Cannabis

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BIBLIOGRAFIA ITALIANA COMMENTATA SU ALLUCINOGENI E CANNABIS

ITALIAN ANNOTATED BIBLIOGRAPHY ON HALLUCINOGENS AND CANNABIS

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cannabisSono qui raccolti i testi o gli articoli che trattano la sola canapa indica o marijuana. Non sono state prese in considerazione le pubblicazioni riguardanti la coltivazione, la lavorazione e il commercio della canapa “sativa” per ottenere tessuti, cordami, ecc.; un’attività questa che è stata importante in Italia sino a tutta la prima metà del secolo XX e che ha di conseguenza prodotto una voluminosa letteratura.
In questa sezione sono raccolti anche numerosi articoli del XIX secolo, testimonianza degli interessi per la cannabis e delle origini di questi interessi presso la classe medica italiana dell’Ottocento.

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ANDREOLI VITTORINO, FILIPPO MAFFEI & ROMEO SIMI, 1974, Marijuana. Dimensione clinica e giuridica, Milano, Tamburini, 252 pp.

ANONIMO, 1847, Preparazione della cannabina, Annali di Chimica Applicati alla Medicina, 5 (3°s.), pp. 268-270.
Tratto da due articoli francesi pubblicati, l’uno nel Journal de chimie médicale, l’altro nel Journal des Connaissances médicales, nell’agosto del 1847, è una testimonianza storica dei tentativi ottocenteschi di estrazione dei principi attivi della canapa. Viene descritto un metodo per l’estrazione della resina (cannabina) dalle piante di canapa indiana e, mediante anche alcune autosperimentazioni, viene stabilito che la pianta secca agisce nella proporzione del 6-7 % della resina secca.

ARNAO GIANCARLO, 1978, Erba proibita. Rapporto su hashish e marihuana, Milano, Feltrinelli, 194 pp.
Nato a Milano nel 1926 e deceduto nel 2000, medico residente in toscana, Arnao è stato impegnato nella ricerca sulla politica della droga dai primi anni ’70. Promotore di convegni, cofondatore del CORA e della Lega Internazionale Antiproibizionista, è una figura storica tuttora attiva del movimento e del pensiero antiproibizionista italiano. Ha pubblicato numerosi articoli e libri, dedicati soprattutto alle droghe ‘tradizionali’, cioè il tabacco, l’eroina, la cocaina. Ha scritto anche questo libro sulla cannabis. Rieditato nel 1982, questo testo rappresenta la documentazione più organica sulla cannabis prodotta in Italia; esso affronta l’argomento dai differenti punti di vista farmacologico, medico, psicologico, culturale e legale. Dopo averne descritte le caratteristiche botaniche e farmacologiche e le diverse forme in cui la sostanza viene usata, uno spazio particolarmente ampio viene dedicato alla descrizione dei suoi effetti psichici. Un’analisi approfondita (e a quei tempi completamente inedita) è dedicata alle conseguenze dell’uso di cannabis sulla guida. Dal punto di vista legale, vengono messi a confronto gli argomenti pro e contro la legalizzazione, completati da una documentazione sugli effetti della liberalizzazione negli stati dell’Oregon e della California (USA). La trattazione si conclude con alcune testimonianze di consumatori di cannabis.
Si vedano anche: Arnao Giancarlo, 1976, Il problema della Cannabis, in Giancarlo Arnao, Rapporto sulle droghe, Milano, Feltrinelli, :93-154.; Arnao Giancarlo, 1977, Uso della cannabis come condizionamento culturale, in: Verdiglione Armando (Ed.), La Follia, Documenti del Congresso Internazionale di Psicoanalisi, Milano, 1-4 dicembre 1976, :215-227; Arnao Giancarlo, 1993, Cannabis. Uso e abuso, Roma, Stampa Alternativa, 62 pp.; Arnao Giancarlo, 1996, La questione della droga di passaggio, in G. Arnao, Tutte le droghe del presidente, Milano, Sperling & Kupfer, pp. 36-40.

ARPINO PIERO, 1909, Haschisch. Cannabis indica. Notizie storiche, chimiche, fisiologiche e terapeutiche, Torino, UTET, 48 pp.
Interessante librino degli inizi del XX secolo, in cui sono descritte le conoscenze botaniche, chimiche, farmacologiche e storiche della canapa indiana note a quei tempi. Il testo è corredato di un lungo formulario terapeutico cannabinico, che è stato integralmente riprodotto in G. Samorini, 1996. Nel 2005 Le edizioni Shambu hanno pubblicato una riedizione integrale del testo di Arpino, con una prefazione di Franco Casalone.

ATTAGUILE GIUSEPPA, 1979, Interesse botanico-farmaceutico e sociale della Canapa indiana, Bollettino Accademia Gioenia, vol. 88, pp. 299-310.

BALDUZZI A. & G. SINISCALCO GIGLIANO, 1985, Influenza dell’intensità luminosa sull’accumulo di cannabinoli in Cannabis sativa L., Atti Istituto Botanico Laboratorio Crittogamia, s. 7, 4: 89-92.
Gli autori hanno messo in coltivazione tre ceppi di canapa, di cui uno coltivato da Longo sin dal 1930, da semi provenienti da Calcutta (India). Essi hanno riscontrato che le percentuali dei tre cannabinoli (THC, CBD e CBN) aumentano con il diminuire dell’intensità della luce a cui sono state sottoposte le piante. Il ceppo di Calcutta ha mostrato contenere THC in quantità dello 0.17% del peso secco. Gli altri ceppi ne contenevano sino all’1.90%.

BATTAGLIA B., 1887, Sul Hashish et sua azione nell’organismo umano, Psichiatria (Napoli), vol. 5, pp. 1-38.
Riguarda il primo studio italiano approfondito sugli effetti farmacologici dell’hashish nell’uomo. Dopo i lavori pionieristici di Polli, Verga e Lussana, questo studio potrebbe essere uno dei più importanti saggi cannabinici del secolo scorso. Purtroppo, non ci è ancora stato possibile consultarlo.

charles-baudelaireBAUDELAIRE CHARLES, 1970, I paradisi artificiali, Roma, Corte (ristampa 1974 Milano, Dall’Oglio, 198 pp.).
Testo letterario in cui il noto poeta francese esprime il suo pensiero in materia di oppio e hascisch, in seguito ad esperienze personali con queste droghe. In definitiva Baudelaire considera gli effetti di queste droghe come semplici “paradisi artificali”, come strumenti che servono – in realtà nemmeno servono – a sfuggire la realtà, seguendo l’interpretazione tolstojana delle droghe che permea la società occidentale del XX secolo [le droghe si usano per fuggire la realtà e i propri problemi, da “Perché la gente si droga?”, scritto da Tolstoj nel 1890]. Delle due parti che compongono l’opera di Baudelaire, la prima (Il poema dell’hascisc) fu originariamente pubblicata in francese nella Revue Contemporaine del 30 settembre 1858; la seconda (Un mangiatore d’oppio) nella medesima rivista, nei numeri del 15 e del 31 gennaio 1860.

BAZZI MARIO, 1940, Dosaggio biologico della Cannabis indica coltivata nei dintorni di Pavia, Bollettino Società Italiana Biologia Sperimentale, vol. 15, pp. 858-860.

