Allucinogeni – Ayahuasca

Hallucinogens – Ayahuasca

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BIBLIOGRAFIA ITALIANA COMMENTATA SU ALLUCINOGENI E CANNABIS

ITALIAN ANNOTATED BIBLIOGRAPHY ON HALLUCINOGENS AND CANNABIS

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ayahuascaL’ayahuasca è il più importante allucinogeno della foresta amazzonica. Il suo impiego per scopi religiosi e magico-terapeutici è attualmente diffuso presso numerose tribù della selva e sembra antico di millenni.
L’ayahuasca si presenta come una bevanda ottenuta dalla prolungata cottura di una liana e di foglie di un arbusto. Una peculiarità di questo allucinogeno consiste nella necessaria presenza di entrambe le specie di vegetali affinché si manifesti l’effetto visionario.
Presso le popolazioni urbane meticce dell’Amazzonia peruviana l’uso dell’ayahuasca è strettamente finalizzato alla diagnosi e alla cura delle malattie. Le sedute terapeutiche sono guidate dal vegetalista, lo sciamano conoscitore delle erbe e delle loro proprietà. L’influenza delle missioni cattoliche e protestanti ha portato un certo grado di sincretismo con il Cristianesimo, che influenza il simbolismo e l’interpretazione dell’esperienza visionaria.
Da alcuni decenni nel Brasile si vanno diffondendo alcuni culti religiosi sincretici e rituali collettivi imperniati sull’uso dell’ayahuasca, quali il Santo Daime e la Uñao do Vegetao (UDV). Esse sono diffuse anche in Europa, in Nord America e in Giappone.
Negli anni ’90 in America e in Europa si sono diffuse pratiche di preparazione e di uso dei cosiddetti ‘analoghi dell’ayahuasca’ o ‘anahuasca’, bevande psicoattive ottenute mediante l’impiego di coppie di piante producenti i medesimi principi attivi presenti nella coppia di piante dell’Amazzonia usata per preparare l’ayahuasca tradizionale.

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ALÌ MAURIZIO, 2014, Itinerari sciamanici, ibridazioni e Banisteriopsis caapi. Breve saggio etnografico su di una comunità mistica post-moderna, Dada – Rivista di Antropologia Post-Globale, n. 1, pp. 15-40.
L’autore descrive la realtà di un giovane sciamano italiano che opera in un contesto metropolitano della Colombia (Bogotà) e che usa per le sue sessioni lo yajé, e sviluppa una discussione sugli aspetti concettuali del neo-misticismo, neo-sciamanesimo o sciamanesimo post-moderno, evidenziando come “lo sciamanismo ha saputo adattarsi opportunamente, sopravvivendo all’urto della modernità e della post-modernità, e per farlo ha saputo cambiare d’abito con una certa abilità”.

BIANCHI ANTONIO, 1995, Gli allievi delle piante maestro. Estasi sciamanica e piante psicotrope nella selva peruviana, I Fogli di ORISS, vol. 3, pp. 81-96.
Interessante resoconto delle ricerche sul campo dell’autore, da anni indirizzate verso lo studio dell’ayahuasca e del suo uso presso la tribù dei Shipibo dell’Amazzonia peruviana. E’ descritto succintamente il complesso delle “piante maestro” – una cinquantina o più – cui fa capo l’ayahuasca e che, aggiunte a quest’ultima, insegnano al vegetalista-ayahuasquero (lo sciamano specializzato in piante) i rimedi da utilizzare nei diversi casi in cui, per scopi di cura, sono “consultate”. “La ‘madre’ di una pianta può essere definita come l’essenza stessa del potere generatore della pianta: essa appare allo sciamano sotto forma di entità spirituale in grado di trasmettere conoscenze inaccessibili alle persone comuni.”

