Allucinogeni – Funghi

Hallucinogens – Mushrooms

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BIBLIOGRAFIA ITALIANA COMMENTATA SU ALLUCINOGENI E CANNABIS

ITALIAN ANNOTATED BIBLIOGRAPHY ON HALLUCINOGENS AND CANNABIS

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amanita muscariaI funghi allucinogeni sono presenti in tutti i continenti e se ne contano oramai duecento specie. Il loro rapporto con l’uomo raggiunge l’Età della Pietra. L’Amanita muscaria – il grosso fungo dal cappello rosso dei boschi e delle favole, cosparso di macchie puntiformi bianche – insieme alla congenere A. pantherina e a poche altre specie – rappresenta la classe dei funghi allucinogeni ‘isossazolici’, cioè che producono come principi attivi gli alcaloidi acido ibotenico e muscimolo.
Un’altra classe più numerosa – oltre cento specie – di funghi allucinogeni è quella dei funghi ‘psilocibinici’, funghi di piccola taglia che producono come principi attivi gli alcaloidi indolici psilocibina, psilocina, beocistina. Da quasi vent’anni, nell’Italia del nord si è diffusa la raccolta e l’uso di Psilocybe semilanceata, chiamato in gergo ‘funghetto’.

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BALDELLI GUIDO, 2003, Toponomastica etrusca. Parte III, Savena Setta Sambro, vol. 25, pp. 60-66.
Interessante articoletto dove l’autore espone un’ipotesi interpretativa di un oggetto frequentemente rappresentato nell’iconografia etrusca e della Magna Grecia: la patera. Generalmente interpretato come piatto per offerte rituali, in realtà questo oggetto è stato poco studiato ed è soggetto a una “pigrizia interpretativa” da parte degli archeologi. L’autore, avvalendosi di attente analisi iconografiche (“la patera è un piatto carnoso, revoluto ai bordi, radiato inferiormente, umbonato, talora a superficie verrucosa”) e semantici, avanza la possibilità che la patera abbia valenze simboliche associabili al cappello di un fungo, nella fattispecie l’Amanita muscaria.

BALDRATI MICHELE, 1984-85, La tossicomania da funghi allucinogeni oggi, Tesi di specializzazione in Psichiatria, Università degli Studi di Bologna, Facoltà di Medicina, 134 pp.
Dopo aver passato velocemente in rassegna i dati salienti dell’etnomicologia dei funghi allucinogeni, l’autore riporta un paio di sue interviste rivolte a giovani consumatori italiani di questi funghi (psilocibinici). Il capitolo in cui sono inserite queste interviste (Uso dei funghi allucinogeni in Italia, :109-126) possiede un certo valore storico, in quanto raro documento delle origini del moderno rapporto italiano con i ‘funghetti’.

BALLERO M. & M. CONTU, 1998, Studi sui Basidiomiceti allucinogeni presenti in Sardegna: I. I funghi psilocibinici, Boletín Sociedad Micológica de Madrid, vol. 23, pp. 119-126.
BALLERO M. & M. CONTU, 1996, Studi sui Basidiomiceti allucinogeni presenti in Sardegna. II Contributo: i funghi muscarinici, Atti Società toscana Scienze Naturali, Memorie,Serie B, 103, pp. 135-137.
In seguito ad alcuni casi sospetti di intossicazioni volontarie di funghi psicoattivi registrati presso il Servizio di Pronto Soccorso di Cagliari, gli autori hanno sviluppato un’indagine chimio-tassonomica dei funghi psicoattivi presenti in Sardegna. Ma i risultati delle indagini biochimiche sugli alcaloidi isossazolici delle Amanite devono essere sottoposti a rianalisi; gli autori avrebbero infatti ritrovato acido ibotenico e muscimolo – i composti psicoattivi dell’Amanita muscaria – in A. citrina, mentre sino ad oggi era noto che questa specie produce alcaloidi indolici tipo DMT. Sono state individuate 10 specie psilocibiniche diffuse in Sardegna.

CACIALLI G., V. CAROTI & F. DOVERI, 1996, Contributo allo studio dei funghi fimicoli – XI – Agaricales: Psilocybe semilanceata (Fries : Fries) Kummer e Pholiotina coprophila (Kühner) Singer, Funghi e Ambiente, n. 72, pp. 5-16.
Questi autori, micologi italiani specializzati nei funghi stercorali, in questo articolo considerano Psilocybe semilanceata – il noto fungo psilocibinico alpino – una specie prevalentemente graminicola, che predilige i terreni molto ricchi, ma “che non disdegna tuttavia di crescere su vecchi escrementi, ‘fimicola facoltativa’”. In realtà, oltre alla ricchezza del terreno, nella specificazione dell’habitat di P. semilanceata sono importanti l’acidità e l’areazione del terreno; inoltre, questo fungo rifugge gli habitat fimicoli, sia freschi che secchi. In oltre 20 anni di osservazione di questo fungo chi scrive non ne ha mai osservata la presenza in associazione diretta con materiale stercorale. Anche gli habitat riportati in letteratura si distinguono nettamente da quelli fimicoli. Parrebbe quindi essere inopportuna la definizione di “fimicola facoltativa” associata da questi autori a P. semilanceata.

CALLIGARIS FABIO, 1993-94, Investigazione su indol-derivati e altri composti in Basidiomycetes di diverse provenienze. Analisi chemiometrica e cromatografica, Tesi Corso di Laurea in Chimica, Università degli Studi di Torino, Fac. Sci.Mat.Fis.Nat., 120 pp.
CALLIGARIS FABIO, 1996, Indagine sulle relazioni tra composizione chimica di funghi ad azione psicotropa e loro provenienza. Studio chemiometrico e cromatografico, Annali del Museo Civico di Rovereto, vol. 12, pp. 219-242.
Oltre ai lavori di Fiussello e coll. (1972), si tratta dell’unica indagine chimico-analitica sviluppata in Italia sui funghi psilocibinici, mediante GC-MS e HPLC. I risultati offrono per la prima volta i dati quantitativi della presenza di psilocina, psilocibina e beocistina su campioni di Psilocybe semilanceata raccolti nel Piemonte e riportano la presenza di psilocibina in Stropharia semiglobata. Quest’ultimo è un fungo stercorario molto comune e ritenuto in precedenza non psilocibinico.

