Archeologia dell’ergot

Archaeology of ergot (Claviceps)

 

La segale cornuta, o ergot, è un fungo parassita di numerose specie di graminacee selvatiche e di cereali. Il nome scientifico di questo genere di funghi ascomiceti è Claviceps, e la specie più comune è C. purpurea (Fr.) Tul., il cui sclerozio si sviluppa sulla spiga della graminacea ospite al posto di un chicco; è generalmente più grande del chicco, per cui fuoriesce dalla spiga assomigliando a un piccolo corno, da cui il nome di segale cornuta. Lo sclerozio è un crogiolo di alcaloidi, in parte tossici e in parte psicoattivi, tutti dotati di importanti proprietà medicinali, in particolare utero-toniche, e l’ergot è stato impiegato sin dall’antichità nel parto. Le intossicazioni collettive indotte dalla consumazione di farine infestate dall’ergot sono note come ergotismo, ed erano una delle “piaghe” europee dei periodi medievali (si veda La segale cornuta o ergot). Nel 1943 il chimico svizzero Albert Hofmann, partendo dagli alcaloidi dell’ergot, scoprì una delle più potenti molecole allucinogene che conosciamo, l’LSD.
In quanto parassita delle graminacee, l’ergot è un “compagno” più o meno indesiderato dell’ambiente antropico sin da almeno i periodi neolitici, cioè da quando l’uomo ha iniziato a coltivare le graminacee selvatiche, che per selezione si sono trasformate nei cereali – orzo, segale, grano, ecc. – che diventarono elementi basilari della dieta alimentare umana.

Paleoergot

Sclerozio di paleo-ergot (Palaeoclaviceps parasiticus) su spiga in un fossile di ambra rinvenuto in Myanmar (Birmania) e datato a 100 milioni di anni (da Poinar et al., 2015, fig. 1, p. 14)

Sclerozio di paleo-ergot (Palaeoclaviceps parasiticus) su spiga in un fossile di ambra rinvenuto in Myanmar (Birmania) e datato a 100 milioni di anni (da Poinar et al., 2015, fig. 1, p. 14)

Il genere Claviceps appartiene alla famiglia delle Clavicipiataceae, fra cui si annoverano numerosi funghi parassiti non solo di vegetali, ma anche di animali, quali i funghi dei generi Cordyceps; la maggior parte delle specie di questo genere parassita diversi insetti – lepidotteri, coleotteri, imenotteri, dipteri –, ma una ventina di specie parassita tartufi del genere Elaphomyces. E’ stato ipotizzato che nel corso della sua evoluzione il genere Cordyceps abbia effettuato un salto di ospite dal regno animale a quello dei funghi, probabilmente promosso da una sovrapposizione delle due nicchie ecologiche delle ninfe di insetti e dei tartufi, entrambe sotterranee e associate alle radici degli alberi (Nikoh & Fukatsu, 2000). Fra le Clavicipitaceae, sono recentemente saliti alla ribalta mediatica i funghi del genere Ophiocordyceps, che infettano le formiche in maniera tale da condizionare il loro comportamento, “zombificandole”, e che per questo hanno acquisito il termine di zombie-ant fungus. Il fungo, prima di uccidere la formica, le “ordina” di recarsi in un luogo specifico – ad esempio sotto a una foglia collocata nel lato nord di un alberello e a un’altezza di 25 cm dal suolo – e di mordere la foglia, in modo tale che muoia appesa per le mandibole. La scelta del luogo e della posizione di morte della formica è ottimale per la crescita del fungo, con il miglior tasso di umidità e temperatura (Andersen et al., 2009).
Attraverso studi molecolari, è stato ipotizzato che l’archetipo delle Clavicipitaceae fosse un patogeno invertebrato, quindi un animale, vissuto circa 117 milioni d’anni fa (Spatafora et al., 2005; Sung et al., 2008). Ma la recente scoperta di un fossile di spiga ergotata datata a 100 milioni d’anni fa propendere maggiormente per un antenato vegetale delle Clavicipitaceae, e che gli animali furono infettati dalle Clavicipitaceae in un secondo momento, attraverso l’ipotizzato salto inter-regno dall’ospite vegetale a quello animale. La spiga ergotata fossile è stata individuata in un pezzo di ambra ritrovata nella Valle di Hukawng, in Myanmar (Birmania), datata al Cretaceo Precoce. Lo sclerozio del fungo è ben evidente sulla cima della spiga, è lungo 5,6 mm (almeno la parte fuoriuscente dalla spiga), e la specie è stata nominata Palaeoclaviceps parasiticus g.n., sp.nov. La specie di pianta ospite parrebbe appartenere famiglia delle Poaceae o Gramineae (Poinar et al., 2015).

