Allucinogeni – testi generali

Hallucinogens – general texts

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BIBLIOGRAFIA ITALIANA COMMENTATA SU ALLUCINOGENI E CANNABIS

ITALIAN ANNOTATED BIBLIOGRAPHY ON HALLUCINOGENS AND CANNABIS

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I testi specifici sui diversi tipi di allucinogeni sono stati inseriti nelle rispettive sezioni della presente bibliografia. In questa sezione sono raccolti i libri che trattano l’argomento degli allucinogeni in maniera generale. I testi più antichi sono quelli di Paolo Mantegazza (1871) e di Louis Lewin (1928).

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AXTON E. JOE, 1978, Guida ragionata agli allucinogeni, Roma, Savelli, 60 pp.
Dall’edizione inglese del 1975 pubblicata da Do It Now Foundation. Manualetto underground sugli allucinogeni. Accanto a informazioni sostanzialmente corrette, contiene alcune inesattezze, come l’affermazione che “i funghi di Amanita [sic] hanno un potenziale di overdose considerevolmente maggiore degli altri allucinogeni organici”.

jean-claude baillyBAILLY JEAN-CLAUDE & J.P. GUIMARD (Eds.), 1988, L’esperienza allucinogena, Bari, Dedalo, 344 pp.
Dall’edizione originale francese del 1979, pubblicata da Pierre Belfond Ed. Purtroppo, l’edizione italiana (non sappiamo quanto anche quella francese) manca totalmente di indicazioni bibliografiche che permettano di risalire alla fonte originale in cui furono pubblicati questi testi.
Indice: Richard P. Marsch, Il significato delle droghe mentali, :25-40; Humphry Osmond, Su alcuni effetti clinici, :41-63; Duncan B. Blewett, L’LSD nel trattamento psichiatrico, :65-67; Alexandre Rouhier, L’ebbrezza peyotica (Studio sull’esperienza di Havelock Ellis), :69-79; René de Solier, Immagini, figure/forme, :81-88; Charles Duits, Il dono di Cristo all’uomo rosso, :91-118; Georges Andrew, Poesie, :119-129; Jean-Claude Bailly, Il grande aiuto, :131-142; Allen Ginsberg, Un’esperienza, :143-149; William S. Burroughs, Alcuni punti di distinzione, :151-156; Marc Kalinowski, La “coscienzializzazione” poetica, :157-161; Émile Folange, Hanno visto migliaia di dèi, :165-173; Émile Folange, Le pietre-fungo, :175-179; Roger Heim, Storia della scoperta dei funghi allucinogeni del Messico, :181-204; Roger Heim & Richard G. Wasson, La follia dei Kuma, :205-221; J. Cazeneuve, Il peyotismo del Nuovo Messico (Appunti su una nuova religione), :223-235; Jean-Luis Brau, Il Muchamore e la morale disaliente, :237-240; Jean-Luis Brau, Note sull’uso religioso del peyote e la sua repressione, :241-243; Sidney Cohen, L’angoscia di morire, :247-251; Alan Watts, L’esperienza psichedelica: realtà o chimera?, :253-267; Ralph Metzner & Timothy Leary, La programmazione delle esperienze psichedeliche, :269-285; John Blofeld, Una ‘grande’ esperienza yogica con la mescalina, :287-294; Bart Huges, A proposito del terzo occhio, :295-298; Alan Watts, La nuova alchimia, :301-318; Eugène Canseliet, Osservazioni alchemiche a proposito della droga, :319-334.

bereraBERERA A. & G. GATTO, 1971, Il paradiso della droga, Torino, DellaValle, 182 pp.
Libro dedicato per lo più alle piante allucinogene. I due autori affrontano l’argomento in maniera eccessivamente superficiale e giornalistica: non è un caso che il lavoro sia inserito in una collana intitolata “Documentario della Magia”. L’esposizione delle diverse droghe segue la classificazione di Louis Lewin del 1924 in Euphorica, Phantastica, Inebriantia, Hypnotica ed Eccitantia. Di là dagli evidenti limiti, il libro conserva una sua importanza, per lo meno storica, essendo stato uno dei primi libri pubblicati in Italia sull’argomento. Nella seconda di copertina è indicata anche un’edizione per i tipi de L’Esperto di Milano del medesimo anno 1971.

antonio bianchiBIANCHI ANTONIO, 1998, Piante, droghe e sciamani, Paderno Drugnano (MI), Colibrì & ORISS, 140 pp.
Dall’ayahuasca al peyote, dal Buiti a Eleusi, da Harvard a Terence McKenna e l’Iperspazio, dalla New Age a Stanislav Grof e al Daime, è un interessante e dotto excursus nei diversi aspetti dell’uso sciamanico tradizionale e di quello occidentale dei vegetali e dei composti allucinogeni.