BAZZI MARIO, 1941, Cannabis indica, Milano, Inverni della Beffa, 64 pp.
Farmacologo dell’Istituto di Farmacologia dell’Università di Pavia, Bazzi intraprese ricerche sulla Cannabis indica insieme a Pietro Mascherpa. Egli utilizzò una parte del raccolto delle prime coltivazioni in Lombardia (a Pavia) eseguite da Pollacci & Gallotti (1940) per effettuare studi sui cani e sui conigli. Sottolineò la difficoltà di reperire questa droga presso le farmacie, nonostante fosse iscritta alla Farmacopea Ufficiale Italiana e diede quindi importanza ai risultati ottenuti con la coltivazione su larga scala di Pavia, poiché ciò apriva la possibilità di rendere il mercato farmaceutico italiano indipendente dalle costose e rare importazioni da altri paesi. A conclusione dei suoi saggi e dosaggi biologici, egli affermò che la canapa coltivata a Pavia possedeva un’attività farmacologica pari al 50% di quella posseduta dalla canapa d’importazione.

walter benjaminBENJAMIN WALTER, 1975, Sull’hascisch, Torino, Einaudi, 160 pp.
Dalla versione originale tedesca edita nel 1972 da Suhrkamp Verlag, Francoforte, Ueber Haschisch. Tra il 1928 e il 1933, Benjamin, scrittore berlinese, sviluppa una ricerca tutt’altro che occasionale sulle modificazioni sensoriali indotte dalle sostanze psicoattive. Si tratta di esperimenti pianificati, documentati con intenzioni quasi scientifiche. Tra Ibiza e Marsiglia, in compagnia di alcuni amici, l’autore registra gli effetti dell’oppio e dell’haschisch con verbali meticolosi e protocolli stesi durante le sedute. Materiali che avrebbero dovuto costituire “un libro estremamente importante sull’hascisch”, che non fu mai realizzato dall’autore e che furono ricomposti in seguito da Jean Selz. Le esperienze di Benjamin attraverso gli ‘enigmi della felicità’ provocate dall’ebbrezza cannabinica hanno un senso e una portata differente da quelle di numerosi altri colleghi che, nel medesimo periodo, percorrevano le stesse vie. Benjamin non privilegia, come più tardi Michaux, l’aspetto visivo, corticale delle immagini, bensì quello linguistico, letterario. Cf. anche: Benjamin Walter, 1975, Notizie sull’haschisch, L’erba voglio, V(22):18-25.

BLUMIR GUIDO, 1973, La marijuana fa bene, Roma, Tattilo, 254 pp.
Questo libro riporta i risultati degli studi eseguiti sulle caratteristiche farmacologiche e sull’uso non medico della marijuana promossi dalle Commissioni nazionali d’inchiesta nominate dai governi di diversi paesi durante questo ultimo secolo: dalla Indian Hemp Drugs Commission del 1893-94 al Comitato Wotton del governo britannico del 1968, dalla Commissione di Ricerca del governo canadese del 1970 alla National Commission on Marijuana and Drug Abuse degli Stati Uniti del medesimo anno. Le conclusioni a cui sono pervenute queste Commissioni governative riguardano invariabilmente i bassi livelli di tossicità e di asocialità prodotti nell’uomo da questa pianta e dai suoi derivati e, al contempo, l’ineluttabile fallimento e la nocività delle azioni repressive. L’autore valuta quindi la ‘questione marijuana’ in Italia dai punti di vista sociale e giuridico (in base alle legislazioni in vigore e in discussione in quegli anni), facendo notare come, in questo paese, non siano mai stati promossi studi seri e attendibili in merito e come i governi italiani siano afflitti dalla cattiva abitudine, nel redigere le leggi sulle droghe, di non consultare (e di non pensarci nemmeno) gli esperti e i ricercatori del campo.

BOUCHARDAT & CORRIGAN, 1847, Dell’hachisch, Annali di Chimica Applicati alla Medicina, vol. 4 (3°s.), pp. 201-204.
Tratto in parte da un articolo francese di Bouchardat, pubblicato nel 1847 sull’Annuaire de Therapie, vi sono descritte le diverse preparazioni arabe a base di canapa indiana e di hashish, fra le quali il dawamesc, che fu uno dei prodotti preferiti dai primi sperimentatori italiani. Corrigan riporta di aver impiegato con successo la tintura di hachisch contro la corea.

BRIOSI GIOVANNI & FILIPPO TOGNINI, 1888, Contributo allo studio dell’anatomia comparata delle Cannabineae, Atti Istituto Botanico Pavia, II° s., vol. 2.
BRIOSI GIOVANNI & FILIPPO TOGNINI, 1894, Intorno alla anatomia della canapa (Cannabis sativa L.). I. Organi sessuali, Atti Istituto Botanico Pavia, N.S., vol. 3, pp. 91-209.
BRIOSI GIOVANNI & FILIPPO TOGNINI, 1895, Intorno alla anatomia della canapa (Cannabis sativa L.). II. Organi vegetativi, Atti Istituto Botanico Pavia, II° S., vol. 4, pp. 169-329.
Botanici dell’Istituto Botanico della Reale Università di Pavia, questi due ricercatori intrapresero uno studio approfondito sui caratteri botanico-tassonomici della famiglia delle Cannabinee e del genere Cannabis. Questa voluminosa opera rappresenta un contributo pionieristico sugli aspetti botanici della cannabis di importanza internazionale. Il lavoro è corredato di una cinquantina di stupende tavole anatomiche a colori disegnate dai due autori.

BRUGO, 1864, Preparazione ed uso dell’olio di canape sativa: di Brugo farmacista a Romagnano, Annali di Chimica Applicati alla Medicina, vol. 39 (3°s.), pp. 249-250.
Ignoto documento del secolo scorso, questo breve scritto di un farmacista della provincia di Novara è importante sia dal punto di vista storico-documentativo – precedendo di un ventennio il lavoro di Valieri (1887) – che per il contenuto. Come nel testo di Valieri, il tema di questo articolo riguarda le preparazioni farmaceutiche della canapa sativa in sostituzione dei più costosi ed esotici preparati ricavati dalla canapa indiana (la prima coltivazione di Cannabis indica in Italia risale al 1931; cf. Longo, questa sez.). Brugo descrive un metodo per la preparazione dell’olio di ‘canape’, a partire dalle foglie fresche e ne costata l’effetto curativo prescrivendone applicazioni esterne nei casi di indurimento delle ghiandole, ingorgo latteo, dolori articolari acuti e gotta. Per un approfondimento biografico su Brugo, Cf. Carlo Ottone, 1996, Canne al vento, Power, 4: 27-29.

BUONACCORSI GIOVANNI, 1851, Dell’Kaskisk o estratto alcoolico del seme e del fiore della Canape d’India dato per uso interno nell’epilessia ed in varie forme di nevrosi. Lettera del dottore Giovanni Buonaccorsi Infermiere Medico Chirurgo addetto al R. Manicomio Lucchese, Tipografia Baroni, Lucca.
Si veda Giambastiani Massimo & Alessandro Manfredini, 2012 in questa medesima sezione.

CARAI A.M. MAURO, GIANCARLO COLOMBO, 1998, L’appetito vien fumando marijuana, Medicina delle Tossicodipendenze, vol. 6(3), pp. 37-42.
Numerosi studi suggeriscono l’uso terapeutico della cannabis per stimolare l’appetito in pazienti affetti da diverse patologie.

CARAI A.M. MAURO, LUISA PINTO & ANGELO A. IZZO, 2002, Cannabinoidi e sistema gastroenterico, Medicina delle Tossicodipendenze, vol. 35, pp. 23-28.
Nel sistema nervoso enterico di diversi mammiferi e dell’uomo sono presenti recettori cannabinoidergici di tipo CB1, la cui principale azione fisiologica sembra essere quella di mediare un’inibizione della motilità gastrointestinale. Le attuali evidenze sostengono l’ipotesi che il sistema cannabinoide endogeno possa giustificare applicazioni terapeutiche in alcune patologie dell’apparato digerente, quali la sindrome dell’intestino irritabile, il Morbo di Crohn, l’ileo paralitico, l’ulcera gastrica, oltre a nausea, vomito e diarrea.

CARBONARO GIUSEPPE & A. IMBESI, 1948, Cannabis indica coltivata a Messina, Archivio Farmaceutico Sp.Scienze Affini, pp. 57-75.

