La segale cornuta o ergot

The ergot (Claviceps spp.)

 

Ergot ed ergotismo

Due sclerozi di ergot (Claviceps purpurea) cresciuti su una spiga di grano (Triticum)

L’ergot o segale cornuta – Claviceps purpurea [Fr.] Tul., Clavicipitaceae – è un fungo parassita di numerose specie di graminacee selvatiche e di cereali. Questo fungo produce un copioso gruppo di alcaloidi ergolinici che hanno in comune come nucleo l’acido lisergico, di cui il più famoso è l’ergotamina, e i cui effetti farmacologici sono noti e studiati da tempo. In particolare, studi di sintesi che partivano dall’ergotamina portarono nel 1943 Albert Hofmann alla scoperta dell’LSD (dietilamide dell’acido lisergico) e delle sue proprietà allucinogene (Hofmann, 1979). Pur non essendo nota la presenza di questa molecola nel regno vegetale, l’ergina (ammide dell’acido lisergico), alcaloide di vicina struttura chimica e dotato di affini proprietà psicofarmacologiche, viene prodotta da diverse specie di ergot, così come da specie di piante convolvulaceee originarie del Mesoamerica, appartenenti ai generi Rivea e Ipomoea, i cui semi sono utilizzati come agenti psicotropi in rituali sciamanico-terapeutici sin dai periodi precolombiani (si veda I semi “parlanti” messicani).

L’ergot è tristemente famoso per le stragi umane di cui è stato responsabile, nelle intossicazioni collettive del periodo medievale che vanno sotto i nomi di ergotismo, “Fuoco di S. Antonio”, “Male degli Ardenti”, “Fuoco Sacro”; termini sotto cui, nella tarda antichità e nel Medioevo, era riunito un insieme di malattie che avevano in comune affezioni dermiche accompagnate da forti sensazioni di bruciore e che potevano culminare nella putrefazione della pelle o nel distacco degli arti. La medicina moderna ha riconosciuto fra queste l’Herpes Zoster, l’erisipela e l’ergotismo (Gelmetti, 2010). Alcune delle intossicazioni di massa avvenute nel periodo medievale raggiunsero proporzioni disastrose, con decine di migliaia di intossicati, attraverso l’uso massivo delle farine e dei pani infettati dall’ergot. Non essendo note le reali cause di una simile malattia, che si sviluppava classicamente in due forme – l’una “gangrenosa” e più grave, l’altra “convulsiva” e allucinatoria – essa era considerata un’epidemia al pari del morbo nero e del colera (Colella, 1969; Matossian, 1989; Tarsia, 2011).

sx: Affresco della cappella di S. Antonio a Waltalingen, Svizzera, dove è raffigurato il santo che benedice gli infermi affetti da ergotismo; dx: intarsio in legno con raffigurazione di S. Antonio e un malato di “fuoco sacro” (ergotismo) (da Stoll, 1948, fig. 5 e 7).

L’aspetto più appariscente di questo fungo inferiore della famiglia delle Clavicipitaceae consiste nello “sclerozio”, una massa miceliare compatta, per lo più oblunga, di colore scuro-purpureo, che si sviluppa sulla spiga della graminacea ospite durante il periodo della sua maturazione, al posto di un chicco; è generalmente più grande del chicco stesso, per cui fuoriesce dalla spiga e diventa evidente. Questi sclerozi contengono elevate concentrazioni di alcaloidi; le loro dimensioni e il loro volume sono direttamente proporzionali alle dimensioni del chicco maturo di ogni determinata specie di graminacea. Lo sclerozio di ergot del grano o della segale è 10-30 volte più grosso di quello che cresce nelle minuscole spighe di Nardus stricta L. o di Cynodon dactylon (L.) Pers. Il livello di infezioni della spiga è variabile e possono trovarvi posto da uno a dieci, sino a venti sclerozi di ergot.

Sclerozi di ergot su spiga di Dactylis glomerata

Nel Bacino del Mediterraneo l’ergot è reperibile approssimativamente da luglio a ottobre-novembre su differenti spighe di graminacee selvatiche, durante i loro differenti periodi di maturazione. In Italia chi scrive ha più volte osservato sclerozi di ergot sulle spighe di Cynodon dactylon o di specie di Lolium fiorite e maturate nel tardo autunno. L’ergot infetta spighe di graminacee che crescono dal livello del mare alle altitudini alpine dei 2000 metri. Per via dell’utilizzo degli anticrittogamici nelle culture agricole, oggigiorno l’ergot infetta raramente le spighe dei campi coltivati, ma su quelle delle graminacee selvatiche vi cresce con una certa frequenza e abbondanza. E’ più diffuso nelle annate piovose e umide che in quelle secche.

