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L’effige fungina di Monte Bego (Valle delle Meraviglie, Francia)
The mushroom effigy of Mount Bego (Marveilles Valley, France)
Una rappresentazione fungina nell’arte rupestre preistorica europea parrebbe essere stata localizzata sulle Alpi Marittime, nella Francia meridionale.
Nella regione più alta delle Alpi Marittime si trova una montagna, Monte Bego, considerata sacra sin dall’antichità. Su questo monte e nella vicina Valle delle Meraviglie sono presenti migliaia di incisioni rupestri. Vi si riconoscono diverse fasi e stili artistici, che ricoprono un arco di tempo che parte dal 2500 a.C. sino a raggiungere i primi decenni della nostra era.
Le incisioni di Monte Bego fanno parte di un gruppo più ampio di arte rupestre preistorica distribuito sull’arco alpino e che parte dai periodi paleolitici sino a raggiungere i periodi storici.
La concentrazione più ampia (con più di 100.000 immagini) si trova in Valcamonica (Lombardia) ed è opera del popolo dei Camuni.
Chi scrive aveva in precedenza sottolineato la diffusa presenza di funghi psicoattivi in Valcamonica (dei generi Amanita e Psilocybe), suggerendo che questi funghi avrebbero potuto ricoprire un ruolo nei culti e rituali camuni (Samorini, 1988).
Le seconda opera d’arte rupestre di maggiore importanza nell’arco alpino (con oltre 30.000 immagini) è quella di Monte Bego e Valle delle Meraviglie. La caratteristica principale di queste incisioni rupestri riguarda l’altitudine del sito (2000-2500 m) e la significativa – si potrebbe dire ossessiva – presenza di immagini zoomorfe cornute. Un’ulteriore caratteristica consiste nel fatto che tutte queste figure cornute sono incise in modo tale che le punte delle corna sono rivolte verso la cima della montagna.
Nella parte più elevata della Valle delle Meraviglie si trova un masso inciso, chiamato popolarmente la “Roccia dell’Altare”, con la scena detta del “Capo Tribù”. E’ stata datata alla prima parte dell’Età del Bronzo, attorno al 1800 a.C.
(a sinistra) "Roccia dell'Altare", Valle delle Meraviglie, Tenda, Francia. 1800 a.C. (a destra) Rilievo della "Roccia dell'Altare". Da Lumley et al., 1980
Sulla superficie dell’”altare” roccioso sono incisi alcuni pugnali, un disegno scaliforme, un piccolo ‘orante’ e una figura antropomorfa di dimensioni maggiori a cui è stato dato il nome improprio di “Capo Tribù”.
Sulla destra della figura antropomorfa, accanto al “pugnale” o “fulmine” che sembra colpirlo sulla testa, si trova un oggetto che è stato variamente interpretato come un disegno astratto, un teschio bovino stilizzato e più frequentemente come un pugnale o qualche altra arma rituale. E’ tuttavia difficile vedervi un’arma di qualunque tipo.
"Roccia dell'Altare". Particolare del motivo fungino
Vi sono due particolari, che possono sfuggire all’osservazione degli archeologi ma non all’occhio attento di un etnomicologo, che conducono con una certa immediatezza all’interpretazione dell’oggetto come fungo, della specie Amanita muscaria.
Il primo riguarda quell’ingrossamento presente nella parte superiore del “gambo”, che ha tutta l’aria di voler rappresentare l’anello che circonda il gambo nei funghi del genere Amanita. Il secondo particolare riguarda l’insieme di incisioni puntiformi che si trovano nella parte superiore del “cappello”.
La presenza di “puntini” sulla superficie del cappello di un’immagine fungina riportata – dipinta o incisa – in una scena di carattere religioso, denota in maniera pressoché inequivocabile l’Amanita muscaria o la specie congenere e ugualmente psicoattiva A. pantherina. La presenza di un fungo in un contesto religioso porta a identificarlo fra quelli allucinogeni, cioè fra quei vegetali la cui ingestione induce esperienze mentali generalmente interpretate in termini di illuminazioni e visioni di carattere mistico-religioso; e i funghi allucinogeni dotati di ‘puntini’ sul cappello sono tipicamente A. muscaria e A. pantherina.
Tornando alla scena della “Roccia dell’Altare” di Monte Bego, Patrick Duvivier (1996) interpreta il “capo-tribù” come sciamano. Tutta la scena parrebbe presentare connotazioni sciamaniche, per via della presenza dell’immagine fungina e della figura scaliforme (forse una vera e propria scala) – elementi del rito iniziatico sciamanico.
Alcuni ricercatori hanno osservato sorprendenti analogie fra l’arte preistorica della Valcamonica e della Valtellina e i concetti religiosi e simbolici indo-europei. Sull’onda di queste considerazioni, Roland Dufrenne (1996) ha individuato analogie fra l’arte rupestre di Monte Bego e il simbolismo vedico.
Nell’oggetto inciso sulla roccia del “Capo Tribù” è con tutta probabilità rappresentato intenzionalmente un agarico muscario. La forma, i particolari “tassonomici”, il contesto cultuale e religioso, convergono verso questa interpretazione. In tal caso, si tratterebbe di una delle più antiche rappresentazioni di questo fungo nel mondo sino ad oggi note.
Bibliografia sull’arte rupestre di Valle delle Meraviglie (Monte Bego)
DUFRENNE ROLAND, 1996, La vallée des Merveilles et les mythologies Indo-Européennes, Centro Camuno Studi Preistorici, Capo di Ponte BS.
DUVIVIER PATRICK, 1998, Amanita muscaria, Ancient History, The Entheogen Review, n. 7(2), pp. 34-35.
LAMBERT J.-N., 1980, La divinité du Mont Bégo (Alpes-Maritimes), Revue d’Histoire des Réligions, vol. 197, pp. 255-407.
LUMLEY DE H. et al., 1990, La stèle gravé dite du “Chef de Tribu”, dans la région du Mont Bego, Vallées des Merveilles, Alpes Maritimes, L’Anthropologie, vol. 94, pp. 3-62.
SAMORINI G., 1998, Further Considerations on the Mushroom Effigy of Mount Bego, The Entheogen Review, n. 7(2), pp. 35-36.
SAMORINI G., 2002, Funghi allucinogeni. Studi etnomicologici, Telesterion, Dozza BO.