Riguardo la genesi del genere Claviceps, Pažoutová (2002) ha suggerito che le specie antenate si evolvettero su graminacee panicoidi durante il Cretaceo Superiore nelle Americhe tropicali, e in seguito migrarono verso l’Europa e l’Africa. Con la scoperta del paleo-ergot in Asia (Myanmar), si sospetta ora che il progenitore delle Claviceps si evolvette in Asia durante il Medio o Tardo Giurassico (Poinar et al., 2015, p. 17).

I reperti archeologici

Le analisi bio-archeologiche hanno evidenziato la presenza dell’ergot nei siti antropici a partire da 18000 anni fa nel Medio Oriente e 5400 anni fa in Europa (Aaronson, 1989; Boyd, 1986).
Sclerozi di ergot sono stati ritrovati in diversi scavi archeologici di siti neolitici europei. Ad esempio, nel sito di Nowa Huta-Mogiła, vicino a Cracovia (Polonia), appartenente alla Cultura di Lengyel (5000-4000 a.C.) (Gluza, 1983, p. 153); nel sito tedesco di Langweiler, appartenente alla cultura di Rössen, datata fra il 4500 e il 3500 a.C. (Milisauskas, 1978, p. 132); nel sito olandese di Swifterbant 3S, con datazione al 3300 a.C. (Zeist & Palfenier-Vegter, 1981, p. 143); nel sito neolitico della Germania meridionale di Eberdingen-Hochdorf (Küster, 1984, p. 308).
Barclay & Fairweather (1984) hanno sottolineato l’importanza di attente osservazioni sui resti botanici nei contesti archeologici, con lo scopo di distinguere i chicchi di segale ed altri cereali dagli sclerozi di ergot. E in effetti nei reperti archeobotanici non è immediata la distinzione fra chicchi di cereale e sclerozi di ergot, specie quando sono in forma carbonizzata, e v’è il sospetto che questa distinzione con una certa frequenza non sia stata osservata.

L’ergotismo sarebbe stato riconosciuto dai Sumeri come un’affezione a cui probabilmente fu dato il termine li’bu o la’ăbu, e certe problematiche sanitarie riportate nelle tavolette cuneiformi della città sumera di Mari potrebbero essere testimonianza, seppur a mio avviso debole, della diffusione dell’ergotismo e di altre micotossicosi nell’antica Mesopotamia (Biggs, 1991).

Nel 1952, nell’acquitrino di Nebelgaard Mose, in Danimarca, venne alla luce il corpo mummificato di un uomo, noto agli archeologi come “uomo di Grauballe”. Datato all’Età del Ferro, 400-200 a.C., l’uomo aveva una trentina d’anni d’età, e fu ucciso mediante sgozzamento. Era totalmente nudo, un fatto alquanto insolito. Nel suo intestino furono ritrovati numerosi sclerozi di ergot (C. purpurea) e chicchi di cereali (der Sanden, 1996, rip. in Stǿdkilde-Jǿrgensen et al., 2008, p. 531). Ciò aveva fatto inizialmente pensare a una deliberata assunzione dell’ergot per scopi cerimoniali, nel contesto del sacrifico umano cui stava andando incontro l’uomo di Grauballe; ma un calcolo quantitativo, che ha evidenziato un’assunzione di alcaloidi dell’ergot troppo esigua, avrebbe in seguito escluso questa possibilità (Joy, 2009, p. 31).

Un dato sorprendente riguarda il recente ritrovamento di frammenti di sclerozi di Claviceps purpurea internamente a un antico luogo di culto dedicato alle due dee elusine, Demetra e Persefone, scavato nel sito di Mas Castellar, situato vicino al villaggio di Pontós, in provincia di Girona, Spagna. I frammenti di sclerozio di ergot sono stati ritrovati all’interno di un vaso insieme a resti di birra (non necessariamente alcolica) e lievito, e anche all’interno del calcolo dentale in una mandibola di un uomo di 25 anni, a riprova della loro masticazione (Juan-Tresserras, 2000, 2002). Il luogo di culto è stato datato al IV-II secolo a.C. (Pons, 1997). Tale ritrovamento parrebbe confermare l’ipotesi dell’impiego di ergot come ingrediente del ciceone nei Misteri Eleusini. V’è da tener conto del fatto che la presenza dell’ergot non è stata riscontrata nei residui di farine dei mulini del medesimo sito archeologico; un fatto che fa pensare a una contaminazione intenzionale di ergot nella bevanda che era contenuta in quel vaso (si veda Le ipotesi sugli inebrianti eleusini).

Probabile raffigurazione di sclerozio di segale cornuta fuoriuscente da una spiga, dipinta in una ceramica di Efira, cultura Micenea, 1500 a.C. Museo di Corinto, altezza 8,5 cm (da Demargne, 1988, fig. 330, p. 238)

Probabile raffigurazione di sclerozio di segale cornuta fuoriuscente da una spiga, dipinta in una ceramica di Efira, cultura Micenea, 1500 a.C. Museo di Corinto, altezza 8,5 cm (da Demargne, 1988, fig. 330, p. 238)

Per quanto riguarda gli aspetti iconografici, non sembra che la segale cornuta sia stata individuata nell’arte di alcuna popolazione antica. Personalmente ho trovato un solo documento dove è rappresentato in maniera alquanto probabile un grosso sclerozio fuoriuscente da una spiga dipinto in una ceramica di Efira (Ephyra), un’antica città micenea, con datazione al 1500 a.C. Nella parte terminale superiore dello sclerozio è stata dipinta una “papilla”, che ben corrisponde alla “papilla” terminale degli sclerozi di Claviceps purpurea.