Nell’ergot della specie Claviceps purpurea, la variabilità qualitativa e quantitativa dei diversi alcaloidi è molto estesa. Alcuni ceppi non producono alcaloidi, altri producono principalmente gli alcaloidi tossici, altri ancora producono principalmente – e in qualche caso solamente – gli alcaloidi psicoattivi. Ad esempio, un ceppo di ergot isolato nella regione del Missisipi dal Cynodon dactylon (“Bermuda grass”), una graminacea molto comune anche in Europa, produce significative quantità di alcaloidi, di cui il 30% è risultato essere ergonovina e il 22% ergonovinina, entrambi psicoattivi (Porter et al., 1974). Un ceppo di Claviceps paspali isolato dalla graminacea Paspalum distichum L. nei dintorni di Roma, ha mostrato produrre principalmente ergina, iso-ergina e i due isomeri della metil-carbinolamide dell’acido lisergico (Arcamone et al., 1960). Un dato importante e sfuggito all’attenzione degli studiosi si basa su un’indagine eseguita su ceppi di C. paspali isolati da Paspalum dilatatum Poir. di diverse regioni geografiche e messe in coltivazione (culture sommerse). Il micelio di un ceppo della Nuova Guinea ha mostrato un contenuto di alcaloidi, di cui il 90% era costituito da ergina e iso-ergina, il 4% da ergonovina ed ergonovinina, e il restante 4% da alcaloidi clavinici (Kobel et al., 1964). Quindi, la quasi totalità degli alcaloidi è psicoattiva e, almeno in teoria, quel micelio e i relativi sclerozi sarebbero direttamente ingeribili per conseguire effetti psicoattivi. Il caso della Nuova Guinea dimostra la possibilità dell’esistenza di ceppi di ergot totalmente psicoattivi.

Un dato sorprendente riguarda la specie Claviceps sorghi McRae, che in India infetta il sorgo (Sorghum bicolor (L.) Moench), e che, a differenza delle altre specie di Claviceps, tutte producenti alcaloidi ergolinici tetraciclici, produce caffeina. Questo è per ora l’unico ritrovamento di tale alcaloide xantinico dalle note proprietà stimolanti fra i funghi (Bogo & Mantle, 2000; Bogo et al., 2003).

Sclerozi di ergot su spiga di Elymus repens (L.) Gould

La variabilità degli alcaloidi ergolinici può dipendere in prima istanza dal tipo di pianta ospite. La sola C. purpurea infetta nel mondo almeno 450 specie di piante, quasi tutte graminacee. C. paspali ne infetta 36, C. pusilla 35, C. nigricans 12, ecc. (Grasso, 1955, 1957; Samorini, 1987). La tassonomia del genere Claviceps è piuttosto controversa: Langdon (1954) distingue 26 specie, Grasso (1955) ne considera una quarantina, Gröger (1972) ha radunato una lista di 32 specie, mentre Parbey (1998) riconosce nuovamente una quarantina di specie.

 

Altri esseri viventi producenti gli alcaloidi dell’ergot

Oltre che nel genere Claviceps, gli alcaloidi dell’ergot sono prodotti anche in altri generi della famiglia delle Clavicipitaceae, in particolare Balansia e Acremonium. I funghi del genere Balansia infettano le graminacee e alcune specie di Cyperaceae e sono causa di intossicazioni ergotico-simili nel bestiame. Vi sono anche indizi sull’uso tradizionale delle Balansia come agenti psicoattivi. Nell’Amazzonia peruviana le spighe di Cyperus prolixus H.B.K., infettate da B. cyperi Edg., sono usate come additivo all’ayahuasca, mentre le sue radici seccate sono mescolate col tabacco e sono considerate allucinogene quando fumate. Il fungo infetta soprattutto i rizomi della pianta ospite. Le radici di diverse specie di Cyperus, per lo più note col termine di piri-piri, sono utilizzate in Amazzonia come contraccettivi induttori del parto ed emostatici, cioè sono dotate di proprietà affini a quelle della segale cornuta (Lewis e Elvin-Lewis, 1990; Plowman et al., 1990).

Gli alcaloidi dell’ergot sono presenti anche nei semi di diverse specie di Convolvulaceae dei generi Ipomoea, Convolvulus, Rivea (Taber & Vining, 1963; Paulke et al., 2015). In questi ultimi anni si è compreso che gli alcaloidi ergotici non sono prodotti direttamente da queste piante, bensì da funghi della famiglia delle Clavicipitaceae (Periglandula spp.) che le infettano (Steiner et al., 2011; Steiner & Leistner, 2012; Beaulieu et al., 2013).

Germinazione multipla di uno sclerozio di ergot (Claviceps purpurea) in coltivazione in vitro (da Stoll, 1948, fig. 1)

Nel Paraguay ritroviamo gli sclerozi di C. paspalis che infettano spighe di Paspalum plicatilum Michx e P. unispicatum (Scrib. et Meer.) Nash. Il secreto dolciastro (“melata”) che si forma sulle spighe per via dell’infestazione di Claviceps viene succhiata da api e vespe; queste producono di conseguenza un miele che induce nell’uomo vertigini, mal di capo ed ebbrezza. Con questo miele gli indios Macai producono una birra dagli effetti inebrianti dirompenti (Arenas, 1987, cit. in Rätsch 1998: 643-4).

In India, le due graminacee Eleusine coracana (L.) Gäertn. e Setaria glauca (L.) Beauv. sono chiamate col nome sanscrito soma e sono state quindi associate alla bevanda e divinità inebriante vedica del Soma. Greene (1992) ha recentemente ipotizzato che la bevanda del soma potesse essere ricavata dall’ergot infestante la specie di Eleusine (per una discussione dell’ipotesi di Greene si veda Ott, 1994, 1998). Sebbene non sia sufficiente per identificare il soma originario con l’ergot, il fatto che due specie di graminacee siano tradizionalmente chiamate col nome di una bevanda inebriante appare di significativa importanza nel contesto delle argomentazioni che si stanno qui esponendo.

