Empatogeni / Empathogens

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BIBLIOGRAFIA ITALIANA COMMENTATA SU ALLUCINOGENI, CANNABIS E “NUOVE DROGHE”

ITALIAN ANNOTATED BIBLIOGRAPHY ON HALLUCINOGENS, CANNABIS AND “NEW DRUGS”

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Gli empatogeni, o entactogeni (le “amfetamine allucinogene” delle vecchie classificazioni) sono un gruppo di oltre 150 composti, derivati fenetilaminici, il più noto dei quali è la MDMA (“exstasy”). La maggior parte degli empatogeni è stata sintetizzata in laboratorio e non sembra essere prodotta in natura. E’ errato considerare gli empatogeni come degli allucinogeni. Fra questi due gruppi di droghe psicoattive sussistono profonde differenze nella loro azione farmacologica, negli effetti e nelle problematiche associate al loro abuso.

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AA.VV., 1999, Ecstasy (MDMA): il punto della situazione, Bollettino Farmacodipendenze e Alcolismo, vol. 22(2), pp. 42-44.
Gli autori offrono aggiornamenti sull’utilizzo dell’MDMA fra i giovani in Svizzera. In un confronto con i dati relativi al 1996 notano una diminuizione dell’uso; v’è una preponderanza maschile nell’uso (69%) e il 71% del campione analizzato ha un’età di 19-20 anni. L’86% considera l’exstasy pericolosa o molto pericolosa, a differenza del 40% che era stato registrato nel 1996.

Aguglia Eugenio, Gianfranco Bazo, Franco Bin & Roberta Zaina, 19991, Ecstasy e personalità: possibili correlazioni, Bollettino Farmacodipendenze & Alcoolismo, vol. 22(3), pp. 20-24.
Dai risultati emersi da un’indagine su una popolazione di assuntorio di ecstasy è emersa una notevole eterogeneità della tipologia del consumatore.

Angel Pierre, 1995, Ecstasy, Personalità-Dipendenze, vol. 1(3), pp. 47-54.
Uno dei primi articoli ad interessarsi alla “nuova droga” ecstasy.
acriaAssociazione Culturale Ricerca Interventi Antropologici (ACRIA), 2000, Segni, significati, rituali e pratiche di assunzione di Ecstasy tra i giovani della città di Perugia, Comune di Perugia, Assessorato alla Coesione Sociale, 200 pp.
Interessante e aggiornato saggio, purtroppo fuori commercio. Indice: Patrizia Cirino, Introduzione (pp. 10-17); Lorenza Cipriani, Metodologia della ricerca (pp. 18-25); P. Cirino, Le culture dell’ecstasy (pp. 26-48); L. Cipriani, Comunicazione, socialità, empatia: tra effetti e bisogni (pp. 50-56); L. Cipriani, Tempi e luoghi d’assunzione (pp. 58-69); P. Cirino, La percezione degli effetti (pp. 70-75); P. Cirino, Atteggiamenti dei consumatori di ecstasy verso il pericolo e criteri di accettabilità sociale (pp. 76-80); Giacomo Oliva, L’insostenibile indeterminatezza della composizione (pp. 82-89); Giorgio Mariotti, Ecstasy, giovani e mezzi di comunicazione (pp. 90-114); G. Mariotti, Giovani, ecstasy e stampa locale (pp. 116-137); G. Oliva, MDMA: usi, abusi, effetti. Scheda tecnica (pp. 154-184).

fabrizia bagozziBagozzi Fabrizia, 1996, Generazione in Ecstasy. Droghe, miti e musica della generazione techno, Torino, Gruppo Abele, 232 pp.
Esaustiva ricerca italiana sul rapporto tra giovani ed ecstasy. Con un vivace taglio giornalistico l’autrice segue i percorsi dei giovani del Sabato sera, nelle discoteche di tendenza e offre un ottimo profilo storico della formazione della ‘generazione in ecstasy’ italiana. Il libro è arricchito da numerosi interventi ed interviste a specialisti, consumatori, DJ, frequentatori e protagonisti della scena techno italiana.