CALVETTI ANSELMO, 1986, Fungo Agarico muscario e cappuccio rosso, Lares, vol. 52, pp. 555-565.
Interessante interpretazione etnomicologica di un noto tema folclorico italiano, che vedrebbe una diretta relazione semantica fra il ‘complesso’ simbolico del fungo allucinogeno Amanita muscaria e il cappuccio rosso portato da Cappuccetto Rosso nella favola omonima, la quale altro non sarebbe che la trasformazione folclorica di un originale racconto a sfondo iniziatico. Si veda anche A. Calvetti, 1987, Antichi miti di Romagna. Folletti, spiriti delle acque e altre figure magiche nelle tradizioni romagnole, Rimini, Maggioli, pp. 27-52.

CAMILLA GILBERTO, 1995, I funghi allucinogeni in Cina e in Giappone, Eleusis, n. 2, pp. 10-13 e n. 3, pp. 25-28.
L’autore espone i principali dati riguardanti l’etnomicologia dei funghi psicoattivi in Cina e in Giappone, basandosi sul lavoro di R.G. Wasson.

CAMILLA GILBERTO e STEVEN BUSIGNANI, 2002, I funghi sacri del Messico: storia e attualità, Altrove, vol. 9, pp. 33-47.

CERUTI SCURTI JOLE, NEVIO FIUSSELLO & R. JODICE, 1972, Idrossi-indol derivati in Basidiomiceti. III. Influenza sui metaboliti del micelio e dei carpofori di Panaeolus subbalteatus Berk. et Br., Allionia, vol. 18, pp. 90-96.
Si veda Fiussello et al. in questa sezione.

pierluigi cornacchiaCORNACCHIA PIERLUIGI, MARCELLO M. GRANI, ROGER LEWIS, MARCO MARGNELLI, 1980, I funghi magici. Farmacologia, tossicologia e tecnologia dell’estasi chimica, Milano, Editiemme, 174 pp.
Si tratta della prima seria pubblicazione italiana sui funghi allucinogeni, ben documentata in tempi in cui un tale argomento non aveva ancora suscitato in Italia l’interesse attuale. L’approccio è quello scientifico, con una ricca e circostanziata bibliografia a margine di ogni aspetto trattato: neurofisiologia, micologia, storia, ecc. Il capitolo “L’Amanita muscaria in Italia” fu scritto da Pierluigi Cornacchia. Egli è stato il primo ricercatore italiano moderno nel campo dell’etnomicologia dei funghi allucinogeni. Purtroppo, le sue ricerche furono bruscamente interrotte da una morte prematura. Durante gli anni ’70 egli aveva studiato in maniera approfondita il lavoro monumentale di R.G. Wasson e stava per scoprire, come accadde subito dopo la sua morte, la significativa presenza dei funghetti (P. semilanceata) nell’Italia settentrionale, così come era già sulle tracce di quel medico di Rovellasca, Batista Grassi, che nel 1880 eseguì ricerche sull’agarico muscario.

alvaro estradaESTRADA ALVARO, 1981, Vita di Maria Sabina, la sciamana dei funghi allucinogeni, Il Pane e le Rose n. 41, Roma, Savelli, 138 pp.
Dall’edizione originale spagnola del 1977 (México D.F., Siglo XXI Editore). Alvaro Estrada, messicano di origine e di cultura, si avvicinò a Maria Sabina, la curandera di Huautla de Jiménez (Oaxaca), che utilizzava i funghi allucinogeni durante le cerimonie magico-terapeutiche e che fu ‘scoperta’ dai coniugi Wasson nel 1955. In seguito al suo contatto con la sabia, Estrada produsse alcuni libri sulla sua vita e sulle sue tecniche di guarigione: testi che incontrarono una certa fortuna nella cultura psichedelica, così come nella storia dell’etnomicologia moderna. La parte finale del libro tradotto in italiano riporta i testi dei famosi canti magici che Maria Sabina intonava nel corso delle cerimonie, ispirati – come essa stessa affermava – dai niños, dai funghi.

FABBRO FRANCO, 1999, Funghi e chiocciole nei rituali religiosi dei primi cristiani di Aquileia, Eleusis, n.s., vol. 3, pp. 69-81.
Nell’oratorio dell’aula nord dell’antica basilica cristiana di Aquileia (Italia settentrionale) si possono vedere due rappresentazioni musive raffiguranti due cesti ricolmi di funghi e chiocciole. I mosaici risalgono ad un periodo precedente al 330 d.C. La raffigurazione di funghi e chiocciole è un reperto estremamente raro nell’iconografia cristiana primitiva. L’autore ritiene che i funghi rappresentati riguardino l’Amanita muscaria, che sarebbero state date come nutrimento alle chiocciole, le quali sarebbero diventate psicoattive; ciò sarebbe un’evidenza di impiego di chiocciole psicoattive da parte dei primi Cristiani. Ma i funghi di Aquileia non sono Amanite muscarie, bensì più probabilmente delle eduli Amanite cesaree, e la tesi dell’autore appare un po’ troppo fantasiosa (si veda la critica in Samorini, 2001, pp. 208-211).

francesco festiFESTI FRANCESCO, 1985, Funghi allucinogeni. Aspetti psicofisiologici e storici, LXXXVI° Pubblicazione Museo Civico di Rovereto, Rovereto, Museo Civico, 248 pp. (II edizione: Manfrini Editore, Calliano – Trento, 1985).
Nato a Rovereto, di formazione psicologo, Francesco Festi è uno dei rari seri ricercatori italiani attuali che ha svolto approfondite indagini scientifiche sugli allucinogeni. Svolge ricerche come botanico presso il Museo Civico di Rovereto, cura lo spazio editoriale offerto dagli Annali di questo Museo all’argomento scientifico degli allucinogeni ed è un prezioso collaboratore della rivista internazionale Eleusis. Questo libro, che prese spunto dalla sua tesi di dottorato, è il testo italiano sui funghi allucinogeni meglio documentato. Ne fanno fede le quindici pagine di fitti riferimenti bibliografici. Nella prima parte l’autore affronta gli aspetti etnomicologico-storici dei funghi psicoattivi nel Nuovo (gruppo psilocibinico) e Vecchio Mondo (Amanite). La stessa suddivisione in due gruppi viene riproposta nella seconda parte, riguardante la chimica, i dati farmacologici e quelli neurofisiologici legati ai miceti psilocibinici e a quelli isossazolici. Concludono il testo un’appendice strettamente micologica e una breve rassegna dei ‘funghi a provata o presunta attività psicotropa non considerati nello studio’. Si veda anche: Festi F., 1993, Funghi allucinogeni: una panoramica, Altrove, vol. 1, pp. 117-141.

