Allucinogeni – Stregoneria, unguenti, rospi

Hallucinogens – Witchcraft, ointments, toads

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BIBLIOGRAFIA ITALIANA COMMENTATA SU ALLUCINOGENI E CANNABIS

ITALIAN ANNOTATED BIBLIOGRAPHY ON HALLUCINOGENS AND CANNABIS

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stregoneriaSono qui riuniti gli studi antropologici, sociologici, etnobotanici e farmacologici che si occupano dell’elemento psicotropo-tossicologico nel fenomeno della stregoneria medievale europea. Gli unguenti e le pozioni che le “streghe” usavano per compiere il “volo magico” erano a base di piante psicoattive, la cui identificazione è oggetto di discussione. Lo studio delle “piante stregoniche” è associato allo studio delle conoscenze in materia di piante psicoattive degli antichi popoli europei pre-romani. Nella tossicologia demonico-stregonica europea appare anche un animale, il rospo, caratterizzato da peculiari proprietà farmacologiche.

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AA.VV., 1995, Rospi psichedelici, Torino, Nautilus, 46 pp.
La parte centrale di quest’opuscolo è costituita dalla versione italiana di un libretto texano del 1984 scritto da Albert Most , in cui è descritto il Bufo alvarius, un rospo che vive nel deserto del Sonora (Arizona) e che, quando stimolato o disturbato, secerne dalla pelle una bava. Questa, quando fumata, è allucinogena, poiché contiene significative quantità di 5-metossi-dimetiltriptamina (5-MeO-DMT), un alcaloide indolico che è anche il principio attivo delle polveri da fiuto usate in Amazzonia. Sono descritti i modi corretti per la cattura del rospo e il prelievo della preziosa bava, evitando di fare del male all’animale. All’opuscolo di Most – divenuto presto il vademecum degli psiconauti statunitensi cacciatori di rospi e di emozioni – sono stati aggiunti un’introduzione (Batracomanie) che descrive il ruolo del rospo nelle mitologie, simbologie e pratiche magico-rituali presso diverse popolazioni nel mondo, compreso il caso della stregoneria medievale europea, e un’appendice che riporta alcuni dati sulla biochimica dei rospi e sul riconoscimento delle più comuni specie di rospi che vivono in Europa. Sarà il caso di puntualizzare che i rospi europei non appaiono secernere triptamine allucinogene e che il contatto intimo con la pelle di un rospo può provocare forti irritazioni alla pelle e anche un’intossicazione.

CANTELMI ANNA LISA, 2002, Herbaria e le piante per volare, Altrove, vol. 9, pp. 17-32.
Un interessante saggio sulle piante ad uso stregonico nella cultura occidentale, con una classificazione degli unguenti “per volare” in unguenti del sabba, eleuteri satanici e unguenti per volare veri e propri. Con numerosi riferimenti alla cultura greca, l’autrice passa ad analizzare le diverse piante coinvolte con tutto il loro potenziale psicoattivo, venefico e simbolico, dall’aconito alla mandragora, all’alterco (giusquiamo).

CARDINI FRANCO, 1990, Le piante magiche, in: AA.VV., L’ambiente vegetale nell’Alto Medioevo, vol. 2, Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo, Spoleto, pp. 623-658.
Un’interessante disquisizione sulle piante magiche basata sugli scritti degli autori latini e su quelli dei primi secoli del medioevo, sviluppata dal noto studioso italiano di stregoneria.

CLARCK A.J., 1978, Unguenti per volare, in: Margaret A. Murray, Le streghe nell’Europa occidentale, Milano, Garzanti, pp. 271-2 (1° ediz.it., 1974, Tattilo Ed.).
Questo breve articolo, posto in appendice al noto e discusso testo della Murray, è stato più volte referenziato nelle discussioni sulle implicazioni farmacologiche e tossicologiche del fenomeno della stregoneria medievale europea. L’A. riporta e discute alcune ricette per la preparazione degli unguenti stregonici lasciateci da Della Porta e da altri autori tardo-medievali, ma l’analisi e la determinazione dei componenti vegetali di questi unguenti è svolta in maniera succinta e superficiale, tale da non meritare in pieno la notorietà di fatto acquisita.

