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Il culto dell’oppio fra i Dauni della Puglia
The opium cult among the Daunis of the Puglia (southern Italy)
Il popolo dei Dauni abitava l’antica Daunia, l’attuale regione settentrionale delle Puglie, compreso il promontorio del Gargano. Questo popolo è stato promotore di uno degli stili artistici più eccentrici fra quelli prodotti dalle culture italiche pre-romane.
I reperti archeologici più importanti che si riferiscono alla cultura daunia sono le stele istoriate, datate fra l’VIII secolo e gli inizi del VI secolo a.C.
(a sinistra) Stele daunia: nella parte superiore è incisa una scena di offerta o di libagione rituale. Nella parte inferiore sono disegnati simboli sferici pendenti, fra cui probabili stilizzazioni del papavero da oppio. Altezza 99 cm. Museo Nazionale Garganico, Manfredonia (da Nava, 1988). (a destra) Rilievo di stele daunia: nella parte superiore è incisa una scena di offerta o di libagione rituale. Nella parte inferiore sono disegnati motivi vegetali pendenti, probabilmente stilizzazioni del papavero da oppio. Altezza 79 cm. Manfredonia, Museo Nazionale Garganico (da Leone, 1995).
Queste stele, che possono raggiungere l’altezza di oltre un metro, hanno sembianze antropomorfe e sono costituite da un “corpo” e da una “testa”, la cui forma stilizzata cuneiforme contribuisce all’originalità e alla eccentricità di questa espressione artistica.
I “corpi” di queste statue-stele sono istoriate, mediante tecnica incisoria, di complessi motivi geometrici e di scene di carattere cultuale, i cui tentativi d’interpretazione non avevano sino ad oggi portato a ipotesi credibili.
L’archeologa pugliese Laura Leone ha formulato un’ipotesi interpretativa che vedrebbe rappresentati nelle scene delle stele daunie emblemi, mitologie e momenti di un culto magico-terapeutico incentrato sull’utilizzo del papavero da oppio. Questa pianta è rappresentata da un grafema sferoidale (la “capsula”) unito a un “gambo” rettilineo, che è di frequente accompagnato da un’ornamentazione fogliare. Si tratta di un grafema riprodotto sulle statue-stele con una frequenza quasi assillante.
Questa identificazione del papavero da oppio con il grafema sferoidale porta a una rilettura delle scene delle stele. I bastoni-scettro agitati nelle scene rituali-terapeutiche, le olle sacrificali (sphageion) portate sulla testa delle donne rappresentate in processione, le figure femminili con la testa a forma di “capsula” e ben radicate nel terreno – che la Leone vede come divinità del papavero da oppio – tutto d’un tratto mostrano un loro coerente significato.
Anche le scene che rappresentano guaritori – più spesso guaritrici – che offrono un vaso medicinale a individui dolenti e ammalati, assumono un preciso significato, se si tiene conto delle proprietà medicinali del papavero da oppio, prima fra tutte quella di lenire il dolore fisico.
(a sinistra) Rilievo di un frammento di stele femminile conservata presso il Museo Nazionale Garganico di Manfredonia. La figura di destra rappresenterebbe un'adepta o sacerdotessa del culto della pianta sacra dei Dauni, il papavero da oppio (da Leone 1995). (a destra) Rilievo di un frammento di stele femminile conservata presso il Museo Nazionale Garganico di Manfredonia. La scena raffigurerebbe un malato seduto che riceve un recipiente (askos) di medicina da una sacerdotessa del culto della pianta sacra dei Dauni, il papavero da oppio (da Leone 1995).
Ma nell’arte daunia – arte di spiccato carattere religioso – non è rappresentato un mero uso terapeutico di una pianta dalle portentose virtù medicinali; v’è espresso qualcosa di più, e cioè un culto religioso dove il papavero da oppio ricopre il ruolo di pianta enteogena, visionaria, rivelatrice dei mondi “altri”, modificatrice dello stato di coscienza.
Pur non rientrando questa pianta nel gruppo degli “allucinogeni classici”, sono noti alcuni casi in cui il papavero da oppio è stato utilizzato come tale, magari congiuntamente a qualche allucinogeno (come nell’antico Egitto, dove l’oppio era mescolato con la mandragora e con la ninfea per indurre stati di “uscita dal corpo”).
(a sinistra) Rilievo di frammento di orlo di recipiente di terracotta (sphageion) trovato a Herdonia, in un ipogeo del IV secolo a.C. La figura femminile appare come la personificazione del papavero (da Leone, 1995). (a destra) Rilievo di sphageion trovato a Herdonia, in un ipogeo del IV secolo a.C. La figura femminile appare come la personificazione del papavero (da Leone, 1995).
Foto del reperto di Herdonia (da Palmiotti, 1994, fig. 4, p. 19)
Si veda anche: Bibliografia generale sulle statue-stele della Daunia
LAURA LEONE, 1995, Oppio, “Papaver somniferum”. La pianta sacra ai Dauni delle stele, Bollettino Camuno Studi Preistorici, vol. 28, pp. 57-68.
LAURA LEONE, 1995-96, Ancora sulle “Stele daunie”, La Capitanata, Foggia, vol. 22-23, pp. 141-170.
LAURA LEONE, 2002-3 Botanica sacra oppiacea nella Daunia ( Sud Italia) tra VII-VI a.C., Eleusis, Rivista internazionale su Piante e Composti Psicoattivi (Museo Civico di Rovereto). Nuova serie, vol. 6/7, pp. 71-82 (versione inglese in www.artepreistorica.com).
NAVA M.L. (cur.), 1988, Le Stele della Daunia, Electa, Milano.
PALMIOTTI LUIGI, 1994, Il Linguaggio figurato nella ceramica Daunia. Un singolare frammento del geometrico daunio con raffigurazione di opliti da Salapia Vetus, E&T, n. 2, pp. 18-20.