gilberto camillaCAMILLA GILBERTO, 2003, Le piante sacre. Allucinogeni di origine vegetale, Nautilus, Torino, 322 p.
Un buon saggio sugli aspetti antropologici ed etnobotanici dell’uso tradizionale degli allucinogeni vegetali, corredato di buone immagini. I capitoli migliori sono quelli dedicati alle piante allucinogene “classiche”, come il peyote, l’amanita muscaria e i funghi psilocibinici, l’iboga e l’ayahuasca. Meno aggiornato, invece, il lungo capitolo sugli “allucinogeni minori”, dove sono confusionatamente inseriti vegetali sicuramente e potentemente allucinogeni (come le specie di Panaeolus tropicali, la Mimosa hostilis, la Latua pubiflora), o vegetali che studi recenti – di cui l’autore non sembra essere a conoscenza – hanno rivelato non essere psicoattivi (Coleus, Petunia, Lycoperdon) o vegetali che non possono essere classificati fra gli “allucinogeni”, favorendo il pericolo che ingenui consumatori sottovalutino le loro eventuali proprietà tossiche (ginestra). Anacronistico anche il capitolo sui funghi della Nuova Guinea, con una lista di specie non psicoattive.

alberto castoldiCASTOLDI ALBERTO, 1994, Il testo drogato. Letteratura e droga tra Ottocento e Novecento, Torino, Einaudi, 200 p.
Nei capitoli dedicati all’haschisch (:57-85), alla mescalina (:164-183) e all’LSD (:184-191), l’autore analizza la letteratura e i letterati che sono rimasti influenzati dalle esperienze con queste sostanze: da Gautier, Baudelaire, Moreau de Tours, de Nerval, Benjamin a Lewin, Artaud, Huxley, Michaux, sino a Burroughs, Kerouac, Ginsberg.

CAVANNA ROBERTO (Ed.), 1973, Aspetti scientifici della parapsicologia, Milano, Boringhieri.
Si vedano in particolare gli articoli di Humphry Osmond, Psi e movimento psichedelico (:153-160), e di Jerome Levine, Concetti psicofarmacologici (:161-167).

CENTINI MASSIMO, 2011, Gli allucinogeni tra storia, mistica e magia, Xenia, MIlano, 126 pp.
Un saggio sugli allucinogeni di un antropologo italiano, breve ma ben scritto, focalizzato principalmente su dati delle antiche e attuali culture europee, con interessanti e rari capitoli sul “grano pazzo” e sulla “erba sardonica”.

philippe defeliceDE FELICE PHILIPPE, 1990, Le droghe degli dèi. Veleni sacri, estasi divine, Genova, ECIG, 334 pp.
Dall’edizione originale francese del 1936. Quest’opera, scritta tra le due guerre, trova un suo posto nella storia degli studi sulle droghe, in quanto rappresenta l’anello di congiunzione fra il Phantastika di Lewis Lewin e i molteplici scritti degli anni ‘50 e ‘60 dedicati all’argomento. Di particolare rilievo la parte finale del testo, dedicata alla ‘ebbrezza divina’ nelle religioni dei popoli indo-europei, comprese insolite – per l’epoca – ricerche sulle bevande inebrianti dei Celti e dei Germani.

robert de roppDE ROPP E. ROBERT, 1980, Le droghe e la mente, Roma, Cesco Ciapanna, 280 pp.
Dall’edizione originale inglese del 1957, pubblicata da Delacorte Press/Seymour Lawrence, New York. Il testo è costituito di due parti: nella prima, l’Autore – biologo – analizza le esperienze psichiche indotte dalla mescalina, dalla marijuana e da altre droghe, principalmente allucinogene, utilizzando le descrizioni di Huxley, Ellis, Gautier, Baudelaire, Wasson, ecc.; nella seconda parte sono sviluppati i temi della neurochimica e della chimica della follia e di altre malattie mentali, nel tentativo di colmare, per vie teoriche, la ‘frattura’ che esiste tra l’attività molecolare del cervello e l’esperienza mentale degli esseri umani.

