I Misteri Eleusini

The Eleusinian Mysteries

 

Il culto religioso dei Misteri Eleusini si sviluppò e perdurò in Grecia per un paio di millenni. Non è possibile presentare qui il culto eleusino in tutti i suoi aspetti e secondo le diverse scuole di studiosi che da più di un secolo hanno discusso sull’argomento, per le quali si rimanda ai saggi più accreditati.1 In questa sede vengono riuniti e discussi quei dati relativi al culto eleusino che possono risultare utili in un’ottica d’interpretazione psicofarmacologica ed etnobotanica delle visioni percepite dagli iniziati a Eleusi. Il fine ultimo del culto eleusino consisteva nell’indurre nel partecipante una visione mistica codificata secondo specifici simbolismi e mitologie. Per Aristotele “coloro che vengono iniziati non devono apprendere qualche cosa ma provare delle emozioni, evidentemente dopo essere divenuti atti a riceverle”.2

Pindaro, sempre riferendosi ai Misteri Eleusini, affermava: “Beato chi va sottoterra avendo visto quelle cose: egli sa della vita il fine, e ne sa il divino principio”,3 e Sofocle: “Tre volte felici quelli tra i mortali che vanno all’Ade avendo visto questi misteri; ché per loro soltanto ivi c’è vita, per gli altri ivi è tutto tristezza”.4 Anche l’Inno Omerico a Demetra, la più antica e importante fonte letteraria sulla mitologia del culto eleusino, si riferisce a una visione quando canta: “Felice fra gli uomini che vivono sulla Terra chi ha contemplato queste cose!” (v. 480-1). Un importante frammento di Plutarco (fr. 178) ci informa che la visione eleusina era accompagnata da sudorazione e senso di vertigine, sintomi tipici che accompagnano le prime fasi (la “salita”) delle esperienze con sostanze visionarie.

Piatto corinzio (Recente III) con raffigurazione di Demetra seduta sul trono con fiaccola, spighe d'orzo e steli fruttiferi di papavero da oppio. Museo Nazionale di Atene, n. 5825 (da Kallipolithis-Feytmans, 1962, pl. VI)

Piatto corinzio (Recente III) con raffigurazione di Demetra seduta sul trono con fiaccola, spighe d’orzo e steli fruttiferi di papavero da oppio. Museo Nazionale di Atene, n. 5825 (da Kallipolithis-Feytmans, 1962, pl. VI)

Il culto eleusino aveva un suo mito di fondazione, imperniato sulle dee Demetra e sua figlia Persefone. Di questo mito ci sono pervenute versioni tarde profondamente rielaborate, indicative di trasformazioni ed evoluzioni cui è stato soggetto questo culto millenario. La versione più antica del mito eleusino è cantata nell’Inno Omerico a Demetra che, come tutti gli altri Inni Omerici, non sono da attribuire a Omero, bensì a uno o più poeti-cantori vissuti fra il settimo e il sesto secolo a.C. Viene qui riassunto il mito.

La vicenda iniziale è ambientata nella pianura di Nisa, dove Persefone, figlia unica di Demetra, sta raccogliendo dei fiori con le figlie di Oceano. I fiori ch’esse raccolgono non sono fiori qualunque, ma piante a bulbo – iris, giacinti, narcisi – che si presentano agli inizi della primavera. Proprio nel momento in cui Persefone si china per raccogliere un fiore di narciso, la terra si apre e fuoriesce Ade, dio degli inferi, sul suo carro d’oro trainato da cavalli. Egli afferra la dea, che si mette a urlare, e la trascina con se tornando nel suo regno infero. Il ratto di Persefone avviene con il consenso del dio supremo dell’Olimpo, Zeus, fratello di Ade. Demetra ode le urla di sua figlia nel momento del rapimento e si mette alla sua ricerca sulla terra con delle fiaccole accese. La dea vaga per nove giorni e per tutto questo tempo digiuna, evitando i cibi degli dei, ambrosia e nettare. Il periodo di nove giorni e il motivo del digiuno, così come altri motivi che si presentano nel mito, si rispecchiano nei tempi e negli atti liturgici del rito dei Grandi Misteri di Eleusi. Al decimo giorno, dapprima Ecate, quindi Elio – le uniche altre divinità che furono testimoni del rapimento – informano Demetra dell’accaduto. Questa, profondamente addolorata e adirata con Zeus, abbandona l’Olimpo e si mette a girovagare sulla terra, nel mondo degli uomini, sotto le spoglie di una donna anziana. Raggiunge la cittadina di Eleusi, dove siede accanto a un pozzo piena di sconforto.