BORTOLUZZI ELIO, 2011-12, Ayahuasca e Amazzonia: le testimonianze letterarie, Tesi di Laurea in Lingue e Letterature Straniere, Università di Bologna, 55 pp.
Una tesi universitaria breve ma interessante, che riunisce i dati sui primi riferimenti all’ayahuasca presenti nelle fonti letterarie, dagli scritti del gesuita Pablo Maroni alle prime ricerche etnografiche di Spruce, Villavicencio e Schultes.

CALLAWAY C. JACE, 1995, Ayahuasca, a volte, Eleusis, n. 1, pp. 4-10.
Farmacologo finlandese dedito allo studio delle triptamine e delle beta-carboline, l’autore di questo articolo analizza i meccanismi farmacologici delle combinazioni di MAO inibitori (quali i semi di Peganum harmala) con la DMT (dimetiltriptamina), che sono alla base delle attività allucinogene delle bevande di ayahuasca (analoghi vegetali dell’ayahuasca) e di farmahuasca (analoghi sintetici del’ayahuasca). Vengono anche presi brevemente in considerazione alcuni aspetti storici e preistorici di queste combinazioni.

CAMBIAGHI LORENZO, 2004-5, L’insegnamento dell’arte terapeutica nella selva amazzonica tramite l’utilizzo di Ayahuasca, Tesi di Laurea in Tecniche Erboristiche, Facoltà di Farmacia, Università degli Studi di Modena e Reggio-Emilia, 96 pp.
Una tesi sull’ayahuasca, con particolare attenzione all’etnobotanica del complesso di piante che ruotano attorno a questa bevanda psicoattiva, e con un capitolo finale sulle anahuasca (analoghi dell’ayahuasca).

D’ARIENZO ADRIANA & GIORGIO SAMORINI, 2016, Ayahuasca, beta-carboline, e le nuove frontiere terapeutiche, Erboristeria Domani, N. 399, pp. 72-81.
Gli autori presentano i dati della moderna letteratura scientifica farmacologica e neurofarmacologica che stanno evidenziando interessanti proprietà curative dell’ayahuasca, in particolare delle beta-carboline presenti in questa bevanda, negli stati depressivi, nel morbo di Parkinson e altre malattie neurodegenerative, nelle dipendenze dalle droghe pesanti, e nelle forme tumorali. L’argomento si estende al più generale ruolo delle beta-carboline, sia come MAO-inibitori che come co-responsabili di certe patologie.

FERICGLA M. JOSEP, 1996, Teoria e applicazioni dell’immaginazione generata dall’ayahuasca, Eleusis, vol. 5, pp. 3-18.
Antropologo catalano specializzato nella ricerca dell’uso tradizionale e sincretico dell’ayahuasca, per diversi anni l’autore ha studiato l’uso della bevanda all’interno della tribù Shuar dell’Equador, presso la quale si è fatto iniziare ai “misteri dell’ayahuasca”. In questo articolo egli offre un saggio sulla sua ipotesi dell’uso dell’ayahuasca – e più in generale degli enteogeni – come fattore adattogeno nelle comunità tradizionali. “Una delle finalità che induce esplicitamente gli esseri umani a consumare ayahuasca è in relazione con alcuni processi cognitivi che permettono un miglioramento nell’efficacia adattativa (..) L’ayahuasca è usata tradizionalmente per attivare meccanismi compensatori della condotta applicati all’autoanalisi e alla ricerca di risoluzioni a conflitti presenti, tanto di carattere emotivo come adattativo in generale; l’enteogeno funge da acceleratore emotivo come risoluzione catartica”. Secondo Fericgla, un livello della coscienza gerarchicamente superiore al dualismo quotidiano – come quella indotta dall’ayahuasca – è costituito dal dialogismo cognitivo, un concetto fondamentale di tutto ciò che è associato con gli spiriti, i morti, le esperienze di sacralità e le escursioni psichiche. Durante gli stati mentali dialogici la nostra mente parla con se stessa, si auto-osserva, rielabora i suoi contenuti emotivi recenti e lontani, prende coscienza di se.”