hans peter duerrDUERR HANS PETER, 1992, Tempo di sogno, Milano, Guarini & Ass., 270 pp.
La versione originale tedesca fu pubblicata nel 1984 dalla Suhrkam Verlag. Questo testo ha ottenuto un certo successo nell’ambiente degli studiosi interessati alle tematiche della stregoneria medievale europea. Già il primo capitolo, Le pozioni delle streghe: viatico per il sabba o per una diabolica illusione?, affronta di petto l’argomento più discusso e il meno compreso, in altre parole la questione della realtà del ‘volo magico’. Nei capitoli successivi, l’A. sviluppa una ricerca che si potrebbe riconoscere come ‘ginzburgiana’ (se non fosse che Storia notturna di Carlo Ginzburg è stata pubblicata cinque anni dopo il testo di Duerr), volta alla focalizzazione di alcuni motivi stregonici, quali la ‘vagina della terra’, le ‘viaggiatrici notturne’, i ‘lupi mannari’, il ‘mondo alla rovescia’. Duerr cita frequentemente Wittgenstein e Castaneda, quali esempi contrapposti dell’approccio del ricercatore occidentale nell’interpretazione dell’esperienza ‘altra’. In uno dei capitoli conclusivi del libro, Le mezze verità del coyote, ovvero Castaneda e gli Altered States of America, l’A. dispiega un’acuta critica al lavoro di Castaneda e, avvalendosi anche dei suoi personali ‘incontri’ con lo stramonio, mette in dubbio l’autenticità dei suoi resoconti, in particolare la descrizione di Castaneda delle proprie esperienze: “Quasi tutti i ricercatori e i filosofi che hanno interpretato, traendone conclusioni, le esperienze di Castaneda – incluso Castaneda stesso – sembrano non aver capito un dato essenziale, o non aver sufficientemente rilevato che qui non si tratta dell’esperienza di un’altra realtà effettiva, ma di un’esperienza di quella ‘altra parte’ dellaeffettivamente volato? Cioè: il mio corpo ha volato come volano gli uccelli?” parrà strana e inopportuna” (pp. 111-112).

fiorettiFIORETTI MARIA CRISTINA, 1968, Gli allucinogeni, Roma, Il Pensiero Scientifico, 94 pp.
Un testo universitario dove vengono succintamente descritti i principali “allucinogeni”, dall’LSD alla psilocibina, al DMT, con accenni anche all’armalina e ibogaina, e con qualche imprecisazione, come quella di inserire fra gli allucinogeni il kava-kava.

peter furstFURST T. PETER, 1981, Allucinogeni e cultura. Le droghe sacramentali nelle grandi civiltà mesoamericane, Roma, Cesco Ciapanna, 256 pp.
Dall’edizione originale inglese del 1976, pubblicata negli USA da Chandler & Sharp Publ. Si tratta del miglior libro italiano sinora pubblicato riguardo all’utilizzo tradizionale degli enteogeni, trattato nei suoi aspetti antropologici ed etnografici, magistralmente esposto da un autore che da più di quarant’anni svolge una proficua ricerca in questo campo, a partire dagli studi sui peyoteros huichol del Messico, iniziati negli anni ‘60. Peter Furst e Barbara Myerhoff furono le prime persone di cultura occidentale a partecipare alla spedizione annuale che gli Huichol eseguono per procacciarsi il peyote, nella mitica terra di Wirikuta; una cerimonia che entrambi descrissero in libri diventati pietre miliari della cultura e della bibliografia sugli allucinogeni. In Allucinogeni e cultura l’autore tratta tutti i principali allucinogeni tradizionali, funghi compresi. Concludono l’opera due affascinanti capitoli dedicati al simbolismo del rospo e del cervo sacro presso le culture tradizionali americane.

GOSSO FULVIO & PETER WEBSTER, 2011, Il sogno sulla roccia. Visioni dalla preistoria, Altravista Edizioni, Lungavilla, PV, 146 pp.
Un saggio sul significato sciamanico dell’arte rupestre preistorica, che segue la direzione di studi su questo settore aperto dal ricercatore sudafricano Lewis-Williams e che sottolinea l’importanza degli stati modificati di coscienza come fonte generatrice dell’arte preistorica. Nel saggio sono riportati diversi dati archeologici italiani, che contribuiscono alla generale “tesi sciamanica” e all’interpretazione psicologica dell’arte rupestre (il primo autore è uno psicologo). Nel capitolo finale Peter Webster espone le problematiche dei paleontologi che stentano a spiegare le improvvise ascese e conquiste dell’uomo preistorico, e ne propone una spiegazione concependo l’esperienza psichedelica come fattore di conquista evolutiva.

johan halifaxHALIFAX JOHAN, 1982, Voci sciamaniche. Rassegna di narrativa visionaria, Milano, Rizzoli, 276 pp.
Dalla versione originale inglese del 1979. Fra i testi letterari e mitologici raccolti in questo libro dalla nota studiosa dello sciamanesimo, si incontrano testi di Maria Sabina – la sciamana mazateca che impiegava i funghi allucinogeni nel corso delle sedute curative – di Ramón Medina Silva, lo sciamano huichol profondo conoscitore del peyote, di Manuel Córdova-Rios, ‘vegetalista’ dell’Amazzonia peruviana che utilizzava l’ayahuasca per le sue pratiche magico-terapeutiche e di altri esperti delle tecniche dell’estasi che fanno uso di allucinogeni.

inglisINGLIS BRIAN, 1979, Il Gioco proibito, Milano, Mondadori, 224 pp.
Lavoro di impostazione storico-sociologica, in cui è ripercorsa la strada che ha portato in Europa l’introduzione delle prime sostanze considerate individualmente e socialmente pericolose: caffè, tabacco, alcool. Documenti di viaggio, memorie di antropologi, testi letterari e documenti ufficiali entrano a far parte in un’opera di facile lettura ma di rigorosa scientificità. Agli allucinogeni sono dedicati i capitoli: Droghe e sciamani (:5-17), Droghe e sacerdoti (:19-28), L’impatto della civiltà (:41-52).

