Allucinogeni – Graminacee ed ergot

Hallucinogens – Graminaceous plants and ergot

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BIBLIOGRAFIA ITALIANA COMMENTATA SU ALLUCINOGENI E CANNABIS

ITALIAN ANNOTATED BIBLIOGRAPHY ON HALLUCINOGENS AND CANNABIS

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ergotLa segale cornuta, o ergot (Claviceps spp.) è un fungo inferiore parassita di numerose specie di graminacee selvatiche o coltivate. Diffuso in tutto il mondo, frequente in Italia, lo sclerozio dell’ergot è ben evidente sulle spighe mature delle graminacee selvatiche dei bordi dei campi e degli incolti nel periodo di luglio-settembre. L’ergot produce numerosi alcaloidi indolici derivati dell’acido lisergico, precursori naturali dell’LSD. Sarà il caso di sottolineare che l’ergot di per se è velenoso-mortale, tristemente famoso per le stragi umane di cui è stato diretto responsabile, nelle “epidemie” medievali (ergotismo) che vanno sotto il nome di “Fuoco di S. Antonio”, “Male degli Ardenti” o “Fuoco Sacro”. Alcune di queste intossicazioni collettive raggiunsero proporzioni disastrose, con decine di migliaia d’intossicati, attraverso l’uso massivo di farine e di pani infettati dall’ergot o da affini patogeni vegetali. Tuttavia, alcuni fra gli alcaloidi ergotici (es. ergonovina e metilergonovina) sono dotati di proprietà psicoattive – non è certo un caso che da questi composti si possa arrivare attraverso una breve ma difficile sintesi all’LSD – e diversi dati inducono a ritenere che si siano presentati casi nella storia umana in cui i selezionati e controllati effetti psicoattivi dell’ergot o di determinati ceppi di ergot furono utilizzati per ottenere modificazioni dello stato di coscienza, per lo più internamente a momenti rituali di culti a carattere mistico-religioso (ad esempio i Misteri Eleusini in Grecia). Certo è che, nell’affascinante e al contempo tragica storia del rapporto dell’uomo con l’ergot, restano ampie zone d’ombra. La segale cornuta, dotata di importanti proprietà medicinali note sin dall’antichità, è stata oggetto di numerosissimi studi negli ultimi due secoli.

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Fra i primi contributi italiani di questo secolo citiamo alcuni lavori della fine degli anni ’30, dedicati allo studio della coltivazione (esterna, su spighe) dell’ergot e dell’identificazione dei principi attivi:

AIAZZI MANCINI M., 1936, Rivista critica sugli alcaloidi della segale cornuta, Biologia Medica, 12, 327.

ANONIMO, 1940, La coltivazione della segale cornuta, Rivista E.P.P.O.S., vol. 22, pp. 125-125.

BALDACCI ELIO & D. GUARNIERI, 1940, Cultura artificiale del fungo della Segale cornuta, Rivista E.P.P.O.S., vol. 22, pp. 404-406.

JORIO M., 1938, La chimica della segale cornuta. Recenti progressi, Annali di Chimica Farmaceutica, 1,77.

MATTEI G.E., 1940, Per una produzione italiana di Segale cornuta, Rivista E.P.P.O.S., vol. 22, pp. 3-4.

POLLACCI GINO, ELIO BALDACCI & ADRIANO BAZZANI, 1941, Sulla presenza di principi attivi nelle colture di Claviceps purpurea, Bollettino Società Italiana Biologia Sperimentale, vol. 16, pp. 422-423.

SCOSSIROLI R., 1939, La riproduzione della Claviceps purpurea applicata alla coltivazione, Rivista E.P.P.O.S., vol. 21: 442.

Ricordiamo quindi le ricerche di Vincenzo Grasso, sviluppate negli anni ’50, volte allo studio della fisiologia, della coltivazione e della farmacognosia dell’ergot. La sua “Rassegna delle specie di Claviceps e delle loro piante ospiti” contiene la più completa lista delle graminacee ospiti dell’ergot sino ad oggi pubblicata nel mondo:

GRASSO VINCENZO, 1949, Studio sulle Claviceps italiane, La Ricerca Scientifica, vol. 19, pp. 1164-1168.

