Allucinogeni – Cactacee

Hallucinogens – Cactaceae

bibit

BIBLIOGRAFIA ITALIANA COMMENTATA SU ALLUCINOGENI E CANNABIS

ITALIAN ANNOTATED BIBLIOGRAPHY ON HALLUCINOGENS AND CANNABIS

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Alcune decine di specie di cactus che crescono nelle Americhe sono dotate di proprietà allucinogene e producono come principi attivi alcaloidi del gruppo della mescalina. peyoteIl peyote (Lophophora williamsii) è un piccolo cactus che vive nelle zone desertiche del Messico settentrionale e degli adiacenti territori degli Stati Uniti. Le popolazioni che vissero e si susseguirono per diversi millenni su questo territorio hanno fatto un largo impiego di questo allucinogeno per scopi magici, religiosi e terapeutici. Attualmente, l’uso del peyote è liberamente praticato da alcune tribù messicane, in particolare Huichol, Tarahumara e Cora. Nella seconda metà del secolo scorso, alcune tribù di nativi del nord America ebbero l’opportunità di conoscere le proprietà visionarie del cactus e lo adottarono come sacramento nell’ambito dei propri riti religiosi. Fu così che il peyote si diffuse dando vita ad un esteso movimento religioso sincretico con il Cristianesimo, la Native American Church, nella quale il peyote, identificato con il ‘Cristo Rosso’, ricopre il ruolo di sacramento e di fattore salvifico. Anche nell’America meridionale è presente un antico culto di un cactus allucinogeno di grandi dimensioni, il San Pedro (Trichocereus pachanoi), che cresce in Perù e in Ecuador, in particolare nelle regioni andine. I dati archeologici datano il rapporto dell’uomo con il San Pedro ai periodi preincaici. Ancora oggi i curandero delle Ande utilizzano il cactus – cotto in un intruglio chiamato in Ecuador cimora – come mezzo sciamanico terapeutico o divinatorio. Nel Perù settentrionale sono stati studiati i curandero che praticano con il San Pedro nel corso dei rituali delle mesada. Per gli studi farmacologici, e per quelli psicanalitici e psichiatrici con la mescalina – il principale composto allucinogeno di questi cactus – si veda la relativa sezione di questa bibliografia.

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maria sole abateABATE MARIA SOLE, 2002, Il culto del peyote. Storia del movimento di liberazione degli Indiani nordamericani, Derive-Approdi, Roma, 176 pp.
Approfondito e ben documentato saggio sulla “Chiesa Nativa Americana” dei nativi dell’America settentrionale, con particolare attenzione al peyotismo dei Navajo.

antonin artaud

ARTAUD ANTONIN, 1966, Al paese dei Tarahumara e altri scritti, Milano, Adelphi, 246 pp.
Dall’edizione francese del 1956 edita da Gallimard, Parigi. L’autore, nato a Marsiglia nel 1896, scrittore, poeta, attore teatrale e cinematografico, nel 1936 abbandonò il teatro per compiere un viaggio in Messico, che costituì l’avvenimento decisivo della sua vita. Durante questo viaggio egli incontrò i Tarahumara – popolazione indigena del Messico settentrionale – e la loro pianta sacramentale, il peyote. Seguendo un genere letterario, Artaud descrive questo incontro nei capitoli Viaggio al paese dei Tarahumara (:67-97) e Il rito del peyotl presso i Tarahumara (:127-153). L’incontro con il peyote, attraverso l’iniziazione Tarahumara, contribuirà a rendere più esacerbante l’introspezione ch’egli conduceva da anni con rigore. “Bere Ciguri (peyote) è appunto non superare la dose, perché Ciguri è l’infinito, e il mistero dell’azione terapeutica dei rimedi è legato alla proporzione in cui li prende il nostro organismo. Superare il necessario è saccheggiare l’azione” (p. 139). 