CORVINO CLAUDIO, 1990, Credenze stregoniche e interpretazioni farmacologiche, in: M. Di Rosa (Ed.), Salute e malattia nella cultura delle classi subalterne del mezzogiorno, Napoli, Guida, pp. 297-308.
L’autore traccia una panoramica delle problematiche legate all’uso di unguenti o filtri da parte delle streghe medievali. Le conclusioni alle quali egli giunge, assumendo (forse con troppa facilità) la realtà dell’uso di tali preparazioni e la sostanziale correttezza delle formule giunte fino a noi, riguardano l’importanza di un’interpretazione culturalista della sostanziale uniformità delle esperienze visionarie ‘stregoniche’ indotte farmacologicamente.

FERIGO GIORGIO & EMILIO RIGATI, 1990, Principali componenti degli unguenti magici e loro analisi farmacologica, in: Paolo Portone, Il noce di Benevento. La stregoneria e l’Italia del Sud, Milano, Xenia, pp. 123-141.
Doveva essere un contributo in appendice al libro di Portone dedicato alla stregoneria medievale, per arricchire di ineccepibili dati scientifici la tesi tossicologica sostenuta dall’autore del libro; ma sarebbe stato meglio se Portone non si fosse fidato di questi due medici, il primo del Centro di Medicina Sociale di Udine. Risulta, infatti, spiacevole e invalidante dell’intera opera, vedere ancora riportati, nel 1990, grossolani errori nella determinazione delle piante e nella nomenclatura dei composti chimici. E’ sufficiente osservare che questi due medici riportano che i principali principi attivi presenti nell’Amanita muscaria sono la bufotenina, l’atropina e la psilocibina! Nessuno di questi composti è mai stato trovato in questo fungo.

FERRARI R., 1955, Il Môly Omerico, Rendiconti Istituto Lombardo, vol. 88, pp. 12-20.

KENNEDY B. ALISON, 1987, Ecce Bufo: il rospo in natura e nell’iconografia degli Olmec, Quaderni di Semantica, vol. 8, pp. 229-263.
Tradotto dall’originale versione inglese apparsa in Current Anthropology, vol. 23, pp. 273-290, 1982, questo articolo è stato inserito in un numero di Quaderni di semantica dedicato al tema monografico del rospo. Presentato al 43° International Congress of the Americanists (Vancouver, 1979), vinse il Premio C. Borden, G. Bushnell & J. Comas come il miglior saggio in Storia dell’Arte e Storia della Cultura. L’autrice esamina il valore simbolico del rospo nella cultura messicana Olmeca, osservando la sua funzione come agente psicotropico. Ma va oltre a questa associazione, del resto già proposta in precedenza da altri autori (ad es. Peter T. Furst), analizzando il ruolo non secondario di alcuni palmipedi, le anatre in particolare, trattati come elementi di culto presso le popolazioni mesoamericane. Le anatre si nutrono avidamente di rospi e la loro carne potrebbe rimanere impregnata dei composti psicotropi presenti nei rospi, o addirittura trasformarli in composti più attivi; un’ipotesi che porterebbe ad una giustificazione farmacologica della presenza delle anatre nei sacrifici e nelle sfere simbolica e cultuale della civiltà Olmeca. L’autrice conclude questo brillante saggio svolgendo uno sguardo comparativo su altri casi di animali che fungono da agenti di trasporto e di trasformazione di composti psicoattivi: dai piccioni rosa delle isole Maurizio (a oriente del Madagascar), i quali si nutrono di bacche allucinogene, si ubriacano, e la loro carne è notoriamente allucinogena per l’uomo, al pesce borracho (‘ubriaco’) delle coste settentrionali del Perù, che si nutre di alghe tossiche per l’uomo, trasformandole in metaboliti psicoattivi, sino a giungere alle quaglie e alla loro stretta associazione simbolica con i rospi nella Cina antica.

MARSZALKOWICZ S., 1938, L’elemento tossicologico nella stregoneria e nel demonismo medioevale, in: AA.VV., Lavori di Storia della Medicina compilati nell’Anno Accademico 1936-37-XV, Arti Grafiche Bodonia, Roma, pp. 80-93.
Lavoro d’impostazione moralista e psichiatrica rispetto all’interpretazione del fenomeno della stregoneria. Oltre ad un valore prettamente storico, meritevole è la considerazione del fungo Amanita muscaria come possibile fonte delle visioni sabbatiche.