Biscaro Alma, 1999, Giovani ed ecstasy: un progetto interistituzionale. Risultati di una indagine sulla percezione del rischio connesso all’uso di ecstasy, Bollettino per le Farmacodipendenze e l’Alcolismo, vol. 12(2), pp. 21-23.
Vengono mostrati i risultati di un’indagine conoscitiva svolta su circa 1000 studenti degli istituti medi superiori di Trieste. Nel campione intervistato appare esservi una preponderanza di giudizi di scarsa pericolosità dell’empatogeno, con addirittura il 51% di giovani che ritengono che siano sufficienti poche ore per riequilibrare l’organismo e la psiche in seguito a un’assunzione di ecstasy.

bogettoBogetto F. e D. Munno, 2002, “Nuove droghe” e nuovi tossicomani. Aspetti psicologici e socio-culturali, Minerva Medica, Torino, 150 pp.
Testo abbastanza aggiornato nel campo degli empatogeni e altre nuove droghe di sintesi, senza fermarsi alla “solita” MDMA (con riferimenti allo shaboo, al pervitin, al metcatinone, ecc.). Vi sono inseriti i risultati di un’intervista su un campione di 300 giovani della provincia di Torino, con un’età compresa fra i 15 e i 25 anni, volta alla conoscenza del loro livello di conoscenza e di utilizzo di diverse nuove droghe.

Bricolo Renato, Sabbion R., Vendramin Andrea, 1997, Interventi su assuntori di psicostimolanti derivati da amfetamine tipo MDMA ed analoghi, Atti del Congresso della Società Italiana di Psichiatria, Palermo 1997.

Bricolo Renato, Vendramin Andrea, 1998, Trattamenti psicofarmacologici dei disturbi da uso di MDMA (Ecstasy), Atti dell’8° Congresso della Società Italiana di Psichiatria Biologica. Napoli. 29 Settembre – 3 Ottobre.

Buono Carlo, 1995, Psilocibina e MDMA: un confronto, Eleusis, n. 3, pp. 12-19.
Vengono messi a confronto gli effetti dei funghi psilocibinici e dell’MDMA, utilizzando i criteri di classificazione degli effetti delle esperienze psichedeliche adottati da Charles Tart e da Huston-Masters. L’autore analizza rassomiglianze e differenze facendo riferimento punto per punto ai dieci sottosistemi di Tart (esterocezione, enterocezione, elaborazione dell’input, immagini a occhi chiusi, memoria, subconscio, valutazione e decisione, emozioni, senso di spazio-tempo, identità, output motore), aggiungendo un ulteriore criterio valutativo, cioè il “tempo di riequilibrio fisico e psichico”. Quindi procede con l’analisi comparativa di psilocibina e MDMA in base ai quattro livelli esperenziali definiti da Houston e Masters: sensoriale, analitico, simbolico e integrale. L’autore infine sottolinea l’importanza del differente approccio all’esperienza, affermando che “chi mette in primo piano l’espansione della consapevolezza è portato a ritenere non significative le peculiarità relative a ogni sostanza, cioè le differenze, mentre un’altra posizione mette più in evidenza queste differenze, dato che di fatto esse sono quelle che risaltano maggiormente mentre la consapevolezza rimane sullo sfondo” (pp. 18-19).

Camarlinghi Roberto, Claudio Cippitelli, Fabrizia Bagozzi e Patrizia Canini, 2000, Sulle preoccupazioni dell’ecstasy, Animazione Sociale, anno XXX, n. 142, pp. 89-94.
Si fa fatica a posizionarsi rispetto alle nuove droghe; lo sguardo non sa da che parte mettersi, né cosa guardare. Dicono gli adulti: l’ecstasy fa male e va proibita. Ribattono i giovani: la droga dà piacere e aiuta a stare meglio, con se e con gli altri, aiuta a smettere la rigidità del controllo delle proprie emozioni, a mettersi in contatto con gli altri. Gli operatori sociali hannop dovuto reinventarsi una pratica, uno stile di intervento, togliendosi dalla diatriba se sia giusto o meno “impasticcarsi” e pensando invece a cosa fare per ridurre i rischi. E’ opportuno preoccuparsi? La prima risposta è no. No, se preoccuparsi significa anteporre fra gli adulti e i giovani una categoria di pregiudizio aprioristica. No ancora, se preoccuparsi significa riconoscersi nell’atteggiamento dominante, allarmistico e strumentale. Occorre esserci, con il coraggio e la consapevolezza della propria adultità.

Camarlinghi Roberto, Marco Rossi Doria, Oliviero Motta & Fethi Atakol, 2000, L’educare alla prova dell’ecstasy, Animazione Sociale, anno XXX, n. 144, pp. 90-95.
I ragazzi di oggi non vogliono fra loro i cosiddetti “perfetti” adulti, ma persone cheb sappiano di verità e voglia di migliorare, che non diano regole preconcette ma che le studino con loro nel reciproco rispetto. L’educatore di oggi deve essere colui che ha deciso di farsi “scomodare” dal mondo giovanile cercando di occuparsene e cogliendo quella sfida che non è combattere le droghe, l’alcool o qualunque altro pericolo che sta attorno ai ragazzi, ma è quella di non essere sordi di fronte al loro “urlo”.