Sempre in India, la specie Paspalum scrobiculatum L., nota come kodo, è stata addomesticata da almeno 3000 anni, ma alcune sue varietà sono dotate di proprietà tossiche o psicotrope (a seconda soprattutto del tipo di approccio culturale) (Wet et al., 1983). I Lodha ingeriscono l’involucro esterno (pula) dei suoi chicchi “per allucinare” (Pal & Jain, 1989); questi chicchi sono considerati in tutta l’India dotati di effetti narcotico-velenosi e inducono il delirio nell’uomo e negli animali. L’avvelenamento con questi semi produce i seguenti sintomi: tremore, vertigine, sudorazione e incapacità di parlare e di inghiottire. Non sono stati registrati casi fatali e i sintomi scompaiono dopo 24 ore. Alcune varietà di questa pianta (nota col termine varagu nella lingua tamil) non sono tossiche (Ayyar e Narayanaswamy, 1949). E’ interessante notare che la popolazione Bhil dell’India centrale si nutre di P. scrobiculatum come pianta principale della dieta alimentare, ma viene consumata solo dopo averne puliti i chicchi, che sono poi tritati in un mortaio e lavati con acqua prima calda e poi fredda per tre o quattro volte; un procedimento che evidentemente detossifica i chicchi (Aaronson, 1988). Nell’antica medicina Ayurvedica i chicchi di P. scrobiculatum erano descritti come “dolciastri e amari, tonici, antidoto ai veleni, utili nel trattamento delle ulcere; causano costipazione e flatulenza, scombinano l’equilibrio fisiologico del corpo e portano ad allucinazioni e disuria” (Caius, 1935, cit. in Aaronson, 1988: 346).

Anche nell’Africa occidentale una varietà del Paspalum scrobiculatum L. (var. polystachyum Stapf) induce intossicazioni di natura psicotropa. E’ una specie infestante delle culture di riso, ed è difficile separarla da questo cereale alimentare. Nel Sudan occidentale è chiamata in lingua bamana (Bambara) borobia, barabouya, barabouya-ba, le cui etimologie parrebbero tradire la conoscenza delle sue proprietà tossiche. Ma v’è di più: sembra che presso alcune etnie le proprietà psicotrope di questo Paspalum siano apprezzate e utilizzate da determinati individui. In idioma malinké, nella regione di Siguiri, è nota l’espressione: “Tu non puoi fare questa cosa, nemmeno se mangi un piatto di boromb’ia” (dove boromb’ia è un altro nome popolare della varietà di Paspalum scrobiculatum in esame). Nella Guinea Equatoriale i semi di boromb’ia sono noti per indurre tremori e “occhi aperti”. Interessante quanto riportato da un informatore Soussou: “Vi sono persone che raccolgono separatamente il boromb’ia e lo mangiano preparandolo come il riso. I grandi marabout [capi religiosi mussulmani] quando sono in ritiro ne mangiano (o ne mangiavano) quando non hanno ancora terminato il loro “lavoro”. Per una settimana non escono. Lo fanno spesso ma non tutti; lo fanno solamente coloro che sono competenti” (Portères, 1959, p. 683).

Nella penisola della Melanesia le radici della graminacea Panicum sarmentosum Roxb. vengono masticate insieme alla noce di betel come afrodisiaco (Perry, 1980). Nel Tanganika (Tanzania) i fiori della graminacea Cymbopogon densiflorus Stapf. sono “fumati da soli o con tabacco dagli stregoni per indurre dei sogni. Si dice che tali sogni siano premonitori” (Altschul e Lipp, 1982).

Nel corso di riti religiosi i Balanta della Guinea Bissau (Africa) usano gli estratti acquosi preparati dalle radici di una pianta, chiamata tchúnfki, per via delle loro proprietà psicoattive. La pianta è stata identificata come Securidaca longipedunculata Fres., della famiglia delle Polygalaceae. Chimici italiani hanno individuato nelle sue radici alcaloidi dell’ergot, fra i quali elimoclavina, deidroelimoclavina e un nuovo composto ergolinico (Costa e Bertazzo, 1992; Scandola et al., 1994). E’ stato evidenziato come questo dato possa essere considerato un’ulteriore conferma all’ipotesi che il ciceone dei Misteri Eleusini fosse a base di ergot (Samorini, 1996). Le radici della medesima pianta sono utilizzate nel Malawi, nel distretto di Nsanje, insieme ad altre tre piante, per indurre uno stato di “possessione spiritica” (Hargreaves, 1986) e presso i boscimani Kung del Sud Africa nel corso di sedute di cura, con probabili implicazioni psicofarmacologiche (Winkelman e Dobkin de Rios, 1989).

Un dato sorprendente riguarda il ritrovamento di alcaloidi ergotici nel mondo animale, nello specifico in invertebrati marini: nella lumaca spazzina Pleurobranchus forskalii (Wakimoto et al., 2013) e in specie di ascidi del genere Eudistoma (Makarieva et al., 1999).