FIUSSELLO NEVIO, 1972, Un metodo per il riconoscimento e dosamento di idrossi-indol-derivati, Atti Accademia Scienze Torino, vol. 106, pp. 749-754.
FIUSSELLO NEVIO & JOLE CERUTI SCURTI, 1972, Idrossi-indol-derivati in Basidiomiceti. I. Presenza di psilocibina e di 5-idrossi-indol derivati in Panaeolus retirugis Fr., Atti Accademia Scienze Torino, vol. 106, pp. 725-735.
FIUSSELLO NEVIO & JOLE CERUTI SCURTI, 1972, Idrossi-indol-derivati in Basidiomiceti. II. Psilocibina, Psilocina e 5-idrossi-indol derivati in carpofori di Panaeolus e generi affini, Allionia, vol. 18, pp. 85-89.
Questi lavori rappresentano un raro contributo italiano alla ricerca dei composti allucinogeni psilocibina e psilocina nei funghi che crescono sul nostro territorio (un’altra simile ricerca è stata recentemente sviluppata da Fabio Calligaris 1993-94). L’indagine è svolta principalmente sul genere Panaeolus, con raccolta di campioni nel territorio del Torinese e con essa è stata dimostrata, per la prima volta, la presenza dei composti psilocibinici in P. retirugis e P. campanulatus, funghi stercorari ritenuti in precedenza non-psilocibinici; i lavori di Fiussello e coll. li fanno ora considerare funghi ‘psilocibinico-latenti’, cioè incostantemente produttori dei principi attivi. I medesimi autori elaborarono un nuovo metodo per il riconoscimento della psilocibina (Fiussello, 1972), utilizzando come rivelatore cromatico il cloridrato di cisteina.

FRIGHI L. & L. COVI, 1956, Disturbi psichici da avvelenamento da funghi, Rivista Sperimentale Freniatria, vol. 80, pp. 679-685.
Gli autori descrivono un’intossicazione involontaria da Amanita pantherina. Vittima dell’intossicazione è un’intera famiglia di Roma, ma tutti i suoi membri, ad eccezione di uno, si ristabiliscono in breve tempo. Una donna di 35 anni, che aveva consumato più funghi degli altri, viene invece ricoverata presso la Clinica Psichiatrica, a causa del suo elevato stato di agitazione psicomotoria e dei fenomeni allucinatori di cui è in preda. La donna scambia per sua sorella e per sua figlia le compagne di corsia e, in preda ad allucinazioni acustiche, risponde ai loro presunti richiami: “Nella sua incoordinata ideazione apparivano gli elementi di un delirio oniroide non strutturato, ma quasi istantaneamente vissuto dalla paziente in una successione caleidoscopica di allucinazioni visive, acustiche e perfino olfattive” (p. 680). Parrebbe trattarsi di un classico bad trip. La paziente diceva inoltre di vedere la Madonna, di sentire una voce celestiale e di sentire un profumo di rose. Dopo due giorni dal ricovero la donna si ristabilì completamente. L’eccezionalità di questo articolo – che non appare in nessuna delle bibliografie dei maggiori studi italiani riguardanti i funghi psicotropi o quelli velenosi – risiede nel fatto che si tratta dell’unico caso italiano di intossicazione accidentale con questo fungo descritto con una sufficiente dovizia di particolari.

GARTZ JOCHEN, 1995, Inocybe aeruginascens Babos, Eleusis, n. 3, pp. 31-34.
L’autore fa il punto della situazione delle conoscenze micologiche e biochimiche di questo fungo psicoattivo della famiglia delle Cortinariaceae, che cresce nei boschi dell’Europa centrale e che produce gli alcaloidi psilocibina e beocistina. A differenza di altre specie congeneri, note per essere tossiche in quanto produttrici di muscarina, I. aeruginascens ha mostrato non produrre mai quest’ultimo composto, bensì solo e costantemente gli alcaloidi psicoattivi psilocibinici.

GARTZ JOCHEN, GIORGIO SAMORINI & FRANCESCO FESTI, 1996, Sul presunto caso di fatalità causato dall’ingestione di funghetti in Francia / On the presumed fatality for ingestion of Liberty Caps in France, Eleusis, vol. 6, pp. 3-13.
Nel 1996, due autori francesi hanno riportato in una rivista di micologia (Gerault A. & D. Picart, Bull.Soc.Mycol.Fr., vol. 112, pp. 1-14, 1996) un caso di intossicazione fatale per ingestione di funghetti (Psilocybe semilanceata), che si sarebbe verificato in Francia nel 1993. Gartz, Samorini e Festi svolgono un’analisi minuziosa dei dati riportati dai due autori francesi e giungono alla conclusione che il loro lavoro appare invalidato da numerose carenze e contraddizioni metodologiche e che la conclusione a cui essi pervengono – cioè che i funghetti sono stati la causa diretta della fatalità – è da considerare per questo inaccettabile.

GIACALONE FIORELLA, 1981, Maria Sabina e le tecniche di guarigione legate ai funghi allucinogeni nelle Sierre di Oaxaca, in: Atti del III° Convegno Nazionale del Circolo Amerindiano, Perugia, pp. 81-87.
Uno dei pochi studi italiani sull’uso dei funghi allucinogeni steso con una certa serietà e competenza, pur non avendo l’autrice effettuato alcun lavoro antropologico sul campo.

GITTI SALVATORE, GIORGIO SAMORINIi, GUIDO BALDELLI,CLAUDIO BELLETTI, CLAUDIO MOLINARI, 1983, Contributo alla conoscenza della micoflora psicotropa del territorio bresciano, Annali Museo Civico Storia Naturale Brescia (Natura Bresciana), vol. 20, pp. 125-130.
Viene registrata per la prima volta la presenza di Psilocybe semilanceata nella provincia di Brescia.

