Animali vari

Other animals

 

Di seguito vengono elencati altri casi di animali che si drogano.

Nelle Montagne Rocciose del Canada, la pecora dalle grandi corna passa attraverso i più grandi pericoli, fra profondi burroni e rocce taglienti, per raggiungere i luoghi dove cresce un lichene, di insignificante utilità alimentare, per divorarlo avidamente. Questo lichene, tinto di giallo e di verde, cresce sulle superfici rocciose. Certe pecore sono solite uscire dal gruppo per recarsi alla ricerca del lichene e per consumarlo in grandi quantità. Questo comportamento è così tenace che gli animali, a furia di raschiare la roccia, perdono l’affilatura dei denti, se non addirittura i denti frontali. La spiegazione di ciò è stata trovata dalle popolazioni native di Indiani, scoprendo gli effetti narcotici di quella specie di lichene: narcotici per l’uomo e per le capre (Engel, 2002).

I babbuini ricercano e mangiano il frutto rosso di un albero della famiglia delle Cycadaceae e non lo fanno in periodi di carestia, cioè per il motivo che non trovano altro di cui nutrirsi. Dopo aver mangiato di questo frutto, essi appaiono come ubriachi, con andatura barcollante, incapaci di muoversi velocemente e possono diventare facile preda dei cacciatori umani. Non sono mai stati osservati casi di morte diretta nell’uso di questo frutto nei babbuini, al contrario che nell’uomo, per il quale risulta velenoso. Il frutto produce una qualche sensazione piacevole o uno stato di euforia nei babbuini, i quali hanno probabilmente sviluppato una tolleranza nei confronti degli effetti tossici (Marais 1940).

L’arbusto del kava (Piper methysticum Forst, famiglia delle Piperaceae) è diffuso nelle isole della Melanesia e della Polinesia. Dalle sue radici gli indigeni ricavano una bevanda inebriante, che è consumata ancora oggi da buona parte della popolazione. Diversi racconti sull’origine della conoscenza umana di questo inebriante mitizzano l’evento della sua scoperta attraverso l’osservazione del rapporto che i topi (del genere Rattus exculans Peaple) intrattengono con la pianta del kava (si veda Kava e topi). Ad esempio, in un racconto originario delle Nuove Ebridi, un uomo vide più volte un topo che rosicchiava la radice del kava, morire e dopo un po’ di tempo tornare in vita. Così l’uomo decise di provare su di se gli effetti della radice e in tal modo originò l’uso del kava (De Felice, 1990, pp. 104-5). In effetti, sembra che i topi (ma anche i maiali) rosicchino le radici del kava nelle piantagioni e ne rimangano di conseguenza inebriati (Samorini 1995, p. 102).

I coltivatori di Cannabis devono fare i conti con animali avidi di questa pianta. Nelle Hawaii, mucche e cavalli ricercano come cibo prelibato i suoi fiori e ciò provoca in essi per un certo periodo un lieve barcollamento.

Nell’Europa orientale, gli agnelli entrano nei campi di canapa, brucano le piante e diventano “gaie e folli”. Negli anni ’50 un veterinario riportò un caso in Grecia di un agnello che si inebriava ripetutamente di Cannabis e che mostrava tuttavia uno sviluppo e un ingrassamento normali (Cardassis 1951, p. 973). Nel Nord America il cervo si infiltra nei campi di Cannabis e nel Sud America sono le scimmie a compiervi frequenti incursioni.

In Europa, la ginestra della specie Cytisus scoparius (L.) Link è una leguminosa che può indurre nell’uomo effetti psicoattivi o tossici – a seconda della dose. L. Lewin riportava che certe razze di pecore delle lande tedesche la prediligono. Perciò spesso la si semina nella landa e si fanno attraversare le pecore lentamente nella piantagione, senza permettere che vi si arrestino. Certi animali la mangiano con avidità e passione ed entrano così in uno stato di eccitazione, cui fa seguito la perdita completa della coscienza. In questo modo essi cadono più facilmente preda delle volpi o degli stormi di cornacchie. Vengono chiamati “gli ubbriaconi” (Lewin 1981(1924): II, p. 179).