LEHANE BRENDAN, 1983, Il potere delle piante, Milano, R. Coeckelberghs, 288 pp.
Dall’edizione originale inglese del 1977 edita da McGrow-Hill Books, Maidenhead. Libro divulgativo, riccamente ed efficacemente illustrato. Un intero capitolo (‘Il potere di alterare la coscienza’) è dedicato alle piante psicoattive. Alcune di queste sono poi citate anche in altre parti della pubblicazione.

ugo leonzioLEONZIO UGO, 1969, Il volo magico. Storia generale delle droghe, Milano, Mondadori, 302 pp.
Fra i testi generali sulle droghe pubblicati in Italia prima del libro di Schultes e Hofmann (1983), quello di Leonzio spicca per il livello di serietà e di approfondimento degli argomenti trattati. Nella descrizione, le piante e i composti allucinogeni sono messi in primo piano. Nel capitolo dedicato al Soma e all’Haoma (:23-44), l’ipotesi di Robert Graves e di Gordon R. Wasson, che identificano queste ‘bevande dell’immortalità’ con l’Amanita muscaria, è esposta in maniera preparata e particolareggiata, similmente alla sezione dedicata al probabile utilizzo dei funghi allucinogeni presso le culture micenee e greche (:234-240), a tal punto da essere considerata la migliore esposizione di questi argomenti a tutt’oggi disponibile in lingua italiana. Nel 1997 ne è stata fatta una nuova edizione per i tipi di Einaudi, Torino.

louis lewin

LEWIN LEWIS, 1981, Phantastika. 1. Euforizzanti: oppio, morfina, eroina e cocaina, Savelli Editori, Milano, 110 + XVI pp.
LEWIN LEWIS, 1981, Phantastika. 2. Allucinogeni: peyotl, alcool, ipnotici, Savelli Editori, Milano, 148 pp.
LEWIN LEWIS, 1981, Phantastika. 3. Eccitanti: lawa, betel, kat, mate, paricà, tabacco, Savelli Editori, Milano, 160 pp.
Dall’edizione originale tedesca del 1924. La casa editrice Savelli ne pubblicò nel 1981 una versione anastatica, ripartita in tre volumi, seguendo la classificazione delle droghe in Euforizzanti (vol. I), Allucinogeni (vol. II), Eccitanti (vol. III), come proposta dall’Autore. Lewin, farmacologo e tossicologo berlinese, scrisse questo trattato su tutte le droghe allora conosciute durante la parte finale della sua vita, raccogliendo l’enorme massa d’informazioni che aveva acquisito in quarant’anni di ricerche condotte sul rapporto dell’uomo con le droghe. Lewin è considerato a buona ragione fra i più preziosi pionieri del campo di ricerca multidisciplinare delle droghe e nel suo Phantastika si possono ancora leggere pagine d’eccezionale vitalità e attualità. Durante il periodo fra le due guerre, non è un fatto frequente incontrare aperte critiche al proibizionismo, come quella che Lewin rivolge trattando del kawa, la bevanda inebriante delle isole dell’Oceano Pacifico: “La crociata violenta, che i missionari presbiteriani hanno condotto contro la kawa non è giustificata in alcun modo; essa ha rivelato in gran misura l’assenza di intelligenza dei missionari, che certamente nel vecchio tempo se la sono presa con molti altri usi locali. Ragione, velati il volto!” (p. 265). Verso la fine degli anni ‘80, sono state pubblicate altre edizioni anastatiche dell’edizione italiana del 1928. Pessima l’idea, proposta dalla casa editrice Brancato, di inserire nell’ultima di copertina della sua edizione del 1987 la triste immagine di una siringa sottoposta a una croce di cancellazione, con il rischio di far apparire un testo sulla fenomenologia delle droghe di indubbio valore storico-scientifico come un banale testo sul problema delle tossicodipendenze.

