con il mento e le guance. Quindi ruota tutta la testa strofinando l’intero corpo contro la pianta. I gatti maggiormente sensibili agli effetti della nepeta danno dei colpi leggeri alla pianta con le loro schiene (Todd, 1962).

Se si offre a un gatto un estratto concentrato di nepeta, le reazioni sono più intense: egli contorce violentemente la testa, saliva abbondantemente e mostra i sintomi di una forte eccitazione del sistema nervoso centrale (Harney et al., 1978).

Presenta anche una stimolazione sessuale: il maschio ha un’erezione spontanea, la femmina adotta i tipici comportamenti dell’accoppiamento, miagolando e dando con il corpo “colpetti amorosi” contro qualunque oggetto che incontra.

Questa droga sembra agire particolarmente sulla sfera sessuale dei gatti e accentua nelle femmine l’andamento ondeggiante durante le “danze” preparatorie all’accoppiamento con il partner. E’ stata avanzata l’ipotesi che l’erba gattaia sia un tempo servita nello sviluppo evolutivo dei gatti selvatici per predisporli all’attività sessuale, come un afrodisiaco naturale primaverile.

I gatti domestici, molti dei quali passano la vita intera senza aver mai visto una pianta di erba gattaia, stanno perdendo la capacità di percepire gli effetti di questa loro droga e attualmente, fra le mura domestiche metropolitane europee, solamente il 50-70% dei gatti risponde ai suoi effetti. E’ stato determinato che la risposta o meno di un gatto alla nepeta è dovuta alla presenza o meno di un determinato gene (Todd, 1962).

Sino all’età di tre mesi i gatti appaiono insensibili agli effetti della nepeta. Secondo D. Barry (2005), un gatto con un unico genitore sensibile alla nepeta ha il 50% di possibilità di essere anch’esso sensibile alla nepeta, mentre un gatto che ha entrambi i genitori sensibili, ha il 75% di possibilità di essere sensibile alla droga. Questa sensibilità sarebbe indipendente dal sesso del gatto.

Altri studi condotti da Palen e Goddard (1966) hanno portato alle seguenti osservazioni: “un tipico rotolamento del corpo inizia con il gatto che preme il viso contro il pavimento, dove strofina la mandibola avanti e indietro, allungandosi progressivamente, con le zampe stese di fronte a lui, le orecchie tenute in avanti e gli artigli fuori. Il gatto quindi ruota la testa e ruota il corpo da una lato all’altro. La durata di questo rotolamento è estremamente variabile, poiché dura da alcuni secondi a 4-5 minuti e viene ripetuto da una a quindici volte. La reazione alla nepeta risulta indipendente dal sesso e dall’età”.

E’ noto che i gatti che hanno la possibilità di venire a contatto con la nepeta vi si avvicinano ogni giorno e, come è stato dimostrato da specifici studi etologici, essi sono “felici” e salubri allo stesso modo, se non maggiormente, dei gatti che non hanno questa possibilità.

nepetalattoneLa pianta di Nepeta cataria, come numerose specie congeneri, produce dei monoterpeni ciclopentanoidi (glucosidi iridoidi) volatili chiamati nepetalattoni (McElvain et al., 1941; Regnier et al., 1967a, 1967b). Questi composti sono responsabili dell’effetto inebriante nei felini (anche le tigri ne subiscono un effetto psicoattivo). Essi provocano effetti psicoattivi anche nell’uomo, sebbene di lieve entità (Jackson & Reed, 1969).

Ricerche di laboratorio hanno mostrato che la nepeta risulta psicoattiva e modifica il comportamento anche di altre specie animali, fra i quali insetti e topi. L’acido nepetalico è il più potente fra i composti prodotti da questa pianta (Harney et al., 1974).

E’ stato dimostrato che i nepetalattoni non producono effetto nei gatti se amministrati direttamente per os o via intraperitonale; è indispensabile, per conseguire l’effetto psicoattivo, che i gatti odorino questi composti (Waller et al., 1969).

E’ stato osservato che nell’urina dei gatti maschi, specie quando in amore, sono presenti sostanze ferormoniche simili in struttura ai nepetalattoni. E’ per questo motivo che i gatti reagiscono alla nepeta con comportamenti di natura sessuale. Ma i gatti che si drogano di nepeta subiscono anche delle vere e proprie allucinazioni. Li si vedono afferrare cose che non ci sono, giocare con “farfalle fantasma” svolazzanti nell’aria; altri abbassano le orecchie e si lanciano contro “gatti invisibili”; altri ancora si mostrano paurosi e “soffiano” contro qualcosa che non esiste.

Un’altra erba psicoattiva per i gatti è la comune valeriana (Valeriana officinalis L., famiglia delle Valerianaceae; si veda: Le erbe gattaie in Italia). In questo caso sono le radici ad attrarre i gatti. Pianta medicinale utilizzata dall’uomo sin dall’antichità come sedativo, antispasmodico e blando narcotico, si trovano riferimenti come erba gattaia già nei secoli scorsi.

Il medico napoletano Raffaele Valieri riportava che “quando si spande per terra un sacco di valeriana è curioso e piacevole lo spettacolo che danno i gatti al solo avvicinarsi alla valeriana: vi si rotolano per di sopra, la inalano ripetutamente ed infine sono presi da tremito, si rizzano i peli, danno salti disordinati, fanno mille strambotti di sfrenata ebbrezza coreica e finalmente perdono li senzi e cadono in assopimento, restando per lunga pezza eccitati ed ebetiti. E’ questo un fenomeno di analogia, che si avvicina al tremito, alla ebbrezza, alla fantasia ed allo stordimento che produce l’haschish nell’uomo” (Valieri 1887, p. 16).