GRASSI G. BATISTA, 1880, Il nostro Agarico Moscario sperimentato come alimento nervoso, Gazzetta degli Ospitali di Milano, vol. 1, pp. 961-972.
Durante gli anni ’80 del secolo scorso il prezzo del vino era salito notevolmente, a causa di una moria dei vigneti europei, attaccati da un insetto parassita. Batista Grassi, medico della provincia di Como, propose di sostituire il vino con un altro “alimento nervoso” – seguendo la denominazione delle droghe di Paolo Mantegazza – e cioè con l’Amanita muscaria. (Per maggiori informazioni su questo autore si veda G. Batista Grassi.) In questo articolo egli descrisse le sperimentazioni con questo fungo che eseguì su se medesimo e su un gruppo di volontari – per lo più giovani donne – e dedusse ch’esso è un innocuo e valido sostituto del vino, esortò i colleghi a insegnare alla popolazione il valore di questo inebriante e fece sì che il fungo fosse reperibile presso la farmacia del suo paese. Parrebbe inoltre esservi testimoniato un caso di utilizzo di agarico muscario per scopi “ludici” verificatosi nel 1880 nella provincia di Milano, apparentemente indotto dalla credenza popolare che questo fungo “fa cantare”. Questo articolo sorprendente è di estremo interesse per l’etnomicologia italiana ed europea. E’ stato recentemente presentato e discusso in: Giorgio Samorini, 1996, Un singolare documento storico inerente l’agarico muscario, Eleusis, n. 4, pp. 3-16, ed è stato pubblicato in forma integrale in Amanita muscaria, a cura di G. Samorini, Nautilus, Torino, 1998.

HEIM ROGER, 1988, Storia della scoperta dei funghi allucinogeni del Messico, in: J.C. Baily e J.P. Guimard (cur.), L’esperienza allucinogena, Bari, Dedalo, pp. 181-204.
Roger Heim è uno dei padri fondatori dell’etnomicologia moderna. Direttore del Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi, egli fu per diversi anni compagno di ricerca di R.G. Wasson e lo seguì nelle missioni messicane. Raccolse i campioni di funghi allucinogeni utilizzati dai curandero del Messico centrale e per primo li mise con successo in coltivazione presso il Laboratorio di Criptogamia del suo Museo, con l’aiuto di Roger Cailleux. Le sue ricerche e il suo libro, scritto con R.G. Wasson, 1958, Les champignons hallucinogènes du Mexique, Parigi, Muséum National d’Histoire Naturelle, rappresentano una pietra miliare dell’etnomicologia. Nel presente articolo – uno dei rari scritti del grande micologo francese tradotti in italiano – Heim ripercorre le tappe della scoperta dei funghi psilocibinici degli anni ’50.

HEIM ROGER & R. GORDON WASSON, 1988, La follia dei Kuma, in: J.C. Baily e J.P. Guimard (cur.), L’esperienza allucinogena, Bari, Dedalo, pp. 205-221.
Durante gli anni ’60, Heim e Wasson si interessarono a un curioso comportamento ritualizzato dei Kuma della Nuova Guinea – una specie di ‘follia’ controllata – in cui sono coinvolti dei funghi. Una missione di ricerca li portò a determinare diverse specie di funghi dei generi Russula e Psilocybe, le cui proprietà psicoattive non sono tuttora chiarite. D’altronde, le osservazioni sul campo non implicano per forza una correlazione fra l’uso di questi funghi e gli attacchi di follia di cui sono soggetti uomini e donne kuma. Nel presente articolo, scritto originariamente negli anni ’60, gli AA. descrivono il komugl taÎ , termine kuma usato per designare la follia causata dai funghi, ed espongono i dubbi e le controversie associate a questo misterioso rapporto fra i Kuma e i funghi.

LÉVI-STRAUSS CLAUDE, 1978, I funghi nella cultura. A proposito di un libro di R.G. Wasson, in: C. Lévi-Strauss, Antropologia strutturale due, Milano, Il Saggiatore, pp. 260-275.
Dall’originale francese pubblicato in L’Homme, 10:5-16, 1960. Il noto antropologo francese lesse il testo di Richard Gordon Wasson, Soma. Divine Mushroom of Immortality (1967), ne rimase positivamente colpito e scrisse questo articolo, nel quale egli valuta le valenze simboliche fungo-urina, fungo-rospo, ecc., individuate dal lavoro di Wasson, nei termini della sua indagine antropologica strutturalista. Nella seconda parte dell’articolo è riportato un attento studio etnomicologico svolto sulle popolazioni indigene che sono l’oggetto principale dell’indagine lévi-straussiana, quelle delle due Americhe, riportando preziosi dati etnografici e mitologici.

LEONARDI MARCO, GIOVANNI PACIONI & GIORGIO LALLI, 2008, Caratterizzazione morfo-molecolare del taxon Panaeolus cyanescens var. bisporus, Micologia e Vegetazione Mediterranea, vol. 23(1), pp. 67-80.
Viene riportata la presenza di Panaeolus cyanescens var. bisporus (= Copelandia bisporus) in Abruzzo, in provincia di Teramo, in un’aiuola sul lungomare di Roseto degli Abruzzi. Le analisi molecolari porterebbero a considerare il genere Copelandia come un subgenere dei Panaeolus, piuttosto che un genere a se stante. Questo fungo sembra essere in stretta relazione col Panaeolus cambodginiensis. Tutte le specie di Copelandia possiedono potenti proprietà psicoattive di tipo psilocibinico.

MARCHETTI GORIZIO, 2000-01, Pratiche estatiche nella filosofia e nei culti misterici della Grecia. Un’ipotesi micologica, Tesi di Laurea, Facolta Lettere e Filosofia, Università degli Studi “G. D’Annunzio”, Chieti, 94 pp.

MULANO IVANA, MACCIONI ALESSIA & SARAIS GIORGIA, 2009, I funghi psilocibinici sardi, Poster presentato alle XI Giornate Medico-legali Romane ed Europee, Roma, 23-25 Giugno 2009.
In questo poster viene data una breve comunicazione del ritrovamento di psilocibina in Panaeolopsis obtusa Contu, oltre che in Panaeolus subbalteatus raccolti entrambi in Sardegna. Si tratta del primo ritrovamento di psilocibina nel genere Panaeolopsis.

NAPOLI MARIANGELA, 1997, I funghi allucinogeni e il loro culto in Mesoamerica, Micologia Italiana, n. 2, pp. 53-59.
L’articolo non fa altro che riportare gli arcinoti dati sulla scoperta dei funghi allucinogeni in Messico e afferma, erroneamente, che il loro uso in Messico si è estinto.