Frutti ed altri materiali vegetali soggetti a fermentazione ubriacano animali di diverse specie, dagli insetti agli uccelli, ai mammiferi. Ad esempio, nell’America settentrionale il succhiatore di linfa – una specie di picchio – scava con il becco dei fori negli alberi per raggiungere e cibarsi della linfa. Questa linfa, quando esposta a una determinata temperatura, tende a fermentare, producendo alcol. La linfa attrae diversi altri animali – colibrì, scoiattoli ed altri succhiatori di linfa – i quali riescono a cibarsene attraverso il foro eseguito dal primo uccello e a causa della fermentazione della linfa si ubriacano.

Il più delle volte questi incontri con l’alcol sono considerati accidentali ma, come già osservato, non dovremmo esserne così certi, verificata la tendenza da parte degli studiosi osservatori a negare componenti naturali nell’uso delle droghe.

Parrebbe che anche le lumache siano attratte dall’alcol. In alcune regioni italiane i contadini, per disinfestare gli orti dalle invasioni di lumache, vi collocano dei contenitori bassi e ampi (i portavasi in plastica sono adatti all’uopo) in cui hanno versato un poco di birra o di vino. Si tratta di vere e proprie trappole per questi molluschi, i quali vi confluiscono a decine, ammassandosi gli uni sugli altri. Si formano così mucchi di lumache apparentemente inebriate e incapaci di muoversi, quindi facilmente catturabili ed eliminabili.

I contadini del nord Italia usavano un metodo simile per “invitare” i ricci a stabilirsi nei pressi dei loro orti. I ricci sono dei formidabili insettivori e la loro presenza negli orti assicura che cavoli e insalate non vengano divorati dagli insetti. I ricci sono attratti dall’alcol e deporre ogni tanto in mezzo all’orto una ciotola con una miscela di acqua e vino insieme a una manciata di larve assicura il fatto che questi piccoli mammiferi eleggono l’orto a loro dimora (Celli 1999, pp. 15-6).

Il chimico Paul Lindner (1923), esperto nelle fermentazioni, faceva presente che le larve del rodilegno rosso (Cossus cossus), il cervo volante e gli scoiattoli assorbono con avidità la secrezione di linfa in fermentazione delle querce e che con questa sorta di birra naturale raggiungono l’ebbrezza. Lennig scrive a tal proposito: “I cervi volanti dapprima cominciano a schiamazzare, poi cadono barcollando dall’albero, cercano di reggersi goffamente un po’ su una gamba un po’ sull’altra, ruzzolando ogni volta, e infine smaltiscono l’ubriacatura dormendo” [Reko 1996(1938), p. 182].

 

Si vedano anche:

Animali che si drogano

Animali che si curano

Elefanti e alcol

Le capre, il caffè e il khat

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CARDASSIS J., 1951, Intoxication des Équidés par Cannabis indica, Rec. Méd. Vétér., vol. 127, pp. 971-973.

CELLI GIORGIO, 1999, Vita segreta degli animali, Piemme, Casale Monferrato.

DE FELICE PHILIPPE, 1990 (1936), Le droghe degli dèi, Ecig, Genova.

ENGEL CINDY, 2002, Wild Health. How Animals Keep Themselves Well and What We Can Learn from Them, Houghton Mifflin, New York.

LEWIN LOUIS, 1981[1924], Phantastika, 3 voll., Savelli, Milano.

LINDNER PAUL, 1923, Entdeckte Verborgenheiten, Parey, Berlin.

MARAIS E., 1940, My Friends the Baboons, McBride, New York.

REKO A.VICTOR, 1996[1938], Magische Gifte, VWB, Berlino.

SAMORINI GIORGIO, 1995, Gli allucinogeni nel mito. Racconti sulle origini delle piante psicoattive, Nautilus, Torino.

SAMORINI GIORGIO, 2013, Animali che si drogano, Shake Edizoni, Milano.

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