CERADINI GIULIO, 1864, Relazione di alcuni effetti dell’haschisch provati da G.C., Annali di Chimica Applicati alla Medicina, vol. 38 (3° s.), pp. 111-127.
Anch’egli milanese, studente della scuola di medicina e allievo di Giovanni Polli, Ceradini eseguì un’autosperimentazione con hashish il giorno di Natale del 1863, che, sebbene si sviluppò in un ‘viaggio’ spiacevole, descrisse in maniera brillante in questo lungo articolo. Agli inizi l’esperienza appare di buona qualità ed egli sembra in grado di ‘gestirla’, di non esserne sopraffatto o al massimo di esserlo in maniera positiva. Ma a un certo punto le sensazioni si intensificano al punto di intimorire l’impreparato sperimentatore e a creare i presupposti di una reazione fisica e di un comportamento psicotico, che lo accompagneranno per il resto dell’asciscismo. Ceradini mostra in queste pagine elevate qualità letterarie e descrittive.

cesco ciapannaCIAPANNA CESCO, 1979, Marijuana e altre storie, Roma, Cesco Ciapanna, 352 pp.
L’Autore, editore di una casa editrice che pubblicò, nei primi anni ‘80, una collana di testi dedicati alle droghe, in particolare gli allucinogeni, iniziò la medesima collana con questo libro, dedicato principalmente alla cannabis. E’ un testo pieno di notizie, vivace e ancora attuale ed è arricchito da una seria ricerca – l’unica nel suo genere prima di quelle di Samorini (1996) – sulla storia italiana della cannabis. Fu Ciapanna a ‘scoprire’ e dare il giusto rilievo, nel suo libro, al lavoro di Raffaele Valieri scritto nel 1887 e a quello di Piero Arpino del 1909. Al termine della sua ricerca, che Ciapanna affermava di avere intrapreso per capire cos’è la droga, l’autore ne conclude che non esiste una definizione precisa del concetto di droga e neppure, a maggior ragione, del ‘problema della droga’. Egli mise anche in luce il ruolo del proibizionismo fascista sull’origine del problema sociale della droga in Italia.

COUTENOT, 1857, Impiego locale dell’olio di canape per sopprimere la secrezione del latteAnnali di Chimica Applicati alla Medicina, vol. 24 (3° s.), pp. 132-134.
Questo medico francese comunica i risultati promettenti ottenuti utilizzando l’olio di canapa sativa come topico sui seni delle donne lattanti per interrompere il flusso latteo. E’ risultato utile anche nel trattamento della galattorrea e degli ingorghi lattei.

COVELLO MARIO, 1947, Ricerche chimiche e farmacologiche sulla Cannabis indica coltivata in Italia. I. Relazioni fra i caratteri chimico-analitici e l’attività farmacologica, Il Farmaco (Edizione Scientifica), vol. 2, pp. 503-517.
COVELLO MARIO, 1948, Ricerche chimiche e farmacologiche sulla Cannabis indica coltivata in Italia. II. Degradazione dell’attività biologica della droga in rapporto all’invecchiamento e separazione cromatografica delle frazioni attive degli estratti alcoolico ed etereo, Il Farmaco (Edizione Scientifica), vol. 3, pp. 7-12.
Ricercatore dell’Istituto di Chimica Farmaceutica e Tossicologia dell’Università di Napoli, Covello eseguì ricerche chimico-farmacologiche sulla cannabis; riportò la metodica di separazione del cannabidiolo e del cannabinolo e, avvalendosi della collaborazione di Vittorio Susanna e degli inseparabili amici dell’uomo, i cani, offrì i risultati di un folto gruppo di esperimenti, in uno dei quali fu addirittura eseguita la trapanazione cranica degli animali vivi, nel bel mezzo del loro “stato visionario” indotto con brutali dosi di estratto di cannabis. Nell’anno successivo (1948) l’Autore pubblicò la seconda parte delle sue ricerche di carattere chimico-analitico, volte a chiarire l’influenza del tempo e delle condizioni di conservazione delle sommità pistillifere di canapa indiana, con lo scopo di stabilire procedimenti adatti a raggiungere un’efficiente stabilizzazione della droga e dei preparati da essa estratti.

cremonaCREMONA MASSIMILIANO, 2012, Giovanni Polli, 1812-1880. Un pioniere fra scienza, medicina, esperimenti cannabinici e cremazione di cadaveri, Pro Oggebbio, Oggebbio (Verbania), 48 pp.
Si tratta di un piccolo opuscolo scritto in occasione del Bicentenario della nascita di Giovanni Polli, dove l’autore presenta la vita e le opere di questo medico ottocentesco del Lago Maggiore, che con i suoi studi sulla cannabis ne promosse l’interesse nella classica medica italiana (si veda in questa pagina Polli, 1860). Oltre a questi studi, Polli eseguì importanti ricerche sul sangue umano, sulle malattie “zimotiche” (o da “fermento morbifico”), sulle applicazione terapeutiche dei solfiti. Fu anche uno dei primi promotori della cremazione.

DE COURTIVE EDMONDO, 1848, Ricerche chimiche e fisiologiche sull’haschisch, Annali di Chimica Applicati alla Medicina, vol. 6 (3°s.), pp. 363-365.
Da un articolo francese pubblicato nel n° 20, 1948, della Gazzette Medicale. Lavoro di notevole importanza storico-scientifica. Sono riportati i principali risultati delle ricerche condotte dall’autore su piante di canapa indiana raccolte in Algeria. L’autore afferma che la Cannabis indica seminata e coltivata in Francia fornisce una resina meno attiva della precedente e in minore quantità; la Cannabis sativa coltivata in Francia offre una resina analoga e molto meno attiva, ma anch’essa efficace; la Cannabis sativa proveniente da semi italiani, ma coltivata in Francia, offre una resina più attiva della precedente; le ‘canapi’ indica e sativa non possiedono caratteri botanici abbastanza distinti da costituire due specie differenti. Elencando alcune proprietà fisico-chimiche della resina ricavata dalle piante algerine, l’autore prosegue riportando che, a seguito di esperimenti eseguiti su se stesso e su alcuni pazienti, “la cannabina sarebbe forse utile in medicina come narcotico e stupefacente, nel trattamento delle nevrosi in genere, e negli ultimi periodi delle affezioni cancerose”.

DE NERVAL GÉRALD, 1977, Il califfo dell’hashish, Parma & Milano, F.M. Ricci, 68 pp.
Dalla versione originale francese del 1851. Genere letterario (cf. Gautier, 1979).

DEZANI S., 1924, Su una nuova sofisticazione della Canapa indiana, Giornale Farmacia Chimica Scienze Affini, vol. 73, pp. 5.

DORVAULT, 1849, Osservazioni farmacologiche sulla haschischina e sul suo uso nel cholera, Annali di Chimica Applicata alla Medicina, vol. 8, 3° s., pp. 379-384.
Un’interessante disquisizione ottocentesca sul dosaggio da impiegare nell’uso dell’hashishina nel trattamento del colera. Secondo alcuni medici i tentativi terapeutici con cannabis nella recente epidemia di colera a Parigi non avevano dato buoni risultati per via del fatto che erano stati usati dosaggi troppo bassi.

DORVAULT, CARLO ERBA & GIOVANNI POLLI, 1849, Dell’haschisch e delle sue preparazioni, Annali di Chimica Applicati alla Medicina, vol. 8 (3°s.), pp. 83-97.
Articolo d’importanza storica, in quanto vi è documentata la ricerca cannabinica di Carlo Erba. In esso sono riportati i risultati dei suoi esperimenti farmaceutici con l’haschish, esperimenti che riguardano anche l’estrazione del principio attivo (o di ciò che si riteneva tale) e che – come sottolineato da Polli – vennero eseguiti anteriormente ai lavori di Smith e Decourtive; un fatto che portertebbe a considerare Erba come il primo europeo che si cimentò nell’estrazione dei principi attivi della canapa. Per provare l’efficacia dei suoi preparati, Erba li sperimentò su di se e li fece provare a diversi amici e medici, fra cui il fratello Cesare. Carlo Erba fu il primo in Italia a commercializzare prodotti di canapa indiana presso la sua farmacia di Brera a Milano. Da quel momento la sua casa farmaceutica instaurò un’importazione continua del prodotto grezzo dai paesi arabi e il suo commercio parrebbe non essersi mai interrotto sino al periodo del regime fascista. Nella seconda parte dell’articolo Polli riporta alcune considerazioni sugli effetti dell’haschish, basate sulle tre esperienze ch’egli aveva sino a quel momento fatto con questa sostanza. In questi brani egli mostra una notevole sensibilità e bravura nel descrivere gli effetti psichici della cannabis; la sua descrizione, impregnata di poesia, raggiunge il culmine nel commento: “E’ questo un nuovo mezzo di prolungare la vita, o almeno la coscienza di vivere.”