paolo mantegazza

MANTEGAZZA PAOLO, 1871, Quadri della natura umana. Feste ed ebbrezze, vol. 1, Bernardoni Editore, Milano, 546 pp.
MANTEGAZZA PAOLO, 1871, Quadri della natura umana. Feste ed ebbrezze, vol. 2, Bernardoni Editore, Milano, 696 pp.
L’autore può essere considerato a buon diritto il pioniere italiano degli studi sulle droghe e del rapporto di queste con l’uomo. Nato a Monza nel 1831, di professione medico igienista, Paolo Mantegazza resse per un certo periodo la cattedra di Patologia Generale dell’Università di Pavia. In questa città egli fondò il primo laboratorio di Patologia Generale in Europa. Egli s’impegnò anche nell’attività politica: ricoperta la carica dal 1865 al 1876 di Deputato al Parlamento dell’allora neonato Regno d’Italia, fu in seguito nominato senatore. Nel 1870 fondò a Firenze la prima cattedra di Antropologia e la sua influente carica di senatore lo facilitò nella creazione del Museo Antropologico-Etnografico di Firenze. Nel 1871, insieme con Felice Finzi, fondò la rivista Archivio per l’Antropologia e l’Etnologia, rivista tuttora in corso. Personaggio eccentrico e iperproduttivo, Mantegazza s’interessò ai più disparati argomenti di diverse discipline scientifiche e scrisse un gran numero di libri e di articoli inerenti l’antropologia fisica, l’etnologia, la medicina, l’igiene, la sessualità, ma anche le leggende dei fiori, la vecchiaia, “l’arte di essere felici” e le “glorie e gioie del lavoro”. Fra gli studi fisiologici, ricordiamo i suoi testi Fisiologia del piacere (1877), Fisiologia del dolore (1880) e Le estasi umane (1877), capolavori delle allora nascenti scienze della neurofisiologia e della fisiologia degli stati ‘nervosi’, ovvero degli stati di coscienza ed estatici: scienze in cui Mantegazza svolse in Italia un ruolo pionieristico che resta ancora da rivalutare completamente. Mantegazza era consapevole del lavoro pionieristico che stava svolgendo (“tutto questo un tempo non molto lontano sarà scienza grossa”) e che l’importante storia del rapporto dell’uomo con le droghe era ancora da scrivere. Egli definisce i suoi Quadri “un commento ad una pagina della storia naturale del piacere”. Nei Quadri presenta un trattato sulle droghe serio e particolareggiato, unico nel suo genere nell’Italia dell’Ottocento e 50 anni prima di un altro più noto lavoro pionieristico, il Phantastika del tedesco Lewis Lewin del 1924. Nella parte terminale del 1° volume e in tutto il 2° volume (di oltre 700 pp.) dei Quadri, l’autore descrive proprietà, usi e miti relativi alle bevande alcoliche (birra, chicha, sidro, vino, ecc.), agli ‘alimenti nervosi caffeici’ (caffé, té, mate, guarana) e agli ‘alimenti nervosi narcotici’ (tabacco, oppio, canapa, betel, kava, ecc.). In questa parte è presente un capitolo (II:589-614) dedicato all’agarico muscario (A. muscaria) e alla ‘hagahuasca’ (ayahuasca), di grande interesse scientifico e storico. L’autore conclude il libro con un capitolo dedicato agli ‘alimenti nervosi aromatici’, nel quale rientra una lunga lista di piante e di bevande aromatiche dagli effetti ‘nervosi’. Sorprendentemente, questo testo è stato pressoché dimenticato dagli autori posteriori e sino a oggi non ha avuto un meritato riconoscimento. Si veda l’articolo di Giorgio Samorini, 1995, Paolo Mantegazza (1831-1910): pioniere italiano degli studi sulle droghe, Eleusis, 2:14-20. Il capitolo dei Quadri relativo al mate (II:229-246) è stato ristampato nel testo di Mantegazza, Le virtù della coca (1859). Il mate (1871), pubblicato come supplemento al n. 8 di Eleusis (agosto 1997). Le parole conclusive dei Quadri evidenziano l’approccio positivo che Mantegazza ha sempre avuto con le droghe: “L’ebbrezza, che non è vizio, che non è cinismo, che non è abitudine, è gioia che vivifica e dà nerbo alle molle della vita; e l’estetica degli alimenti nervosi andrà crescendo indefinita e instancabile, finché il nostro pianeta avrà pianta d’uomo che lo calpesti” (II:680).

emilio marozziMAROZZI EMILIO, FRANCESCO MARI & ELISABETTA BERTOL, 1996, Le piante magiche. Viaggio nel fantastico mondo delle droghe vegetali, Firenze, Le Lettere, 352 pp.
Docenti di materie tossicologiche, gli autori In questo libro hanno esposto in maniera documentata ed esauriente i diversi aspetti della etnobotanica delle piante e dei funghi psicoattivi: dal soma vedico ai Misteri di Eleusi, da Dioniso al peyotismo, al Buiti, allo yajé, ecc. Il testo è corredato di immagini e di una buona bibliografia.