GRASSO VINCENZO, 1949, Un nuovo metodo per la ricerca delle f.c. Sphacelia, La Ricerca Scientifica, 19:1021-1022.

GRASSO VINCENZO, 1950, Rigenerazione di sferidi in stipiti decapitati di Claviceps paspali Stev. & Hall., Rendiconti Accademia Nazionale Lincei, vol. 8, pp. 146-149.

GRASSO VINCENZO, 1952, Le Claviceps delle Graminacee italiane, Annali Sper.Agr.Roma, 6, N. 3, 4, 5 e 6.

GRASSO VINCENZO, 1955, Rassegna delle specie di Claviceps e delle loro piante ospiti. Parte I, Ann.Sperim.Agr.Roma, 9, Suppl., :LI-LXXXIX, Parte II, ibid., Suppl. pp. XCVII-CXII.

GRASSO VINCENZO, 1956, Un possibile metodo veloce per la germogliazione degli sclerozi di Claviceps purpurea (Fr.)Tul., Bollettino Stazione Patologia Vegetale Roma, vol. 14, pp. 243-247.

Con la diffusione della notorietà e dell’uso dell’LSD nella cultura occidentale e della consapevolezza del ruolo giocato, oggi come ieri, da questo minuscolo e apparentemente insignificante fungo parassita, furono intraprese diverse ricerche sulla storia dell’ergot e dell’ergotismo, il cui contributo italiano è rappresentato dai seguenti lavori:

TRINCHIERI G., 1951, Spunti e appunti del pane che rende folli e di altre stranezze, Il Coltivatore Italiano, N. 20.

CIFERRI R., 1951, La segale cornuta e l’Ergotismo, L’Italia Agricola, N. 11.

CARACCI PIERCARLO, 1966-69, Sulla missione assistenziale del Patriarca Bertrando e sulla possibile presenza dell’ergotismo in Friuli nel sec. XIV, Atti Accademia Udine, ser. VII, vol. VII.

CARACCI PIERCARLO, 1972, L’iconografia del malato, mutilato dei piedi, vuol sempre rappresentare il lebbroso?, Pagine di Storia della Medicina, vol. 16, pp. 81-95.

COLELLA DANTE, 1969, Le epidemie di ergotismo nell’XI° secolo, Pagine di Storia della Medicina, vol. 13, pp. 68-77.

Diversi gruppi di ricercatori italiani furono direttamente coinvolti nelle ricerche biochimiche, biogenetiche e metaboliche – mediante tecniche di coltivazione in vitro dell’ergot – volte a identificare i ceppi ottimali per la produzione degli alcaloidi dell’ergot, importanti fonti di preparati farmaceutici, oltre che precursori biologici per la sintesi dell’LSD. Questi autori hanno pubblicato la maggior parte dei loro lavori in lingue straniere. Fra gli articoli italiani ricordiamo:

BALDACCI ELIO, 1946, Produzione di alcaloidi della “segale cornuta” nelle colture in agar. I. Coltivazione “in vitro”, Il Farmaco (Ed.Sci.), vol. 1, pp. 110-115.

MARINI-BETTOLO G.B., STEFANO CHIAVARELLI & D. BOVET, 1950-1952, Ricerche sui simpatolitici di sintesi della serie dell’ergotammina, Gazzetta Chimica Italiana, parte I, vol. 80, pp. 281-298; II, vol. 81, pp. 89-97; III, vol. 81, pp. 98-105; IV vol. 81, pp. 587-595; V, vol. 82, pp. 85-97.

TONOLO ANTONIO, 1959, Colture artificiali di Claviceps purpurea (Fr.) Tul. I. Infezione e produzione di sclerozi su piante di cereali cresciute in ambiente sterile, Sel.Sci.Pap. Ist.Sup.Sanità, vol. 2, pp. 452-474.

