Introduzione / Introduction

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BIBLIOGRAFIA ITALIANA COMMENTATA SU ALLUCINOGENI E CANNABIS

ITALIAN ANNOTATED BIBLIOGRAPHY ON HALLUCINOGENS AND CANNABIS

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Durante la sua progettazione iniziale, nell’ormai lontano 1994, il presente lavoro bibliografico apparve un ‘lavoretto’ di facile stesura, per il quale sarebbero state sufficienti alcune ore da trascorrere nelle biblioteche e sulla tastiera di un computer. Tuttavia, non furono sufficienti quelle poche ore ipotizzate e lo furono appena o scarsamente i sei mesi dedicati alla sua prima edizione, avvenuta nel 1994 e pubblicata per conto della Società Italiana per lo Studio degli Stati di Coscienza, sotto il titolo di Bibliografia italiana su allucinogeni e cannabis.

Nel 1998 fu pubblicata una nuova edizione, notevolmente ampliata ed estesa anche agli empatogeni. Fu edita a Bologna dalla Grafton con il titolo Allucinogeni, empatogeni, cannabis. Bibliografia italiana commentata. L’autore presenta oggi questa bibliografia commentata aggiornata e informatizzata, con l’intento di offrire uno strumento d’indagine, una guida agli interessati attuali e futuri, mediante la quale ottenere le informazioni sugli allucinogeni e sulla cannabis disponibili in lingua italiana; informazioni che, per svariati motivi e aspetti, potrebbero risultare utili e, in alcuni casi, indispensabili. Nell’aprile del 2004 questa bibliografia ha preso il titolo di Bibliografia italiana commentata su Allucinogeni e Cannabis. Inteso come strumento d’indagine e d’informazione, questo testo può risultare utile ai ricercatori, ai medici, agli operatori impegnati sulla prevenzione alle droghe, ai giovani laureandi che sempre in maggior numero svolgono tesi universitarie o di specializzazione delle più disparate discipline e che trattano le droghe.

E’ generale l’opinione che in Italia gli studi e le pubblicazioni di carattere scientifico in merito agli allucinogeni abbiano sempre scarseggiato, soprattutto se confrontati con la massa di lavori pubblicati negli altri paesi occidentali, e ciò è in parte vero. Procedendo tuttavia in questa indagine bibliografica, ci si accorge dell’esistenza di una ricca e inattesa documentazione, quasi mai referenziata dai più noti scritti sugli allucinogeni e sulla cannabis e costituita principalmente da articoli di riviste specializzate – da quelle botaniche e farmacologiche a quelle antropologiche e storiche. Tale ricerca ha evidenziato una storia degli italiani che si sono interessati per i più disparati motivi a queste sostanze. E’ una storia sorprendentemente più ricca e complessa di quanto prima ritenuto; focalizzarla ed unirne i tasselli è stato un lavoro gratificante, pieno di emozioni, di vere e proprie ‘scoperte’ bibliografiche riguardanti lavori che non sono stati mai citati da autori posteriori.

Quest’analisi bibliografica ha portato piuttosto indietro nel tempo, sino a raggiungere la seconda metà del secolo scorso; ed è proprio ai più antichi periodi storici che appartengono i lavori più sconosciuti, quali i resoconti di Andrea Verga (1847,1848) e di Giovanni Polli (1860) sulle proprietà psicoattive e terapeutiche dell’haschisch e sulle autosperimentazioni con questa sostanza, il testo di Paolo Mantegazza (1871) – che potrebbe a buona ragione essere considerato il pioniere italiano di questo tipo di studi -, gli esperimenti di Raffaele Valieri (1887) con le canapi indica e nostrana per scopi medici, e di Batista Grassi (1880) sull’Amanita muscaria come sostituto del vino, le autosperimentazioni con la mescalina di Luigi Ceroni (1932).

