The opium-poppy in the Minoan-Mycenean culture
In base alla documentazione archeoetnobotanica, il papavero da oppio (Papaver somniferum) sembra essere originato nell’Europa centrale, e di lì avrebbe raggiunto il Mediterraneo orientale nell’Età del Bronzo Finale (1600 a.C.). Assiri, Egiziani, Micenei, popoli italici (fra cui i Dauni) e numerose altre popolazioni Eurasiatiche conoscevano l’oppio e lo usavano per scopi medicinali e religiosi.

"Dea dei papaveri". Statuetta d'argilla proveniente da Gazi, Creta. 1500 a.C. (Museo Archeologico di Hiraklion)
Sono numerosissime e ancora poco studiate le rappresentazioni della capsula del papavero da oppio nei documenti archeologici (per una rassegna, Merlin 1984).
Il più noto reperto archeologico riguarda la statua in terracotta proveniente dal santuario sotterraneo di Gazi, nell’isola di Creta, datata al 1500 a.C. e appartenente alla cultura minoica.
Fra gli oggetti parafernali ritrovati in associazione con la “Dea del papavero” di Gazi, un vaso tubolare era probabilmente usato per inalare i vapori dell’oppio.
In altri scavi a Creta e a Cipro sono stati ritrovati oggetti che ricordano delle pipe e la cui funzione è stata associata all’inalazione dei fumi di oppio (Krikitos & Papadaki, 1967; interpretazione criticata da Merlin, 1984).
La pratica di fumare droghe psicoattive non sembra quindi essere di squisita origine americana, come ritenuto in precedenza.

(a sinistra) Recipiente cilindrico in terracotta dal tempio 5 di Kition, Cipro; Tarda Età del Bronzo. Diametro inferiore 26 cm. Utilizzato probabilmente per inalare i vapori di oppio. (a destra) Probabile pipa da oppio della Tarda Età del Bronzo, dal tempio 4 di Kition, Cipro (entrambe le immagini da Karageorghis, 1976)
Figure di divinità, di officianti e di offerenti – sempre femminili – che tengono in mano mazzi di capsule di papavero da oppio si trovano nei sigilli micenei dell’Età del Bronzo Finale, in scene rituali religiose.
La forma della capsula del papavero da oppio ricorda, rovesciata, la forma del frutto del melograno, e dato che entrambi questi frutti erano associati alla sfera funebre e al mondo dei morti, è probabile che fra gli studiosi si sia verificata di frequente – e continui a verificarsi – una confusione di interpretazione fra i due frutti nell’arte antica classica delle culture del Mediterraneo orientale (Seeberg, 1969).
E’ anche possibile che la melagrana sia stata intenzionalmente usata per nascondere sotto un velo di metafora esoterica il papavero da oppio, nel momento in cui questa droga sarà stata soggetta a tabù o segreti di natura misterica.
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2 Commenti
buongiorno, volevo contribuire alla sua nota bibliografica suggerendo il volume di paolo nencini “Il fiore degli inferi. Papavero da oppio e mondo antico”.
sicuramente lo conosce già, ma è anche un pretesto per farle i complimenti per le sue ricerche interessantissime.
annalisa
Conosco il buon libro di Nencini e ringrazio per averlo qui ricordato; anzi, meglio citare la fonte bibliografica completa: PAOLO NENCINI, 2004, “Il fiore degli inferi. Papavero da oppio e mondo antico”, Franco Muzzio Editore, Roma, 220 pp.; sicuramente il miglior testo in lingua italiana sull’archeoetnobotanica dell’oppio.
Non è citato nella bibliografica selezionata in questa pagina, perché tale bibliografia, come tutte quelle presenti nelle pagine di questo sito, riguardano le fonti originarie dei dati presentati.