OTT JONATAN, 1998, La storia del Soma dopo le ricerche di R.G. Wasson, Eleusis, n.s., vol. 1, pp. 9-37.
L’autore offre un’estesa rassegna critica delle reazioni, delle opinioni positive e degli attacchi lanciati contro l’ipotesi di Wasson del Soma come Amanita muscaria durante i quasi trent’anni trascorsi dalla pubblicazione del suo libro Soma. Alcune reazioni negative, provenienti dall’area degli studiosi del sanscrito e dei Veda appaiono palesemente originate dall’imparziale terreno della ‘gelosia settoriale’, provocata dall’insopportazione del fatto che una plausibile soluzione dell’enigma del Soma possa provenire esternamente dal proprio elitario ambiente di ricercatori. Le critiche all’ipotesi wassoniana, in numero comunque inferiore ai consensi, si basano su proposte alternative di identificazione del Soma e pochissime mettono in discussione ciò che è da considerare – come sottolinea giustamente Ott – la parte più importante della teoria di Wasson, e cioè che il soma era una bevanda enteogena, dalle proprietà squisitamente enteogeniche. A questo riguardo, lo stesso Ott espone un’acuta critica ai critici di Wasson: “La visione chiave e importante di R.G. Wasson fu di stabilire l’origine delle religioni nell’ingestione sacramentale delle piante enteogene. Questa fu la vera scoperta di Wasson sul Soma, che nessuno discute seriamente.” Le proposte alternative all’identificazione del Soma come Amanita muscaria si focalizzano sui seguenti candidati: la ruta siriaca (Peganum harmala), il fungo psilocibinico Psilocybe cubensis, la Mandragora turcomanica e la segale cornuta (ergot). Ott, con quella paziente competenza che ha ereditato dal suo predecessore (Wasson), analizza uno per uno i punti forti e i punti deboli di queste ipotesi e ne conclude che l’ipotesi di Wasson rimane a tutt’oggi quella più convincente.

RIVA ALFREDO, 2002, A funghi in dogana – curiosando fra i funghi sequestrati, Schweitzerische Zeitschrift für Pilzkunde, vol. 80 (2), pp. 66-72.
RIVA ALFREDO, 2002, Copelandia Bres., 1913 – Copelandia cyanescens (Berk. Et Br.) Singer. Un genere bresadoliano dimenticato e una specie riscoperta tra i sequestri doganali, Rivista di Micologia, vol. 45 (3), pp. 263-268.
Fra i funghi sequestrati alla dogana italo-svizzera di Chiasso e a quella aeroportuale della Malpensa poiché sospettati di essere allucinogeni, l’autore ha identificato carpofori di coltivazione di Psilocybe cubensis e carpofori di Copelandia cyanescens, entrambi dotati di proprietà psicoattive poiché specie psilocibiniche. Per quanto riguarda C. cyanescens, l’autore ritiene che si tratti di campioni raccolti allo stato selvatico nell’arco alpino, dove è noto crescere di rado. Potrebbero tuttavia trattarsi di funghi di coltivazione, in quanto è noto che questa specie è una delle più frequentemente coltivate clandestinamente in Europa accanto a P. cubensis.

SABATTI R. PAOLA, 2003/04, Dall’esperienza sciamanica all’orizzonte individuale: rilievi antropologici sul consumo di funghi allucinogeni, Tesi Corso di Laurea Scienza dell’Educazione, Facoltà Scienze della Formazione, Università Cattolica del Sacro Cuore, Sede di Brescia, 210 pp.
Una buona tesi universitaria sui funghi allucinogeni, con attenta e precisa presentazione dei dati etnomicologici generali. La tesi è arricchita da alcune interviste svolte fra ragazzi del bresciano che mettono in evidenza le loro conoscenze e usi dei funghi psicoattivi locali; uno degli intervistati espone l’aspetto a suo avviso terapeutico che i funghi psilocibinici hanno avuto sulla sua oppiomania. L’autrice della tesi fa continui riferimenti e paragoni interessanti fra i moderni comportamenti giovanili associati all’uso di funghi psicoattivi e le culture sciamaniche e le moderne pratiche psicoterapeutiche.

SAMORINI GIORGIO, 1988, Sulla presenza di funghi e piante allucinogene in Valcamonica, Bollettino Camuno Studi Preistorici, vol. 24, pp. 132-136.
L’autore valuta la significativa presenza di funghi allucinogeni, in particolare Psilocybe semilanceata, in questa valle della provincia di Brescia, seguendo un’ottica etnomicologica per l’interpretazione della ricca arte rupestre preistorica del popolo dei Camuni.

SAMORINI GIORGIO, 1989, Etnomicologia nell’arte rupestre Sahariana (Periodo delle “Teste Rotonde”), Bollettino Camuno Notizie, n. 6(2), pp. 18-22.
L’autore propone un’interpretazione etnomicologica di alcune scene di pitture preistoriche situate sull’altopiano del Tassili (Algeria del Sud), nel deserto del Sahara. In queste pitture, appartenenti alla fantasiosa fase pittorica denominata delle ‘Teste Rotonde’, datata fra i 9.000 e i 7.000 anni fa, sono rappresentate figure antropomorfe danzanti, che tengono nelle mani dei funghi e figure (divinità?) dal corpo interamente cosparso di funghi. Da ciò, l’autore ipotizza l’esistenza di un antichissimo culto di funghi allucinogeni (il più antico sinora individuato), sviluppato da popolazioni epi-paleolitiche in una regione attualmente desertica, ma un tempo ricoperta da un ricco e umido manto vegetale.

SAMORINI GIORGIO, 1989, Sullo stato attuale della conoscenza dei Basidiomiceti psicotropi italiani, Annali Museo Civico di Rovereto, vol. 5, pp. 167-184.
SAMORINI GIORGIO, 1993, Funghi allucinogeni italiani, in: Atti 2° Convegno Nazionale sugli Avvelenamenti da Funghi, Rovereto, 3-4 aprile 1992, Ann.Mus.Civ.Rovereto, Suppl. al vol. 8, pp. 125-149.
L’autore presenta un quadro aggiornato delle conoscenze ad indirizzo chimio-tassonomico sui funghi psicotropi italiani. La discussione viene estesa a specie sospette, al fine di delineare le future ricerche sul campo.