BÉNITEZ FERNANDO, 1972, Peyoteros. Viaggio nella terra magica della droga, Milano, Il Saggiatore, 302 pp. Dall’edizione originale spagnola del 1966 pubblicata in Messico. L’Autore è un noto scrittore e giornalista messicano, che ha svolto uno studio assiduo sulle attuali tribù autoctone del Messico, conducendo indagini sul campo e partecipando a numerosi riti, compresi quelli in cui sono utilizzati i vegetali psicoattivi. Noto soprattutto per la sua opera in quattro volumi Los Indios de México (1970), in questo libro in versione italiana egli descrive, con un linguaggio fluido e accattivante, l’utilizzo del peyote presso gli Huichol, che vivono principalmente nello stato messicano di Nayarit, facendo uso, a più riprese, della descrizione soggettiva del suo vissuto esperenziale con questa popolazione. Nel 2011 la casa editrice Il Saggiatore ha stampato una nuova edizione del testo.

mario benziBENZI MARIO, 1998, Wirárika. Gli sciamani della Sierra Madre, Celleno (VT), La Piccola Editrice, 160 pp.
Testo ben fatto, corredato da foto in b/n di buona qualità, che costituiscono una buona parte del libro. Mario Benzi – già autore di un celebre libro francese sul peyote, “Les dernieurs adorateurs du peyotl”, Parigi, Gallimard, 1972 – è uno dei pochi studiosi italiani specializzati sui riti e sulla mitologia associata all’uso del peyote fra gli Huichol (o Wirárika) del Messico. Frutto di diversi periodi di permanenza presso questa popolazione, il libro espone elegantemente il mondo magico, sciamanico e mitologico di questa popolazione, che ha preservato in maniera pressoché intatta la sfera simbolica e cerimoniale tradizionale associata all’uso della “pianta della vita”. Non poteva mancare un lungo capitolo sul pellegrinaggio a Wirikúta, il luogo del deserto di San Luis Potosí ritenuto sacro dagli Huichol, dove dimora il divino “cactus-cervo”.

BIANCHI ANTONIO & MARIO POLIA, 1990, Dati farmacologici e modelli culturali dell’uso del Trichocereus pachanoi Br. & R. tra i curanderos peruviani, Annali Museo Civico di Rovereto, vol. 6, pp. 139-146.
BIANCHI ANTONIO, 1990, Psicofisiologia dei rituali allucinatori dello sciamanesimo nord-peruviano, Annali Museo Civico di Rovereto, vol. 6, pp. 147-152.
Gli autori hanno svolto indagini a carattere antropologico presso le popolazioni andine nord-peruviane che utilizzano il cactus San Pedro (T. pachanoi) per scopi magico-terapeutici. Nel primo articolo viene esposta una descrizione dei rituali di raccolta e di preparazione della pianta e dei rituali di cura (mesas) in cui essa è collettivamente consumata. Nel secondo articolo, Bianchi osserva l’intero rituale dal punto di vista del binomio natura/cultura e ne deduce che – nel caso specifico del San Pedro – l’intero contesto rituale, inducente forti eccitazioni olfattive, uditive, visive e gustative, è volto a promuovere un intenso effetto in senso ergotrofico (di ipereccitazione) sugli individui e la componente allucinatoria indotta dal cactus, dovrebbe essere – secondo il medesimo autore – ridimensionata al ruolo di semplice cofattore.

CAVATRUNCI CLAUDIO, 1981, Aspetti della problematica magico-religiosa nella Sierra settentrionale del Perù, Atti III° Convegno Nazionale Circolo Ameridiano, 30 Aprile – 4 Maggio, pp. 88-97.
L’autore offre una breve e precisa descrizione del rito della mesada dei guaritori delle Ande del Perù settentrionale, nella provincia di Ayabaca, durante il quale viene assunto il cactus allucinogeno del San Pedro. L’autore si basa anche e sorpattutto sull’esperienza personale, avendo partecipato a uno di questi riti notturni nel 1973, nel corso di una campagna di scavi archeologici della Missione Archeologica Italiana in cui stava lavorando.