 

I “pani maledetti”

Diverse specie di muffe, per lo più appartenenti ai generi Aspergillus e Penicillium, infestanti le farine o abitanti fra le cariossidi delle spighe di varie graminacee, producono alcaloidi dell’ergot e altre micotossine a nucleo indolico (Samorini, 1997). L’intossicazione collettiva di Pont-Saint-Esprit, un villaggio della Francia meridionale, che si verificò nel 1951 e coinvolse più di 300 persone, fu causata dal pane distribuito da un medesimo fornaio. Attribuita inizialmente alla presenza di ergot (Bouchet, 1980), è risultato più probabile che la farina fosse infestata da A. fumigatus Fres., una muffa che produce festuclavina, fumigaclavina e altri derivati dell’ergot (Moreau, 1982). E’ pure assai probabile che questi microorganismi siano stati la vera causa di intossicazioni collettive umane dei periodi medievali, confuse e associate all’ergotismo vero e proprio (il “fuoco di S. Antonio”).

L’ipotesi dei “pani maledetti”, cioè dei pani e delle farine contaminate da queste muffe, è stata presa in considerazione in diversi studi con un approccio antropologico e folclorico al fenomeno delle possessioni e delle isterie collettive nei periodi medievali. I dati chimico-farmacologici sull’ergot di cui oggi disponiamo e certi particolari delle fonti storiche sembrano incontrarsi per giustificare la definizione di un terzo tipo di ergotismo, quello “psicoattivo”, accanto alle due note forme (“nervosa” e “gangrenosa”) dai quadri sintomatologici più definiti e dalle conseguenze più gravi. A differenza di queste due ultime forme, l’ergotismo “psicoattivo” il più delle volte si sarebbe manifestato con sintomi “clinicamente” trasparenti, confusi in quel ribollio di esperienze psichiche che caratterizzava la vita medievale occidentale (Samorini, 1991). Nel 1723 un certo J.G. Andreas descrisse l’epidemia da ergotismo che si era diffusa nella Slesia in quegli anni: “Le manifestazioni del morbo variavano molto a seconda dei pazienti. Alcuni erano scossi da contrazioni dolorosissime; altri, simili a estatici, piombavano assopiti in un sonno profondo; terminato il parossismo, si svegliavano e parlavano di varie visioni. Una donna di Lignitz, vittima del male ormai da tre anni, era tenuta dal popolo in conto di indemoniata; un bambino di nove anni cadeva in accessi simili a quelli degli epilettici, da cui usciva parlando delle visioni avute. La gente attribuiva tutto ciò a una causa soprannaturale” (cit. in Ginzburg, 1989: 285).

 

Il genere Lolium

Sclerozi di ergot su spiga di Lolium italicum

Non va dimenticato il complesso botanico, biochimico e neurotossicologico associato al genere Lolium, sempre della famiglia delle Graminaceae. Sin dall’epoca greco-romana era nota la tossicità del L. temulentum L., chiamato in greco antico aira e il cui nome popolare italiano è zizzania. Ruck ha raccolto i seguenti dati su questa graminacea infestante, ampiamente diffusa nel passato fra i campi di cereali: “Gli antichi Greci erano a conoscenza delle proprietà psicotrope dell’aira. Poiché il dottor Hofmann ha evidenziato il fatto che la pianta del Lolium non ha di per se stessa alcuna attività farmacologica, queste tradizioni antiche circa l’aira o thyaros, la “pianta della frenesia”, come veniva chiamata (Pseudo-Dioscoride, de Mat.Med., II. 100), devono essere intese come indicative di conoscenza delle proprietà psicotrope dell’ergot (Ruck, in Wasson et al., 1978: 116).

Aristotele (de Somno, 456 b29) considerava l’aira un sonnifero che causava una pesantezza analoga all’effetto di certi vini. Sappiamo, inoltre, ch’egli sta parlando dell’ergot che cresce sull’aira in Grecia, poiché Teofrasto (Hist.Plant., VIII.8.3) ci dice che l’aira che cresce in Sicilia differisce da quello della Grecia proprio per la mancanza delle proprietà psicotrope. Anche nella letteratura latina troviamo testimonianze specifiche sull’attività allucinogena del Lolium. In una commedia di Plauto (Miles Gloriosus, 315-23) un personaggio dice a qualcuno che deve avere mangiato loglio perché vede cose che non ci sono. Anche Ovidio (Fasti, I.691.7) riferisce dell’effetto della pianta sugli occhi e Plinio (Hist.Nat., XVIII, 44) riporta che il pane fatto con farina contaminata con loglio causa vertigine. I contadini greci solitamente rimuovevano l’aira dai chicchi coltivati usando uno strumento simile a un vaglio chiamato airapinon o “bevitore di aira“, una parola che era apparentemente una metafora folklorica per l’ubriacone dalla vista annebbiata intossicato con aira. In Asia e in Grecia i padroni dei bagni, quando volevano mandare via la folla, buttavano semi di loglio sulle braci (Plinio, Hist.Nat., XVIII, 156-9) (Samorini, 2015).

A proposito dell’airapinon, si potrebbe generalizzare la sua funzione a numerose altre graminacee ergotate; proprio perché gli sclerozi di ergot sono più grandi (generalmente più lunghi) dei chicchi di una data graminacea, strumenti del tipo del vaglio, come l’airapinon, risultano adatti per separarli fra loro. E’ sufficiente utilizzare una “maglia” con le aperture dalle adatte dimensioni e il vaglio può acquisire la funzione di “filtro” per l’ottenimento di granaglia alimentare purificata dalla presenza dell’ergot, o altrimenti per la raccolta dei soli sclerozi di ergot, per fini evidentemente non alimentari (Samorini, 2008). Nel XVII secolo Ovidio Montalbani suggeriva di “disavelenare il loglio” facendolo fermentare nell’acqua prima di seccarlo nel forno (Camporesi, 1981).