SAMORINI GIORGIO, 1990, Sciamanesimo, funghi psicotropi e stati alterati di coscienza: un rapporto da chiarire, Bollettino Camuno Studi Preistorici, vol. 25/26, pp. 147-150.
Viene confutata la tesi, sostenuta da Mircea Eliade e dalla sua scuola di fenomenologia religiosa, che vorrebbe vedere una data recente per l’utilizzo degli allucinogeni nelle pratiche sciamaniche, intesa quindi come una tecnica di modificazione dello stato di coscienza tardiva e importata. L’approccio ‘riduzionista’ di Eliade è contraddetto da diversi dati, fra cui quelli archeologici, che dimostrerebbero un’antichità del rapporto fra l’uomo e gli allucinogeni che raggiunge l’Età della Pietra, culla del più arcaico sciamanesimo.

SAMORINI GIORGIO, 1995, Un’intossicazione con Amanita pantherina e i segreti di S. Caterina da Genova, in: AA.VV., Percorsi Psichedelici, Grafton, Bologna, pp. 36-41.

SAMORINI GIORGIO, 1995, Uso tradizionale di funghi psicoattivi in Costa d’Avorio?, Eleusis, n. 1, pp. 22-27.
L’autore presenta e discute i dati riportati in un libro sconosciuto francese scritto da Yves Soubrillard (1992, Souleymane le guérisseur ou le pouvoir des plantes, Paris, L’Harmattan), dai quali si evidenzia una conoscenza di funghi psicoattivi presso i guaritori tradizionali dell’etnia Mao della Costa d’Avorio (Africa). Uno di questi funghi, chiamato tamu, “fungo della conoscenza”, parrebbe essere una specie di Conocybe; un altro, chiamato “fungo dell’azione”, venne identificato da Soubrillard come una specie di Stropharia (Psilocybe). Vengono quindi fatti dei paragoni fra questi dati – che riguarderebbero il primo caso di uso di funghi allucinogeni in Africa a noi noto – con quelli di altre regioni del continente nero.

SAMORINI GIORGIO, 1997, L’albero-fungo di Plaincourault, Eleusis, n. 8, pp. 29-37.
SAMORINI GIORGIO, 1998, Gli “alberi-fungo” nell’arte cristiana, Eleusis, n.s., vol. 1, pp. 87-108.
Nel primo articolo l’autore riporta i risultati di una visita alla cappella romanica di Plaincourault, situata nella Francia centrale, dove risiede il famoso affresco della Tentazione discusso nel 1967 da R.G. Wasson. Nell’affresco, fra Adamo ed Eva è dipinto un albero della conoscenza del bene e del male dalle caratteristiche nettamente fungine. Contrariamente a quanto ritenuto da Wasson e avvalendosi anche dell’individuazione di altri “alberi-fungo” situati nella medesima regione della Francia centrale, l’autore discute la possibilità che l’artista di Plaincourault, vissuto nel XII secolo e appartenente all’Ordine dei Cavalieri di Malta, avesse voluto lasciare un messaggio esoterico associato alla conoscenza delle proprietà psicoattive dell’Amanita muscaria.
Nel secondo articolo sono presentate e discusse rappresentazioni di “alberi-fungo” presenti nell’arte primitiva e medievale di diverse chiese della Tunisia, della Francia centrale e di altre regioni dell’Europa. L’Autore sottolinea il fatto che il problema dell’interpretazione di questi documenti consiste nel determinare l’intenzionalità o meno da parte degli artisti di raffigurare un simbolo fungino quale messaggio esoterico delle loro opere. Le uniche conclusioni a cui è possibile per il momento giungere sono la constatazione di una differenziazione tipologica degli “alberi-fungo” che parrebbe dettata dalla differenziazione dei tipi di funghi psicoattivi esistenti in natura (Amanita muscaria e funghi psilocibinici) e il fatto che quanto è finora emerso dall’analisi dei documenti è sufficiente per giustificare e promuovere un’indagine etnomicologica seria e priva di pregiudizi della cultura cristiana antica.

SAMORINI GIORGIO (cur.), 1998, Amanita muscaria, Torino, Nautilus, 62 pp.
Indice: G.H. Langsdorf (1809), L’uso dell’Amanita muscaria fra le popolazioni della Kamchatka # J. Enderli (1903), In una yurta siberiana # Riconoscimento delle specie # I principi attivi # Antonio Bianchi, Esperienze con Amanita muscaria # Jonathan Ott, Un’esperienza con Amanita pantherina # Pierluigi Cornacchia, L’Amanita muscaria in Italia # Batista Grassi (1880), Il nostro agarico muscario sperimentato come alimento nervoso # Silvio Pagani, Psiconauti amanitinici.

samfallSAMORINI GIORGIO, 2001, Funghi allucinogeni. Studi etnomicologici, Telesterion, Dozza BO, 248 pp.
L’incontro dell’uomo con i funghi allucinogeni è originato nell’Età della Pietra e ha dato origine a riti e culti sciamanici e religiosi, alcuni conservatisi sino ai nostri giorni. L’autore in questo volume ha raccolto i risultati delle principali ricerche, che lo hanno portato nel deserto del Sahara, fra le tribù dell’India del sud, sulle piramidi azteche e maya messicane, nella foresta equatoriale africana e di fronte a capitelli ed affreschi di diverse chiese romaniche europee, alla ricerca di conoscenze, culti e usi di “funghi sacri” fra le popolazioni attuali e del passato. Gli studi qui presentati esplorano le nuove frontiere dell’etnomicologia, formatesi dopo le scoperte di R.G. Wasson degli anni 1960-70. Uno dei dati più significativi riguarda il riconoscimento di un intimo rapporto esperenziale, religioso e mitologico che le popolazioni europee precristiane e cristiane hanno intrecciato con i funghi psicoattivi.

SAMORINI GIORGIO, 2002, Funghi psicoattivi dell’arco alpino, Erboristeria Domani, n. vol. 265(12), pp. 48-57.
Sulle Alpi sono diffuse oltre 20 specie di funghi psicoattivi – dalle specie isossazoliche Amanita muscaria e A. pantherina a quelle psilocibiniche dei generi Psilocybe, Panaeolus, Pluteus, Inocybe – e alcune di queste cresce esclusivamente in habitat alpini. Viene riportata una lista aggiornata dei funghi psicoattivi alpini.

SAMORINI GIORGIO, 2005, Funghi psicoattivi italiani: aggiornamenti, Eleusis, n.s., vol. 9, pp. 71-83.
Vengono presentati i risultati delle più recenti ricerche sui funghi psicoattivi italiani, negli aspetti corologici, biochimici e folclorici. Viene riportata per la prima volta la presenza di Psilocybe semilanceata (Fr.) Quél. (Strophariaceae) in località dell’Italia centrale e meridionale, fra cui una stazione sul Monte del Pollino, nella Provincia di Potenza, che segna il confine più a sud per l’Italia e l’Europa di presenza di questa specie. Viene presentato e discusso anche un interessante racconto popolare registrato nel 1895 in Provincia di Rieti (Lazio settentrionale), in cui il flato di un demone, il tuono e un fungo che dà poteri straordinari sono elementi che evidenziano antiche conoscenze e credenze di interesse etnomicologico.