CAZENEUVE JEAN, 1988, Il peyotismo del Nuovo Messico (appunti su una nuova religione), in: J.C. Bailly & J.P. Guimard (cur.), L’esperienza allucinogena, Edizioni Dedalo, Bari, pp. 223-235.
In questo articolo l’autore focalizza lo sguardo sui Navaho e sulle motivazioni sociologiche che hanno portato questa popolazione ad adottare velocemente la religione del peyote, confrontadole con quelle che hanno portato i Pueblo a rifiutarla.

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D’AZEVEDO L. WARREN & MARCO MASSIGNAN, 1998, La strada del peyote, Xenia, Milano, 136 pp.
Interessante saggio sulla Chiesa Nativa Americana degli Indiani Washoe del Nord America, dove il peyote è utilizzato come sacramento. Sono raccolti, fra l’altro, i racconti narrati negli anni ‘1950 da sette membri della tribù Washoe.

FERICGLA M. JOSEP, 1998, Il peyote e l’ayahuasca nelle moderne religioni misteriche americane, Eleusis, n.s., vol. 1, pp. 65-86.
L’autore esamina analogie e differenze dei nuovi culti sincretici imperniati attorno all’uso del peyote in Nord America e dell’ayahuasca in Sud America. Sono riportati dettagliati aspetti storici della formazione della Native American Church, del Santo Daime e della Uniao do Vegetal.

FRIGERIO BIANCA MARIA, 1974-75, Il peyote: sua importanza nel mondo indigeno precolombiano e postcolombiano, Tesi Laurea in Lettere Moderne, Università degli Studi di Bologna, 148 pp.
Interessante saggio antropologico sul peyote. L’autrice ha individuato un paio di documenti archeologici aztechi che testimoniano la conoscenza del cactus, portati in seguito all’attenzione da scritti della relatrice di questa tesi, prof. L. Laurenchich Minnelli. Ma la loro individuazione è da attribuire alla Frigerio.

LANTERNARI VITTORIO, 1974 (1960), Il Peyotismo, in: V. Lanternari, Movimenti religiosi di libertà e di salvezza dei popoli oppressi, Milano, Feltrinelli, pp. 67-111.
Questo capitolo tratta del peyotismo, cioè della Chiesa Nativa Americana degli Indiani del Nord America. Attraverso la sua peculiare ricerca di un’interpretazione psicologico-finalistica dei fenomeni socio-religiosi, Lanternari vede nel peyotismo uno di quei movimenti denominati variamente noti come ‘revivalisti’, ‘nativisti’, ‘vitalisti’, ‘millenaristi’, ecc., e che l’autore definisce come ‘movimenti religiosi di libertà e di salvezza dei popoli oppressi’. Tuttavia, la componente ‘millenarista’ del peyotismo è attualmente minoritaria e, forse, non è stata nemmeno in passato una componente principale. Il peyotismo è da considerare come una vera e propria religione enteogenica.

LEUBA H. JAMES, 1960, La psicologia del misticismo religioso, Milano, Feltrinelli, 400 pp.
Dall’edizione originale londinese del 1925. Un capitolo tratta delle droghe e delle esperienze dell’autore con la mescalina.

alice marriotMARRIOTT ALICE & CAROL K. RACHLIN, 1988, Peyote, Milano, La Salamandra, 144 pp.
Dall’edizione originale inglese del 1971. Le Autrici espongono una storia della Peyote Religion delle tribù degli Indiani del Nord America, partendo dalle sue origini, nella prima metà del secolo scorso, sino a giungere all’espansione del movimento religioso della Native American Church, soffermandosi via via sui momenti salienti della lunga e complessa storia della lotta che questo movimento ha intrapreso per raggiungere la sua legalizzazione e il suo riconoscimento da parte del governo degli Stati Uniti. Nel 1996 ne è stata pubblicata un’altra edizione per i tipi della Erre Emme-Massari di Pomezia (Roma).

