Elefanti e alcol / Elephants and alcohol

Da tempo è nota la passione che hanno certi elefanti per l’alcol. In Africa questi pachidermi sono golosi dei frutti degli alberi di diverse specie di palme (doum, marula, mgongo, palmira). Quando maturi, questi frutti tendono a fermentare velocemente, alcuni quando sono ancora attaccati all’albero.

Gli elefanti si cibano dei frutti in fermentazione caduti al suolo, quindi agitano e colpiscono l’albero con la proboscide e con il corpo per farne cadere altri. Il processo di fermentazione del frutto produce alcol etilico in concentrazioni sino al 7% e questo processo continua ancora quando il frutto si trova nell’apparato digerente dell’animale, con conseguente produzione e assorbimento di ulteriori quantità di alcol.

Se sono in gruppo, la competizione fra gli elefanti fa si ch’essi mangino una maggior quantità di frutti nel periodo di tempo più breve possibile. Gli elefanti si ubriacano e ciò appare essere una conseguenza tutt’altro che accidentale. Essi ricercano l’effetto inebriante di questi frutti.

Mentre il branco è solito percorrere nella foresta non più di una decina di km al giorno, quando è il periodo della maturazione dei frutti di quelle palme (in particolare le specie di Borassus), i maschi adulti possono staccarsi dal branco per percorrere in un giorno la distanza di oltre 10 km che li separa dal luogo di crescita di quegli alberi, la cui localizzazione è a loro ben nota.

Gli elefanti ubriachi diventano ipereccitati, sobbalzano di fronte a suoni insoliti o a movimenti repentini di altri animali o dell’uomo. Si impauriscono facilmente e ciò li rende aggressivi, come reazione di difesa. Un branco di elefanti ubriachi è considerato un serio pericolo per gli uomini.

Gli elefanti vivono in gruppi con una struttura gerarchica matriarcale. I piccoli sono soliti mettere la loro proboscide nella bocca della madre per prendere e saggiare ciò ch’essa sta mangiando. E’ in questo modo che essi apprendono che cosa mangiare. Quando la madre si sta cibando di un frutto fermentato, anch’essi di conseguenza si inebriano e apprendono come conseguire lo stato di ebbrezza.

Recentemente, è stata messa in dubbio la possibilità che gli elefanti africani possano ubriacarsi mangiando i frutti della marula (Sclerocarya birrea (A. Rich.) Hochst, Anacardaceae), poiché è stato osservato che questi frutti vengono mangiati per lo più quando sono ancora acerbi e parrebbe non essere possibile l’aggiuntiva fermentazione interna dei frutti ingeriti. Inoltre, la quantità calcolata di alcol etilico necessaria per indurre uno stato di ebbrezza nell’elefante sarebbe di gran lunga superiore a quella dovuta a una pur grossa “scorpacciata” di frutti di marula (Morris et al., 2006). Da questa comunicazione scientifica si è diffusa erroneamente fra i media l’idea che il fatto che gli elefanti si ubriachino sia solo un mito, mentre, come evidenziato dai medesimi autori, gli accertati comportamenti bizzarri osservati fra gli elefanti che si cibano di marula sarebbero probabilmente da ricondurre a qualche altra sostanza psicoattiva non ancora nota, considerando il fatto che questi pachidermi si cibano anche della corteccia di questo albero. Inoltre, questo studio si è basato sull’osservazione del rapporto degli elefanti africani con il solo frutto della marula, e non è al momento estendibile alle altre fonti vegetali inebrianti usate da questi pachidermi.

Anche gli elefanti indiani del Bengala e dell’Indonesia sono attratti dai frutti fermentati che cadono al suolo, in particolare il grosso frutto del durian (Durio zibethinus). In realtà, diverse specie di animali cercano il frutto fermentato del durian: scimmie, orangutang, volpi volanti (specie di pipistrelli), elefanti. Perfino le tigri di Sumatra, per il resto carnivore, apprezzano moltissimo il frutto del durian, ma non è chiaro se mangiandolo si inebriano e se lo cerchino per questo scopo. E’ comunque nota ai nativi l’assoluta determinazione di questi felini nell’impossessarsi di questi frutti. Si racconta di casi in cui bambini che raccoglievano e trasportavano al villaggio cesti di questi frutti sono stati aggrediti da una tigre e che questa, invece di ucciderli, li ha privati del loro raccolto.