Camilla Gilberto, 1996, L’MDMA e le terapie psichedeliche: una prospettiva storica, Altrove, vol. 3, pp. 91-100
Succinta esposizione della storia dell’uso degli empatogeni – in particolare MDA e MDMA – nelle psicoterapie psicolitica, psichedelica e ipnodelica. La prima di queste si basa sulla amministrazione frequente di basse dosi di empatogeni o allucinogeni, con lo scopo di focalizzare il materiale inconscio, per analizzarlo poi nella medesima seduta o nel corso di sedute tradizionali successive. La terapia psichedelica si basa sull’amministrazione di un’unica dose forte di sostanza psicoattiva, internamente a una psicoterapia tradizionale intensiva. La terapia ipnodelica prevede una terapia ipnotica seguita dall’assunzione della sostanza psicoattiva, con lo scopo di ottimizzare gli effetti psicoterapeutici della sostanza.

Canali Stefano, 2002, Da Adam a Ecstasy. Un’analisi storica dell’uso medico dell’MDMA, Medicina delle Tossicodipendenze, n. 36-37, pp. 19-26.
L’autore espone il passaggio storico della MDMA da farmaco utile in psicoterapia a droga ricreazionale. Provocatoria quanto interessante la sua conclusione: “Probabilmente, più di ogni altro fattore, la scarsa o nulla considerazione dell’MDMA quale potenziale farmaco, la compatta opposizione anche all’avvio di serie valutazioni in clinica, sono da imputare ai proclami, ai metodi e agli atteggiamenti dei suoi stessi patrocinatori, mentori trasognati e pittoreschi, sinora incapaci di prospettare una immagine dell’Ecstasy assimilabile alla tradizione scientifica ed aperta all’indagine sperimentale.” E’ un peccato che l’autore non prenda in considerazione in questa acuta analisi anche il cronico tabù verso gli stati modificati di coscienza di cui è imbevuta la società occidentale, compresa la sua comunità scientifica.

Centini F., A. Bassi Luciani, M. Giusiani, E. Mazzeo e V. Fineschi, 1999, Le evidenze istopatologiche e tossicologiche nella intossicazione mortale da MDMA e MDEA, Rivista Italiana di Medicina Legale, vol. 21, pp. 257-275.

Corazza Ornella, 1996-97, I giovani e l’Ecstasy. Una ricerca nell’area veneta, Tesi di Laurea in Scienze Politiche, Università degli Studi di Padova, 168 pp.
L’autrice, giovane laureanda, ha eseguito un’accurata indagine statistica sull’utilizzo di droghe – in particolare gli empatogeni – presso i giovani della regione del Veneto. L’indagine, oltre che nell’ambiente delle discoteche, è stata allargata all’ambiente dei tifosi di calcio, ed è proprio questa la parte più interessante e nuova dell’intera tesi. I risultati evidenziano il diffondersi dell’uso dell’MDMA allo stadio, durante le partite di calcio (nel campione di tifosi intervistati dalla Corazza durante una partita di serie A tenutasi allo stadio di Verona, il 59% ha affermato di aver usato l’ecstasy durante la partita).

Diana Marco, 1994, Come si inventa una droga. Designer drugs: storia e motivazione di un nome, Medicina delle Tossicodipendenze, vol. 2(4), pp. 16-17.
Secondo l’autore le “droghe d’autore”, nate nei primi anni ‘80, si sono imposte grazie alla facilità di sintesi e all’agevole reperibilità dei costituenti necessari per la loro fabbricazione.

marie di blasiDi Blasi Marie (cur.), 2003, Sud-Ecstasy. Un contributo alla comprensione dei nuovi stili di consumo giovanile, Franco Angeli, Milano, 224 pp.
Indice: Martie Di Blasi, Adolescenza e nuovi stili di consumo (pp. 19-42); Renato Bricolo, Nuove modalità di crescita e individuazione (pp. 43-59); Marco Ingrosso, Pluralizzazione delle droghe e immaginario iperprestativo (pp. 60-85); Maurizio Crispi, La ricerca di stati alterati di coscienza e il consumo di nuove droghe (pp. 86-110); Cristiano Inguglia, Culture giovanili e nuove droghe (pp. 111-131); Rosalba Bottino, Magia, tecnologia e droghe chimiche nell’immaginario dell’illegal-rave (pp. 132-144); Gaspare Armato, Il significato delle indagini quantitative negli studi sui nuovi stili di consumo in Sicilia (pp. 147-157); Marie Di Blasi, Vissuti ed immaginario nel consumo di ecstasy (pp. 158-180); Roberta Campo e Marie Di Blasi, La dimensione dell’empatia nel consumo di ecstasy (pp. 181-196); Alessandro Lipari e Silvana Scardina, “2001 … Odissea…” Viaggio alla scoperta dei nuovi utenti Ser.t., attraverso gli stili di vita e i nuovi consumi dell’universo giovanile (pp. 197-212); Andrea Giostra, Dall’integrazione alla costruzione del “modello partecipato” (pp. 213-222).