josep maria fericglaFERICGLA M. JOSEP, 1998, I Jivaro, cacciatori di sogni, Milano, Xenia, 330 pp.
Versione originale catalana pubblicata nel 1994 da La Campana, Barcellona. Resoconto, strutturato a mo’ di diario, dell’esperienza personale dell’autore e della sua iniziazione ai “misteri dell’ayahuasca” presso una comunità shuar dell’Equador. Sono riportate anche interessanti osservazioni e riflessioni sulla mitologia e sulla cosmogonia shuar e sul modo in cui gli sciamani ottengono visioni estatiche con il natem (nome shuar dell’ayahuasca), che sono alla base della loro concezione del mondo e della vita; il tutto con dati di prima mano ricavati dalla lunga permanenza dell’autore presso questa popolazione amerinda.

giudici federicoGIUDICI FEDERICO, 2012, La medicina della selva. Ayahuasca, droghe e terapia psichedelica nel curandersimo amazzonico, Lulu Edizioni, 230 pp. ISBN 978-1-4717-1839-7.
Questo lavoro si basa su un’esperienza sul campo di oltre due mesi, sviluppata dall’autore nel centro Takiwasi, che si trova a Tarapoto, nell’Amazzonia peruviana. Si tratta di un centro di recupero dalle tossicodipendenze, basato su un sistema terapeutico che integra la medicina tradizionale del luogo, compresa l’assunzione della bevanda visionaria ayahuasca, con tecniche di psicologia transpersonale, gestalt e psicoanalisi. Dopo una prima parte del testo, dedicata a una presentazione storica del concetto di droga e delle problematiche associate al loro moderno uso, l’autore presenta l’attività del centro Takiwasi, fondato dal medico francese Jacques Mabit nel 1992. La terapia disintossicante si basa su metodi depurativi tradizionali, utilizzando piante vomitive e purganti, e l’impiego di ayahuasca come catalizzatore di consapevolezza. Un’ampia parte del libro è dedicata a un’accurata analisi del trattamento terapeutico e delle ritualità che lo accompagnano – ritualità non associate a specifiche ideologie religiose, bensì di tipo “pragmatiche” e “universali”. L’autore ha anche il merito di portare a conoscenza dei lettori italiani un interessantissimo mito d’origine dell’ayahuasca e dell’arte di curare con questa bevanda, originario dell’etnia amazzonica Huambisa. Il saggio si conclude con una descrizione dell’esperienza personale dell’autore e una descrizione alquanto accurata delle piante – medicinali e psicoattive – impiegate a Takiwasi.

HUGH-JONES STEPHEN, 1998, Coca, birra, sigari e yagé. Pasti e anti-pasti in una comunità amerinda, in: J. Goodman, P.E. Lovejoy e A. Sherratt (cur.), Usi sacri, consumi profani. Il ruolo storico e culturale delle droghe, Genova, ECIG, pp. 67-89.
Dalla versione originale inglese del 1995. Interessante saggio che documenta e analizza l’uso di coca, tabacco, birra e yagé (ayahuasca) presso i Barasana, gruppo etnico di lingua tukano che vive nel nord-ovest dell’Amazzonia, al confine tra Colombia e Brasile. Soffermandosi soprattutto sull’uso della coca, l’autore rileva “la costruzione culturale di un particolare schema di consumo basato su due insiemi contrapposti, ‘cibi’ e ‘non cibi’, ognuno strutturato in modo simile”. Descrivendo le modalità con cui queste droghe sono concretamente utilizzate, egli ha evidenziato come “a mano a mano che la formalizzazione e la ritualizzazione aumentano, coca, tabacco, birra e yagé assumono un ruolo più centrale rispetto a ciò che si dice e si fa, quanto più tali sostanze sono alla base delle interpretazioni stesse”. L’uso di queste sostanze presso i Barasana è alla base di diverse forme di interazione sociale e svolge un ruolo di rilievo nell’espressione e nel mantenimento di un particolare ordine sociale.