MINELLI LAURENCHICH LAURA & BIANCA MARIA FRIGERIO, 1976, Il peyote nel Messico pre-colombiano: tradizioni e fonti, Terra Ameriga, n. 37/40, pp. 21-30.
MINELLI LAURENCHICH LAURA, 1977, Iconografia del peyotl nel Messico precolombiano, in: AA.VV., Simposio internazionale sulla medicina indigena e popolare nell’America latina, Roma, IILA, pp. 255-265.
Vedi Bianca Maria Frigerio, a questa sezione.

POLIA MARIO, 1990, Alcune riflessioni sull’uso delle droghe rituali nello sciamanesimo amerindio, Quaderni di Avallon, vol. 23, pp. 59-69.
POLIA MARIO, 1993, L’uso del cactus mescalinico Trichocereus pachanoi nella medicina tradizionale andina, Altrove, vol. 1, pp. 77-92.
L’autore conduce da anni ricerche archeologiche e antropologiche nelle regioni andine, nelle aree di utilizzo tradizionale del San Pedro. Nel corso di scavi archeologici intrapresi nella provincia peruviana di Ayabaca, nei pressi di Samanga, Polia ha scoperto una ricca stazione di incisioni rupestri e di monoliti di difficile datazione, fra i quali sono riconoscibili raffigurazioni del San Pedro. Polia ha anche svolto un’attenta analisi della ricca pittura vascolare delle culture Inca, Moche, Nazca, ecc., individuando evidenti raffigurazioni del cactus, inserite in scene e in contesti di carattere sciamanico-religioso. Il materiale principale prodotto da questo ricercatore italiano è stato pubblicato in lingue straniere, particolarmente in castigliano.

mario polia

POLIA MARIO, 1997, Il sangue del condor. Sciamani delle Ande, Milano, Xenia, 282 pp.
Frutto di lunghe esperienze vissute a contatto con i campesinos delle Ande del Perù settentrionale (dipartimento di Piura), questo libro è un viaggio nell’anima segreta di queste genti, eredi delle grandi civiltà precolombiane. All’inizio per loro l’autore, archeologo e antropologo, è solo un gringo, uno straniero che gli indios guardano con la diffidenza riservata ai discendenti dei Conquistatori. In seguito, la sua sincerità e la sua determinazione nell’affrontare un lungo e sofferto itinerario iniziatico gli aprono un varco nel cuore di questi uomini. Con il passare degli anni, l’autore diviene così partecipe e insieme testimone dei loro rituali sciamanici, fra cui le mesadas, rituali magico-terapeutici basati sull’assunzione del San Pedro, venerato come fonte di conoscenza. A differenza di altri saggi italiani e stranieri del medesimo autore, di carattere strettamente antropologico, Polia in questo libro descrive in maniera avvincente le sue personali esperienze e l’iniziazione al San Pedro cui si è sottoposto.

ROUHIER ALEXANDER, 1988, L’ebbrezza peyotica (Studio sull’esperienza di Havelock Ellis), in: J.C. Baily & J.P. Guimard, L’esperienza allucinogena, Bari, Dedalo, pp. 69-79.
Interessante saggio di uno studioso ‘classico’ dell’uso tradizionale del peyote, in cui è riportato un tentativo di classificazione delle immagini evocate nel corso dell’esperienza con il peyote. L’autore individua quattro tipi diversi di immagini, ciascuno dei quali, secondo gli individui, predomina in maniera particolare durante l’esperienza. Al primo tipo appartengono i fosfeni premonitori: immagini geometriche, caleidoscopiche, nuvolose, fluenti, vaghe o precise. Al secondo tipo corrispondono le visioni di oggetti, di figure e di scene estetizzate e poetizzate, che sono familiari all’osservatore o che gli sono note e che appartengono alla parte remota della memoria cosciente. Il terzo tipo di visioni raggruppa delle immagini simili a quelle del tipo precedente, ma che non si rapportano integralmente a nessun ricordo preciso. Altre visioni, più rare e abbastanza dissimili dalle precedenti sono raggruppate in una quarta categoria.