christian ratschRÄTSCH CHRISTIAN, 1991, Le piante dell’Amore. Gli afrodisiaci nel mito, nella storia e nella pratica quotidiana, Roma, Gremese, 208 pp.
Dall’edizione originale tedesca del 1990, Pflanzen der Liebe, EMB-Service für Verleger, Luzern. Il libro di questo studioso tedesco sembrerebbe riguardare i soli afrodisiaci. In effetti, già da una prima lettura ci si rende conto di come Rätsch includa tra gli afrodisiaci praticamente tutti o quasi tutti i vegetali psicoattivi, generalizzando, forse in modo improprio, il legame tra questa classe di piante e gli allucinogeni, legame largamente diffuso negli usi popolari. Le piante dell’amore diventano quindi un pretesto per parlare soprattutto di sostanze psicoattive in senso stretto. Notevole la veste grafica, con le molte illustrazioni ben curate e l’interessante trattazione piena di informazioni storiche, antropologiche e pratiche.

samallSAMORINI GIORGIO, 1995, Gli allucinogeni nel mito. Racconti sulle origini delle piante psicoattive, Torino, Nautilus, 172 pp.
Saggio di mitologia degli allucinogeni. Lo stretto rapporto che si viene a creare fra l’uomo e le piante psicoattive influenza i miti e le credenze dei popoli che ne fanno uso, sino al punto in cui le piante arrivano a ricoprire un significativo ruolo simbolico nelle cosmogonie e nelle antropogonie di quelle popolazioni. Fra i miti e i racconti che trattano le piante psicoattive sono qui riportati quelli che trattano della loro origine o dell’origine del rapporto di queste con l’uomo. Il mito di origine della pianta psicoattiva spiega, motiva e continuamente fonda la sua esistenza e il suo rapporto causale con l’uomo. Sono riportati e discussi i miti d’origine dei principali allucinogeni vegetali (ayahuasca, peyote, cannabis, solanacee, polveri da fiuto, iboga, san pedro, jurema, kava, funghi) e di alcune piante eccitanti (coca, caffè, cola, te) e fonti di bevande alcoliche (vite e vino, maguey e pulque). La maggior parte di questi materiali mitologici è inedita per l’Italia. Il testo è corredato di una bibliografia estesa.

sambibSAMORINI GIORGIO, 1998, Allucinogeni, Empatogeni, Cannabis. Bibliografia italiana commentata, Grafton, Bologna, 168 pp.
La più completa bibliografia italiana commentata su allucinogeni, empatogeni e cannabis, con oltre 700 citazioni bibliografiche relative a 570 autori, da cui ha preso spunto la presente edizione in formato digitale.

droghe-tribali

SAMORINI GIORGIO, 2012, Droghe tribali, Shake Edizioni, Milano, 112 pp.
Un testo che spazia nel vasto mondo – antico e moderno – dell’impiego di droghe presso le popolazioni tribali, con capitoli riguardanti gli animali psicoattivi, colliri e clisteri inebrianti, droghe usate per il combattimento, gli usi estremi delle solanacee delirogene, l’utilizzo della lattuga selvatica da parte degli antichi Egizi come droga afrodisiaca. Una parte innovativa del libro riguarda una nuova ipotesi proposta dall’autore di certi comportamenti antropofagi, visti come utilizzo di droghe psicoattive ricavate dal corpo e dai cadaveri umani. Il testo si conclude con un capitolo dedicato a un modello dell'”addomesticamento della molecola selvaggia”, che tratta dell’inesorabile trasformazione occidentale di millenarie fonti visionarie in banali droghe di distrazione quotidiana.

samorini-mitologiaSAMORINI GIORGIO, 2016, Mitologia delle piante inebrianti, Edizioni Studio Tesi, Roma.
Le piante inebrianti sono state ovunque considerate un dono che le divinità fecero agli uomini per permettere la comunicazione con la sfera divina, con il mondo degli spiriti o degli antenati. Questa credenza ha portato all’elaborazione del mito d’origine della pianta inebriante, che spiega, motiva, e continuamente fonda la sua esistenza e il suo rapporto causale con l’uomo; un mito più o meno elaborato, a volte ben preservatosi nelle cosmogonie e nelle antropogonie delle popolazioni tradizionali, in altri casi rintracciabile in un racconto, una novella o un semplice aneddoto, come forma residuale folklorica degli antichi miti. In questo saggio sono raccolti e spiegati i racconti mitologici delle più disparate fonti vegetali inebrianti: dagli stimolanti quali caffè, tè, tabacco, coca, ai narcotici e sedativi quali le bevande alcoliche e il papavero da oppio, alle fonti visionarie e allucinogene quali canapa, peyote, mandragora, ayahuasca, funghi.

