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Allucinogeni – Ayahuasca
Hallucinogens – Ayahuasca
BIBLIOGRAFIA ITALIANA COMMENTATA SU ALLUCINOGENI, CANNABIS E “NUOVE DROGHE”
ITALIAN ANNOTATED BIBLIOGRAPHY ON HALLUCINOGENS, CANNABIS AND “NEW DRUGS”
L’ayahuasca si presenta come una bevanda ottenuta dalla prolungata cottura di una liana e di foglie di un arbusto. Una peculiarità di questo allucinogeno consiste nella necessaria presenza di entrambe le specie di vegetali affinché si manifesti l’effetto visionario.
Presso le popolazioni urbane meticce dell’Amazzonia peruviana l’uso dell’ayahuasca è strettamente finalizzato alla diagnosi e alla cura delle malattie. Le sedute terapeutiche sono guidate dal vegetalista, lo sciamano conoscitore delle erbe e delle loro proprietà. L’influenza delle missioni cattoliche e protestanti ha portato un certo grado di sincretismo con il Cristianesimo, che influenza il simbolismo e l’interpretazione dell’esperienza visionaria.
Da alcuni decenni nel Brasile si vanno diffondendo alcuni culti religiosi sincretici e rituali collettivi imperniati sull’uso dell’ayahuasca, quali il Santo Daime e la Uñao do Vegetao (UDV). Esse sono diffuse anche in Europa, in Nord America e in Giappone.
Negli anni ‘90 in America e in Europa si sono diffuse pratiche di preparazione e di uso dei cosiddetti ‘analoghi dell’ayahuasca’ o ‘anahuasca’, bevande psicoattive ottenute mediante l’impiego di coppie di piante producenti i medesimi principi attivi presenti nella coppia di piante dell’Amazzonia usata per preparare l’ayahuasca tradizionale. Una delle piante più utilizzate in Europa e in Italia per la preparazione di analoghi dell’ayahuasca è il Peganum harmala o ruta siriaca, di cui si utilizzano i piccoli semi.
Bianchi Antonio, 1995, Gli allievi delle piante maestro. Estasi sciamanica e piante psicotrope nella selva peruviana, I Fogli di ORISS, vol. 3, pp. 81-96.
Interessante resoconto delle ricerche sul campo dell’autore, da anni indirizzate verso lo studio dell’ayahuasca e del suo uso presso la tribù dei Shipibo dell’Amazzonia peruviana. E’ descritto succintamente il complesso delle “piante maestro” – una cinquantina o più – cui fa capo l’ayahuasca e che, aggiunte a quest’ultima, insegnano al vegetalista-ayahuasquero (lo sciamano specializzato in piante) i rimedi da utilizzare nei diversi casi in cui, per scopi di cura, sono “consultate”. “La ‘madre’ di una pianta può essere definita come l’essenza stessa del potere generatore della pianta: essa appare allo sciamano sotto forma di entità spirituale in grado di trasmettere conoscenze inaccessibili alle persone comuni.”
Callaway C. Jace, 1995, Ayahuasca, a volte, Eleusis, n. 1, pp. 4-10.
Farmacologo finlandese dedito allo studio delle triptamine e delle beta-carboline, l’autore di questo articolo analizza i meccanismi farmacologici delle combinazioni di MAO inibitori (quali i semi di Peganum harmala) con la DMT (dimetiltriptamina), che sono alla base delle attività allucinogene delle bevande di ayahuasca (analoghi vegetali dell’ayahuasca) e di farmahuasca (analoghi sintetici del’ayahuasca). Vengono anche presi brevemente in considerazione alcuni aspetti storici e preistorici di queste combinazioni.
Cambiaghi Lorenzo, 2004-5, L’insegnamento dell’arte terapeutica nella selva amazzonica tramite l’utilizzo di Ayahuasca, Tesi di Laurea in Tecniche Erboristiche, Facoltà di Farmacia, Università degli Studi di Modena e Reggio-Emilia, 96 pp.