SCHAEFER STACY, 1998, Quando si incontrano le anime. L’importanza del peyote nella cultura Huichol, Altrove, vol. 5, pp. 43-48.
SCHAEFER STACY, 1998, Dove le anime si incontrano. La percezione huichol del peyote, in: Giovanni Feo (cur.), Sciamani delle due Americhe, Roma, Stampa Alternativa, pp. 55-77.
L’Autrice è un’affermata antropologa dell’Università del Texas, della scuola di Peter Furst, dedita allo studio della cultura huichol e del suo millenario rapporto con il peyote. In questi articoli essa offre un breve excursus sull’uso del peyote e sullo sciamanesimo huichol, passando anche per il pellegrinaggio a Wirikuta.

alessandra sforza

SFORZA ALESSANDRA, 2002, La religione del peyote, Xenia, Milano, 126 pp.
Un ennesimo saggio sul culto del peyote presso gli Huichol del Messico e presso i nativi nordamericani. Unica novità del libro, un capitolo dedicato ai siti della rete telematica (Internet) dedicati al culto del peyote e per i “cyber-peyoteros”. E’ squalificante aver disposto la bibliografia in ordine di nome e non di cognome degli autori.

SHARON DOUGLAS, 2001, La documentazione etnoarcheologica dell’uso del San Pedro (Trichocereus pachanoi) nel Perù, Eleusis, n.s., vol. 5, pp. 13-59.
Rappresentazioni precolombine del cactus psichedelico San Pedro (Trichocereus pachanoi Britt. & Rose) – principalmente nella ceramica – hanno attratto l’attenzione degli studiosi sin dagli anni ’70. Una rassegna degli esempi pubblicati indica che questi reperti provengono principalmente dalla costa nord. Le rappresentazioni più antiche appartengono alla Cultura di Cupisnique (1500-500 a.C.) della Valle di Jequetepeque. Esse mostrano consistentemente felini con macchie e volute a gradini associati con San Pedro con quattro coste. Durante l’epoca della Cultura Moche (100-800 d.C.) pezzi del cactus sono rappresentati nelle mani di una donna incappucciata; a volte essa è rappresentata con i lineamenti della civetta e un cono di calce nella mano. In reperti successivi della Cultura di Lambayeque (800-1350 d.C.), la donna incappucciata tiene pezzi del San Pedro o la punta del cactus nella mano. L’analisi etnoarcheologica, utilizzando l’informazione etnografica dal curanderismo contemporaneo, indica che siamo di fronte a scene di trasformazione estatica prodotta dal San Pedro per promuovere la salute, la fertilità e il viaggio dell’anima nl regno degli antenati.

SINISCALCO G. GIGLIANO, 1983, La mescalina in Lophophora Coult. ed in altre cactacee, Bollettino Chimica Farmaceutica, vol. 122, pp. 499-504.
E’ stata dosata la mescalina in esemplari coltivati in Italia di Lophophora, Pelecyphora e Trichocereus. La percentuale più elevata (2.74% peso secco) è stata ritrovata in esemplari di peyote coltivati per sei mesi in assoluta aridità. In Pelecyphora aselliformis la concentrazione era di 0.003% p.s., in Lophophora echinata 0.003% p.s., tracce in Trichocereus thelegonoides e T. vollianus.

SLOTKIN S. JAMES, 1960, La via del peyote, Luce e Ombra, vol. 60(3), pp. 161-168.

VALADEZ SUSANA, 1998, La via del compimento presso gli Huichole, in: E. Zolla (cur.), Il dio dell’ebbrezza. Antologia dei moderni Dionisiaci, Einaudi, Torino, pp. 362-376.
Un bel resoconto sulle credenze e sulla mitologia degli Huchol del Messico, incentrato sulla “via del compimento” che qualunque membro della comunità – e non solo gli sciamani – deve affrontare.

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