Dal punto di vista cronologico e bibliografico, si possono riconoscere tre periodi italiani di interesse nei confronti degli allucinogeni e della cannabis. Un primo periodo, che parte dalla metà del secolo scorso e si conclude attorno al 1940, e che corrisponde quindi al primo impatto della civiltà occidentale moderna con queste sostanze, è costellato di studi volti a delucidare gli effetti psichici soggettivi e le proprietà medicinali di questi composti, non disdegnando la pratica dell’autosperimentazione. La maggior parte di questi ricercatori apparteneva alla classe professionale medica.

Il secondo periodo parte dal 1940 e raggiunge i primi anni ‘70, cioè il momento in cui gli allucinogeni furono messi al bando in tutte le nazioni occidentali. E’ il periodo della ricerca scientifica sugli allucinogeni; l’argomento è di moda, non solo negli ambienti giovanili, ma anche nei laboratori degli istituti di ricerca. Non tutte queste ricerche sono giustificate o appropriate; si osserva un certo isterismo nella ricerca scientifica, che caratterizza ed evidenzia proprio l’alone di ‘moda’ che avvolge l’argomento trattato. Dai farmacologi e biologi, che iniettavano incredibili dosi ai più disparati animali di laboratorio, agli psichiatri, che somministravano dosi ‘da cavallo’ di LSD, psilocibina e mescalina ai poveri schizofrenici ed epilettici che ebbero la sventura di capitare loro tra le mani, si potrebbe evidenziare una ‘storia parallela’ di questo tipo di ricerca scientifica, una storia purtroppo ricca di disonestà e di profanazione etica (a tal proposito si veda il testo di Guido Blumir del 1974). Per questo motivo, la maggior parte degli studi di laboratorio e di corsie cliniche sviluppati soprattutto negli anni ‘50 e ‘60, non rispondendo ai criteri selettivi qui fissati (cf. oltre), è stata esclusa dalla bibliografia principale e riportata, in citazione abbreviata, nella sezione Lavori esclusi.

Il terzo periodo, che inizia negli anni della messa al bando degli allucinogeni presso i laboratori della ricerca scientifica sino ad arrivare ai giorni nostri, rappresenta un periodo durante il quale l’impossibilità di fare della ricerca si accompagna alla difficoltà di poter scrivere e pubblicare su questo argomento. Gli anni ‘80 rappresentano anni di transizione nella storia editoriale inerente queste droghe. Verso la fine di questo decennio appaiono alcune pubblicazioni, preludio della nuova ondata di interesse nei confronti degli stati di coscienza e delle sostanze psicoattive, cui si assiste a partire dagli inizi degli anni ‘90.

Questa bibliografia ha un carattere multidisciplinare: vi sono compresi diversi aspetti riguardanti gli allucinogeni e si è cercato di penetrare il più possibile in profondità nelle relative reti bibliografiche specializzate. E’ quasi inutile sottolineare che questo lavoro bibliografico non è completo: difficilmente lavori di questo tipo possono essere considerati completi. Innumerevoli possono ancora essere gli articoli specialistici o i testi che sono sfuggiti all’osservazione.

I lavori qui presentati sono selezionati secondo i seguenti criteri:

1) Sono scritti in lingua italiana – sono esclusi quindi quei lavori che, pur prodotti da ricercatori e autori italiani e pubblicati in libri o riviste italiane, sono stati scritti in lingue straniere.

2) Riguardano totalmente o principalmente gli allucinogeni e la cannabis. Sono inseriti anche capitoli di testi di un singolo autore, quando la loro specificità su questi argomenti è significativa.

3) Sono esclusi i testi di cultura underground o new-age ritenuti superficiali o apologetici, così come articoli provenienti da quotidiani, settimanali e più in generale dal mondo giornalistico.

4) Sono esclusi gli scritti riguardanti esperimenti con allucinogeni condotti su animali o su persone non consapevolmente consenzienti. Il folto numero di lavori di questo tipo individuato è stato riportato con citazione abbreviata nella sezione Lavori esclusi. Tale scelta vuole stigmatizzare una certa metodologia ‘scientifica’ dalla quale sembra bandito ogni principio etico e ribadire come la scienza mai possa dirsi indipendente dalla coscienza.

In ciascuna sezione è seguito l’ordine alfabetico d’autore.

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