Fericgla M. Josep, 1996, Teoria e applicazioni dell’immaginazione generata dall’ayahuasca, Eleusis, vol. 5, pp. 3-18. Antropologo catalano specializzato nella ricerca dell’uso tradizionale e sincretico dell’ayahuasca, per diversi anni l’autore ha studiato l’uso della bevanda all’interno della tribù Shuar dell’Equador, presso la quale si è fatto iniziare ai “misteri dell’ayahuasca”. In questo articolo egli offre un saggio sulla sua ipotesi dell’uso dell’ayahuasca – e più in generale degli enteogeni – come fattore adattogeno nelle comunità tradizionali. “Una delle finalità che induce esplicitamente gli esseri umani a consumare ayahuasca è in relazione con alcuni processi cognitivi che permettono un miglioramento nell’efficacia adattativa (..) L’ayahuasca è usata tradizionalmente per attivare meccanismi compensatori della condotta applicati all’autoanalisi e alla ricerca di risoluzioni a conflitti presenti, tanto di carattere emotivo come adattativo in generale; l’enteogeno funge da acceleratore emotivo come risoluzione catartica”. Secondo Fericgla, un livello della coscienza gerarchicamente superiore al dualismo quotidiano – come quella indotta dall’ayahuasca – è costituito dal dialogismo cognitivo, un concetto fondamentale di tutto ciò che è associato con gli spiriti, i morti, le esperienze di sacralità e le escursioni psichiche. Durante gli stati mentali dialogici la nostra mente parla con se stessa, si auto-osserva, rielabora i suoi contenuti emotivi recenti e lontani, prende coscienza di se.”
Versione originale catalana pubblicata nel 1994 da La Campana, Barcellona. Resoconto, strutturato a mo’ di diario, dell’esperienza personale dell’autore e della sua iniziazione ai “misteri dell’ayahuasca” presso una comunità shuar dell’Equador. Sono riportate anche interessanti osservazioni e riflessioni sulla mitologia e sulla cosmogonia shuar e sul modo in cui gli sciamani ottengono visioni estatiche con il natem (nome shuar dell’ayahuasca), che sono alla base della loro concezione del mondo e della vita; il tutto con dati di prima mano ricavati dalla lunga permanenza dell’autore presso questa popolazione amerinda.
Hugh-Jones Stephen, 1998, Coca, birra, sigari e yagé. Pasti e anti-pasti in una comunità amerinda, in: J. Goodman, P.E. Lovejoy e A. Sherratt (cur.), Usi sacri, consumi profani. Il ruolo storico e culturale delle droghe, Genova, ECIG, pp. 67-89.
Dalla versione originale inglese del 1995. Interessante saggio che documenta e analizza l’uso di coca, tabacco, birra e yagé (ayahuasca) presso i Barasana, gruppo etnico di lingua tukano che vive nel nord-ovest dell’Amazzonia, al confine tra Colombia e Brasile. Soffermandosi soprattutto sull’uso della coca, l’autore rileva “la costruzione culturale di un particolare schema di consumo basato su due insiemi contrapposti, ‘cibi’ e ‘non cibi’, ognuno strutturato in modo simile”. Descrivendo le modalità con cui queste droghe sono concretamente utilizzate, egli ha evidenziato come “a mano a mano che la formalizzazione e la ritualizzazione aumentano, coca, tabacco, birra e yagé assumono un ruolo più centrale rispetto a ciò che si dice e si fa, quanto più tali sostanze sono alla base delle interpretazioni stesse”. L’uso di queste sostanze presso i Barasana è alla base di diverse forme di interazione sociale e svolge un ruolo di rilievo nell’espressione e nel mantenimento di un particolare ordine sociale.
Questo libro, originalmente pubblicato in America nel 1974, ottenne una certa notorietà nell’ambiente della cultura psichedelica. L’edizione italiana è stata purtroppo mutilata della lunga appendice di carattere etnobotanico di cui era corredata la versione originale e la traduzione è approssimativa: difetti tipici dei prodotti editoriali new-age, fra i quali la versione italiana di questo libro di Lamb è fortuitamente rientrato a far parte. Manuel Córdova, narratore di queste avventure, registrate da Lamb, era un anziano e rinomato guaritore peruviano. Attribuiva i propri poteri al periodo trascorso come prigioniero presso gli indios Amahuaca e in particolar modo alle intense sedute di addestramento sotto l’effetto dell’ayahuasca. Córdova racconta come apprese il sapere della foresta direttamente dalle visioni che seguivano l’ingestione di ayahuasca. Descrive anche vivacemente le esperienze condivise con gli indigeni: sedute collettive visionarie in cui tutti i partecipanti vivono simultaneamente la medesima visione.