Furnari C., V. Ottaviano e F. Rosati, 2001, Identificazione della 4-bromo-2,5-dimetossianfetamina (DOB) in compresse clandestine sequestrate in Italia, Annali Istituto Superiore Sanità, vol. 37(2), pp. 297-300.

Gagliano-Candela Roberto, Anna Pia Colucci, Lucia Aventaggiato & Nicola Silvestri, 1999, Ingestione letale per occultamento di 3,4-metilenediossimetam-fetamina, Bollettino Farmacodipendenze & Alcoolismo, vol. 22(3), pp. 15-19.
Gli Autori descrivono un caso letale dovuto ad assunzione di una grande quantità di pasticche di Ecstasy da parte di un piccolo spacciatore di 23 anni allo scopo di occultare il corpo del reato. All’esame autoptico è stato evidenziato un quadro di congestione poliviscerale e di edema polmonare acuto.

Garau Luciana, 1994, Ecstasy: dall’uso in psicoterapia all’abuso in discoteca, Medicina delle Tossicodipendenze, vol. 2(4), pp. 34-43.

Garau Luciana, 1994, Le “designer drugs”, Medicina delle Tossicodipendenze, pp. 63-99.

riccardo gattiGatti Riccardo C. (cur.), 1998, Ecstasy e nuove droghe. Rischiare la giovinezza alla fine del millennio, Milano, Franco Angeli, 364 pp.
Un libro ricco di esperienze, ricerche e considerazioni interessanti. Diversi autori affrontano le tematiche attuali e la relazione tra i consumi e gli universi giovanili. Indice: Riccardo C. Gatti, Rischiare la giovinezza e non solo (pp. 17-31); Georges Lapassade, Notti rituali (pp. 32-40); Lamberto Cantoni, Ecstasy e discoteche (pp.41-72); Renato Bricolo, Quando l’arco non è più teso (pp. 73-77); Umberto Nizzoli, Ecstasy. Aspetti culturali, politici, sociali, psicologici, organizzativi (pp. 78-110); Flavio d’Achille, Nuove droghe, nuovi traffici? (pp. 111-112); Alberto Carlucci, Le rotte internazionali della droga (pp. 113-121); Fabrizio Schifano, Ornella Corazza & Giovanni Forza, Le sostanze di abuso del sabato sera (pp. 122-141); Enrico Tempesta & Paolo Mannelli, Effetti psichici di cocaina ed ecstasy (pp. 142-148); Antonella Rimboldi, Ritorno al futuro (pp. 152-156); Gino Rigoldi, Le nuove droghe (pp. 157-159); Palmira Adamo, Nuove politiche di educazione alla salute nella scuola (pp. 160-167); Marisa Lacasella, Ecstasy: come ne parlano i ragazzi nei Centri Giovani (pp. 168-174); Maurizio Trombini, Angelo Barilaro, Maria Ruffo, Il punto di vista dei medici di base (pp. 177-182); Fulvia Prever, Andrea Sanclemente, Maurizio Trombini, Leonardo Rutigliano, Indagine conoscitiva sull’uso di ecstasy in soggetti in trattamento farmacologico sostitutivo (pp. 183-192); Roberto Ginosa, Nuove droghe a Milano. Una ricerca sociale (pp. 193-352).

Gessa Gian Luigi, 1994, Ecstasy: meccanismo d’azione e neurotossicità, Medicina delle Tossicodipendenze, vol. 2(4), pp. 44-46.

Giannelli Giovanni, Marusca Stella, Lidia Agostini & Monia Bianchi, 2001, Indagine conoscitivia aggiornata su aspetti somatici, neuropsicologici, comportamentali e neuropsichiatrici conseguenti all’uso ricreazionale di MDMA, Bollettino Farmacodipendenze & Alcoolismo, vol. 24(4), pp. 58-64.
Gli autori espongono i risultati di un’indagine svolta su 187 giovani consumatori di ecstasy delle scuole medie superiori di Cesena, confrontando i dati con quelli relativi ai consumatori di cannabis e di alcol.