bruce lambLAMB BRUCE, 1995, Lo sciamano del Rio delle Amazzoni. La storia di Manuel Córdova-Rios, Grignasco (NO), L’Età dell’Acquario, 160 pp.
Questo libro, originalmente pubblicato in America nel 1974, ottenne una certa notorietà nell’ambiente della cultura psichedelica. L’edizione italiana è stata purtroppo mutilata della lunga appendice di carattere etnobotanico di cui era corredata la versione originale e la traduzione è approssimativa: difetti tipici dei prodotti editoriali new-age, fra i quali la versione italiana di questo libro di Lamb è fortuitamente rientrato a far parte. Manuel Córdova, narratore di queste avventure, registrate da Lamb, era un anziano e rinomato guaritore peruviano. Attribuiva i propri poteri al periodo trascorso come prigioniero presso gli indios Amahuaca e in particolar modo alle intense sedute di addestramento sotto l’effetto dell’ayahuasca. Córdova racconta come apprese il sapere della foresta direttamente dalle visioni che seguivano l’ingestione di ayahuasca. Descrive anche vivacemente le esperienze condivise con gli indigeni: sedute collettive visionarie in cui tutti i partecipanti vivono simultaneamente la medesima visione.

LANGDON E.M.  JEAN, 1998, Yagé e dau: il potere sciamanico nella religione Siona, in: E. Zolla (cur.), Il dio dell’ebbrezza. Antologia dei moderni Dionisiaci, Einaudi, Torino, pp. 329-344.
L’autore ha svolto ricerche presso i Siona, un gruppo tribale Tucano che vive lungo il fiume Putumayo nella Colombia amazzonica. Lo sciamanesimo siona è strettamente legato all’uso dello yagé (ayahuasca). Gli sciamani siona affermano che tutte le medicine vegetali sono state scoperte attraverso visioni date dallo yagé. La conoscenza che lo yagé dà a uno sciamano, forma una sostanza che cresce nell’uomo mano a mano che questi ingerisce la droga. Tale sostanza, chiamata dau, è alla base del potere sciamanico. E’ il dau dello sciamano a impartire proprietà curative alle medicine.

LUNA LUIS EDUARDO, 1993, L’immaginazione terapeutica nello sciamanesimo amazzonico, Altrove, vol. 1, pp. 105-114.
Antropologo finlandese che da tempo svolge ricerche sul campo sull’utilizzo dell’ayahuasca presso le tribù dell’Amazzonia peruviana, in questo articolo l’autore analizza l’uso della bevanda nei contesti magico-terapeutici, nei quali il vegetalista, l’esperto di piante medicinali, ma anche delle esperienze visionarie indotte dall’ayahuasca, svolge le funzioni di sciamano. Luna rivolge particolare attenzione al ruolo dell’immaginazione usata come ‘visualizzazione’ dell’atto terapeutico e conclude osservando come l’uso tradizionale delle piante psicoattive offra interessanti tracce sulle potenzialità di una vivida immaginazione al servizio di possibili fini terapeutici o di autocura.

LUPPICHINI ELENA, 2005-6, Dottrina e pratica del Santo Daime, Una forma di nuova spiritualità tra Amazzonia e Europa, Tesi di Laurea del Corso di Storia, Facoltà Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Pisa, 183 pp.
Una saggio approfondito sul Santo Daime, la sua storia, i suoi riti, con particolare attenzione e precisione di informazioni sulla presenza di questo culto religioso in Europa e in Italia, le relative problematiche di natura legale e interviste a daimisti italiani. L’autrice descrive anche il moderno percorso del “turismo psichedelico” verso l’Amazzonia, alla ricerca dell’esperienza con l’ayahuasca, con relazioni di prima mano, avendo anch’essa effettuato questo viaggio in Brasile.