A Piero Camporesi (1980) spetta il merito di aver evidenziato il significativo ruolo che i pani “alloiati”, nei quali rientrava come ingrediente più o meno principale il L. temulentum, insieme ad altri pani prodotti con le più disparate e dubbie specie di graminacee e di leguminose selvatiche, hanno avuto nelle persistenti dimensioni psichiche, già di per se allucinanti, in cui si veniva a trovare la popolazione rurale nei frequenti tempi di carestia del medioevo europeo. Il L. temulentum, la zizzania della nota parabola di Cristo nel Nuovo Testamento, un tempo era diffusa nei cereali primaverili, soprattutto nell’orzo e nell’avena (Behrendt e Hanf, 1982), ma può germinare, fiorire e fruttificare in un periodo di tempo di diversi mesi ogni anno. In Perù, nella valle di Chiquian (Ancash) i semi di L. temulentum sono aggiunti alla chicha di mais – una bevanda fermentata – affinché sia maggiormente inebriante (mareadora) (Soukup, 1970: 248). La biochimica del genere Lolium è molto complessa. Le parti aeree di L. temulentum, L. perenne L. e altre congeneri contengono gli alcaloidi lolina e perlolina, le cui proprietà farmacologiche non sono ancora chiarite (Dannhardt e Steindl, 1985; Jeffreys, 1964). L. perenne produce anche armano e ß-carbolina, dalle note proprietà MAO-inibitrici (Bush e Jeffreys, 1975; Karimoto et al., 1964) e non si deve dimenticare che le spighe di queste specie di Lolium sono frequentemente infestate dall’ergot.

 

Proprietà psicoattive degli alcaloidi dell’ergot

Sant’Antonio circondato da malati di ergotismo. Staatliche graphische Sammlung, Monaco (da Hofmann, 1978, p. 2, fig. 2)

Per quanto riguarda le proprietà psicoattive degli alcaloidi dell’ergot, è il caso di osservare che l’ergotamina è stata sospettata degradarsi in composti psicotropi, quali l’etilamide dell’acido lisergico (Emerson, 1973). La possibilità di trasformazioni microbiologiche degli alcaloidi presenti nell’ergot in composti meno tossici e maggiormente psicoattivi è quindi da aggiungere fra le possibilità della generale ipotesi ergotica dei Misteri Eleusini (si veda I Misteri Eleusini).

Restano da valutare le poche autosperimentazioni con alcaloidi dell’ergot sino ad oggi effettuate. Particolare attenzione è stata prestata all’ergonovina, – originalmente denominata con i nomi di ergobasina, ergometrina, ergotocina ed ergostetrina – uno dei principali alcaloidi dell’ergot solubili in acqua. Nel 1955 troviamo l’ergonovina coinvolta in uno studio comparativo con l’LSD e altre sostanze psicoattive per i loro effetti psicologici sull’uomo. Con una dose orale di soli 0.65 mg di ergonovina i soggetti percepirono effetti fisiologici e lievi cambiamenti psichici (Jarvick et al., 1955). Nell’aprile del 1976 Albert Hofmann eseguì un esperimento ingerendo 2.0 mg di ergonovina maleato. Ne ottenne degli effetti psichici lievi ma ben percepibili: “.. ad occhi chiusi figure colorate .. gli alberi del bosco vicino sembrano animati, i loro rami si muovono in maniera minacciosa .. Dopo un breve sonno mi sono svegliato con una sorta di esplosione interiore di tutti i sensi ..” (Hofmann, in Wasson et al., 1978: 31). In seguito, anche Wasson e Ruck ripeterono l’esperimento di Hofmann, con la medesima dose di sostanza, senza tuttavia conseguirne alcun effetto “enteogenico” (cit.in Bigwood et al., 1979).

Nell’agosto del 1978 Jeremy Bigwood e collaboratori (fra cui Jonathan Ott) intrapresero una serie di tre autosperimentazioni con ergonovina maleato (Ermetrine®) in quantità rispettive di 3, 5 e 10 mg, riportando esperienze della durata di 8-9 ore con differenti intensità di effetti tipicamente “enteogenici” paragonabili a quelli dell’LSD, quali immaginazione eidetica, percezione di schemi geometrici colorati, percezione di una qualità “viva” negli oggetti inanimati, ecc. Gli sperimentsatori giunsero alla conclusione che, riguardo gli effetti enteogenici, 10 mg di ergonovina maleato sono grosso modo equivalenti a 50 ng di LSD tartrato, cioè l’ergonovina possiede circa la duecentesima parte della potenza enteogenica dell’lsd (Bigwood et al., 1979, p. 148). Tuttavia, tutte le esperienze erano accompagnate da crampi alle gambe e da incoordinazione motoria; sintomi fisici che possono essere significativi e fastidiosi. In un’esperienza successiva, Ott e Neely (1980) ingerirono 2.0 mg di un alcaloide semi-sintetico derivato dell’ergonovina, la metilergonovina (Methergine®), ottenendo effetti psicofisici affini a quelli dell’ergonovina, ma cinque volte più potenti di questi ultimi. Tuttavia, gli effetti somatici (fiacchezza, crampi alle gambe, incoordinazione motoria) con entrambe ergonovina e metilergonovina apparvero agli sperimentatori sovrastanti e disturbanti gli effetti psichici.