Giusiani Mario e A. Cappellini, 1997, Determinazione mediante CG/MS e HPLC dei principi attivi di anfetamine allucinogene in compresse e capsule tipo ecstasy provenienti dal mercato clandestino: rilievi statistici su sei anni di attività del laboratorio di tossicologia forense, Quaderni di Medicina e Chirurgia, vol. 91, pp. 55-75.

Giusiani Mario e A. Cappellini, 1996, Valutazione dei principi attivi tipo “Ecstasy” nel quinquennio 1991-1995 nelle provincie di Pisa, Lucca e Livorno, Atti “Meeting Annuale Gruppo Tossicologi Forensi S.I.M.L.A.”, Roma, 7-8 giugno 1996, Medicina Legale Quaderni Camerti, pp. 617-630.

Giusiani Mario, 1999, Le morti da ecstasy: aspetti tossicologici, Atti convegno “La diagnosi di morte da droga: aspetti di patologia e tossicologia forense“, Certosa di Pontignano, 27 giugno 1999, Edizioni Colosseum, Roma, pp. 57-68.

Giusiani Mario e Francesco Fornai, 2004, Ecstasy. Effetti e rischi di un nuovo fenomeno d’abuso, Plus, Pisa University Press, Pisa, 120 pp.
Testo scientifico che si basa sui soli dati tossicologici, epidemiologici e legali. Limitatamente a questi aspetti, è un buon saggio di aggiornamento, con tabelle approfondite sui tipi di analisi delle urine, saliva, capelli, sudore, ecc., sui principi attivi additivi delle “paste” di ecstasy, sui diversi decreti ministeriali che hanno via via messo al bando gli empatogeni.

Kristal J.H. & L.H. Price, 1995, Uso cronico del 3,4 Biossido di Metilenmetamfetamina: quali effetti sull’umore e la funzione neuropsicologica?, Bollettino per le Farmacodipendenze e l’Alcoolismo, vol. 18, pp. 88-91.
Sintesi di un articolo apparso originalmente sull’American Journal of Drug and Alcohol Abuse, 18: 331-341.

maria pia lai guaitaLai Guaita Maria Pia, 1999, L’ecstasy e le altre droghe. Il fenomeno e gli interventi di recupero in Sardegna, Roma, Carocci, 350 pp.
Interessante analisi sociologica, in cui l’autrice individua il passaggio da un uso “ideologico” della droga da parte di specifici gruppi di giovani, al suo uso “anaideologico” e massificato. “L’exstasy è una droga emergente perché sembra saturare i bisogni e le aspettative di sicurezza, di efficienza, di eccitazione fisica e psicologica nei giovani proiettati in una società efficientistica e competitiva che impone ritmi sempre più veloci e risposte sempre più rapide”. Nel saggio viene dato ampio spazio agli interventi di recupero pubblici e privati.

Landriscina Franco, 1995, MDMA e stati di coscienza, Eleusis, n. 2, pp. 3-9.
Vengono analizzati gli effetti psicologici dell’MDMA, nel tentativo di inquadrarli nei diversi modelli degli stati di coscienza. Riconoscendo i più frequenti stati indotti dall’MDMA come quelli di “rave-trance”, “apertura del centro del cuore” e di “regressione psicologica”, l’autore associa l’effetto dell’MDMA allo “stato di coscienza +12″ della classificazione di John Lilly, caratterizzato da beatitudine, ricezione della grazia divina, accresciuta consapevolezza corporea e amore cosmico. Rispetto al modello degli otto circuiti cerebrali di Timothy Leary, gli stati indotti dall’MDMA rientrerebbero nel funzionamento del quinto circuito o “circuito olistico neurosomatico”, un circuito neurale contraddistinto da modalità globali e non-lineari di elaborazione dell’informazione.

Libianchi Sandro & Maria Novella Cordone, 1995, Valutazione preliminare del consumo di ecstasy (ed amfetaminosimili) in una popolazione di tossicodipendenti detenuti, Bollettino per le Farmacodipendenze e l’Alcoolismo, vol. 18(1), pp. 60-63.
Gli autori espongono i risultati di un’intervista svolta su un campione di 95 carcerati nell’Istituto Penitenziario di Rebibbia. Un’alta percentuale di soggetti intervistati dipendenti da oppiacei ha dichiarato un uso occasionale di ecstasy di tipo sperimentale o di curiosità, mentre tra gli assuntori di cocaina come sostanza primaria, la quota di soggetti che dichiaravano un uso frequente di ecstasy è risultata decisamente più elevata.

