Animali e omosessualità

Animals and omosexuality

 

La difficoltà di accettare l’idea che gli animali si droghino (si veda Animali che si drogano) trova strette similitudini con la difficoltà di ammettere che gli animali abbiano comportamenti omosessuali, e per tanto può risultare utile soffermarsi brevemente su questo comportamento animale, basandoci essenzialmente sul monumentale lavoro di Bruce Bagemihl del 1999, Biological Exuberance. Animal homosexuality and natural diversity.

Negli ultimi due secoli, gli etologi hanno acquisito una quantità enorme di osservazioni riguardanti questo tipo di comportamento, riscontrato scientificamente in oltre 450 specie fra mammiferi e uccelli, e aneddoticamente in un numero ben maggiore di animali, inclusi gli insetti. E tutto ciò non solo in cattività, fra le psicolabilizzanti sbarre di una gabbia, bensì ancor più frequentemente in natura. Sfregamenti genitali, masturbazioni reciproche, baci, abbracci erotici, sesso orale, stimolazione anale e altre attività sessuali sono state osservate fra individui del medesimo sesso, sia maschili che femminili, e non solo: vengono anche sviluppati comportamenti omosessuali che vanno oltre la mera attività sessuale, quali il corteggiamento e l’affettività, sino alla formazione di coppie stabili del medesimo sesso, con tanto di convivenza nel nido o nella tana, e di cura ed educazione della eventuale prole, ottenuta evidentemente con rapporti esterni alla coppia omosessuale. La mole di questo tipo di dati basati sull’osservazione resta comunque esigua di fronte all’ostinazione a non voler riconoscere comportamenti omosessuali fra gli animali.

Per comprendere la cecità con cui sono sviluppati gli studi etologici, è sufficiente notare la seguente tecnica d’osservazione che viene ancor oggi insegnata agli studenti nei corsi di etologia: quando si osservano due animali in accoppiamento, per determinare il loro genere – nel caso, frequente ad esempio fra gli insetti, in cui le caratteristiche estetiche macroscopiche non lo evidenzino in forma immediata – è sufficiente determinare il sesso di uno dei due animali, poiché l’altro animale è di conseguenza del sesso opposto; in tal modo si minimizza l’invasività dell’indagine umana, lasciando il più possibile in pace i due amanti animali: un principio di indubbio valore etico che mette in buona luce il coscienzioso etologo. Ma una siffatta tecnica metodologica ha contribuito all’invisibilità dell’omosessualità animale, un po’ come l’eccessiva interpretazione come evento accidentale di un animale in evidente stato d’ebbrezza ha contribuito all’invisibilità dell’atto intenzionale animale di drogarsi.

La ricerca etologica – quella seria – non ha solo scoperto l’omosessualità animale, ma ha anche accertato nelle coppie eterosessuali animali l’esistenza di un’ampia gamma di attività sessuali senza finalità procreatrici, un’idea inammissibile per la biologia e il darwinismo ortodossi. In pratica, quasi tutta la gamma delle pratiche sessuali umane, ad eccezione forse di quelle sado-maso, è stata riscontrata fra gli animali, dall’omosessualità di coppia al travestitismo, dalla pedofilia e l’incesto alle relazioni a tre, dalla bisessualità all’impiego di oggetti per la masturbazione, in guisa di vibratori o dildo. A titolo d’esempio, sono stati osservati in natura orangutan maschi praticare un foro in una foglia deliberatamente staccata da un albero, inserirvi il loro pene eretto e muovere quindi velocemente la foglia “su e giù” sino a raggiungere l’orgasmo. Le femmine orangutan staccano invece pezzi di rami o raccolgono pietre di forma allungata per poi sfregarseli contro il clitoride o inserirli nella vagina e “manovrarli” a loro piacimento, non prima di aver lubrificato questi oggetti con la loro saliva.

Eppure, una buona parte degli etologi attuali è ignara di questi dati forniti dalla loro medesima scienza. La eterocentricità e l’omofobia ampiamente diffusa fra i ricercatori fa sì che questo indiscutibile dato continui a essere eluso o al massimo interpretato con ipotesi in palese contraddizione con i dati e che in certi casi rasentano il ridicolo.