MABIT JACQUES, 1994, Sciamanesimo amazzonico e tossicomania. Iniziazione e contro-iniziazione, Uroboros, vol. 5, pp. 18-22.
MABIT MICHEL, 1998, Ayahuasca e sciamanesimo nel trattamento delle tossico-dipendenze, Altrove, vol. 5, pp. 103-117.
Versione originale inglese del secondo articolo pubblicata in MAPS, vol. 6(3), 1996. Similmente all’LSD, alla ketamina, all’ibogaina, ecc., v’è chi ha pensato di utilizzare le proprietà psicoattive e “purganti” dell’ayahuasca nel trattamento della tossicodipendenza da crack. A partire dagli inizia degli anni ’90 i fratelli Mabit hanno installato nell’Amazzonia peruviana, a Tarapoto, un centro – chiamato Takiwasi – per il trattamento di questa tossicodipendenza mediante l’ayahuasca. I risultati appaiono promettenti. In questi articoli i fratelli Mabit descrivono in dettaglio il trattamento, che combina conoscenze e pratiche tradizionali con moderne tecniche psicoterapeutiche.

MARGNELLI MARCO, 1999, Ricerca psicodinamica con ayahuasca, Altrove, vol. 6, pp. 51-61.
Sono riportati i risultati di una ricerca psicoanalitica svolta agli inizi degli anni 1990’ su di un gruppo di volontari a cui fu amministrata dell’ayahuasca. Furono paragonati fra loro due test di Rorschach somministrati prima e durante il picco dell’esperienza con l’allucinogeno. Sotto l’effetto dell’ayahuasca l’interpretazione delle tavole di Rorschach diveniva più ricca, più dettagliata e più creativa di quanto era avvenuto nel test preliminare.

walter menozziMENOZZI WALTER, 2007, Ayahuasca, la liana degli Spiriti, Franco Angeli, Milano, 314 pp.
Un buon saggio sulla bevanda visionaria amazzonica, curato negli aspetti storici, antropologici e chimio-farmacologici, con particolare attenzione al moderno movimento religioso del Santo Daime – di cui l’Autore è un adepto nella comunità daimista italiana.

naranjo-ayahuascaNARANJO CLAUDIO, 2014, Ayahuasca. Il rampicante del fiume celeste, Spazio Interiore, Roma.
Dall’edizione originale in castigliano del 2012, questo testo del noto psichiatra e antropologo cileno espone in una prima parte gli aspetti etnografici dell’ayahuasca, descrivendone gli impieghi presso le etnie amazzoniche. Nella seconda parte Naranjo riprende lo studio dell’impiego psicoanalitico della bevanda e degli alcaloidi beta-carbolinici – in particolare l’armalina – che aveva iniziato 40 anni prima; studi che aveva esposto nel testo pionieristico The healing journey (riproposto in forma rielaborata nel testo pubblicato in italiano nel 2016 “Viaggio di guarigione”; vedere alla sezione Studi psichiatrici e psicoanalitici). Il testo si conclude con una descrizione dei nuovi movimenti religiosi che impiegano l’ayahuasca, quali il Santo Daime e la União do Vegetal.

OTT JONATHAN, 1994, Ayahuasca e analoghi dell’ayahuasca. L’enteogeno universale del secondo [sic] millennio, Altrove, vol. 2, pp. 15-23.
L’articolo può essere considerato un sunto del libro Ayahuasca analogues (1994, Natural Products, Kennewick). Gli analoghi dell’ayahuasca sono quelle combinazioni di altre piante – diverse dalle originali – in cui è riprodotto il meccanismo farmacologico che sta alla base della psicoattività di questa pozione; in altri termini, il sinergismo tra indolalchilamine, principi psicoattivi in senso stretto, e beta-carboline che, inibendo l’enzima monoammino ossidasi (MAO), rendono possibile l’attività delle prime. Nell’articolo, oltre a un’attenta disamina dei vegetali utilizzabili per questo scopo, Ott riporta i risultati di alcune autosperimentazioni condotte con analoghi sintetici dell’ayahuasca (“farmahuasca”).