GALEFFI CORRADO, SRECKO MATOSIC & ANTONIO TONOLO, 1974, Gli alcaloidi della Claviceps purpurea (Fr.)Tul. (ceppo IC/39/20), Atti Accademia Nazionale Lincei, 56:951-956.

piero camporesiIl testo di PIERO CAMPORESI, 1980, Il pane selvaggio, Bologna, Il Mulino, 246 pp., rappresenta un importante contributo, sotto un profilo storico, sui cosiddetti ‘pani selvaggi’ o ‘pani maledetti’, cioè quei pani contaminati dall’ergot, dal loglio e da altre dubbie specie di graminacee e di leguminose, che provocavano ‘epidemie’ con disordini di carattere neurologico. A Camporesi spetta il merito di aver evidenziato il significativo ruolo che questi pani hanno avuto nelle persistenti dimensioni psichiche, già di per se allucinanti, in cui si veniva a trovare la popolazione rurale, nei frequenti tempi di carestia del medioevo europeo. Questo libro, tradotto in diverse lingue, ha incontrato una meritata notorietà anche all’estero. filippo drago

Per quanto riguarda i primi anni ’90, ricordiamo il testo di FILIPPO DRAGO, 1990, Ergot, 192 pp., Poli, Milano, e lo studio di GIORGIO SAMORINI, 1992, Neurotossicologia delle graminacee e dei loro patogeni vegetali. Un’introduzione, Annali Museo Civico Rovereto, vol. 7, pp. 253-264, volto a presentare il “complesso” dell’ergot, dei microrganismi tipo Aspergillus, del loglio e del carbone del mais in una prospettiva etnopsicofarmacologica ed etnomicologica. In questi ultimi anni, i generi di Graminaceae Phalaris e Arundo sono oggetto di studi in diverse parti del mondo, in quanto produttori di composti allucinogeni triptaminici, fra i quali la DMT (dimetiltriptammina). Diverse specie di Phalaris crescono spontanee o coltivate come foraggere anche in Italia e preliminari indagini biochimiche hanno dimostrato la loro abilità nel produrre DMT e composti affini. Si veda il lavoro di FESTI FRANCESCO & GIORGIO SAMORINI, 1994, Alcaloidi indolici psicoattivi nei generi Phalaris e Arundo (Graminaceae): una rassegna, Annali Museo Civico Rovereto, vol. 9, pp. 239-287.

Vanno citati inoltre: GELMETTI CARLO, 2010, Il fuoco di Sant’Antonio. Dai Misteri Eleusini all’LSD. Seconda edizione, Springer-Verlag Italia, Milano, 160 pp. Un ottimo saggio sul cosiddetto “Fuoco di Sant’Antonio” o “fuoco sacro”, termini sotto cui nella tarda antichità e nel Medioevo era riunito un insieme di malattie che avevano in comune affezioni dermiche accompagnate da forti sensazioni di bruciore e che potevano culminare nella putrefazione della pelle o nel distacco degli arti. La medicina moderna ha riconosciuto fra queste l’Herpes Zoster, l’erisipela e l’ergotismo. Il saggio include uno studio approfondito sul santo “protettore” dei malati affetti da questi malanni, Sant’Antonio – sia quello “egiziano” che quello “europeo” -, la sua vita, la sua simbologia e iconografia, le terapie popolari. Come saggio appartenente a una collana di testi medici, vi sono inclusi lunghi capitoli sugli aspetti epidemiologici, clinici e terapeutici relativi allo Zoster, l’erisipela e l’ergotismo. robert gordon wasson