In Norvegia i gatti sono attratti da una differente specie di valeriana, Valeriana sambucifolia; i gatti sono in grado di individuare le sue radici anche d’inverno nei campi liberi dalla neve. Il botanico norvegese S. Paulli riportò l’attrazione dei gatti per questa pianta già nel 1648 (Alm, 1992).

matatabi

Pianta di matatabi

I gatti giapponesi hanno una differente droga, le tenere foglie di una pianta chiamata matatabi (Actinidia polygama), che produce l’actinidina, un composto simili ai nepetalattoni (Hayashi, 1969). Il matatabi induce un effetto differente: i gatti, dopo averne masticate le foglie, si sdraiano sulla schiena, con le zampe all’insù, e stanno per un po’ di tempo immobili in questa posizione, in apparente e forse reale estasi.

La conoscenza del fenomeno dell’attrazione felina per le erbe gattaie è di lunga data. Per la Nepeta cataria, Albertus Magnus lo riportò nel suo De vegetalibus del 1200 d.C. (cap. VI). Per la valeriana i primi riferimenti parrebbero essere del 1400 (Brondegaard, 1973).

Procurare al proprio amato gatto un’erba gattaia significa offrirgli la possibilità di rapportarsi con una pianta per lui ancestrale, di inebriarsi a suo piacere con una droga sana e naturale, senza il pericolo di indurre un’assuefazione cronica. Il rapporto dei gatti con le erbe gattaie è generalmente di tipo stagionale, in particolar modo primaverile, e questi felini non sono soggetti ad alcuna crisi di astinenza nei lunghi periodi dell’anno in cui queste piante sono per loro inefficaci.

 

Si vedano anche:

Le ebe gattaie in Italia

Animali che si drogano

Uccelli ebbri

Animali che si curano

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ALM TORBJORN, 1992, Botanikk sett med katteoyne, Polarflokken, vol. 16, pp. 299-306.

BARRY DAVID, 2005, Catnip. The key chemical responsible for the herb’s frisk-inducing effects on felines is nepetalactone, Chemical Engineering News, vol. 83, n. 31, p. 39.

BRONDEGAARD V.J., 1973, Nepeta, Teucrium, Valeriana, Actinidia – Katteurter, Svensk Farmaceutisk Tidskrift, vol. 77, pp. 230-234.

HARNEY W. JOHN et al., 1974, Behavioral activity of catnip and its constituents: nepetalic acid and nepetalactone, Feder.Proceed., vol. 33, p. 481.

HARNEY W. JOHN, IVAN M. BAROFSKY & JOHN D. LEARY, 1978, Behavioural and Toxicological Studies of Cyclopentanoid Monoterpenes from Nepeta cataria, Lloydia, vol. 41, pp. 367-374.

HAYASHI T., 1969, Motor reflexes of cats to Actinidia polygama (Japan) and to catnip (U.S.A.), Theor. Odor Means. Proc., pp. 351-358.

JACKSON B. & A. REED, 1969, Catnip and the alteration of consciousness, Journal of the American Chemical Society, vol. 207, pp. 1349-1350.

MCELVAIN S.M., ROBERT D. BRIGHT & PAUL R. JOHNSON, 1941, The Constituents of the Volatile Oil of Catnip. I. Nepetalic Acid, Nepetalactone and Related Compounds, Journal of the American Chemical Society, vol. 63, pp. 1558-1563.

PALEN G.F. & G.V. GODDARD, 1966, Catnip and oestrous behaviour in the cat, Animal Behaviour, vol. 14, pp. 372-377.

REGNIER F.E., E.J. EISENBRAUN & G.R. WALLER, 1967a, Nepetalactone and epinepetalactone from Nepeta cataria L., Phytochemistry, vol. 6, pp. 1271-1280.

REGNIER F.E., G.R. WALLER & E.J. EISENBRAUN, 1967b, Studies on the composition of the essential oils of three Nepeta species, Phytochemistry, vol. 6, pp. 1281-1289.

TODD N.B., 1962, Inheritance of the catnip response in domestic cats, Journal of Heredity, vol. 53, pp. 54-56.

VALIERI RAFFAELE, 1887, Sulla canapa nostrana e suoi preparati in sostituzione della Cannabis indica, Tipografia dell’Unione, Napoli.

WALLER G.R., G.H. PRICE & E.D. MITCHELL, 1969, Feline Attractant cis,trans-Nepetalactone: Metabolism in the Domestic Cat, Science, vol. 164, pp. 1281-1282.

 

Un Commento

  1. enzo
    Pubblicato novembre 15, 2011 alle 11:23 pm | Link Permanente

    La stessa reazione che hanno per la nepeta i gatti la mostrano, anche se più attenuata di quella che trovo qui descritta, per le olive verdi. Mangiucchiano il frutto e poi strofinano il muso e il corpo contro le tracce oleose che lasciano sul pavimento.

2 Trackbacks

  1. Scritto da pianta di kiwi...attrazione per i miei mici!! il gennaio 8, 2012 alle 11:56 pm

    […] […]

  2. Scritto da Parliamo un po' a Marzo... - Pagina 155 il marzo 30, 2013 alle 10:22 pm

    […] Claudia, prova a dargli dell'actinidina…leggi qui! […]

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