samorini-juremaSAMORINI GIORGIO, 2016, Jurema, la pianta della visione. Dai culti del Brasile alla Psiconautica di frontiera, Shake Edizioni, Milano.
Questo saggio è costituito da due parti. Nella prima l’autore sviluppa uno studio storico ed etnografico del culto brasiliano della Jurema, in cui è impiegata una fonte visionaria a base di cortecce di alcune specie di alberi del genere Mimosa, producenti la triptamina allucinogena DMT. Lo studio comprende un’analisi dei documenti inquisitoriali del XVIII e XIX secolo che fanno accenno alla jurema, i riti della jurema presso etnie del Brasile nord-orientale, e l’inserimento della bevanda della jurema fra i culti di possessione afro-brasiliani quali Candomblé, Umbanda, Maracatu, ecc. La seconda parte del saggio è un vero e proprio trattato di psiconautica scientifica, che analizza il moderno impiego del DMT presso la cultura psiconautica occidentale, offrendo un’analisi sul concetto e i principi della psiconautica, così come nozioni sulle tecniche di elaborazione e di assunzione dell X-huasca, sui MAO-inibitori, il Peganum harmala, le changa.

schultes hofmann

SCHULTES E. RICHARD & ALBERT HOFMANN, 1983, Botanica e chimica degli allucinogeni, Roma, Cesco Ciapanna, 350 pp.
Dall’edizione originale inglese del 1980, pubblicata da Charles C. Thomas Publ., Springfield (Illinois). E’ un libro divenuto un classico, tradotto in diverse lingue, scritto dalla massima autorità in materia di botanica degli allucinogeni, insieme al ‘padre’ dell’LSD. In Italia, continua ad essere considerato come la migliore antologia sugli allucinogeni sino ad oggi pubblicata. Nel capitolo “Piante d’impiego allucinogeno” gliautori descrivono gli usi, la chimica, la botanica e la farmacologia dei diversi allucinogeni, seguendo un ordine tassonomico. Segue un capitolo più corto sulle piante di possibile o sospetto impiego allucinogeno.

sisscSISSC, 1994, Bibliografia italiana su allucinogeni e cannabis. Edizione commentata, Bologna, Grafton 9, 68 pp.
Prima versione della presente bibliografia, stesa dalla Società Italiana per lo Studio degli Stati di Coscienza. E’ suddivisa nelle seguenti sezioni: Testi (in ordine cronologico); Tesi universitarie; Articoli da riviste. Quest’ultima sezione era ulteriormente suddivisa in: Studi psicologici e psichiatrici; Studi medici e farmacologici; Studi chimici e biochimici; Funghi; Solanacee; Cannabis; Graminacee, ergot e ‘pani maledetti’; Miscellanea.

frits staalSTAAL FRITS, 1976, Introduzione allo studio del Misticismo orientale e occidentale, Roma, Ubaldini, 234 pp.
Si vedano in particolare i capitoli Droghe e poteri (:161-172), Sovrastrutture (:173-193) e Gli allucinogeni nel RgVeda e altre questioni (:203-210). Dall’edizione originale inglese del 1975, pubblicato dalla University of California Press (il cui titolo è: Exploring Mysticism. A Methodological Essay). Passando per i campi più eterogenei, quali la filosofia indiana, il culto degli allucinogeni, la fisiologia della meditazione, l’Autore offre una lucida visione del fenomeno del misticismo, operando una critica sistematica ai diversi approcci – dogmatico, fenomenologico, sociologico, fisiologico, psicologico – sino ad oggi sviluppati dalla cultura occidentale nei confronti di questo. Staal appare piuttosto onesto riguardo agli allucinogeni ed è uno dei rari studiosi occidentali del misticismo e, più in generale, degli stati modificati di coscienza, che riconosce in pieno la validità delle ‘vie’ psichedeliche di liberazione, alla pari delle ‘vie’ meditative e ascetiche. Il libro di Staal merita uno spazio privilegiato, sia nelle biblioteche enteogeniche sia in quelle inerenti la modellistica degli stati di coscienza. “Gli studiosi di misticismo dovrebbero criticare Alpert e Leary per aver cessato d’essere degli esploratori e per essersi trasformati in predicatori” (p. 192).

peter staffordSTAFFORD PETER, 1979, Enciclopedia psichedelica, Roma, Cesco Ciapanna, 412 pp.
Dall’edizione originale inglese del 1977, pubblicato dalla AND/OR Press di Berkeley (California).
Questa ‘enciclopedia’ ha incontrato una notevole fortuna in Europa e, maggiormente, in Nord America, dove continuano ad uscirne ristampe e nuove edizioni. Tuttavia, si tratta di un manuale ormai obsoleto, che in Nord America sarà gradualmente sostituito da lavori enciclopedici più aggiornati (quali il Pharmacotheon di Jonathan Ott del 1989). Il tono dell’esposizione è eccessivamente frettoloso ed ‘entusiasta’.