ERBA CARLO, 1907, Comunicazioni ai signori medici, Milano, Opizzi Corno.
A partire dal lontano 1849, Carlo Erba non aveva mai smesso di commercializzare prodotti farmaceutici a base di canapa indiana (Cfr. Dorvault et al., 1849). Con questo opuscolo dei primi anni del Novecento, egli pubblicizzava un nuovo medicinale, il Micranol Erba, il cui principale principio attivo era il tannato di cannabina. I cachets di Micranol erano indicati in tutte le forme di nevralgie semplici, nelle nevralgie facciali, occipitali, bracchiali e intercostali e nelle cefalee. Nell’opuscolo era inserito anche un breve scritto del dottor L. Milanesi, il quale asseriva di aver prescritto questo farmaco nelle forme di cefalea “abituale o nervosa”. Ne consigliava un cachet ogni sera, prima di andare a dormire (L. Milanesi, 1907, Nota clinico-terapeutica sul Micranol “Erba”, in C. Erba, op. cit., pp. 75-78).

théophile gautierGAUTIER THÉOPHILE, 1979, Il club dei mangiatori di hascisc, Milano, Serra e Riva, 136 pp.
In una sera di novembre dell’anno 1845, alcuni fra i nomi più illustri della cultura e dell’arte parigina si diedero segretamente convegno in un albergo diroccato dell’isola Saint Louis, nel cuore della città. Si incontravano per provare insieme gli effetti dell’hascisc e questo incontro fu il primo di una serie di ‘simposi’ a base di hascisc, che era direttamente ingerito e accompagnato con una tazza di caffè. Agli incontri erano presenti, fra gli altri, Théophile Gautier, Gerard de Nérval, Balzac, Baudelaire, Chenavard, Daumier, Boissard (l’organizzatore degli incontri). In seguito, sia Gautier, nel presente testo, che De Nérval (it. 1977) e Baudelaire (it. 1970), riportarono, seguendo i loro generi letterario e poetico, le esperienze personali ottenute in quelle occasioni con il dawamesk (hascisc).

GIAMBASTIANI MASSIMO & ALESSANDRO MANFREDINI, 2012, L’uso terapeutico della canapa indiana nell’Ospedale psichiatrico di Lucca nel XIX secolo, Rivista di Archeologia Storia Costume, vol. 40, pp. 187-194.
Gli autori hanno ritrovato presso la Biblioteca dell’Orto Botanico di Lucca una pubblicazione datata al 1851 scritta da Giovanni Buonaccorsi, che fu Direttore dell’Ospedale di Fregionaja in Maggiano (provincia di Lucca). Lo scritto (per il titolo si veda Buonaccorsi, 1851, in questa medesima sezione) descrive l’impiego da parte di questo medico della canapa indiana nella cura delle patologie mentali, in particolare nei casi di epilessia, lipemania, mania orgogliosa, mania chimerica, delirium tremens; trattandosi di esperimenti terapeutici iniziati nel 1850 in una struttura ospedaliera, sono fra i primi in Italia di questo genere sinora noti. Curiosamente, il Buonaccorsi riportò di aver utilizzato un estratto alcolico acquoso di “polvere di seme” di canapa indiana ricevuta da un certo Tossiza di Alessandria d’Egitto, e con somministrazione orale di questo estratto i pazienti ne conseguirono un effetto emetico e uno stato letargico che durò 24 ore. Difficilmente i semi di canapa indiana possono indurre uno stato letargico così profondo, al punto che sorge il sospetto che non si trattasse di “polvere di seme”, come riportato dal Buonaccorsi, bensì che nella droga ricevuta dall’Egitto fosse presente anche la parte floreale della canapa. In una seconda fase delle sue sperimentazioni terapeutiche il medico impiegò l’estratto alcolico di semi e fiori di canapa indiana preparato dalla farmacia Hall di Londra.

GIULIANO E. & G. SINISCALCO GIGLIANO, 1983, Studi sul contenuto di THC in vari ceppi di Cannabis sativa L., Bollettino Chimico Farmaceutico, vol. 122, pp. 436-439.

GODARD, 1871, Preparazioni arabe dell’haschisch, Annali di Chimica Applicati alla Medicina, vol. 52 (3°s.), pp. 142-146.
Sono riportate le ricette arabe di alcuni preparati a base di dounheh, una specie di burro d’haschisch.

GORI ENZO, 1974, La marijuana fa male?, Aggiornamenti Sociali, pp. 685-702.

GRAHAM J.D.P. (cur.), 1979, Hashish e Marijuana, Roma, Newton Compton, 412 pp.
Dall’edizione originale inglese del 1976, pubblicata da Academic Press, Londra.
Indice: J.W. Fairbairn, Farmacognosia della Cannabis, pp. 17-32; W.M.L. Crombie, Analisi della Cannabis, :33-52; L. Crombie & W.M.L. Crombie, Chimica dei cannabinoidi, pp. 53-83; L.J. King, J.D. Teale & V. Marks, Aspetti biochimici della Cannabis, pp. 84-112; C.R.B. Joyce, Un approccio critico agli esperimenti sulla Cannabis: interpretazione dei risultati, pp. 115-123; J.D.P. Graham, Gli effetti della Cannabis sulla mente dell’uomo e sul comportamento degli animali, pp. 124-145; J.D.P. Graham & D.M.F. Li, Farmacologia della Cannabis e dei cannabinoidi, pp. 146-275; J.D.P. Graham, Cannabis e salute, pp. 276-321; G. Edwards, La Cannabis e la psichiatria, pp. 322-339; A. Kosviner, Le scienze sociali e l’uso della Cannabis, pp. 343-375; J.D.P. Graham, Se la Cannabis fosse un nuovo farmaco, pp. 376-395.

GREGOR G., 1853, Dell’haschisch nei parti, Annali di Chimica Applicati alla Medicina, vol. 17 (3°s.), pp. 175-176.
Da un articolo francese apparso sul Journal de pharmacie. et de chimie nel maggio del 1853. L’autore, ricordando l’indicazione data dal dott. Christison sulle virtù stimolanti dell’haschisch sulle contrazioni uterine, riporta i risultati delle somministrazioni di questa resina (per via orale) a sedici donne partorienti. Sebbene meno entusiasta di Christison, Gregor afferma che con l’impiego dell’haschisch si può diminuire della metà la durata del travaglio. Questa resina avrebbe inoltre il vantaggio sulla segale cornuta di agire come sedativo nelle contrazioni spasmodiche.

lester grinspoonGRINSPOON LESTER, 1994, Marihuana, Milano, Urra, 508 pp.
Pubblicato per la prima volta negli U.S.A. nel 1971 (Harvard University Press) e in seguito periodicamente aggiornato, questo voluminoso saggio scientifico ha assunto nel tempo il ruolo di opera fondamentale, riferimento essenziale per medici, psicologi, psichiatri, sociologi, avvocati, ecc. Il lavoro di Grinspoon è estremamente approfondito e attuale, frutto di trent’anni di studi appassionati e riesce a cogliere ogni aspetto della questione. Si veda anche Grinspoon Lester, 1984, La marijuana, in Vittorino Andreoli (Ed.), La droga, Milano, Le Scienze Quaderni, :77-84, la cui versione originale fu pubblicata nell’edizione italiana dello Scientific American (Le Scienze) nel marzo del 1970.

lester grinspoon2GRINSPOON LESTER & JAMES B. BAKALAR, 1995, Marijuana, la medicina proibita, Padova, Franco Muzzio, 222 pp.
Dalla versione originale della Yale University del 1993. E’ uno dei migliori saggi esistenti sulle proprietà medicinali della canapa indiana, scritto da due autorevoli medici statunitensi. Sono esaminate attentamente le applicazioni positive di questo medicinale nell’assistenza alla chemioterapia neoplastica, nel glaucoma, nell’epilessia, nella sclerosi multipla, nelle pariplegie e quadriplegie, nell’AIDS, nei dolori cronici, nelle emicranie, nella prurigine, nei dolori mestruali e nelle doglie, nella depressione e in altri disturbi emotivi.