Statuetta raffigurante Baubo che fa l'anasyrma (sollevamento delle vesti per mostrare le pudenda). Dall'acropoli di Gela, Sicilia, 450 a.C. (da Lentini, 2005, fig. 1, p. 214)

Statuetta raffigurante Baubo che fa l’anasyrma (sollevamento delle vesti per mostrare le pudenda). Dall’acropoli di Gela, Sicilia, 450 a.C. (da Lentini, 2005, fig. 1, p. 214)

Una donna – Baubo – si avvicina al pozzo e vedendo la dea così sconsolata, si solleva le vesti mostrandole le pudenda (gesto rituale noto come anasyrma), e ciò fa strappare un sorriso a Demetra. Quindi la dea viene ospitata nella casa del signore della città, Celeo. Alla corte di Celeo essa si finge una donna di Creta di nome Dono, che era stata rapita dai pirati ed era riuscita a fuggire, correndo via sino a raggiungere Eleusi. La moglie di Celeo, Metanira, le offre una coppa di vino, ma la dea lo rifiuta, mentre accetta, anzi comanda, che le venga offerta una bevanda acquosa, il ciceone. Quindi Demetra-Dono rimane alla corte di Celeo come nutrice di Demofonte, il bambino figlio del re. Demetra si prende cura del bambino a modo suo, cioè l’unge di ambrosia e ogni notte lo immerge nel fuoco, con lo scopo di conferirgli l’eterna giovinezza e l’immortalità. Ma Metanira una notte scopre ciò che Demetra fa a suo figlio e si mette a urlare, interrompendo l’operato della dea. Questa allora decide di assumere le sue vere sembianze, si fa riconoscere e si adira contro Metanira per averla interrotta; in tal modo Demofonte non potrà più diventare immortale. Quindi ordina che le venga costruito un grande tempio e un’ara e insegna il rito che gli uomini dovranno eseguire in suo onore. Ma Demetra, seduta sul trono del suo nuovo tempio, è ancora addolorata per la perdita della figlia e la sua ira non si placa. Decide di rendere sterile il terreno, di non far più crescere le messi, per far morire gli uomini, di modo che le altre divinità, Zeus prima di tutte, non possano più godere dei sacrifici che gli uomini innalzano loro. A questo punto si mette in moto la diplomazia olimpica, sino a che Ade permette che Persefone torni da sua madre, non prima di averle fatto mangiare il seme del melograno – qui nel ruolo di cibo dei morti; un fatto che costringerà Persefone a fare ritorno nel mondo infero ogni anno per un periodo di quattro mesi: due terzi dell’anno con la madre, un terzo con Ade, sottoterra. Raggiunto l’accordo e rivista Persefone, Demetra fa tornare nuovamente la fertilità e le messi nei campi; innanzitutto nella pianura Raria, contigua a Eleusi, che rapidamente si copre di lunghe spighe d’orzo. Quindi rivela ai signori di Eleusi, Trittolemo, Diocle, Eumolpo, Celeo, “la norma del sacro rito” e “i misteri solenni”. E’ diventata famosa e frequentemente rappresentata nella pittura vascolare la scena di Demetra che invia Trittolemo (= “tre volte arato”) su un carro trainato da cavalli volanti, per diffondere l’arte della cerealicoltura (Samorini, 2001).

Alle sue origini il culto eleusino era un rito elitario tramandato all’interno di alcune famiglie altolocate di Eleusi. In seguito, la partecipazione a questo rito fu allargata agli Ateniesi e infine a tutti i Greci, anzi, a tutti coloro che erano in grado di intendere la lingua greca, senza distinzione di sesso o di casta. Perfino gli schiavi potevano essere iniziati. Non vi potevano partecipare coloro che si erano macchiati di omicidio e di sacrilegio. Quando Eleusi fu conquistata da Atene, i Misteri furono trasformati in un culto ateniese, ma la gestione dei riti e le associate conoscenze ierobotaniche rimasero saldamente in mano alle famiglie eleusine originarie.