PALMIERI MASSIMILIANO, 2010, Natemamu Shuar – Ayahuasca e rito come espressione ancestrale ed efficacia di cura, 29 pp., edito on-line in www.samorini.it
PALMIERI MASSIMILIANO, 2010, Sul ruolo del DNA come responsabile dell’ampliamento della coscienza: inconscio collettivo, ayahuasca, non-località, psicologia junghiana e tanto, tanto altro, 29 pp., edito on-line in www.samorini.it.

Nel primo articolo l’autore, attraverso anche sue esperienze personali vissute in loco, descrive meticolosamente il rito del Natemamu, cioè del natem o ayahuasca, fra gli Shuar dell’Ecuador ed integra i dati etnografici con acute osservazioni psicologiche, sociologiche e farmacologiche. Ricalcando lo studio di Jeremy Narby sul sottile rapporto fra ayahuasca e DNA, soprattutto nel secondo articolo l’autore va oltre la visone di Narby, utilizzando i moderni dati della fisica quantistica e astrofisica, spaziando dal principio della non-località alla teoria delle superstringhe, all’ipercomunicazione.

PICCOLI ROBERTO, 1990-91, Sincretismi afrocattolici di origine rurale e uso di sostanze psicotrope in Brasile, Tesi C.L. Filosofia, Università degli Studi di Bologna, 146 pp.
L’autore, basandosi anche su esperienze personali vissute in Brasile, offre un’analisi descrittiva e comparativa fra il culto religioso brasiliano del Santo Daime, dove è fatto uso sacramentale dell’ayahuasca, con il culto di possessione afro-brasiliano del Candomblé. E’ uno dei primi studi italiani sul Santo Daime.

PRASCINA ALESSANDRO, 1996-97, Origine e sviluppo del culto amazzonico del Santo Daime, Tesi di Laurea, Facoltà di Psicologia, Università degli Studi di Padova, 80 pp.
Saggio unico nel suo genere in Italia, che studia il culto sincretico del Santo Daime con un approccio sociologico-antropologico. L’autore basa il suo scritto anche sulla personale ricerca sul campo svolta nell’Amazzonia brasiliana, presso la comunità daimista di Céu do Mapia. Sono descritti la storia, la dottrina, la mitologia e i riti di questo movimento religioso e dei suoi fondatori e capi carismatici. Un capitolo è dedicato agli aspetti e ai riti terapeutici del Daime.

SEVERI BRUNO, 1996, Ayahuasca: la medicina dell’anima. Viaggi ed esperienze tra gli sciamani Shipibo-Conibo del Perù, Quaderni di Parapsicologia, vol. 27, pp. 15-29.
SEVERI BRUNO, 2000, L’iniziazione sciamanica tra le tribù dell’Amazzonia peruviana, Altrove, vol. 7, pp. 53-66.
L’autore, che ha studiato sul campo l’uso tradizionale dell’ayahuasca fra i Conibo-Shipibo dell’Amazzonia peruviana (a Pucallpa), descrive la sua esperienza con la bevanda, adottando un approccio di tipo parapsicologico nella descrizione e nell’interpretazione degli effetti e delle sensazioni vissute sotto l’effetto della pozione.

4 Commenti

  1. moreno
    Pubblicato giugno 26, 2013 alle 9:46 pm | Link Permanente

    interessante

  2. antonella fiori
    Pubblicato luglio 26, 2014 alle 6:16 pm | Link Permanente

    GRAZIE PER LA PRECISIONE LA PUNTUALITA’ LA BIBLIOGRAFIA COSI RICCA SERIA E IMPORTANTE PER GLI APPROFONDIMENTI

  3. valentino
    Pubblicato ottobre 30, 2015 alle 11:46 am | Link Permanente

    Salve, manca un capisaldo: Ayahuasca (2012), di Claudio Naranjo, edito da Spazio Interiore (2014)

  4. Pubblicato novembre 8, 2016 alle 2:29 pm | Link Permanente

    Questo materiale lo trovi nelle librerie, ma con grosso dispendio di energie, come faccio io da 40 anni.

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