Macchia Teodora, Anna Maria Cioce & Rosanna Mancinelli, 1995, MDMA ed altri amfetaminici: uso e abuso, Bollettino per le Farmacodipendenze e l’Alcoolismo, vol. 18(1), pp. 16-41.
Importante rassegna sulle conoscenze scientifiche di quei tempi sull’MDMA, con dati epidemiologici mondiali, dati farmacologici, farmacocinetici, farmacodinamici, tossicologici, distinguendo fra intossicazioni acute e croniche.

Mayer Roberto, Piergiorgio Zuccaro & Roberta Pacifici, 1999, 3,4-metilenediossimetamfetamina (MDMA, “ecstasy”): recenti acquisizioni scientifiche, Bollettino Farmacodipendenze & Alcoolismo, vol. 22(3), pp. 7-14.
Vengono esposte le acquisizioni recenti in materia di tossicità della MDMA, con aggiornate terapie per le intossicazioni acute e croniche. Nelle complicazioni di natura psichiatrica sono adoperati benzodiazepinici e antidepressivi triciclici.

McKenna J. Dannis & Peroutka S.J., 1993, Aspetti neurochimici e neurotossicologici dell’”Ecstasy” (3,4-metilenediossimetanfetamina, MDMA), Basis, vol. 1, pp. 23-40.
Versione inglese originariamente pubblicata sul Journal of Neurochemistry, vol. 54, pp. 14-22, 1990. In esso vengono esaminati gli effetti neurochimici acuti e a lungo termine dell’esposizione all’MDMA e i fattori che regolano lo sviluppo della neurotossicità; quest’ultima potrebbe essere dovuta alla formazione di un metabolita tossico della MDMA, o all’auto-ossidazione della dopamina concentratasi in eccesso negli spazi extracellulari adiacenti ai neuroni serotoninergici, a causa del medesimo meccanismo d’azione dell’MDMA.

Mengozzi Ubaldo, Amfetamine e discoteche, 1995, Bollettino per le Farmacodipendenze e l’Alcoolismo, vol. 18(1), pp. 42-44.
Analisi acuta sul rapporto fra MDMA e ambiente delle discoteche, con esposizione dei pericoli dell’ipertemia maligna e del colpo di sonno durante la guida di un’autovettura al ritorno a casa.

Milanese Roberta et al., 2000, La rappresentazione del consumatore di ecstasy: i risultati di una ricerca empirica, Bollettino Farmacodipendenze e Alcoolismo, vol. 23(1), pp. 15-23.
La ricerca qui presentata ha avuto lo scopo di indagare quale fosse l’atteggiamento dei giovani nei confronti delle nuove droghe di sintesi. E’ risultato che i giovani considerano l’ecstasy una sostanza “di confine” fra le droghe leggere e quelle pesanti, sia per quanto riguarda il suo effettivo consumo che la percezione della sua pericolosità.

Mori Luca, 2009, Il consumo di MDMA: i pericoli della ricreazione, in: C. Cipolla e M. Martoni (cur.), Droghe nella notte. Una ricerca empirica nella costa romagnola, Franco Angeli, Milano, pp. 180-194.
Vengono presentati i risultati di una ricerca svolta nel 2007 basata su 5.233 interviste di usufruitori di 22 discoteche della riviera romagnola. Il 15,9% della popolazione intervistata a dichiarato di fare uso di MDMA; fra questi il 2,1% ne fa un uso quotidiano, il 4,0% lo utilizza nel fine settimana e il 5,3% lo usa 1-2 volte all’anno.

Pagani Silvio, 1996, Ecstasy, neurodanze e abusi, Altrove, vol. 3, pp. 105-117.
Sono riportati i dati sulle intossicazioni acute e croniche causate dall’abuso dell’ecstasy negli ambienti delle discoteche e dei rave, con riferimento anche ai casi italiani. Segue una discussione sulla metodologia dell’uso delle sostanze psicoattive, in particolare sul limite fra uso e abuso di un composto psicoattivo e sui “tempi di riequilibrio” fisico e psichico da rispettare in seguito al consumo di ecstasy e di altri empatogeni e allucinogeni.

Pani Luca, 1994, Terapia dell’overdose da ecstasy, Medicina delle Tossicodipendenze, n. 2(4), p. 47.

Samorini Giorgio, 1995, Bibliografia ragionata sull’MDMA, in: Nicholas Saunders, E come Ecstasy, Milano, Feltrinelli, pp. 189-201.