L’interpretazione più diffusa interpreta l’omosessualità animale come un comportamento di dominanza, parallelamente all’interpretazione omofoba dell’omosessualità umana in meri termini di dominanza-sottomissione, quando né negli uomini né negli animali questo tipo di relazione è statisticamente prioritario, e quando, soprattutto, il rapporto di dominanza-sottomissione è sviluppato in maniera più diffusa nei comportamenti eterosessuali. Altri zoologi hanno interpretato l’omosessualità animale come un comportamento di un individuo stressato che con la forza impone l’attività omosessuale su un altro individuo del medesimo genere; un’ipotesi che non è supportata da alcuna evidenza oggettiva e che è puro frutto della fantasia di chi l’ha pronunciata.

Esiste poi una linea interpretativa che nega la lettura sessuale di certi comportamenti: due scimmie femmine che si abbracciano, allargano le gambe e si sfregano a lungo i clitoridi emettendo grida di gioia, viene visto come un atteggiamento di saluto, di pacificazione, di rassicurazione, di rafforzamento del legame sociale, o addirittura di “scambio di cibo” (?), pur di non definirlo come un comportamento sessuale, e quindi omosessuale. Un’altra linea interpretativa vede gli atti omosessuali animali frutto di incompetenza e di confusione, cioè gli animali non si accorgerebbero che il loro partner è del loro medesimo sesso!

Due femmine Bonobo che sfregano i genitali fra di loro in una posizione ventrale-ventrale, emanando ululati di gioia. Per gli etologi questo comportamento ha lo scopo di "ridurre la tensione e di aumentare l'affiliazione sociale", e non ne vogliono sapere di vedervi un normale comportamento omosessuale per la ricerca del piacere (Palagi & Mancini, 2011, fig. 3, p. 123)

Due femmine Bonobo che sfregano i genitali fra di loro in una posizione ventrale-ventrale, emanando ululati di gioia (Palagi & Mancini, 2011, fig. 3, p. 123)

Resta il fatto che la maggior parte degli etologi e degli zoologi continua a considerare l’omosessualità animale come un’abnormalità o una patologia, allo stesso modo in cui si continua a considerare tale l’omosessualità umana. E’ sufficiente osservare i titoli delle comunicazioni scientifiche che riportano i dati sull’omosessualità animale – “Perversione sessuale negli scarafaggi maschi”, “Disturbi sessuali fra i babbuini”, “Comportamento sessuale abnormale….”, “Aberrazioni sessuali….”, ecc. – per comprendere quanto lo studio del comportamento omosessuale animale, ma in realtà di tutto il comportamento sessuale animale, sia limitato dai rigidi tabù morali degli studiosi. I luoghi comuni interpretativi più diffusi e più “rassicuranti”, sebbene non vengano mai confermati, riguardano lo “squilibrio ormonale” e la “aberrazione degli organi sessuali”. Il fatto che tali interpretazioni fisiologiche non siano mai confermate è offuscata dall’importanza della funzione “rassicurante” implicita in questo tipo di interpretazioni.

Fino a non molti anni fa – e in alcuni casi ancor oggi – si sono visti zoologi, biologi e veterinari di zoo praticare le più inquietanti sperimentazioni, sino ad arrivare alla lobomotizzazione dell’animale, pur di “guarirlo” dalla sua patologia e pur di risolvere il problema morale umano dell’imbarazzo dei genitori che portano allo zoo i loro bimbi e che si trovano di fronte alla visione, ad esempio, di atti di sodomia fra due scimmie maschi.

Fortunatamente, come in altri campi della ricerca scientifica, qualcosa di nuovo si sta comunque facendo strada anche nella zoologia; nuovi paradigmi, come quello dell’Esuberanza Biologica, liberi dalle morse moraliste e, soprattutto, dalla conflittualità fra scienza e religione che per secoli ha limitato l’obiettività scientifica, sono in corso di formulazione, oggetto di derisione, e in attesa di future accettazioni (Samorini, 2013).

 

Si vedano anche:

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BAGEMIHIL BRUCE, 1999, Biological Exuberance. Animal homosexuality and natural diversity, St- Martin’s Press, New York.

PALAGI E. & G. MANCINI, 2011, Play and primates: social, communicative, and cognitive aspects of one of the most puzzling behaviour, Atti della Società Toscana di Scienze Naturali e Matematiche, Serie B, vol. 118, pp. 121-128.

SAMORINI GIORGIO, 2013, Animali che si drogano, Shake Edizioni, Milano.

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