GRINSPOON LESTER & JAMES B. BAKALAR, 1998, Uso della Cannabis come stabilizzante dell’umore: ipotesi da verificare, Medicina delle Tossicodipendenze, vol. 6(4), pp. 19-24.

LIGRESTI ALESSIA, 2003, Endocannabinoidi e Fitocannabinoidi nel Cancro, Tesi di Dottorato, Università degli studi di Napoli Federico II, Facoltà di Farmacia, Napoli.

LONGO BIAGIO, 1936, Sulla canapa indiana (Cannabis indica), Bullettino Orto Botanico di Napoli, vol. 13, pp. 17-30.
Lavoro di importanza storica, in quanto primo resoconto di coltivazioni italiane di Cannabis indica. Nel marzo del 1931, l’autore riceve i semi della pianta direttamente da Calcutta e li affida immediatamente al terreno, nella stazione sperimentale per le piante officinali dell’Orto Botanico di Napoli. Dalle sue ricerche, eseguite su tre generazioni di piante, ne conclude che le piante indiane fanno specie a se, distinte dalla canapa sativa, e che anche quando coltivate in Italia, ad eccezione della prima generazione, possiedono le medesime proprietà farmacologiche. Ricordiamo, seguendo una nota di Vittorio Susanna, che già durante gli anni 1925-1929, quando il Longo era Direttore dell’Orto Botanico di Pisa, egli intraprese esperienze per stabilire i rapporti fra le due piante (indica e sativa) “seguendo la via inversa. Cioè, da semi di canapa comune (sativa), modificando la natura del terreno di coltura con l’aggiunta di sali diversi, opportunamente scelti, volle ricercare se da qualcuno di questi semi si ottenessero piante con caratteri della Canapa indiana. I risultati furono negativi e li comunicò anche in America, in due conferenze tenute a Buenos Aires e a Cordoba.” Cf. anche: Longo Biagio, 1931, Bullettino Orto Botanico di Napoli, 11:8; Longo Biagio, 1937, Bullettino Orto Botanico di Napoli, 14:43; Longo Biagio, 1937, Rivista Fisica Matematica Scienze Naturali, 11:7.

LUSSANA FILIPPO, 1851, Alcuni effetti dell’Hachisch, Gazzetta Medica di Milano, vol. 2 (3° s.) pp. 441-442.
Resoconto di un’esperienza cannabinica di un altro medico milanese. Lussana fece l’esperienza con sua moglie e sperimentò la cannabis come medicinale su alcuni suoi pazienti dell’Ospedale di Gandino. Con un linguaggio poetico (“L’Haschish! sustanza poetica, siccome l’Oriente, d’onde viene e fors’anco altretanto favoleggiata…”) egli descrive l’infelice esperienza di sua moglie, alla quale aveva amministrato tre pillole di haschish nel tentativo di curare una cefalea nervosa da gravidanza di cui era afflitta, ma anche per espresso desiderio della moglie di provare gli effetti “imparadisianti” della cannabis, come li aveva visti descritti nei racconti degli scrittori francesi di quel periodo. La moglie fece un’esperienza poco piacevole, sopraffatta da allucinazioni visive e uditive, entrò in uno stato di delirio che durò per quasi tutta la notte e che si concluse con un sonno profondo.

MARAZZI UGO, 1997, Il “Contrasto fra l’hashish e il vino” di Yusuf Amiri. Testo, traduzione, facsimile, Annali Istituto Orientale di Napoli, vol. 57, pp. 162-182.
Testo turco di cui è nota una sola copia del XVI secolo, conservata al British Library. L’autore di questo poemetto è Yusuf Amiri, vissuto nella prima metà del XV secolo. L’argomento riguarda una disputa fra l’hashish e il vino, raffigurata dal dialogo fra un sufi “dal verde mantello” (corrispondente all’hashish) e da un giovinetto “nel suo vestito vermiglio” (corrispondente al vino). Entrambi inveiscono contro l’altro accusandolo di instupidire gli uomini, mentre acclamano le proprie proprietà di fare accrescere la ragione. La disputa si conclude senza vittoriosi e con l’arrivo del miele, che si introduce fra di loro e li separa.

MARINO-ZUCO F. & G. VIGNOLO, 1895, Sopra gli alcaloidi della Cannabis indica e della Cannabis sativa, Gazzetta Chimica Italiana, vol. 25, pp. 262-268.
Cf. G. Vignolo a questa sezione.

moreauMOREAU DE TOURS JACQUES, 1996, L’hachisch, Roma, Sensibili alle Foglie, 124 pp.
Versione ridotta dell’originale pubblicato a Parigi nel 1845, Du l’hachisch et de l’alienation mentale, un testo classico e pionieristico nel campo degli studi sulla canapa indiana. Di professione medico, Moreau è uno dei primi europei dell’era moderna che affronta l’esperienza cannabinica, mediante autosperimentazioni e utilizzando la droga come medicinale. Nel suo scritto, divenuto celebre, egli si sofferma in particolare sugli effetti psicologici dell’hachisch, descrivendo diversi “fenomeni” che si possono sperimentare: il sentimento della felicità, l’eccitazione e la dissociazione delle idee, valutazioni errate del tempo e dello spazio, sviluppo della sensibilità dell’udito, l’instaurarsi di idee fisse e convinzioni deliranti, impulsi irresistibili, illusioni e allucinazioni.

PAGANI SILVIO, 1995, L’addomesticamento della molecola selvaggia. Tabacco e cannabis a confronto, Altrove, vol. 2, pp. 67-75.
Partendo dall’osservazione delle differenze di effetto del tabacco presso le popolazioni native e quelle di cultura occidentale, l’autore evidenzia come diverse droghe considerate “leggere”, siano vissute nel mondo tradizionale come agenti visionari, e un medesimo meccanismo di “addomesticamento”parrebbe essersi presentato con l’arrivo nel mondo occidentale di diverse droghe psicoattive esotiche, quali il caffè, il cacao e il tabacco, con conseguente disattivazione dei loro effetti visionari primari e trasformazione in banali droghe di distrazione quotidiana.

PELLETIER, 1847, Sulla resina della Cannabis indica, Annali di Chimica Applicati alla Medicina, vol. 5 (3°s.), pp. 28-29.
L’autore descrive succintamente i risultati delle ricerche intraprese da T. e H. Smith di Edimburgo, volte all’isolamento della resina della canapa indiana. Mediante un’estrazione alcolica, gli Smith ottengono una resina “di color bruno nerastro: ha un sapore piccante e balsamico; riscaldata sopra una piastra di platino, essa si fonde ed abbrucia senza lasciare residuo, diffondendo un odore forte e aromatico”. Quindi, gli Smith si cimentano in alcune autosperimentazioni, riportando che “alla dose di due terzi di grano (peso inglese), essa è un narcotico potente; alla dose di un grano, essa procura una completa ebbrezza (..) la sua azione è assai persistente, ma non sembra avere, come l’oppio, l’inconveniente di produrre la staticità”. Siamo agli albori del rapporto dell’Europa moderna con la canapa indiana.