toro TORO GIANLUCA, 2017, DMT. Dimetiltriptamina. Usi, fenomenologia e ipotesi, Avvicinamenti, Torino, 534 pp.
Si tratta del più esteso saggio in lingua italiana sul DMT. Pubblicato in proprio dall’autore, è un dettagliato studio onnicomprensivo, che spazia dalla presenza di questa molecola in natura ai suoi moderni usi nella cultura psiconautica, dalle preparazioni tradizionali quali l’ayahuasca alle moderne preparazioni occidentali-globalizzate quali le changa. Ampio spazio viene dato alle modalità d’assunzione del DMT, alla descrizione dei suoi effetti neurofisiologici e farmacologici, e allo spettro d’effetti mentali-visionari, inclusi i fenomeni di accesso agli “iperspazi” e di contatto con le entità note come “esseri-DMT”.

peter warrenWARREN PATRIZIO, 1982, Le piante diaboliche. Allucinogeni, sciamanismo e stati alterati di coscienza nelle culture tradizionali, Milano, Savelli, 128 pp.
L’Autore, antropologo dell’Università di Roma, esamina l’utilizzo degli allucinogeni presso alcune culture americane tradizionali (il peyote presso gli Huichol del Messico, lo yajé presso i Tukano dell’Amazzonia colombiana e nuovamente il peyote presso gli Indiani statunitensi), utilizzando un approccio che si rifà al binomio natura/cultura, proprio della scuola di Ernesto De Martino. E’ particolarmente interessante la prima parte del testo, in cui l’Autore sviluppa un tentativo di classificazione delle diverse interpretazioni della ‘questione’ dell’utilizzo umano degli allucinogeni, proposte dagli studiosi occidentali. Warren distingue le interpretazioni ‘culturalistiche’ da quelle ‘naturalistiche’ e fa rientrare fra le prime il ‘culturalismo implicito’ di Alfred Métraux, il ‘culturalismo esplicito’ di Mircea Eliade, e il culturalismo lévi-straussiano; fra le seconde, il ‘naturalismo implicito’ di Gerard Reichel-Dolmatoff, il ‘naturalismo ingenuo’ di Richard Gordon Wasson, e il ‘naturalismo psicologistico’ di Weston La Barre.

brian wellsWELLS BRIAN, 1977, Le droghe psichedeliche. Aspetti psicologici, medici e sociali, Milano, Feltrinelli, 234 pp.
Dall’edizione originale inglese del 1973, pubblicata da Penguin Books, Harmondsworth. Un testo datato, con notizie inesatte (fra cui un capitoletto sulle “famose” quanto irreali proprietà psichedeliche di “buccia di banana”), ma con un capitolo interessante dedicato alle proprietà terapeutiche e psicoterapeutiche degli allucinogeni.

daniel worthonWORTHON S. DANIEL, 1980, Conoscere le piante allucinogene, Milano, Savelli, 176 pp.
Excursus sulle principali sostanze psicoattive di origine vegetale, di piacevole lettura e, seppure non massimamente rigoroso, abbastanza ben documentato e corretto. Da rilevare una sintetica ma sostanzialmente accettabile bibliografia, di solito ignorata o quasi da affini manuali della controcultura.

elemire zollaZOLLA ELÉMIRE (cur.), 1998, Il dio dell’ebbrezza. Antologia dei moderni Dionisiaci, Torino, Einaudi, 424 pp.
Eccezionale raccolta di oltre quaranta scritti letterari e antropologici sull’uso delle droghe. Fra gli scritti sugli allucinogeni: Robert G. Wasson, La ricerca di Persefone: enteogeni e le origini della religione; Ronald K. Siegel, La farmacia privata di Castaneda; Thomas J. Riedlinger, Elementi pentecostali nei resoconti di R.G. Wasson sui veladas mazatechi; Kenneth K. Kensinger, Banisteriopsis: uso presso i Cashinahua; Sabine Hargous, I riti magici [sull’ayahuasca]; Peter Gorman, I popoli del giaguaro; E. Jean M. Langdon, Yagé e dau: il potere sciamanico nella religione Siona; Mark Plotkin, Sangue di luna, seme di sole [sullo yopo, snuff]; Giorgio Samorini, Adamo, Eva e l’Iboga; Giorgio Samorini, Gli allucinogeni nel mito: mandragora; Susanna Valadez, La via del compimento presso gli Huichole; Raymond Prince, Sciamani ed endorfine: ipotesi per una sintesi.

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