Langdon E. Jean M., 1998, Yagé e dau: il potere sciamanico nella religione Siona, in: E. Zolla (cur.), Il dio dell’ebbrezza. Antologia dei moderni Dionisiaci, Einaudi, Torino, pp. 329-344.
L’autore ha svolto ricerche presso i Siona, un gruppo tribale Tucano che vive lungo il fiume Putumayo nella Colombia amazzonica. Lo sciamanesimo siona è strettamente legato all’uso dello yagé (ayahuasca). Gli sciamani siona affermano che tutte le medicine vegetali sono state scoperte attraverso visioni date dallo yagé. La conoscenza che lo yagé dà a uno sciamano, forma una sostanza che cresce nell’uomo mano a mano che questi ingerisce la droga. Tale sostanza, chiamata dau, è alla base del potere sciamanico. E’ il dau dello sciamano a impartire proprietà curative alle medicine.
Luna Luis Eduardo, 1993, L’immaginazione terapeutica nello sciamanesimo amazzonico, Altrove, vol. 1, pp. 105-114.
Antropologo finlandese che da tempo svolge ricerche sul campo sull’utilizzo dell’ayahuasca presso le tribù dell’Amazzonia peruviana, in questo articolo l’autore analizza l’uso della bevanda nei contesti magico-terapeutici, nei quali il vegetalista, l’esperto di piante medicinali, ma anche delle esperienze visionarie indotte dall’ayahuasca, svolge le funzioni di sciamano. Luna rivolge particolare attenzione al ruolo dell’immaginazione usata come ‘visualizzazione’ dell’atto terapeutico e conclude osservando come l’uso tradizionale delle piante psicoattive offra interessanti tracce sulle potenzialità di una vivida immaginazione al servizio di possibili fini terapeutici o di autocura.
Luppichini Elena, 2005-6, Dottrina e pratica del Santo Daime, Una forma di nuova spiritualità tra Amazzonia e Europa, Tesi di Laurea del Corso di Storia, Facoltà Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Pisa, 183 pp. Una saggio approfondito sul Santo Daime, la sua storia, i suoi riti, con particolare attenzione e precisione di informazioni sulla presenza di questo culto religioso in Europa e in Italia, le relative problematiche di natura legale e interviste a daimisti italiani. L’autrice descrive anche il moderno percorso del “turismo psichedelico” verso l’Amazzonia, alla ricerca dell’esperienza con l’ayahuasca, con relazioni di prima mano, avendo anch’essa effettuato questo viaggio in Brasile.
Mabit Jacques, 1994, Sciamanesimo amazzonico e tossicomania. Iniziazione e contro-iniziazione, Uroboros, vol. 5, pp. 18-22.
Mabit Michel, 1998, Ayahuasca e sciamanesimo nel trattamento delle tossico-dipendenze, Altrove, vol. 5, pp. 103-117.
Versione originale inglese del secondo articolo pubblicata in MAPS, vol. 6(3), 1996. Similmente all’LSD, alla ketamina, all’ibogaina, ecc., v’è chi ha pensato di utilizzare le proprietà psicoattive e “purganti” dell’ayahuasca nel trattamento della tossicodipendenza da crack. A partire dagli inizia degli anni ‘90 i fratelli Mabit hanno installato nell’Amazzonia peruviana, a Tarapoto, un centro – chiamato Takiwasi – per il trattamento di questa tossicodipendenza mediante l’ayahuasca. I risultati appaiono promettenti. In questi articoli i fratelli Mabit descrivono in dettaglio il trattamento, che combina conoscenze e pratiche tradizionali con moderne tecniche psicoterapeutiche.
Margnelli Marco, 1999, Ricerca psicodinamica con ayahuasca, Altrove, vol. 6, pp. 51-61.
Sono riportati i risultati di una ricerca psicoanalitica svolta agli inizi degli anni 1990’ su di un gruppo di volontari a cui fu amministrata dell’ayahuasca. Furono paragonati fra loro due test di Rorschach somministrati prima e durante il picco dell’esperienza con l’allucinogeno. Sotto l’effetto dell’ayahuasca l’interpretazione delle tavole di Rorschach diveniva più ricca, più dettagliata e più creativa di quanto era avvenuto nel test preliminare.