Anche Michael Ripinsky-Naxon (1993) e collaboratori fecero un’esperienza ingerendo 6.0 mg di ergonovina maleato, riportando lievi effetti psichici, quali “senso di profondità spirituale impregnata nella natura esterna” e una “leggera consapevolezza della spiritualità e dell’insight personali interni (entheoi), senza allucinazione o euforia”. Anche in questo caso furono percepiti lievi crampi alle gambe. Il medesimo ricercatore, nel valutare la significativa differenza fra gli effetti dell’ergonovina e quelli di allucinogeni quali LSD e psilocibina, fece la seguente interessante considerazione: “L’ergonovina è solo uno degli alcaloidi psicoattivi presenti nell’ergot. Nei tempi antichi, nella preparazione della pozione allucinogena veniva usata l’intera massa dell’ergot, in cui le azioni combinate di ergonovina ed ergina potrebbero aumentare la potenza ciascuno dell’altro e produrre un effetto considerevolmente più potente” (ibid. :146). In effetti, non si deve dimenticare la possibile presenza nell’ergot, accanto all’ergonovina, dell’ ergina, in concentrazioni che in alcuni casi – come abbiamo visto – possono superare di gran lunga quella dell’ergonovina e degli altri alcaloidi solubili in acqua presenti nel medesimo sclerozio. L’ergina, designata nei test clinici con la sigla LA 111, è stata da tempo saggiata farmacologicamente e clinicamente. Lo stesso Hofmann ne sperimentò gli effetti, mediante iniezioni intramuscolo, confermando una “attività psicotomimetica con una marcata componente narcotica con dosaggi di 0.5-1 mg (..) stanchezza, apatia, una sensazione di vuoto mentale e di irreatà e completa mancanza di significato del mondo esterno” (Hofmann, 1963: 209). L’ergina, pur possedendo nei suoi effetti una componente narcotica, non sembra produrre tuttavia i crampi alle gambe riscontrati con l’ergonovina.

Riguardo i semi delle convolvulacee psicoattive e i loro riconosciuti effetti allucinogeni (compresa la componente narcotica) ricordo i resoconti delle auto-sperimentazioni di Osmond (1955) e di Savage et al. (1969).

 

Si vedano anche:

ri_bib

AARONSON S., 1988, Paspalum spp. and Claviceps paspali in Ancient and Modern India, Journal of Ethnopharmacology, vol. 24, pp. 345-348.

ALTSCHUL von REIS S. & F.J. Lipp, 1982, New Plant Sources for Drugs and Foods from The New York Botanical Garden Herbarium, Harvard University Press, Cambridge.

ARCAMONE F. et al., 1960, Production of Lysergic Acid Derivatives by a Strain of Claviceps paspali Stevens et Hall in Submerged Culture, Nature, vol. 187, pp. 238-9.

AYYAR K.V.S. & K. NARAYANASWAMYN, 1949, Varagu Poisoning, Nature, vol. 163, pp. 912-3.

BEAULIEU T. WESLEY et al., 2013, Differential allocation of seed-borne ergot alkaloids furing early ontogeny of Morning Glories (Convolvulaceae), Journal of Chemical Ecology, vol. 39, pp. 919-930.

BEHRENDT S. & H. HANF, 1982, Le infestanti graminacee delle grandi colture. Determinazione prima della fioritura, Edagricole, Bologna.

BIGWOOD D.J., JOHATHAN OTT, C. THOMPSON & P. NEELY, 1979, Entheogenic Effects of Ergonovine, Journal of Psychedelic Drugs, vol. 11, pp. 147-9.

BOGO AMAURI & PETER G. MANTLE, 2000, Caffeine: also a fungal metabolite, Phytochemistry, vol. 54, pp. 937-939.

BOGO AMAURI et al., 2003, Production of Caffeine Alkaloid by Claviceps sorghi, Fitopatologia Brasileira, vol. 28, pp. 446-448.

BOUCHET R.-L., 1980, L’affaire du “pain maudit” de Pont-Saint-Esprit, Phytoma-Défense des Cultures, decembre, pp. 33-36.

BUSH L.P. & J.D. JEFFREYS, 1975, Isolation and Separation of Tall Fescue and Ryegrass Alkaloids, Journal of Chromatography, vol. 111, pp. 165-170.

CAMPORESI PIERO, 1980, Il pane selvaggio, Il Mulino, Bologna (English edition: Bread of Dreams: Food and Fantasy in Early Modern Europe. University of Chicago, Chicago, 1989; German edition: Das Brot der Träume: Hunger und Halluzinationen im vorindustriellen Europa. Campus, Frankfurt/M., New York, 1990).

CAMPORESI PIERO, 1981, Le erbe del sogno e della sopravvivenza, in: AA.VV., Cultura popolare nell’Emilia Romagna. Medicina, erbe, magia, Milano, Silvana, pp. 53-79.

COLELLA D., 1969, Le epidemie di ergotismo nell’XI secolo, Pagine di Storia della Medicina, vol. 13, pp. 68-77.

COSTA C. & A. BERTAZZO, 1992, Preliminary Study for Identification of Alkaloids from Securidaca longipedunculata, Il Farmaco. Vol. 47, pp. 121-126.

DANNHARDT G. & L. STEINDL, 1985, Alkaloids of Lolium temulentum: Isolation, Identification and Pharmacological Activity, Planta Medica, pp. 212-214.