POLLIO ANTONINO, DANIELE PIOMELLI & GIOVANNI ALIOTTA, 1994, Le piante narcotiche e psicotrope in Plinio e Dioscoride, Annali Museo Civico Rovereto, vol. 9, pp. 99-114.
Gli autori elaborano qui una lista di piante narcotiche e psicoattive menzionate nella Historia Naturalis di Plinio e della Materia Medica di Dioscoride, soffermandosi sulla diffusione e l’utilizzo di allucinogeni di origine vegetale nel mondo antico durante i periodi arcaico e classico. Purtroppo, le identificazioni botaniche delle specie citate dagli autori antichi sono largamente presuntive, essendo per lo più basate su tentativi d’identificazione condotti nel secolo scorso. Ciò non toglie che questo possa costituire un buon punto di partenza per uno studio più approfondito, in cui si rivedano queste vecchie attribuzioni, se ne individuino le motivazioni e si tentino nuove ipotesi, alla luce delle moderne conoscenze botaniche, chimiche e farmacologiche.

PORTONE PAOLO, 1990, Considerazioni sugli unguenti descritti da Giambattista Della Porta, in: P. Portone, Il noce di Benevento. La stregoneria e l’Italia del Sud, Milano, Xenia, pp. 143-149.
Si vedano più sopra Ferigo & Rigati, 1990.

SANNITA G. WALTER, 1986, Induzione farmacologica ed esperienze psichiche. Medicina popolare e stregoneria in Europa agli inizi dell’Età Moderna, in: M. Cuccu & P.A. Rossi (Eds.), La strega, il teologo, lo scienziato, Atti del Convegno “Magia, stregoneria e superstizione in Europa e nella zona alpina”, Borgoesia, 1983, Genova, ECIG, pp. 119-140.
Interessante tentativo di sistematizzazione delle cause farmacologiche delle esperienze psichiche vissute dalle ‘streghe’ del Medioevo europeo. L’A. riconosce le seguenti concomitanti: neuropsicologiche di malattie sistematiche (crisi tireotossica, encefalopatia apatica); neuropsichiche di ipo-avitaminosi (gruppo B); neuropsicologiche di stati carenziali non-avitaminosi (ipoglicemia, iposodiemie da perdita e da diluizione); neuropsichiche di intossicazioni acute e/o croniche (metalli pesanti, digitale, alcaloidi della segale cornuta, salicilati); neuropsichiche di intossicazione da composti delirio-inducenti (alcool etilico e metilico, atropina e atropino-simili).

TOMEI PAOLO EMILIO, 1996, L’uso delle specie vegetali nella arti magiche, in: G. Bosco & P. Castelli (cur.), Stregoneria e streghe nell’Europa moderna, Atti del Convegno Internazionale di Studi, Pisa, 24-26 marzo 1994, Pisa, Ministero Beni Culturali e Ambientali, pp. 207-210.
Succinta ma interessante presentazione delle principali difficoltà di identificazione delle specie vegetali nominate nelle ricette magiche medievali e rinascimentali, quali il sium, l’eleoselino o apio palustre, l’acoro, lo stramonio, il silfio. Non è detto che tutte queste specie fossero dotate di proprietà psicoattive.

TORO GIANLUCA, 2005, Sotto tutte le brume, sopra tutti i rovi. Stregoneria e farmacologia degli unguenti, Nautilus, Torino, 166 pp.
Un buon studio saggistico sugli “unguenti stregoni” e, più in generale, sulla farmacopea psicoattiva del mondo stregonico medievale europeo, con analisi delle diverse “ricette” tramandateci nei secoli in paragone con la flora psicoattiva europea e mediterranea a noi nota. Il saggio va in direzione di un’interpretazione psicofarmacologica del fenomeno della stregoneria, e si sofferma ad analizzare, sempre in un’ottica psicofarmacologica, anche fenomeni “collaterali” quali la licantropia e altre metamorfosi in animali.

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