Santi Mario et al., 1997, Giovani ed ecstasy: quale percezione del rischio?, Bollettino Farmacodipendenze & Alcoolismo, vol. 20(2), pp. 39-43.
Ricerca intesa a rilevare il livello di informazione e il grado di percezione del rischio legato all’uso di “ecstasy” fra i giovani fiorentini. Su un campione di 213 soggetti emerge una conoscenza non sempre corretta della composizione della sostanza, dalla quale viene generalmente percepita la pericolosità degli effetti fisici e psichici. Risulta invece scarsa la consapevolezza dei limiti entro cui contenere la pericolosità della sostanza e dei tempi necessari per il riequilibrio fisico dopo l’assunzione.

Santi Mario et al., 1998, Ricerca “dance”: indagine sul consumo di ecstasy nelle principali discoteche di tendenza dell’area fiorentina nella stagione 1996, Bollettino Farmacodipendenze e Alcolismo, vol. 21(3), pp. 12-18.
Gli autori espongono i risultati di un’indagine, volta a studiare l’uso di ecstasy nelle discoteche dell’area fiorentina. Su 479 giovani intervistati con età media di 20 anni, il 40% ha dichiarato di fare consumo di ecstasy; l’età media della prima assunzione è di 17,6 anni.

nicholas saundersSaunders Nicholas, 1995, E come ecstasy, Milano, Feltrinelli, 204 pp.
Nicholas Saunders (1938-1998) è un autore inglese noto per i suoi numerosi libri sull’ecstasy e sulla sua cultura. Instancabile paladino degli aspetti positivi dell’uso degli allucinogeni e degli empatogeni, in Italia è stato pubblicato questo libro, il primo della serie ch’egli scrisse. Partendo dalle esperienze personali con l’ecstasy, passa attraverso gli aspetti storici, sociali, farmacologici di questa sostanza, offrendo anche consigli per chi si avvicina per la prima volta a questo tipo di esperienze. Si tratta di un testo oramai datato e con un tono un poco apologetico.

Schifano Fabrizio, 1996, Eccitanti e Psichedelici del Sabato sera, Bollettino per le Farmacodipendenze e l’Alcoolismo, vol. 19(4), pp. 7-12.

Schifano Fabrizio, 1994, Il profilo dell’ecstasy, Il nuovo scenario della droga, Salute e territorio, n. 91, pp. 37-40.
L’autore esamina l’origine e gli aspetti clinici peculiari dell’ecstasy e offre una prima inquadratura del giovane discotecario consumatore di MDMA, attraverso i risultati di un’intervista semistrutturata elaborata dall’A. e dai suoi collaboratori del Ser.T. di Padova e somministrata a un campione di 60 pazienti.

Schifano Fabrizio, Lucia di Furia, Giovanni Forza, Lorella Miconi, Emanuela Levarta & Renato Bricolo, 1995, Aspetti clinici peculiari dell’abuso di MDMA (“Ecstasy”), Bollettino per le Farmacodipendenze e l’Alcoolismo, vol. 18, pp. 53-56.

Schifano Fabrizio, Lucia Di Furia, Lorella Miconi & Renato Bricolo, 1996, MDMA ed altri amfetamino simili: aspetti epidemiologici e clinici, Atti del 2° Convegno Nazionale di Medicina nelle Dipendenze, Verona, Giugno 1996, pp.97-108.

Schifano Fabrizio, De Checchi L., Minicuci N., Cuccia G., Bricolo Renato, 1996, Indagine conoscitiva sull’abuso di ecstasy in un campione di discoteche venete, Atti del Convegno della Società Italiana Tossicodipendenze, Padova 26-28 Settembre 1996.

Schifano Fabrizio, Daniele Berto, Renato Bricolo, 1997, Proposta di nuova intervista semistrutturata per la rivelazione dell’uso di entactogeni (ecstasy e sostanze similari). Bollettino Farmacodipendenze e Alcolismo, vol. 20(2), pp. 44-47.

Shulgin Ann, 1995, La nuova psicoaterapia: MDMA e l’Ombra, Eleusis, n. 3, pp. 3-11.
Ann Shulghin, moglie del chimico Alexander Shulgin, in questo articolo presenta una breve panoramica di alcuni aspetti della psicoterapia con MDMA, offrendo consigli utili agli psicoterapeuti che intendono o intenderanno – magari in un futuro meno soggetto alle attuali restrizioni legali – cimentarsi in questo tipo particolare di lavoro. L’Autrice, avvalendosi della sua profonda esperienza personale acquisita in un paio di decenni, delinea i criteri di selezione e di preparazione dei pazienti che devono essere usati dallo psicoterapeuta, le “regole comportamentali” che questi deve concordare con i pazienti e da adottare durante la seduta con MDMA e il comportamento da tenere nel caso – frequente – in cui il paziente incontri la sua Ombra – per usare la terminologia junghiana – o il suo “lato oscuro”. Questo articolo è uno dei rari documenti in lingua italiana che trattano la psicoterapia con empatogeni.