EMERSON R., 1973, Mycological relevance in the nineteen seventies, Transactions of the British Mycological Society, vol. 60, pp. 363-387.

GELMETTI CARLO, 2010, Il fuoco di Sant’Antonio. Dai Misteri Eleusini all’LSD, Springer-Verlag Italia, Milano.

GINZBURG CARL, 1989, Storia notturna. Una decifrazione del sabba, Einaudi, Torino (edizione tedesca: Hexensabbat: Entzifferung einer nächtlichen Geschichte, Wagenbach, Berlin, 1990).

GRASSO VINCENZO, 1955, Rassegna delle specie di Claviceps e delle loro piante ospiti, Annali Sperimentali Agricoli N.S.Roma, 9(1), Suppl. li-lxxxix, Suppl. pp. xcvii-cxii.

GRASSO VINCENZO, 1957, Rassegna delle specie di Claviceps e delle piante ospiti (2° contributo, 1954-57), Bollettino Stazione Patologica Vegetale Roma, vol. 15, pp. 317-334.

GREENE M.T., 1992, Natural Knowledge in Preclassical Antiquity, Johns Hopkins University, Baltimore, Maryland.

GRÖGER D., 1972, Ergot, in S. Kadis et al. (Eds.), Mycrobial Toxins, vol. VIII, Fungal Toxins. Academic Press, London & New York, pp. 321-373.

HARGREAVES B.J., 1986, Plant induced “spirit possession” in Malawi, Society of Malawi Journal, 39: 26-35.

HOFMANN ALBERT, 1963, The active principles of the seeds of Rivea corymbosa and Ipomoea violacea, Botanical Museum Leaflets Harvard University, vol. 20, pp. 194-212.

HOFMANN ALBERT, 1978, Historical View on Ergot Alkaloids, in: P.F. Spano & M. Trabucchi (Eds.), Ergot Alkaloids, Pharmacology, Suppl. 1, pp. 1-11.

HOFMANN ALBERT, 1979, How LSD Originated, Journal of Psychedelic Drugs, vol. 11, pp. 53-60.

JARVICK M.E. et al., 1955, Comparative subjective effects of seven drugs, including lysergic acid diethylamide (LSD-25), Journal of Abnorm.Soc.Psychol., vol. 51, pp. 657-662.

JEFFREYS J.A.D., 1964, The Alkaloids of Perennial Rye-grass (Lolium perenne L.). Part I. Perloline, Journal of the Chemical Society, pp. 4504-4512.

KARIMOTO R.S., B. AXELROD, J. WOLINSKY & E.D. SCHALL, 1964, The structure and synthesis of annulonine, an oxazole alkaloid occurring in Annual Rye Grass, Phytochemistry, vol. 3, pp. 349-355.

KOBEL H., E. SCHREIER & J. RUTSCHMANN, 1964, 6-Methyl-Delta8,9-ergolen-8-carbonsäure, ein neues Ergolinderivat aus Kulturen eines Stammes von Claviceps paspali Stevens et Hall, Helvetica Chimica Acta, vol. 47, pp. 1052-64.

LANGDON R.F.N., 1954, The origin and differentiation of Claviceps species, Univ. Queensland Papers, Dept. Botany, III, 7, pp. 61-63.

LEWIS W.H. & M. ELVIN-LEWIS, 1990, Obstetrical Use of the Parasitic Fungus Balansia cyperi by Amazonian Jivaro Women, Economic Botany, vol. 44, pp. 131-133.

MAKARIEVA N. TATYANA et al., 1999, Pibocin, the first ergoline marine alkaloid from the Far-Eastern Ascidian Eudistoma sp., Tetrahedron Letters, vol. 40, pp. 1591-1594.

MATOSSIAN M.K., 1989, Poisons of the Past. Molds, Epidemics, and History, Yale University, New Haven & London.

MOREAU C., 1982, Les mycotoxines neurotropes de l’Aspergillus fumigatus: une hypothèse sur le “pain maudit” de Pont-Saint-Esprit, Bullettin de la Société Mycologique Française, vol. 98, pp. 261-273.

OSMOND HUMPHRY, 1955, Olholiuqui: The Ancient Aztec narcotic. Remarks on the Effects of Rivea corymbosa. Journal of Mental Science, (Brit.J.Psychiatry), vol. 101, pp. 526-537.

OTT JONATHAN, 1994, La historia de la planta del “Soma” después de R.G. Wasson, in: J.M. Fericgla (Ed.), Plantas, Chamanismo y Estados de Consciencia, Barcelona, Los Libros de la Liebre de Marzo, pp. 117-150.

OTT JONATHAN, 1998, La storia della pianta del soma dopo gli studi di Wasson / The Post-Wasson History of the Soma Plant, Eleusis, n.s., vol. 1, pp. 9-37.

OTT JONATHAN & P. NEELY, 1980, Entheogenic (Hallucinogenic) Effects of Methylergonovine, Journal of Psychedelic Drugs, vol. 12, pp. 165-6.

PAL D.C. & S.K. JAIN, 1989, Notes on Lodha Medicine in Midnapur District, West Bengal, India, Economic Botany, vol. 43(4), pp. 464-470.

PARBERY D., 1999, The Ergots. A Handbook of their Biology, Toxicology and Taxonomy, Australia.