Gli elefanti che si ingozzano di frutti di durian ondeggiano e cadono al suolo in uno stato letargico. Le scimmie perdono la coordinazione motoria, fanno fatica ad arrampicarsi sugli alberi e agitano la testa. Le volpi volanti, che sono i più grossi pipistrelli del mondo, si cibano dei frutti fermentati di durian durante la notte. L’ebbrezza alcolica che ne consegue distorce il complesso sistema radar di cui sono dotati questi animali e per mezzo del quale si orientano nel volo notturno, sino a farli cadere al suolo (Siegel 1989, pp. 119-20).

Sono numerosi i casi di incidenti, anche fatali, dovuti all’incontro-scontro di uomini con elefanti ubriachi. Ad esempio, nel 1999 un gruppo di 15 elefanti che si erano ubriacati bevendo da barili di birra di riso, aveva percorso di corsa il villaggio di Prjapatibasti, nella provincia di Assam, in India, uccidendo quattro persone (BBC Online Network, Thursday, October 21, 1999); nel 2004 quattro elefanti, che si erano ubriacati bevendo birra di riso in un villaggio nella regione delle West Garo Hills lasciato abbandonato a causa del loro impetuoso arrivo, abbatterono un palo elettrico e ne rimasero uccisi (id., Friday, January 23, 2004).

Dumbo, l’immaginario elefante voltante dei cartoni animati, che cade in un barile di alcol e in conseguenza di ciò vede elefanti rosa che danzano nell’aria, origina dalla conoscenza che questi pachidermi in natura si ubriacano (Samorini, 2000, p. 38).

La conoscenza dell’attrazione per l’alcol da parte degli elefanti è di antica data. Eliano, che scriveva nel III secolo d.C., riportava nel suo Storie varie: “I corvi, quando si cibano della cosiddetta erba vinosa, sono colti da una sorta di delirio bacchico, e così anche i cani. Se invece bevono del vino l’elefante e la scimmia, l’uno perde coscienza della propria forza, l’altra della propria astuzia: e si lasciano catturare senza opporre resistenza” (I, 40, nella traduzione di C. Bevegni, 1996, Adelphi, Milano).

Nella sua altra opera Storie degli animali, Eliano riportava ancora: “Un elefante che fa parte di un branco e che è stato addomesticato, beve acqua; invece un elefante impiegato in azioni guerresche, beve vino; non vino d’uva, però, ma quello che gli Indiani ricavano dal riso o dalla canna” (XIII, 8, nella traduzione di M. Maspero, 1998, Rizzoli, Milano).

Lo scrittore persiano Nezami, nella sua opera Le sette principesse, scritta nel 1170 d.C., scriveva: “Il mio riso e la mia ebbrezza, se riportati all’essenza, sono risa di leone, ebbrezza d’elefante. Il leone, quando ride, versa sangue, e chi non fuggirebbe dall’elefante inebriato? Sono gli sciocchi che si ubriacano e cadono inconsci, gli svegli nel vino sono altra cosa.” (Nezami, 2002, p. 138).

ri_bib

MORRIS, S., HUMPHREYS, D. & REYNOLDS, D., 2006, Myth, marula, and elephant: an assessment of voluntary ethanol intoxication of the African elephant (Loxodonta africana) following feeding on the fruit of the marula tree (Sclerocarya birrea), Physiological and Biochemical Zoology, vol. 79, pp. 363-369.

NEZAMI, 2002, Le sette principesse, Rizzoli, Milano.

SAMORINI G., 2000, Animali che si drogano, Telesterion, Vicenza.

SIEGEL R., 1989, Intoxication. Life in Pursuit of Artificial Paradise, Dutton, New York.

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