L’alan (Alchornea floribunda)

Arbusto dell’alan, Alchornea floribunda Müll.-Arg.

The alan (Alchornea floribunda)

 

La pianta del culto del Byeri è una euforbiacea del genere Alchornea. Di seguito sono esposti alcuni dati tassonomici, biochimici ed etnobotanici sulle specie africane più importanti di questo genere (Samorini, 2002-3).

Nell’Africa equatoriale sono presenti tre specie di Alchornea: A. cordifolia Müll.-Arg., A. floribunda Müll.-Arg. e A. hirtella Benth., che sono assai diffuse nella Repubblica Centrafricana, nel Camerun, nel Gabon, in Nigeria, nello Zaire. A. floribunda è l’alan usato nel culto del Byeri. Alcuni autori hanno riportato l’uso di A. hirtella all’interno di questi riti; potrebbe trattarsi di una delle frequenti misidentificazioni botaniche di cui è cosparsa la letteratura etno-antropologica, ma si deve tenere conto che questa seconda specie produce i medesimi alcaloidi psicoattivi della prima, sebbene con concentrazioni inferiori.

Alchornea cordifolia è un arbusto di 3-5 m di altezza. Le foglie sono a forma di cuore alla base e terminano con una punta (10-15 cm x 8-15 cm). Le infiorescenze, sempre laterali, sono in spighe pendenti, con fiori bianchi verdastri. I frutti, pubescenti, lunghi circa 8 mm, a due logge, formano grappoli rossi. E’ frequente ai bordi dei corsi d’acqua.

Alchornea floribunda è un arbusto glabro che può trasformarsi in un albero di 12m. Le foglie hanno un picciolo molto corto, sono lanceolate, leggermente spatolate, lungamente attenutate (20-25 cm x 9-12 cm), con 13-15 paia di nervature. Le infiorescenze sono in spighe e i frutti costituiti da capsule lisce.

Alchornea hirtella si presenta in forma di arbusto con rami pelosi. Le foglie, ellittiche, un poco arrotondate alla base, spicciolate, sono più piccole di quelle delle altre due specie (7-12 cm x 3-6 cm), con 7-10 paia di nervature. Il frutto è una capsula rugosa (Paris & Goutarel, 1958: 16).

A. floribunda è considerato anche un potente afrodisiaco. Gli Eshira e altre tribù che praticano il culto del Buiti lo usano a volte mescolato con l’iboga (Raponda-Walker & Sillans, 1961). Le proprietà psicoattive dell’alan, come quelle dell’iboga, parrebbero essere state scoperte originalmente dai Pigmei, considerati i migliori conoscitori delle piante della foresta.

Nell’utilizzo come afrodisiaco o inebriante, la scorza della radice dell’alan viene assunta oralmente, ingerita direttamente dopo masticazione o bevuta in decotto. Solamente Raponda-Walker & Sillans (1962) accennano alla pratica – congiunta all’assunzione orale – di fumigazioni che si praticavano in un recipiente speciale nel corso dell’iniziazione al Byeri. Non sappiamo se queste inalazioni hanno implicazioni di natura psicofarmacologica. Sempre nell’uso come inebriante, le fibre delle radici sono macerate per molti giorni nel vino di palma o di banana, che sono quindi bevuti; altrimenti, le raschiature della radice seccate al sole sono masticate con del sale; in seguito a un uso eccessivo può presentarsi una profonda depressione (Irvine, 1961, cit. in Neuwinger, 2000: 30; cfr. anche Oliver-Bever, 1983). Nel Congo il niando viene usato come stimolante e afrodisiaco. La scorza della radice è assunta oralmente, ingerita direttamente dopo masticazione o bevuta in decotto. In altri casi, le fibre delle radici sono macerate per molti giorni nel vino di palma o di banana, che viene quindi bevuto; altrimenti, le raschiature della radice seccate al sole sono masticate con del sale (De Wildeman, 1920, Raymond-Hamet, 1952).

Arbusto dell’alan, Alchornea floribunda Müll.-Arg.

Nello Zaire A. floribunda è chiamata niando ed è impiegata come stimolante inebriante e afrodisiaco. A. hirtella, sebbene meno impiegata, sarebbe ugualmente considerata dalle popolazioni dello Zaire come stimolante e afrodisiaco (Paris & Goutarel, 1958). Presso i Pigmei Aka della Repubblica Centrafricana, le foglie più vecchie di A. cordifolia, che chiamano bòbònzì, quelle che si sono seccate sulla pianta, sono bollite a lungo nell’acqua. La bevanda così ottenuta è usata come eccitante sostituto del caffè (Motte, 1980: 271).

Spostandoci nelle Americhe, in Perù la specie amazzonica Alchornea castanaefolia (Willd.) Jussieu viene aggiunta alla bevanda allucinogena ayahuasca come modificatore degli effetti psichici della bevanda (Bianchi & Samorini, 1993).