WASSON R. GORDON, ALBERT HOFMANN & CARL A.P. RUCK, 1996, Alla scoperta dei Misteri Eleusini, Milano, Urra, 126 pp. E’ la preziosa traduzione a cura di Roberto Fedeli del testo basilare sull’etnobotanica dei Misteri Eleusini della Grecia arcaica e classica (pubblicato nel 1978 da Harcourt Brave J.), in cui è presentata l’ipotesi che la bevanda del ciceone (kykeon in greco) utilizzata nel corso della ‘messa’ eleusina era un enteogeno ricavato dalla segale cornuta. Il nucleo principale di questa ipotesi si basa sul seguente ragionamento di Hofmann: “Tra i tipi di ergot prodotti dalle varie specie del genere Claviceps che si trovano su cereali ed erbe selvatiche, ne esistono alcuni contenenti alcaloidi allucinogeni, gli stessi presenti nei convolvoli psicoattivi messicani. Questi alcaloidi – soprattutto ammide dell’acido lisergico, idrossietilammide dell’acido lisergico ed ergonovina – sono idrosolubili, al contrario di quelli non allucinogeni del tipo ergotamina ed ergotossina impiegati in medicina. Grazie alle tecniche e alle strumentazioni di cui disponeva l’antichità era quindi facile preparare un estratto allucinogeno a partire da determinati tipi di ergot”. Quindi, l’orzo della ricetta eleusina sarebbe stato ergotato, o addirittura questo termine avrebbe qui ricoperto una funzione simbolica dietro di cui si celava il vero principio psicoattivo, il suo fungo parassita. Come accennato dagli AA., è probabile che i neofiti eleusini fossero tenuti all’oscuro di questo “Segreto dei Segreti” e che questa conoscenza fosse riserbata e tramandata ai soli ierofanti, i sommi sacerdoti del rito eleusino. La rigida selezione degli ierofanti avrebbe facilitato il controllo della conoscenza del “Segreto dei Segreti”. La graminacea ospite dell’ergot prescelto nel rito eleusino sarebbe stata appositamente coltivata nella vicina pianura Raria, la cui cura e il cui raccolto erano ad esclusiva gestione degli ierofanti del tempio di Eleusi.

SAMORINI GIORGIO, 1997, Scheda Psicoattiva VIII: Aspergillus fumigatus Fres. g. / Psychoactive Card VIII, Aspergillus fumigatus Fres. g.Eleusis, N. 8, pp. 38-43. Sono riportati i dati etnomicologici e biochimici di diverse specie di funghi inferiori, soprattutto dei generi Aspergillus e Penicillium, con particolare riferimento all’A. fumigatus. Queste specie, frequentemente associate a pani e farine, producono alcaloidi dell’ergot e alcaloidi indolici tremorgenici, caratterizzati da effetti sul sistema nervoso umano. Ciò porta l’autore a ipotizzare che “tutto un insieme di stati estatici e di possessione, di visioni a occhi aperti e di stati emotivi improvvisi e variabili, provocati di fatto da questi microrganismi, si mescolasse e si confondesse con quel mondo visionario, magico e superstizioso così caratteristico del Medioevo europeo, passando inosservato o interpretato magicamente, in più casi persino dalle medesime vittime dell’intossicazione.”

SAMORINI GIORGIO, 2000, Un contributo alla discussione dell’etnobotanica dei Misteri Eleusini, Eleusis, n.s., vol. 4, pp. 3-53. Sono passati più di venti anni dalla formulazione dell’ipotesi dell’utilizzo collettivo di un “enteogeno” o “allucinogeno” negli antichi riti dei Misteri Eleusini; un culto che si sviluppò e perdurò in Grecia per un paio di millenni. In questo studio l’autore rivede in maniera critica, corregge e aggiorna i dati, le discussioni e le ipotesi sinora avanzate sulle droghe del culto eleusino. Nel culmine della complessità dei Misteri Eleusini ci troviamo di fronte a un “complesso psicofarmacologico” coinvolgente da un minimo di due a un massimo di sei agenti psicoattivi differenti. La stessa ipotesi ergotica di Wasson e coll. contiene delle imprecisazioni e viene qui ripresentata in formula emendata come una delle ipotesi a tutt’oggi maggiormente plausibili circa l’agente psicoattivo più antico e segreto dei Misteri Eleusini.

SAMORINI GIORGIO, 2008, L’uso di sostanze psicoattive nei Misteri Eleusini, in: F. D’Andria et al. (Eds.), Uomini, piante e animali nella dimensione del sacro, Seminario di Studi di Bioarcheologia, 28-29 giugno 2002, CNR e Università del Salento, Edipuglia, Bari, pp. 217-233.