Un buon saggio sulla bevanda visionaria amazzonica, curato negli aspetti storici, antropologici e chimio-farmacologici, con particolare attenzione al moderno movimento religioso del Santo Daime – di cui l’Autore è un adepto nella comunità daimista italiana.
Ott Jonathan, 1994, Ayahuasca e analoghi dell’ayahuasca. L’enteogeno universale del secondo [sic] millennio, Altrove, vol. 2, pp. 15-23.
L’articolo può essere considerato un sunto del libro Ayahuasca analogues (1994, Natural Products, Kennewick). Gli analoghi dell’ayahuasca sono quelle combinazioni di altre piante – diverse dalle originali – in cui è riprodotto il meccanismo farmacologico che sta alla base della psicoattività di questa pozione; in altri termini, il sinergismo tra indolalchilamine, principi psicoattivi in senso stretto, e beta-carboline che, inibendo l’enzima monoammino ossidasi (MAO), rendono possibile l’attività delle prime. Nell’articolo, oltre a un’attenta disamina dei vegetali utilizzabili per questo scopo, Ott riporta i risultati di alcune autosperimentazioni condotte con analoghi sintetici dell’ayahuasca (“farmahuasca”).
PALMIERI MASSIMILIANO, 2010, Natemamu Shuar – Ayahuasca e rito come espressione ancestrale ed efficacia di cura, 29 pp., edito on-line in www.samorini.it
PALMIERI MASSIMILIANO, 2010, Sul ruolo del DNA come responsabile dell’ampliamento della coscienza: inconscio collettivo, ayahuasca, non-località, psicologia junghiana e tanto, tanto altro, 29 pp., edito on-line in www.samorini.it. Nel primo articolo l’autore, attraverso anche sue esperienze personali vissute in loco, descrive meticolosamente il rito del Natemamu, cioè del natem o ayahuasca, fra gli Shuar dell’Ecuador ed integra i dati etnografici con acute osservazioni psicologiche, sociologiche e farmacologiche. Ricalcando lo studio di Jeremy Narby sul sottile rapporto fra ayahuasca e DNA, soprattutto nel secondo articolo l’autore va oltre la visone di Narby, utilizzando i moderni dati della fisica quantistica e astrofisica, spaziando dal principio della non-località alla teoria delle superstringhe, all’ipercomunicazione.
Piccoli Roberto, 1990-91, Sincretismi afrocattolici di origine rurale e uso di sostanze psicotrope in Brasile, Tesi C.L. Filosofia, Università degli Studi di Bologna, 146 pp. L’autore, basandosi anche su esperienze personali vissute in Brasile, offre un’analisi descrittiva e comparativa fra il culto religioso brasiliano del Santo Daime, dove è fatto uso sacramentale dell’ayahuasca, con il culto di possessione afro-brasiliano del Candomblé. E’ uno dei primi studi italiani sul Santo Daime.
Prascina Alessandro, 1996-97, Origine e sviluppo del culto amazzonico del Santo Daime, Tesi di Laurea, Facoltà di Psicologia, Università degli Studi di Padova, 80 pp.
Saggio unico nel suo genere in Italia, che studia il culto sincretico del Santo Daime con un approccio sociologico-antropologico. L’autore basa il suo scritto anche sulla personale ricerca sul campo svolta nell’Amazzonia brasiliana, presso la comunità daimista di Céu do Mapia. Sono descritti la storia, la dottrina, la mitologia e i riti di questo movimento religioso e dei suoi fondatori e capi carismatici. Un capitolo è dedicato agli aspetti e ai riti terapeutici del Daime.
Severi Bruno, 1996, Ayahuasca: la medicina dell’anima. Viaggi ed esperienze tra gli sciamani Shipibo-Conibo del Perù, Quaderni di Parapsicologia, vol. 27, pp. 15-29.
Severi Bruno, 2000, L’iniziazione sciamanica tra le tribù dell’Amazzonia peruviana, Altrove, vol. 7, pp. 53-66.
L’autore, che ha studiato sul campo l’uso tradizionale dell’ayahuasca fra i Conibo-Shipibo dell’Amazzonia peruviana (a Pucallpa), descrive la sua esperienza con la bevanda, adottando un approccio di tipo parapsicologico nella descrizione e nell’interpretazione degli effetti e delle sensazioni vissute sotto l’effetto della pozione.