Le Alchornea sono usate in diverse parti del mondo nella medicina tradizionale. Nel Gabon A. floribunda è considerato un eccellente rimedio nei problemi urinari, respiratori e intestinali (Oliver-Bever, 1983). I Pigmei Baka del Camerun, che chiamano la pianta yando, usano le sue ceneri nel trattamento di certi mal di testa e dei dolori al petto (Nguimatsia et al., 1998). Nel Congo le foglie o le radici sono strofinate sulla pelle nei casi di ferite, circoncisioni, eczema; nei problemi alle ovaie e nei disordini gastrointestinali viene bevuto un decotto delle foglie (Bouquet, 1969).

Arbusto dell’alan, Alchornea floribunda Müll.-Arg.

In Gabon diverse tribù usano il decotto delle foglie di A. cordifolia come vomitivo o in gargarismi contro il mal di denti; il macerato della scorza è usato nella diarrea; le foglie pestate in un mortaio sono applicate sulle piaghe come cicatrizzante; le foglie e le scorze sono usate nel trattamento degli indolenzimenti muscolari. Nella regione di Fernan-Vaz le foglie masticate sarebbero usate come abortivo (Raponda-Walker & Sillans, 1961; Wagner, 1986). Nel Congo il decotto delle foglie giovani è usato come gargarismo nelle carie (AA.VV., 1988: 189). Fra i Fang della Guinea Equatoriale, che chiamano la pianta abwin, la radice è usata come gargarismo o inalante come antalgico e antisettico (Akendengué, 1992). Anche fra i Pigmei Aka della Repubblica Centrafricana A. cordifolia è usata come odontalgico, antidiarroico, nelle tossi (Motte, 1980: 368). Nella regione del Casamance, in Senegal, la medesima pianta è usata nei dolori al petto e nelle bronchiti. Il trattamento consiste nel far mangiare al malato frammenti di rami in cui sono stati tolti la scorza e l’epidermide; le foglie come purgativo interno e anti-velenose; le scorze della radice nell’uso esterno; nella tachicardia le foglie raccolte dall’arbusto sono separate in due grossi pacchi; uno viene fissato sul corpo all’altezza del cuore e l’altro serve a preparare un macerato bevuto dal paziente (Kerharo & Adam, 1962, 1963). Presso gli Ubi della Costa d’Avorio l’epilessia viene trattata con una miscela vegetale in cui rientrano le foglie di A. cordifolia (Neuwinger, 1996: 130).

Altre specie del genere Alchornea sono usate nel mondo come medicinali. Fra i Tukuna dell’Amazzonia un decotto della corteccia di A. castanaefolia viene usato nella diarrea; le foglie sono pestate e strofinate sulle giunture dolorose. Sempre in Amazzonia, fra i Witoto le foglie di A. triplinervia (Spreng.) Müll.-Agr. sono usate come antidoto alla diarrea (Schultes & Raffauf, 1992). Nell’Indocina i semi di A. rugosa (Lour.) Müll-Arg. sono usati come purgativo, mentre nella penisola della Melanesia un decotto delle sue radici e foglie è impiegato nella febbre e nella malaria. A Sumatra (Indonesia) la linfa delle foglie giovani di A. villosa (Benth.) Müll-Arg. è usata come rimedio interno nella febbre e un poco di polpa delle foglie vecchie è sfregata sul viso nei casi di mal di capo e vertigini (Perry, 1980).

Per quanto riguarda la biochimica delle Alchornea, nel 1952 Raymond-Hamet segnalava la presenza di alcaloidi in A. floribunda. Nel 1958 Paris e Goutarel eseguirono una serie di analisi sulle tre principali specie di Alchornea africane, identificandovi alcaloidi indolici, fra cui il principale sarebbe la yohimbina. Essi trovarono concentrazioni degli alcaloidi totali come segue: A. floribunda, radice 0.60-1.11%, scorza di radice 0.65%, piccole radici 0.56%, semi 0.19%; A. cordifolia, radice 0.05%, scorza di radice 0.03-0.26%; A. hirtella, scorza di radice 0.06-0.74%, piccole radici 0.32%. Nel 1963, da campioni di A. cordifolia provenienti dalla Guinea Equatoriale, furono identificati nuovamente alcaloidi indolici, fra cui yohimbina (Ferreira et al., 1963).

Ma l’identificazione della yohimbina apparve in seguito errata. Ryamond-Hamet & Goutarel (1965) verificarono l’inesistenza di yohimbina nelle Alchornea. Nel 1972 nuove indagini biochimiche portarono all’identificazione dei veri alcaloidi delle Alchornea. Si tratta di derivati pirimidinici e imidazolici. Essi sono: alchorneina (maggiore nelle scorze di A. floribunda), isoalchorneina (minore nelle scorze, maggiore nelle foglie) e alchorneinone (nelle foglie). L’alchorneina è stata ritrovata anche in A. hirtella (Khuong-Huu et al. 1972). Gli alcaloidi alchorneina e isoalchorneina hanno una struttura affine all’alchornina e alchornidina, isolati da A. javanensis (Przyblska & Marion, 1961, cit. in Khuong-Huu et al., 1972).