PERSONNE, 1857, Analisi della canape, Annali di Chimica Applicata alla Medicina, vol. 25 (3° s.), pp. 88-93.
Nel 1854 la Società di Farmacia di Parigi indisse un concorso a premio per l’analisi chimica della canapa, volto all’individuazione dei suoi principi attivi. Il concorso fu vinto dal farmacista francese Personne, il quale isolò dalla canapa un composto che chiamò cannabene. Personne eseguì diverse prove su di sé e su altri individui, dimostrando che il cannabene aveva una marcata attività sulla mente umana. In questo articolo riportato in una rivista medica italiana, vengono riassunti gli studi del Personne.

PIOMELLI DANIELE, 1995, La canapa di dentro, Altrove, vol. 2, pp. 51-57.
Seria e divertita esposizione delle recenti scoperte in merito alla neurochimica dei cannabinoidi, con particolare attenzione alla molecola endogena anandammide (dal sanscrito ananda, ‘gioia profonda’, quindi, ‘ammide della gioia profonda’), che avrebbe una predisposta ‘attività cannabinoide’ nell’organismo umano. L’autore conclude che la scoperta di questa molecola umana, che si colloca a fianco di quelle dei peptidi endogeni ad azione morfino-simile e alle triptamine e beta-carboline endogene ritrovate nella ghiandola pineale, “va a rafforzare una convinzione che fu già di Aldous Huxley, e che è oggi condivisa da un numero più vasto di persone. Cioè, che il desiderio di trascendere il proprio stato normale, non foss’altro che per pochi istanti, è un profondo bisogno della coscienza umana, talmente radicato nella nostra natura biologica che nessun tentativo di sradicarlo, sia esso legale o educativo, potrà sperare realisticamente di ottenere un successo duraturo.”

POLLACCI GINO & M. GALLOTTI, 1940, Canapa indiana coltivata in Lombardia, Bollettino Società Italiana Biologia Sperimentale, vol. 15: 324.
Nel 1937, questi due ricercatori dell’Orto Botanico di Pavia, incoraggiati dai risultati positivi ottenuti a Napoli da Longo (1936), intrapresero la coltivazione della canapa indiana con semi ricevuti dal medesimo Longo. La coltivazione ebbe subito un esito positivo. Si tratta della prima coltivazione della pianta in Lombardia. Nel 1939, i due ricercatori coltivarono la pianta su larga scala in un campo sperimentale presso la Certosa di Pavia, da cui ottennero un raccolto di due quintali di cime fiorifere essiccate.

POLLI GIOVANNI, 1860, Esperimenti sugli effetti dell’haschisch ad alta dose, Annali di Chimica Applicati alla Medicina, vol. 30 (3°s.), pp. 23-34 e 89-103.
L’origine del rapporto dell’Italia moderna con la Cannabis indica è indissolubilmente legato al nome di Giovanni Polli. Nato nel 1815, nel 1837 si laureò come medico chirurgo presso l’Università di Pavia. Svolse la professione di insegnante a Milano e presso l’Istituto Tecnico di Santa Marta fondò nel 1860 un Gabinetto di Chimica Applicata. Nel 1845 egli divenne direttore della rivista milanese Annali di Chimica Applicata alla Medicina, che diresse fino a poco prima della sua morte, avvenuta nel 1880. Polli fu il primo ‘sperimentatore cannabinico’ italiano e per oltre trent’anni si interessò alla cannabis, sperimentandola su di se in differenti occasioni, insieme ad altri medici e, forse, anche isolatamente. La sperimentò come medicinale nel trattamento di svariate malattie e riportò i resoconti di queste esperienze su quegli Annali di cui era direttore. Nella medesima rivista egli pubblicò anche i resoconti di esperienze eseguite da altri medici, riportando numerose notizie inerenti l’impiego terapeutico della cannabis provenienti dalle altre nazioni europee e dall’America. Agli inizi del 1847 Polli ricevette dell’haschish inviatogli da un mercante di Alessandria d’Egitto e il 19 giugno del 1847 è la data che segna la prima esperienza cannabinica nella storia dell’Italia moderna (si vedano Verga 1847 e Dorvault et al.dawamesk definita ‘coraggiosa’, “quadrupla della usata dagli orientali”. Dopo aver riportato estesamente la descrizione fatta dal francese A. Teste di autosperimentazioni con haschisch a forte dosaggio eseguite nel 1853, Polli descrive minuziosamente gli effetti riportati dai tre autosperimentatori, i quali appartenevano a tre temperamenti differenti – ‘il sanguigno, il nervoso e il linfatico’ -; un fatto che giustificava, sempre secondo l’autore, le sostanziali differenze riportate fra i tre ‘viaggi’ o asciscismi – termine proposto in questa sede dall’autore per definire “lo stato particolare della mente e dei sentimenti in cui si trova l’individuo preso dall’haschisch” (p. 31). La descrizione e il tentativo di modello teorico della fisiologia e della psicologia dell’asciscismo riportati in questo articolo rappresentano le più belle pagine della letteratura cannabinica italiana del secolo scorso e non a caso è il resoconto cannabinico maggiormente citato dagli autori italiani dell’Ottocento che si interessarono successivamente alla cannabis. Il resoconto è stato riportato integralmente in Samorini, 1996:59-79). Cf. anche: Polli Giovanni, 1854, Raccomandazione di un rimedio nel cholera, Annali di Chimica Applicati alla Medicina, 19 (3°s.) :173-177; Polli Giovanni, 1865, Sull’antidoto dell’haschisch, Annali di Chimica Applicati alla Medicina, 40 (3°s.) :343-345.

POLLI GIOVANNI, 1860, Risultato di un esperimento terapeutico dell’haschisch nell’idrofobia, Annali di Chimica Applicati alla Medicina, vol. 31 (3°s.), pp. 366-371.
L’autore riporta il trattamento di un caso di idrofobia con haschisch. Sebbene l’amministrazione di questa medicina non riuscì a salvare la vita del paziente (l’idrofobia era a quei tempi difficilmente curabile), l’autore nota come l’haschisch potrebbe figurare come coadiuvante e come “eccellente palliativo” nella terapia idrofobica: “Se non che, oltre al palliare, o sopprimere alcuni de’ più disgustosi sintomi del male, e convertire la truce idrofobia, in una comune gaia frenesia, con spasmodica disfagìa, l’haschisch facendo di un ammalato indomabile, sospettoso, fremente, pericoloso, un quiete e fiducioso paziente (poche ore dopo la prima dose dell’haschisch si trovò di poter sciogliere dai ceppi l’ammalato, e lo si pote’ lasciar libero sino alle ultime ore), facilitando così quel più opportuno trattamento che nei diversi casi potrebbe essere indicato, è evidente ogni qual volta non si abbia fondata speranza in qualche nuovo tentativo di cura radicale, la droga indiana che abbiamo esperita, meriterà sempre di essere chiamata in soccorso, come il più benigno e il più sicuro calmante.”

POLLI GIOVANNI, 1863, Lipemania guarita coll’haschisch, Annali di Chimica Applicati alla Medicina, vol. 36 (3°s.), pp. 72-75.
Resoconto di un trattamento terapeutico con dawamesk (haschisch) in un caso di lipemania, di cui era afflitta una donna di 35 anni. La paziente è melanconica, insonne e anoressica. Indebolita e ossessionata da fobie, con l’intervento del dott. Polli e del dawamesk essa si ristabilisce completamente in breve tempo.