Siliquini R., F. Faggiano & C.Renga, 1999, Ecstasy: stima aggiornata sui danni alla salute, Medicina delle Tossicodipendenze, vol. 22-23, pp. 5-9.

Solowij N., W. Hall & N. Lee, 1995, L’uso ricreativo di MDMA a Sydney: profilo dei consumatori di “Ecstasy” e delle loro esperienze con la droga, Bollettino per le Farmacodipendenze e l’Alcoolismo, vol. 18(1), pp. 83-87.
Sintesi di un articolo apparso originalmente sul British Journal of Addiction, 87:1161-1172, 1992. Vengono esposti i risultati di una ricerca effettuata su un campione di 100 consumatori di MDMA nella città di Sidney, in Australia.

Tedici Maura et al., 1998, L’uso di ecstasy nell’Empolese-Valdarno: un’indagine epidemiologica, Medicina delle Tossicodipendenze, vol. 6(4), pp. 51-53.
Gli elementi innovativi di questa ricerca sono rapporesentati dall’estensione dell’analisi epidemiologica relativa all’uso di ecstasy a contesti di aggregazione giovanile non limitati alla discoteca e dall’utilizzo del metodo operativo dell’”osservazione partecipe”, che ha permesso di ricavare alcuni importanti dati relativi alla percezione dei rischi e alla sicurezza dei luoghi di divertimento. Secondo questa indagine, l’uso di ecstasy è accompagnato da una contemporanea assunzione di altre sostanze e da una scarsa percezione dei rischi a lungo termine.

Tedici Maura, Marta Bernardeschi, Maurizio Ticci & Stefano Bertoletti, Discoteca e “nuove droghe”: il progetto “Liquidiamoci l’ecstasy”, Bollettino Farmacodipendenze & Alcoolismo, vol. 22(3), pp. 25-27.

Testoni Ines, Lucia Ronconi & Bivi Tiziana, 2001, Le rappresentazioni dell’ecstasy in giovani frequentatori di discoteche, Bollettino Farmacodipendenze & Alcoolismo, vol. 24(4), pp. 50-57.
Ricerca svolta nelle discoteche della provincia di Padova. Oltre a una sottovalutazione della pericolosità dell’ecstasy, è risultato che i soggetti cresciuti in famiglie in cui è presente l’uso di sostanze dimostrano di prediligere alcuni tratti dell’”Ancoraggio”, ossia quelli relativi al contatto affettivo (“Effetto empactogeno”) e all’esigenza di adattamento al contesto (“Ambientazione”).

Vendramin Andrea, 1996, Aspetti farmacologici e tossicità dell’ecstasy, in: Ecstasy e sostanze Psichedeliche, Bologna 18-19/11/1996 (pp.147-172).

Vendramin A. & A.M. Sciacchitano, 1999, MDMA ed ecstasy: breve viaggio tra falsi miti e preoccupazioni reali, Medicina delle Tossicodipendenze, vol. 22-23, pp. 10-19.
Probabilmente solo in alcuni individui particolarmente vulnerabili viene rapidamente superata la soglia di evidenza clinica del danno neuronale. Tuttavia non si può escludere un processo di neurotossicità più lento ma altrettanto insidioso.

Whitaker-Azmitia P.M. & T.A. Aronson, 1995, Attacchi di panico indotti dall’Ecstasy, Bollettino per le Farmacodipendenze e l’Alcoolismo, 18: 92.
Traduzione della versione inglese originariamente pubblicata sull’American Journal of Psychiatry, vol. 146: 119, 1989.

Zanellato Lucia, Sabrina Melosi & Roberta Milanese, 1999, Ecstasy: una ricerca esplorativa su rappresentazioni e significati dei giovani, Bollettino per le Farmacodipendenze e l’Alcolismo, vol. 22(2), pp. 14-20.
Le autrici espongono i risultati di un’indagine svolta su un campione di 456 giovani compresi fra i 15 e i 21 anni frequentanti le scuole medie superiori di Padova. Interessante la conclusione alla quale pervengono le autrici: “Un intervento radicalmente efficace non può che essere un intervento culturale” [corsivo delle autrici].

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