Da un punto di vista farmacologico, disponiamo di scarsi studi datati. L’estratto delle radici di A. floribunda è un attivo agente simpatolitico. Aumenta considerevolmente la sensibilità del sistema nervoso verso l’adrenalina. Con via di somministrazione endovenosa, nel cane è stata registrata un’azione ipotensiva (Raymond-Hamet, 1952, 1954). Le radici hanno evidenziato un’azione vagolitica intensa e una forte inibizione del peristaltismo intestinale nel cane anestetizzato (Khuong-Huu et al., 1972). Un brevetto è stato ottenuto per l’uso dell’alcaloide presente nelle foglie come spasmolitico. Negli esperimenti clinici sono stati ottenuti risultati positivi con gli estratti di radice e rami fogliari nel trattamento dell’ittero (Oliver-Bever, 1983).

Si vedano anche:

 

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Akendengué B., 1992, Medicinal plants used by the Fang traditional healers in Equatorial Guinea, Journal of Ethnopharmacology, vol. 37, pp. 165-173.

AA.VV., 1988, Contribution aux études ethnobotaniques et floristiques en République Populaire du Congo, Agence de Coopération Culturelle et Technique, Paris.

Bianchi A. & G. Samorini, 1993, Plants in Association with Ayahuasca, Yearb.Ethnomedizine, vol. 2, pp. 21-42.

Bouquet A., 1969, Féticheurs et médicines traditionnelles du Congo, Orstom, Paris.

De Wildeman Émile, 1920, Le Niando succédané du chanvre au Congo belge, Congo, vol. 1, pp. 534-38.

Ferreira A., L. Nogueira Prista & A. Corriera Alves, 1963, Ensaios sobre as raízes de Alchornea cordifolia (Schumach) Muell.Arg., Garcia de Orta, vol. 11, pp. 265-274.

Kerharo J. & J.-G. Adam, 1962, Premier inventaire des plantes médicinales et toxiques de la Casamance (Sénégal), Annales Pharmacologiques Françaises, vol. 20, pp. 726-744.

Khuong-Huu F. et al., 1970. L’alchorneine, isolé de deux Euphorbiacées africaines, l’Alchornea floribunda Muell.Arg. et l’Alchornea hirtella Benth., Comptes Rendus Académie des Sciences de Paris, vol. 270, pp. 2070-2.

Khuong-Huu F., J.-P. Le Forestier & R. Goutarel, 1972, Alchorneine, isoalchorneine et alchornéinone, produits isolés de l’Alchornea floribunda Muell.Arg., Tetrahedron, vol. 28, pp. 5207-5220.

Motte E., 1980, Les plantes chez les Pygmées Aka et les Monzombo de la Lobaye (Centrafrique), CNRS, Paris.

Neuwinger H.D., 1996, African Ethnobotany. Poisons and Drugs, Chapman & Hall, London.

Neuwinger H.D., 2000, African Traditional Medicine. A Dictionary of Plant Use and Application, Medpharm, Stuttgart.

Nguimatsia F. et al., 1998, Les médicaments des Pygmées Baka du Camerun: Mœurs thérapeutiques, maladies et inventaire des plantes médicinelles, Fitoterapia, vol. 69, pp. 29-40.

Oliver-Bever, 1983, Médicinal Plants in Tropical West Africa. II. Plants Acting on the Nervous System, Journal of Ethnopharmacology, vol. 7, pp. 1-93.

Paris R. & R. Goutarel, 1958, Les Alchornea africains. Présence de yohimbine chez l’Alchornea floribunda (Euphorbiacées), Annales Pharmacologiques Françaises, vol. 16, pp. 15-20.

Perry L.M., 1980, Medicinal Plants of East and Southeast Asia, MIT, London.

Raponda-Walker André & R. Sillans, 1961(1995), Les plantes utiles du Gabon, Fondation Raponda-Walker, Libreville, Gabon.

Raponda-Walker André & R. Sillans, 1962 (1983), Rites et croyances des peuples du Gabon, Présence Africaine, Paris.

RAYMOND-HAMET, 1952, L’Alchornea floribunda Müller Arg. ou Niando, Revue Internationale de Botanique Appliquée et d’Agriculture Tropicale, 32 : 427-442.

Raymond-Hamet & R. Goutarel, 1965. L’Alchornea floribunda Muell.Arg. doit-il à la yohimbine ses effects excitants chez l’homme?, Comptes Rendus Académie des Sciences de Paris, vol. 261, pp. 3223-4.

Samorini G., 2002-2003, Il culto degli antenati Byeri e la pianta psicoattiva alan (Alchornea floribunda) fra i Fang dell’Africa Equatoriale Occidentale / The ancestor cult Byeri and the psychoactive plant alan (Alchornea floribunda) among the Fang of Western Equatorial Africa, Eleusis, n.s., vol. 6/7, pp. 29-55.

Schultes R.E. & R.F. Raffauf, 1992, The Healing Forest. Medicinal and Toxic Plants of the Northwest Amazonia, Dioscorides, Portland, Oregon.

Wagner A., 1986, Aspects des Médicines Traditionnelles du Gabon, Editions Universelles, Toulouse.

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