SAMORINI GIORGIO, 2015, Etnobotanica della zizzania, Erboristeria Domani, N. 392, pp. 54-59.
L’autore sviluppa uno studio etnobotanico sul Lolium temulentum, noto come zizzania o loglio ubriacante, evidenziandone gli aspetti archeologici e delle conoscenze etnografiche delle sue proprietà psicoattive.

TARSIA ALESSANDRO, 2011, Il pane e il fuoco. L’ergotismo nel meridione d’Italia, Aracne Editrice, Roma, 136 pp. L’autore in questo saggio ha sviluppato uno studio sull’ergotismo ben fatto e che apporta nuovi contributi su questo tema. Se da un lato il capitolo “Ergotismo e paganesimo” può risultare, per i pochi studiosi specialisti del settore, un tantino confuso, il capitolo “Ergotismo e cristianesimo” risulta oltremodo interessante, con un’attenta e in più passi innovativa analisi del rapporto fra Sant’Antonio e il “fuoco sacro” (ergotismo), culminante in un capitoletto magistralmente intuitivo dedicato al grasso suino (lardo), usato dagli antonini come potente farmaco per la cura dell’ergotismo. Importanti sono anche i datiinerenti le formule magiche e apotropaiche dei momenti della semina e della mietitura dei cereali e della preparazione del pane, che l’autore ha individuato nei documenti folclorici dell’Italia meridionale, così come gli inediti passi relativi alle problematiche associate alla consumazione di “pani poveri” fatti con le più disparate spighe selvatiche e altre piante nocive, presenti  nelle carte del ‘700 e dell’800 delle Intendenze e degli Ispettorati della Calabria Citeriore. Interessante anche la saggia disquisizione sulla storia della diffusione della segale e di altri cereali nel Sud Italia e sulla terminologia popolare italiana associata alla segale cornuta.

 TORO GIANLUCA, 2009, Conoscenza tradizionale della segale cornuta nelle valli valdesi: alcune testimonianze, La Beidana, vol. 66, pp. 35-38.
TORO GIANLUCA, 2010, Pelle di lupo e demoni del grano, La Beidana, vol. 68, pp. 69-79.
In questi due articoli l’autore analizza un paio di testimonianze demonologiche moderne delle Valli valdesi, dove viene trattato il tema della segale cornuta e del demone del grano, quest’ultimo nella forma di un lupo, o di una pelle di lupo. Da un racconto si evidenza la conoscenza popolare delle proprietà abortive della segale cornuta, mentre in un altro appaiono temi tipicamente associati alla licantropia, tenendo conto del fatto che in alcuni ambiti, come in Germania, la segale cornuta viene chiamata “lupo”.

WEBSTER PETER, DANIEL M. PERRINE & CARL A.P. RUCK, 2000, Mescolando il kykeon, Eleusis, n.s., vol. 4, pp. 55-86. In questo articolo viene valutata in maniera critica l’ipotesi avanzata nel libro The Road to Eleusiskykeon (ciceone). Sono elencate le obiezioni alla teoria di Eleusis e, basandosi su un aspetto dell’idrolisi chimica degli alcaloidi dell’ergot sinora sfuggito agli studiosi, viene suggerita una nuova ipotesi che offre nuovi impulsi al dibattito su Eleusi. Nella parte 2 dell’articolo il chimico organico Daniel M. Perrine fornisce ulteriori considerazioni sulla nuova idea; una discussione tecnica della praticabilità e realizzabilità della “ipotesi dell’ergina” apre la strada a una nuova ricerca chimica e psicofarmacologica. Nella parte 3 Carl A.P. Ruck, co-autore di The Road to Eleusis, riesamina le mitologie eleusine e le pratiche rituali dalle quali appare una maggior comprensione dell’enteo-farmacologia del mondo antico.

 

Altri studi italiani dell’Ottocento sull’ergot

AMICI LUIGI, 1873, La segale cornuta, e nuovo metodo di sua conservazione, Annali di Chimica Applicata alla Medicina, vol. 57 (3°s.), pp. 71-75.