SAMORINI GIORGIO & FRANCESCO FESTI, 1989, Le micotossicosi psicotrope volontarie in Europa: osservazioni sui casi clinici, in: Atti 1° Convegno Nazionale sugli Avvelenamenti da Funghi, Rovereto 22-23 ottobre 1988, Annali Museo Civico di Rovereto, Suppl. al vol. 4, pp. 251-257.
Vengono valutate le implicazioni epidemiologiche e cliniche su oltre 400 casi di ricovero ospedaliero (o almeno di ricorso ai reparti d’urgenza) per ingestione di funghi psicotropi, in particolare di P. semilanceata, registrati in alcuni Paesi europei negli ultimi anni. Particolare accento viene posto sull’assenza di esiti letali, sulla risoluzione positiva e completa di tutte le intossicazioni psilocibiniche e in generale sugli interventi consigliati, tra i quali il più efficace sembra essere l’introduzione del paziente in un ambiente, sia fisico sia umano, il più possibile rassicurante e non ansiogeno.

SAMORINI GIORGIO & GILBERTO CAMILLA, 1995, Rappresentazioni fungine nell’arte greca, Annali Museo Civico di Rovereto, vol. 10, pp. 307-326.
Gli autori focalizzano l’attenzione sul rapporto della cultura greca con i funghi allucinogeni e offrono una rassegna delle testimonianze più significative tratte dalla letteratura antica che evidenziano la conoscenza delle proprietà “rivelatrici” di queste specie vegetali, insieme a un’analisi critica delle ricerche sino a quel momento sviluppate a tal riguardo. Ad esempio, Svetonio riferiva che nella Grecia classica esisteva un proverbio che chiamava i funghi “cibo degli dei” e lo storico Pausania riportò la credenza che la città di Micene (= la città del fungo”) fu fondata da Perseo nel luogo ove egli raccolse un fungo, lo consumò e “ne provò piacere”. Vengono discussi anche i pochi reperti archeologici per i quali sono state in precedenza avanzate interpretazioni di carattere micologico; la discussione viene estesa ad altri reperti – fra i quali il noto bassorilievo di Farsaglia, divenuto il logo della rivista Eleusis – per i quali queste interpretazioni vengono qui proposte per la prima volta. Viene dato particolare rilievo alla mitologia e ai culti dionisiaci, quale principale e più probabile elemento della cultura greca associato alla conoscenza e all’utilizzo di funghi psicoattivi.

SANTANGELO ELIO, MARCO MORATTI & GIANLUCA TORO, 2014, Amanita muscaria (L.) Lam.: considerazioni cliniche e tossicologiche, Micologia Italiana, vol. 43, pp. 75-86.
Una utile e aggiornata rassegna sugli aspetti biochimici, farmacologici e clinici dell’A.muscaria, con particolare attenzione ai possibili altri composti – oltre a quelli isossazolici – responsabili del quadro sintomatologico, inclusa la muscarina. Generalmente si ritiene che la concentrazione molto bassa di muscarina in questo fungo non possa giungere a influenzare il quadro clinico; ma recenti studi stanno rivalutando la sua responsabilità.

SPERTINO GIORGIO, 1993, I calderoni Unni: un’ipotesi etnomicologica, Bollettino SISSC, n. 4, pp. 9-10; ripubblicato in Eleusis, n. 3, pp. 20-24, 1995.
In questo breve articolo l’A. prende in considerazione alcuni reperti archeologici della cultura unna, in particolare alcuni calderoni di bronzo, tutti corredati ai bordi di una caratteristica decorazione fungina. Spertino propone un’interpretazione etnomicologica per la funzione di questi calderoni, che venivano utilizzati, a quanto sembra, in contesti esclusivamente rituali.

STIJVE TJAKKO, 1997, Boleti allucinogeni in Cina?, Eleusis, n. 7, p. 33.

STIJVE TJAKKO e BEOWULF GLUTZENBAUM, 1999, Esperienze con un fungo psicoattivo raro: Inocybe haemacta Berk. Et Br., Eleusis, n.s., vol. 2, pp. 59-68.
Viene dato un resoconto sulle proprietà psicoattive del raro fungo Inocybe haemacta Berk. et Br. (Cortinariaceae), che ha mostrato contenere la media dello 0.1 % di psilocibina e lo 0.02 % di beocistina nel materiale secco. Quattro persone hanno ingerito ciascuno 7.0 g di fungo liofilizzato, osservando che l’esperienza risultante non era significativamente differente da quella provata sotto l’influenza di altri funghi psilocibinici. L’esperienza visionaria di ciascuna persona viene descritta dettagliatamente.

STIJVE TJAKKO, 2004, L’amanita regale, Amanita regalis (Fr.) Michael, un raro fungo tossico e probabilmente psicoattivo, Eleusis, vol. 8, pp. 55-64.
Vengono esposti dati sulla psicoattività e sull’alto tenore di composti isossazolici (acido ibotenico e muscimolo) presenti in questo fungo, considerato un tempo una varietà dell’Amanita muscaria.

THOMAS BENJAMIN, 2000, Boletus manicus Heim, Eleusis, n.s., vol. 4, pp. 167-174.
L’autore riporta i dati botanici, chimici, etnomicologici di questo grosso fungo utilizzato in Nuova Guinea nel corso delle cosiddette “follie dei Kuma”. La psicoattività di questo boleto non è ancora stata accertata.

TOMASI RENATO & NINO ARIETTI, 1968, Parliamo di funghi velenosi. 8. La sindrome narcotico-psicotropica (o intossicazioni allucinogene), Bollettino Notiziario Circolo Micologico “G.Carini”, Brescia, n. 17, pp. 1-17.
Renato Tomasi era un noto micologo bresciano, esperto di funghi velenosi. Egli fu uno dei primi ricercatori italiani ad interessarsi ai funghi allucinogeni nostrani. Si vedano anche i capitoli dedicati alle ‘intossicazioni allucinogene’ in Nino Arietti & Renato Tomasi, 1969, I funghi velenosi, Bologna, Edagricole, pp. 93-140, e Giuseppe D’Antuono & Renato Tomasi, 1988, I funghi velenosi. Tossicologia, micologica e terapia clinica, Bologna, Edagricole, pp. 91-105.