 

Si vedano anche:

 

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AARONSON SHELDON, 1989, Fungal parasites of grasses and cereals: their rôle as food or medicine, now and in the past, Antiquity, vol. 63, pp. 247-257.

ANDERSEN B. SANDRA et al., 2009, The Life of a Dead Ant: the Expression of an Adaptive Extended Phenotype. The American Naturalist, vol. 174(3), pp. 424-433.

BARCLAY J. GORDON & ALAN D. FAIRWEATHER, 1984, Rye and ergot in the Scottish late Bronze Age, Antiquity, vol. 58, p. 126.

BIGGS D. ROBERT, 1991, Ergotism and other mycotoxicoses in Ancient Mesopomatia?, Aula Orientalis, vol. 9, pp. 15-21.

BOYD W.E., 1986, Rye and ergot in the ancient history of Scotland, Antiquity, vol. 60, pp. 45-47.

DEMARGNE PIERRE, 1988, Arte egea, Rizzoli, Milano.

GLUZA IRENA, 1983, Neolithic cereals and weeds from the locality of the Lengyel Culture at Nowa Huta-Mogiła near Cracow, Acta Palaeobotanica, vol. 23(2), pp. 123-184.

JOY JODY, 2009, Lindow Man, The British Nuseum Press, London.

JUAN-TRESSERRAS JORDI, 2000, La arqueología de las drogas en la Península Ibérica. Una síntesis de las recientes investigaciones arqueobotánicas, Complutum, vol. 11, pp. 261-274.

JUAN-TRESSERRAS JORDI, 2002, Estudis dels residus organics per a la identificaci de possibles ritus i ofrenes, in: E. Pons (dir.), Mas Castellar de Pontós (Alt Empordà). Un complex arqueològic d’època ibèrica (Excavacions 1990-1998), Museu d’Arqueologia de Catalunya, Girona, pp. 548-556.

KÜSTER H., 1984, Neolithic plant remains from Eberdingen-Hochdorf, southern Germany, in: W. Van Zeist & W.A. Casparie (Eds.), Plants and Ancient Man. Studies in Palaeoethnobotany, A.A. Balkema Verlag, Rotterdam, pp. 307-311.

MILISKAUSAS S., 1978, European Prehistory, Academic Press, London.

NIKOH NARUO & TAKEMA FUKATSU, 2000, Interkingdom Host Jumping Underground: Phylogenetic Analysis of Etnomoparasitic Fungi of the Genus Cordyceps, Molecular Biology and Evolution, vol. 17(4), pp. 629-638.

PAŽOUTOVÁ SYLVIE, 2002, Evolutionary strategy of Claviceps, in: J.F. White, C.W. Bacon & N.L. Hywel-Jones (Eds.), Clavicipitalean Fungi: Evolutionary Biology, Chemistry, Biocontrol and Cultural Impacts, Marcel Dekker, New York & Basel, pp. 329-354.

POINAR GEORGE, STEPHEN ALDERMAN & JOERG WUNDERLICH, 2015, One hundred million year old ergot: psychotropic compounds in the Cretaceous?, Palaeodiversity, vol. 8, pp. 13-19.

PONS I BRUN ENRIQUETA, 1997, Estructures, objectes i fets culturals en el jaciment protohistòric de Mas Castellar (Pontos, Girona), Quaderns de Prehistòria i Arqueologìa de Castellò, vol. 18, pp. 71-89.

SPATAFORA W. JOSEPH et al., 2007, Phylogenetic evidence for an animal pathogen origin of ergot and the grass endophytes, Molecular Ecology, vol. 16, pp. 1701-1711.

STØDKILDE-JØRGENSEN HANS et al., 2008, The intestines of a more than 2000 years old peat-bog man: microscopy, magnetic resonance imaging and 14C-dating, Journal of Archaeological Science, vol. 35, pp. 530-534.

SUNG GI-HO, GEORGE O. POINAR & JOSEPH W. SPATAFORA, 2008, The oldest fossil evidence of animal parasitism by fungi supports a Cretaceous diversification of funga-arthropid symbioses, Molecular Phylogenetics and Evolution, vol. 49, pp. 495-502.

ZEIST van WILLEM & RITA M. PALFENIER-VEGTER, 1981, Seeds and fruits from the S3 site. Final reports on Swifterbant IV, Palaeohistoria, vol. 23, pp. 105-168.

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