ANONIMO, 1851, Dello sperone del frumento, Annali di Chimica Applicata alla Medicina, vol. 12 (3°s.), pp. 309-313 (con nota di G. Ruspini).

BALARDINI LUDOVICO, 1826, Uso della segale cornuta per sollecitare il parto ed anco la sortita delle secondine uterine con conseguente emorragia, Annali Universali di Medicina, vol. 38, pp. 37-44.

BONJEAN, 1845, Caso di ergotismo gangrenoso, Annali di Chimica Applicata alla Medicina, vol. 1 (3°s.), pp. 163-165.

BOSELLI ERNESTO, 1879, Dell’ergotina nella cura delle malattie mentali, Annali di Chimica Applicata alla Medicina, vol. 68 (3°s.), pp. 171-172.

BRUGNATELLI & ZENONE, 1878, Alcaloide scoperto nel pane di mais alterato, Annali di Chimica Applicata alla Medicina, vol. 67 (3°s.), pp. 274-279.

CIOTTO FRANCESCO & FILIPPO LUSSANA, 1885, Sugli alcaloidi del mais guasto, Annali di Chimica e Farmacologia, vol. 2 (4° s.), pp. 13-25.

FARIO P., 1839, Dell’uso terapeutico del loglio temulento, Memoriale della Medicina Contemporanea, Venezia, vol. I, fasc. VII e VIII, pp. 1-7.

GOSIO B. & E. FERRATI, 1897, Sull’azione fisiologica dei veleni del mais invaso da alcuni ifomiceti, Annali di Chimica e Farmacologia, vol. 25-26 (4° s.), pp. 218-224 (da Riv.Ig.San.Pubbl., n. 24, 1896).

GRUSDEV G.S., 1894, L’Ustilago maydis quale rimedio che provoca le contrazioni dell’utero gravido, Annali di Chimica e Farmacologia, vol. 20 (4° s.), pp. 191-192 (da Vrace, n. 19, 1894).

HUSSA, 1857, Osservazioni di ergotismo e casi di avvelenamento pel loglio, Annali Universali di Medicina, vol. 162: 455. LEVI G., 1876, Della segale cornuta in ostetricia, Annali di Chimica Applicata alla Medicina, vol. 63 (3°s.), pp. 353-353.

LORINSEN C.G., 1826, Sperienze ed osservazioni sugli effetti della segale cornuta nell’uomo e negli animali raccolte in gran parte da documenti autentici e con particolare riguardo alla Polizia medica, Annali Universali di Medicina, vol. 37, pp. 331-340.

LOVATI, 1856, Intorno all’uso della segale cornuta, Annali di Chimica Applicata alla Medicina, vol. 23 (3°s.), pp. 309-312.

PAROLA L., 1866, Del principio attivo della segale cornuta ossia segalina, e di un nuovo metodo di preparazione, Annali di Chimica Applicata alla Medicina, vol. 43 (3°s.), pp. 276-280.

PAVESI CARLO, 1867, Nuovo reagente (acido tannico) per rintracciare la più tenue quantità di segale cornuta nella segale comune, Annali di Chimica Applicata alla Medicina, vol. 44 (3°s.), pp. 348-352.

PINZANI E., 1889, Influenza della segale cornuta sul puerperio, Annali di Chimica e Farmacologia, vol. 9 (4° s.), pp. 55-60 (da Bull.Sci.Med.Bologna, ser. VI, vol. 20, 1887).

RUSPINI GIOVANNI, 1865, Dei reagenti della segale cornuta: studi di G.R. in correlazione coll’epidemia ora dominante in Russia, Annali di Chimica Applicata alla Medicina, vol. 40 (3°s.), pp. 285-291.

2 Commenti

  1. Sommarti
    Pubblicato ottobre 14, 2011 alle 3:25 pm | Link Permanente

    Molto interessante questa lista di libri che ci dimostra che questo soggetto era già ben conosciuto ancora prima dell’unione dell’Italia.

  2. Domenico Puntillo
    Pubblicato febbraio 17, 2014 alle 8:19 am | Link Permanente

    Esposizione esaustiva. Bella.

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