RENDE G., 1931, Su una pseudo reazione di riconoscimento dell’Haschisch, L’Officina, AIV(6), p. 347.

samerbSAMORINI GIORGIO, 1996, L’erba di Carlo Erba. Per una storia della canapa indiana in Italia (1845-1948), Torino, Nautilus, 172 pp.
Con questo saggio, in seguito alla scoperta di documenti inediti del secolo scorso, torna alla luce l’origine del rapporto dell’Italia moderna con la cannabis indica: un pezzo di storia della medicina italiana rimossa, un corposo insieme di esperienze, di studi e di terapie mediche con la cannabis per nulla secondario all’interesse mostrato a quei tempi nei confronti di questa pianta nel resto dell’Europa. Milano è il fulcro delle prime autosperimentazioni (sin dal 1847), delle prime autosperimentazioni e dei primi tentativi terapeutici a base di hashish. Vi sono coinvolti i più eminenti nomi della classe medica di quei tempi, fra cui Giovanni Polli, Carlo Erba, Andrea Verga, Filippo Lussana (si veda questi autori a questa medesima sezione). Nel libro sono riportate in forma integrale le descrizioni delle esperienze personali lasciateci da questi primi sperimentatori cannabinici, intrise di entusiasmo, di speranze, di innocenza, di poesia. Il testo prosegue con l’esposizione di altri eventi cannabinici occorsi nel corso di un secolo, con particolare riferimento all’ambiente medico, sino a giungere alla legge Mussolini-Oviglio del 1923, che rappresenta il primo atto repressivo nei confronti della cannabis in Italia, e alle prime coltivazioni italiane della pianta negli anni ’30 di questo secolo. Il testo è corredato di alcuni formulari terapeutici cannabinici degli inizi di questo secolo e di una lunga bibliografia italiana ottocentesca inedita sulla cannabis.

SAMORINI GIORGIO, 2017, La canapa in Italia, fra certezze ed enigmi insoluti, Erboristeria Domani, N. 402, pp. 64-73.
L’autore riunisce un insieme unico di dati storici sulla canapa, offrendo una mappa aggiornata dei siti archeologici italiani in cui sono rinvenuti resti di canapa; dati che dimostrano come la canapa sia presente in Italia a partire da almeno l’11.500 a.C. Segue la presentazione degli aspetti enigmatici tutt’ora irrisolti, fra cui la sconcertante assenza degli effetti inebrianti della canapa nei testi latini e in quelli medievali e rinascimentali, dove viene dato per inebriante unicamente il seme della pianta, una contraddizione che resta da chiarire.

SINISCALCO GIGLIANO G., 1984, I cannabinoli in Cannabis sativa L. a diverse condizioni culturali, Bollettino Chimico Farmaceutico, vol. 123, pp. 352-356.

SMITH E. DAVID, 1998, Marijuana: il limite tra piacere e terapia, Medicina delle Tossicodipendenze, vol. 6(4), pp. 5-17.

SUSANNA VITTORIO, 1936, Sull’attività biologica della Canapa indiana coltivata nella stazione sperimentale per le piante officinali, Bullettino Orto Botanico di Napoli, vol. 13, pp. 83; Cfr. anche id., 1936, Bullettino Orto Botanico di Napoli, vol. 13: 325.

VALENTE L., 1880, Sull’essenza di canapa, Gazzetta Chimica Italiana, 10: 479-481.
VALENTE L., 1881, Sull’idrocarburo estratto dalla canapa, Gazzetta Chimica Italiana, vol. 11, pp. 196-198.
Ricercatore dell’Istituto Chimico dell’Università di Roma, Valente eseguì ricerche sull’essenza della canapa comune (sativa). A parte il lavoro pionieristico di Carlo Erba (cfr. Dorvault et al. 1848), ciò rappresenta l’inizio degli studi chimici italiani volti a delucidare i principi attivi delle due ‘canape’. Valente eseguì le ricerche prima sulla canapa sativa e in seguito su quella indiana.

VALIERI RAFFAELE, 1887, Sulla canapa nostrana e suoi preparati in sostituzione della Cannabis indica, Napoli, 32 pp.
Raffaele Valieri fu un illustre medico napoletano, primario dell’Ospedale degli Incurabili di Napoli. Questo librino rappresenta un caposaldo della letteratura medica italiana riguardante la cannabis. Riscoperto e riproposto all’attenzione da Cesco Ciapanna (1979), il testo di Valieri è originale anche nel contenuto. L’autore, considerate le notevoli proprietà medicinali della canapa indiana, allora disponibile in commercio sotto il nome di erba Gaza, e la limitazione del suo impiego a causa dell’elevato costo, sperimenta sui suoi pazienti farmaci ricavati dalla canapa sativa (nostrana), in sostituzione della Cannabis indica, verificandone le affini proprietà curative. Dalla canapa sativa l’Autore ricava sigarette, olio essenziale (cannabeno), sciroppi, pastiglie, resina, decotti ed elisir, e li amministra ai suoi pazienti affetti da asma, gozzo esoftalmico, enfisema polmonare, emicrania, e diversi disturbi nervosi. L’autore ne conclude che la canapa sativa, reperibile a più bassi costi, può essere efficacemente impiegata nella cura di diverse malattie, in sostituzione della varietà indica, a condizione di aumentare il dosaggio. A seguito di alcune autosperimentazioni eseguite su di se, bevendo infusi di cime fiorifere di canapa nostrana, l’autore conclude che, a dosaggi più elevati, anche con la canapa nostrana sono percepibili gli effetti psicotropi. Cf. anche: Valieri Raffaele, 1875, Contribuzione alla terapeutica del gozzo esoftalmico, La Clinica (Napoli), 2(15):118-120; Valieri Raffaele, 1888, Sul gozzo esoftalmico curato e guarito dalla sola Canapa e suoi preparati, Napoli, Tip. dell’Unione, 64 pp.

VERGA ANDREA, 1847, Lettera sull’haschisch, Gazzetta Medica di Milano, 10 luglio 1847, pp. 263-264.
Andrea Verga era direttore dell’Ospitale Maggiore e degli annessi Pii Istituti di Milano. Il 10 giugno del 1847 egli partecipò in qualità di osservatore alla prima esperienza cannabinica dei colleghi medici Giovanni Polli, Francesco Viganò e Pietro Mordaret e fu egli medesimo a descriverla nella sua “Prima lettera sull’aschish” del 1847. I tre medici, utilizzando l’hashish che si era procurato Polli, intrapresero insieme questa esperienza in un locale dell’albergo Regno Lombardo-Veneto di Porta Tosa (l’attuale Porta Vittoria), a Milano. Nel descrivere gli effetti dell’haschish sul comportamento dei tre sperimentatori e per rispetto a questi, Verga utilizzò l’anonimato chiamandoli con le lettere A, B e C. Essi assunsero la dose per via orale. L’esperienza fu piacevole e in certi momenti entusiasmante. Al termine del resoconto Verga si ripromette di voler tentare anch’egli l’esperienza cannabinica. In effetti, l’anno successivo (1848) egli provò su di se l’haschish e ne offrì un resoconto nella “Seconda lettera sull’haschish”. Egli fece l’esperienza l’ultimo giorno del ‘carnovalone’ milanese, il ‘sabbato grasso’, con una dose di haschish che gli aveva procurato Carlo Erba. Non fu un’esperienza positiva come erano state quelle di Polli e colleghi, per via dell’inadatto approccio, un fatto di cui lo stesso Verga si rimprovera. Cf. anche: Verga Andrea, 1848, Sull’haschisch, Annali Universali di Medicina, 127:423-425; Verga Andrea, 1848, Diversi preparati di haschisch, Gazzetta Medica Lombarda, 2° s., 1:79; Verga Andrea, 1863, Lipemania guarita coll’haschisch, Gazzetta Medica Italo-Lombarda, 32 (5° s.), 2°:275.

VERGA ANDREA, 1848, Sull’haschisch. Lettera seconda, Gazzetta Medica Lombarda, 2°ser., vol. 1, pp. 303-308.
In questa seconda comunicazione sull’hashish, Verga riporta il resoconto di una sua esperienza, non molto costruttiva, per via di una predisposizione inadatta causata da un pranzo pesante precedente l’assunzione della robusta dose di dawamesk. Il “distinto chimico” che rifornì della dose di hashish Verga, così come numerosi altri medici milanesi, era Carlo Erba.

VETERE CARLO, 2000, La dipendenza da cannabis: esiste?, Bollettino Farmacodipendenze e Alcoolismo, vol. 23(1), pp. 83-88.