TORO GIANLUCA, 2010, Funghi psicoattivi in alcune tradizioni popolari italiane, Rivista di Micologia, n. 2, pp. 165-174.
L’autore analizza un paio di racconti popolari, uno rilevato per la provincia di Rieti verso la fine del XX secolo e già studiato da Samorini (2005); l’altro proveniente dalla provincia di Agrigento e raccolto da Italo Calvino. In entrambi i racconti ricopre un ruolo importante un fungo, dalle possibili connotazioni psicoattive.

TORO GIANLUCA, 2011, Rappresentazioni fungine nell’arte tardo-gotica piemontese: l’affresco di San Biagio nella chiesa dell’Abbazia di Sant’Antonio di Ranverso, Il Micologo, Periodico dell’AMBAC Cumino, vol. 38 (n. 131, a. 43), pp. 9-13.
L’autore focalizza l’attenzione su un particolare di interesse etnomicologico di un affresco piemontese del XIV secolo, dove ai piedi di un santo è dipinto un evidente paio di ciuffi di funghi. Questi potrebbero avere la mera funzione di abbellimento dell’ambiente raffigurato, di tipo lacustre, oppure recare significati più reconditi, di natura esoterica, associati a una qualche conoscenza o utilizzo segreto di funghi psicoattivi. Sarebbe significativo il fatto che l’affresco si ritrova in una chiesa antonina, di cui è nota l’associazione con il “fuoco sacro”, cioè con l’ergotismo e con la segale cornuta.

TORO GIANLUCA, 2011, Composti indolici fungini: aeruginascina, Il Chimico Italiano, n. 4, pp. 16-17.
L’autore espone i dati biochimici inerenti l’aeruginascina, un alcaloide indolico presente nel fungo allucinogeno Inocybe aeruginascens, accanto agli altri alcaloidi psilocibinici, e che apparentemente è noto essere presente solo in questo fungo. A questa molecola è stata attribuita una specifica proprietà euforica, ma non sembrerebbe in grado di passare la barriera ematoencefalica, pur potendo arrivare a modulare l’azione degli altri alcaloidi psicoattivi.

TORO GINALUCA, 2012, “… E grandi moltitudini furono guarite”: il fungo sacro della Lettera ai Vescovi Rinnegati (fine XVI secolo), Funghi & Natura, N. 44, pp. 4-6.
L’autore ha individuato un interessante documento storico datato al 1597-99, inerente una lettera di natura polemica che il monaco Vyšenss’kyj scrisse sul Monte Athos, in Grecia, indirizzandola ad alcuni vescovi ortodossi che avevano abbracciato il credo della Chiesa Romana. Nella lettera il monaco fa riferimento a un “fungo sacro con il cappello nella forma di quaranta pomi” che cresceva quando venivano pronunciati i nomi di certi martiri cristiani. Inoltre, i malati che avevano assaggiato il fungo sacro erano guariti. Si tratta di un documento di indubbio valore nel campo dell’etnomicologia cristiana, sebbene non sia da escludere che il racconto originario riguardasse un mito pre-cristiano.

TORO GIANLUCA, 2013, Funghi psicoattivi e racconti popolari: il modello della fiaba di Cappuccetto Rosso in una testimonianza orale di Galliate (NO), Rivista di Micologia, n. 3, pp. 263-267.
L’autore analizza un racconto popolare comunicato da una signora di 70 anni di Galliate, che ha una struttura simile a quella del noto racconto di Cappuccetto Rosso, e dove rientra un fungo che viene impiegato per riunire (“incollare”) le parti smembrate del corpo di una bambina; un tema pre-cristiano e dalle connotazioni prettamente sciamaniche.

VERUCI PAOLA, 1945, Sui caratteri differenziali delle sostanze tossiche contenute nei funghi velenosi della Calabria e della Sicilia e sulle difficoltà del loro isolamento, Bollettino Società Italiana Biologia Sperimentale, vol. 20, p. 259.
L’autrice descrive gli infruttuosi tentativi di isolare i principi attivi da campioni di Amanita muscaria e A.pantherinaA.pantherina, la muscarina non rientra fra i principali principi attivi, e che questi sono parzialmente solubili in alcool. Infine, si consola dell’insuccesso ricordando che anche S. Scelba (Arch.Sci.Biol., vol. 4, p. 515, 1923), lavorando con quantità di 100 kg di materiale fungino (A.muscaria), riportò solo difficoltà estrattive e insuccessi.

VINOT ALEXANDRE, 2002-03, La “psilofagia”, una pratica moderna di ingestione di funghi allucinogeni nel nord-est della Francia, Eleusis, n.s., vol. 6/7, pp. 57-70.
A partire da un’inchiesta etnografica realizzata nella regione degli Alti Vosgi del nord-est della Francia, l’autore descrive una pratica di uso di funghi allucinogeni endemica diffusa su tutto il territorio: l’ingestione di Psilocybe che viene definita “psilofagia” riguarda un tipo di utilizzo in cui rientrano elementi rituali e che si distingue dal consumo “selvaggio” negli ambienti caotici discotecari, dei rave e affini.

WASSON R. GORDON, 1998, La ricerca di Persefone: enteogeni e le origini della religione, in: E. Zolla (cur.), Il dio dell’ebbrezza. Antologia dei moderni Dionisiaci, Einaudi, Torino, pp. 224-253.
Insieme di brani tratti dall’ultimo libro di Wasson del 1986 e riassumenti le scoperte del padre dell’etnomicologia: dal soma vedico alle velada messicane con i curanderos messicani, dall’etnomicologia dei Maya attuali all’Albero del Bene e del Male del Paradiso Terrestre ebraico e cristiano.

YOUNG R.E., R. MILROSY, S. HUTCHINSON & C.M. KESSON, 1982, Diverse intossicazioni da funghi allucinogeni in Inghilterra, Bollettino Gruppo Micologico “G. Bresadola”, Trento, pp. 148-151.
Traduzione di un articolo apparso sulla rivista medica inglese Lancet; gli autori passano brevemente in rassegna i numerosi casi di assunzione volontaria di Psilocybe semilanceata in cui i soggetti si sono rivolti ai reparti di pronto soccorso della zona di Glasgow.

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