PAULKE ALEXANDER et al., 2015, Studies on the alkaloid composition of the Hawaiian Baby Woodrose, Argyreia nervosa, a common legal high, Forensic Science International, vol. 249, pp. 281-293.

PERRY L.M., 1980, Medicinal plants of East and South-East Asia, MIT, Cambridge.

PLOWMAN T.C., A. LEUTCHTMANN, C. BLANET & K. CLAY, 1990, Significance of the Fungus Balansia cyperi Infecting Medicinal Species of Cyperus (Cyperaceae) from Amazonia, Economic Botany, vol. 44, pp. 452-462.

PORTER J.K., C.W. BACON & J.D. ROBBINS, 1974, Major Alkaloids of a Claviceps Isolated from Toxic Bermuda Grass, Journal of Agricultural and Food Chemistry, vol. 22, pp. 838-841.

PORTÈRES ROLAND, 1959, Un céréale toxique de ramassage dans l’Ouest-Africain (Paspalum scrobiculatum L. var. polystachyum Stapf), Journal d’Agriculture Tropicale et de Botanique Appliquée, vol. 6, pp. 680-684.

RÄTSCH CHRISTIAN, 1998, Enzyklopädie der psychoaktiven Pflanzen, Aarau, Schweiz, at Verlag.

RIPINSKY-NAXON MICHAEL, 1993, The nature of shamanism. Substance and function of a Religious Methaphor, State University of New York Press, Albany, N.Y.

SAMORINI GIORGIO, 1987, Lista delle piante ospiti del genere Claviceps, inedito, 19 pp.

SAMORINI GIORGIO, 1991, Neurotossicologia delle graminacee e dei loro patogeni vegetali. Un’introduzione, Annali del Museo Civico di Rovereto, vol. 7, pp. 253-264.

SAMORINI GIORGIO, 1996, Un ciceone africano? / An African Kykeon?, Eleusis, vol. 4, pp. 40-41.

SAMORINI GIORGIO, 1997, Scheda Psicoattiva VIII: Aspergillus fumigatus Fres. G. / Psychoactive Card VIII, Aspergillus fumigatus Fres. G.Eleusis, N. 8, pp. 38-43.

SAMORINI GIORGIO, 2008, L’uso di sostanze psicoattive nei Misteri Eleusini, in: F. D’Andria et al. (Eds.), Uomini, piante e animali nella dimensione del sacro, Seminario di Studi di Bioarcheologia, 28-29 giugno 2002, CNR e Università del Salento, Edipuglia, Bari, pp. 217-233.

SAMORINI GIORGIO, 2105, Etnobotanica della zizzania, Erboristeria Domani, N. 392, pp. 54-59.

SAVAGE C., W.W. HARMAN & J. FADIMAN, 1969, Ipomoea purpurea: A Naturally Occurring Psychedelic, in: C.T. Tart (Ed.), Altered States of Consciousness, John Wiley & Sons, 1990 edition by Harper San Francisco, pp. 529-531.

SCANDOLA M. et al., 1994, Structural Study of Alkaloids from Securidaca longipedunculata Roots. Part II, Journal of Heterociclic Chemistry, vol. 31, pp. 219-224.

SOUKUP J., 1970, Vocabulario de los nombres vulgares de la flora peruana y catalogo de los generos, Salesiana, Lima.

STEINER ULRIKE et al., 2011, Periglandula, a new fungal genus within the Clavicipitaceae and its association with Convolvulaceae, Mycologia, vol. 103(5), pp. 1133-1145.

STEINER ULRIKE & ECKHARD LEISTNER, 2012, Ergoline alkaloids in convolvulaceous host plants originate from epibiotic clavicipitaceous fungi of the genus Periglandula, Fungal Ecology, vol. 5, pp. 316-321.

STOLL ARTHUR, 1948, El cornezuelo de centeno. Los glucosidos cardioactivos y sus aplicaciones terapeuticas, Consejo Superior de Investigaciones Cientificas, Instituto José Celestino Mutis de Farmacognosia, Madrid, 74 pp. + 17 tavv.

TABER W.A. & L.C. VINING, 1963, Clavine and lysergic acid alkaloids in varieties of Morning Glory, Phytochemistry, vol. 2, pp. 65-70.

TARSIA ALESSANDRO, 2011, Il pane e il fuoco. L’ergotismo nel Meridione d’Italia, Aracne Edizioni, Roma.

WAKIMOTO TOSHIYUKI, KAREN CO TAN & IKURO ABE, 2013, Ergot alkaloid from the sea slug Pleurobranchus forskalii, Toxicon, vol. 72, pp. 1-4.

WASSON G. ROBERT, ALBERT HOFMANN & CARL A.P. RUCK, 1978, The Road to Eleusis. Unveiling the Secret of the Mysteries, Harcourt Brace Jovanovich, New York & London.

WET J.M.J. et al., 1983, Diversity in Kodo Millet, Paspalum scrobiculatum, Economic Botany, vol. 37, pp. 159-163.

WINKELMAN M. & MARLENE DOBKIN DE RIOS, 1989, Psychoactive Properties of !Kung Bushmen Medicine Plants, Journal of Psychoactive Drugs, vol. 21, pp. 51-59.

Scrivi un Commento

Il tuo indirizzo Email non verra' mai pubblicato e/o condiviso. I Campi obbligatori sono contrassegnati con *

*
*

  • Search