VINGNOLO G., 1894, Sull’essenza di Cannabis indica, Rendiconti Reale Accademia dei Lincei, 5° s., vol. 3, pp. 404-407.
VIGNOLO G., 1895, Sull’essenza di Cannabis indica, Gazzetta Chimica Italiana, vol. 25(I), pp. 110-114.
VIGNOLO G. & F. MARINO-ZUCO, 1895, Sopra gli alcaloidi della Cannabis indica e della Cannabis sativa, Rendiconti Reale Accademia dei Lincei, (5° s.), vol. 4, pp. 253-258.
Studi chimici della fine dell’Ottocento volti a delucidare i principi attivi delle due ‘canape’, sativa e indica, mediante le magre tecniche analitiche di quei tempi.

steven wishniaWISHNIA STEVEN, 2005, La Cannabis. Proprietà, storia, impieghi, folklore, L’Airone Editrice, Roma, 160 pp.
Dall’edizione originaria inglese del 2004 edita da The Ivy Press col titolo “The Cannabis Companion”. Libro divulgativo ben fatto, con delle buone illustrazioni, adatto a tutti i tipi di “principianti”, per un primo approccio obiettivo sulla canapa.

fabio zanelloZANELLO FABIO, 2003, Hashish e Islam, Cooper e Castelvecchi, Roma, 176 pp.
E’ un saggio ben fatto, ricco di analisi filosofiche medievali sul problema dell’accettazione nella società araba della cannabis; nella letteratura araba antica, attentamente analizzata dall’autore, si evidenzia la problematica discussione sul paragone della cannabis con le bevande alcoliche: “Per Dio, lode all’hashish. Esso fa emergere significati occulti, non badare ai suoi detrattori. Tieniti distante dal vino e dai suoi discendenti, ma non essere avaro con l’hashish”; “Il vino ti fa dimenticare i significati che soggiacciono, laddove l’hashish invece richiama i segreti della Bellezza dichiarata Unica”. Attraverso la letteratura, la poesia etero e omosessuale, la trattatistica legale e religiosa, fino al sufismo e alle controversie inerenti la questione di una sua “modica quantità”, la raffinatezza della cultura araba ci introduce, a partire dal 1100 d.C., nel pieno del dibattito fra sostenitori dei mistici benefici della pianta e aspri detrattori.

 

Altri studi italiani dell’Ottocento sulla Cannabis

BOLAS & FRAMIS, 1871, Dell’ossicannabina, Annali di Chimica Applicati alla Medicina, 52 (3°s.), pp. 335-336.

CHURCHILL, 1871, Canape indiano nella metrorragia, Annali di Chimica Applicati alla Medicina, 52 (3°s.) :360-361.

COUTENOT, 1857, Impiego locale dell’olio di canape per sopprimere la secrezione del latte, Annali di Chimica Applicati alla Medicina, 24 (3°s.) :132-134.

DORVAULT, 1849, Osservazioni farmacologiche sulla haschischina e sul suo uso nel colera, Annali di Chimica Applicati alla Medicina, 8 (3°s.) :379-384.

DUNEAU, 1876, Dell’uso dell’haschisch nelle metrorragie, Annali di Chimica Applicati alla Medicina, 63 (3°s.) :175.

HANAKER W.D. & M.D. MEADVILLE, 1892, Un caso di dose eccessiva di cannabis indica, Ann.Chim.Farmac., 15 (4° s.) :252-254.

LEES R.C., 1896, Extr. Cannabis indicae aq.fluidum, Annali di Chimica Farmaceutica, :23-24 (4° s.):185.

PELTZ, 1877, Sui principii immediati della canape indiana, Annali di Chimica Applicati alla Medicina, 64 (3°s.) :307-308.

PERSONNE, 1857, Analisi della canape, Annali di Chimica Applicati alla Medicina, 25 (3°s.) :88-93.

REDAZIONE, 1840, Recensione al testo di O’Shaughnessy del 1839, Annali Universali di Medicina, 96:427-435.

REDAZIONE, 1847a, Preaparazione della cannabina, Annali di Chimica Applicati alla Medicina, 5 (3°s.) :268-270.

REDAZIONE, 1847b, Tetano traumatico guarito mercè la canape indiana, Gazzetta Medica di Milano, 6:75.

REDAZIONE, 1847c, Preparazioni di haschisch, Gazzetta Medica di Milano, 6:104.

REDAZIONE, 1848, Effetti gravi dall’amministrazione della cannabis indica in un caso di dismennorea, Gazzetta Medica Lombarda, 2° s., 1:198.

REDAZIONE, 1846, Recensione al testo di Moreau de Tours del 1845, Annali Universali di Medicina, 117:153-159.

REDAZIONE, 1846, Recensione al testo di Giovanne Clendinning, M.D., medico all’infermeria “St. Marylebone”, Osservazioni sulle proprietà mediche della Cannabis sativa delle Indie, Annali Universali di Medicina, 117:388.

REDAZIONE, 1852, Della tintura di canape indiana contro la oftalmia reumatica, Gazzetta Medica Italo-Lombarda, 3 (3° s.):210-211.

REDAZIONE, 1854, Premio di 1000 franchi della Società di Farmacia di Parigi per l’analisi della canape, Annali di Chimica Applicati alla Medicina, 18 (3°s.) :374-376.

REDAZIONE, 1856, Dell’olio dei semi di canape per arrestare la secrezione lattea, Gazzetta Medica Italo-Lombarda, 1 (4° s.):410-411.

REDAZIONE, 1862, Fumigazioni con foglie di canape nella tisi, Gazzetta Medica Italo-Lombarda, 21 (5° s.), 1°:22.

REDAZIONE, 1873, Cura dell’emicrania coll’estratto di canape indiano, Gazzetta Medica Italiana Province Venete, 16:23-24.

REDAZIONE, 1883, Il tannato di cannabina come ipnotico, Gazz.Medicina Pubbl., Napoli,, 14(6):183-184.

SEGUIN, 1880, La canape contro l’emicrania, Annali di Chimica Applicati alla Medicina, 71 (3°s.) :307.

SIGMUND, 1856, Dell’hatschitsch (Cannabis indica) e de’ suoi preparati, Annali Universali di Medicina, 155:657-659.

SINKLER WATRON, 1879, La canape indiana nella cura dell’epilessia, Annali di Chimica Applicati alla Medicina, 68 (3°s.) :241-242.

SPIVEY W.N. & T.H. EASTERFIELD, 1896, Il charas, resina della canapa indiana, Annali di Chimica Farmaceutica, 23-24 (4° s.) :497.

VIGLEZZI FRANCESCO, 1860, Caso d’idrofobia inutilmente curato con forti dosi di haschisch, Gazzetta Medica Italo-Lombarda, 19 (4° s.):335-337.

4 Commenti

  1. Lucaz Costez
    Pubblicato gennaio 30, 2014 alle 10:14 am | Link Permanente

    Buongiorno Giorgio,

    in questo elenco mancano i riferimenti ad un gran bel libricino del nostro connazionale Raffaele Valieri:

    http://books.google.it/books/about/Canapa_agli_incurabili_Sulla_canapa_nost.html?id=2pqLAAAACAAJ&redir_esc=y

    Spero di riuscire inoltre a tradurre Prospero Alpini sempre sull’argomento in oggetto.

    Cordialmente

    LUCA

  2. Pubblicato febbraio 4, 2014 alle 10:34 pm | Link Permanente

    Non manca il Valieri in questa bibliografia. Semplicemente v’è indicato l’originale, poiché quello da te indicato è una moderna ristampa e con un diverso titolo.

  3. Marie
    Pubblicato giugno 3, 2014 alle 2:38 pm | Link Permanente

    Buongiorno,

    Sa se il libro di Jack Herer intitolato “The Emperors wears no clothes” è mai stato tradotto in italiano?
    http://www.jackherer.com/thebook/

    cordialmente,

    Marie

  4. Pubblicato giugno 4, 2014 alle 3:55 pm | Link Permanente

    No, non esiste una versione italiana di questo libro; altrimenti, del resto, sarebbe presente in questa bibliografia

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