Api e orchidee

Bees and orchids

 

Fra i comportamenti animali di assunzione di droghe psicoattive sono probabilmente da includere alcune relazioni fra i fiori e i loro insetti impollinatori.
Il nettare di diverse specie di orchidee contiene una vera e propria fucina di alcaloidi dalle proprietà psicoattive, e provoca negli insetti impollinatori un evidente disorientamento nel volo; per questo motivo sono stati chiamati “insetti ubriaconi”. Per alcune specie di orchidee del genere Epipactis la fonte inebriante potrebbe essere l’alcol etilico che si forma in seguito a fermentazione del nettare prodotto dai fiori (Lojtnant, 1974).

I fiori delle orchidee americane Catasetum, Cynoches, Stanhopea e Gongora non producono cibo, ma un profumo liquido. Le api impollinatrici di questi fiori incidono le parti fiorali. Il liquido fuoriesce dalla superficie graffiata e viene assorbito dalle api attraverso le zampe anteriori. Le api, che tornano ripetutamente alla fonte, mostrano movimenti impacciati, che sono stati interpretati come il risultato di un’ebbrezza (Dodson, 1962).

Anche per l’orchidea europea Epipactis helleborine (L.) Crantz parrebbe presentarsi il caso di offerta di nettare psicoattivo per i suoi insetti impollinatori. Nel nettare di questa pianta sono stati identificati diversi composti potenzialmente narcotici, quali derivati indolici, morfinici, e anche dell’etanolo, per via della sua fermentazione. E’ presente pure il metil-eugenolo, un composto coinvolto nelle proprietà psicoattive di diverse spezie e che ha un ruolo come attrattivo sessuale per i moscerini della frutta. E’ stato ipotizzato che nella Epipactis alcuni composti odorosi siano prodotti dal nettare per attrarre gli insetti impollinatori, mentre altri, dalle proprietà psicoattive, vengano prodotti per “drogare” questi insetti e prolungare quindi il loro “vagabondaggio” nei fiori, in modo tale da aumentare le probabilità di impollinazione (Jakubska et al., 2005).

M. Rothschild osservò che i calabroni si “ubriacano” dopo aver visitato fiori di piante di Asclepias, della famiglia delle Apocynaceae, ed è stato ipotizzato che ciò sia il risultato di cibarsi di nettare fermentato ricco in etanolo (Kevan et al., 1988).

È probabile che questa particolare associazione fra insetti e fiori, dove le piante ricompensano gli insetti impollinanti con una droga, sia molto più diffusa di quanto sinora osservato (Samorini, 2013).

 

Si vedano anche:

 

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DODSON C.H., 1962, The importance of pollination in the evolution of the orchids of tropical America, Bulletin of the American Orchids Society, vol. 31, pp. 525-34, 641-9, 731-5.

JAKUBSKA A. et al., 2005, Why do pollinators become “slugghish”? Nectar chemical constituents from Epipactis helleborine (L.) Crantz (Orchidaceae), Applied Ecology and Environmental Research, vol. 3(2), pp. 29-38.

KEVAN G. PETER et al., 1988, Yeast-contaminated nectar and its effects on bee foraging, Journal of Apicultural Research, vol. 27, pp. 26-9.

LOJTANT B., 1974, Toxic nectar, “drunken” wasps and orchids, Kaskelot, vol. 15, pp. 3-7.

SAMORINI GIORGIO, 2013, Animali che si drogano, Shake Edizioni, Milano.

Un Commento

  1. Giorgio Mercenaro
    Pubblicato ottobre 28, 2013 alle 9:11 pm | Link Permanente

    Molto curioso. G. Deleuze e F. Guattari, in “L’anti-Edipo”(1972), propongono una concezione materialistica e transindividuale dell’inconscio-macchina e citano proprio il caso della vespa e dell’orchidea come esempio esempio di un’ “apparato riproduttore transindividuale”. Trovo davvero molto curioso sapere che in questo processo di impollinazione le api si sballano, e credo che se gli autori avessero avuto questa informazione ci avrebbero ricamato sopra diverse pagine. E’ come la conferma del fatto che anche durante un amplesso non-umano, e addirittura nemmeno del tutto animale, si verifica quella che loro chiamerebbero una “produzione di inconscio”(potremmo dire un SNOC); è come trovare il corrispettivo psichico di un concatenamento macchinico non-umano di desiderio. E’ una dritta pazzesca. Di sicuro la infilo nella tesi.

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