Il nucleo più importante dei riti eleusini era tenuto segreto fra gli iniziati e il divieto di divulgare i Misteri, sotto pena capitale, è stato così rigorosamente rispettato durante i secoli, che ancora oggi, nonostante lo spessore degli studi dedicati, l’interno del tempio eleusino ci appare riempito da un grande punto interrogativo (Samorini, 2000). I riti più importanti – quelli mantenuti segreti – avvenivano all’interno del tempio di Eleusi, il Telesterion, la “stanza delle visioni”. In questa grande sala erano disposti sui quattro lati delle gradinate su cui potevano sedersi da mille a duemila persone. La parte centrale della sala era occupata da sette fila di sei colonne ciascuna.

I riti, comprese le purificazioni e i sacrifici di un numero così elevato di partecipanti, richiedevano la presenza di un folto gruppo di sacerdoti e assistenti. All’apice della gerarchia religiosa eleusina v’era lo ieforante, scelto nella famiglia degli Eumolpidi e nominato a vita. Era l’unica persona che poteva entrare nell’Anaktoron, la piccola stanza interna al Telesterion dove venivano conservati i sacri hiera. Era assistito da due sacerdotesse chiamate Hierophantides. Seguivano il dadouchos (“portatore della torcia”) e lo “hiérocéryx” (“araldo sacro”), anch’essi nominati a vita. Quindi c’erano il “prete dell’altare”, il “servitore delle dee”, la “sacerdotessa di Demetra”, la “sacerdotessa di Plutone” e diverse altre figure prelate, ciascuna con funzioni specifiche. I preti eleusini vestivano un vestito di lana ricamato di colore porpora, portavano i capelli lunghi legati sulla testa con una fibula e con una corona di mirto (Foucart 1914; Mylonas, 1961: 229-237).

Nel culmine della loro complessità, i Misteri di Eleusi erano diversificati in almeno due riti, che si svolgevano in due distinti momenti dell’anno. Il neofita doveva prima partecipare ai Piccoli Misteri che si tenevano durante il mese di Antesterione, cioè circa il nostro febbraio, ad Agra, un sobborgo di Atene presso le rive del fiume Ilisso; con ciò egli acquisiva il grado di mystes. Sei mesi dopo, nel mese di Boedromione (settembre-ottobre), il neofita poteva quindi partecipare ai Grandi Misteri, che si tenevano a Eleusi, una località distante circa venti km da Atene. Le due località erano unite da una strada, la Via Sacra, percorsa ogni anno dai fedeli in processione che da Atene si recavano a Eleusi per partecipare ai Grandi Misteri. Diversi autori – come Foucart 1914, Lagrange 1929, Magnien 1938, Mylonas 1961 – hanno voluto intravedere nella letteratura greco-latina riferimenti a un ulteriore grado iniziatico, che si acquisiva partecipando facoltativamente a un altro rito, che doveva tenersi almeno un anno dopo e che comportava l’esperienza dell’epoptìa e l’acquisizione del grado di epoptes. Ogni anno, quindi, durante i Grandi Misteri sarebbero state officiate due tipi di iniziazione, in un qualche modo differenti fra loro; non possiamo dire se differenti anche nella loro psicofarmacologia. Per Foucart (1914: 357) la notte del 21 Boedromione era dedicata all’iniziazione di primo grado e quella successiva del 22 all’iniziazione epoptìa per coloro che erano già stati iniziati al primo grado negli anni precedenti. La distinzione fra i due gradi iniziatici sarebbe esistita già durante il V secolo, poiché gli epopti sono nominati accanto ai misti nell’atto di accusa contro Alcibiade (si veda Il ciceone eleusino). Mylonas individuava i tre gradi iniziatici come segue: “l’iniziazione preliminare nei Piccoli Misteri (myesis), l’iniziazione propriamente detta ai Grandi Misteri, nota come telete, e l’epopteia, o grado massimo iniziatico”.5 Magnien (1938) ha addirittura distinto sette gradi iniziatici eleusini, ma ha raccolto critiche dalla maggior parte degli studiosi. Altri – fra cui Kerényi (1962) e Ruck6 – ritengono che non ci siano indizi concreti di un’ulteriore iniziazione eleusina e attribuiscono l’epoptìa e il grado di epoptes all’unico rito iniziatico dei Grandi Misteri. Gli studiosi continuano ad essere notevolmente in disaccordo sul numero, i nomi e i luoghi dei gradi iniziatici eleusini. Più recentemente, Dowden (1980) ha ipotizzato che i mystai venivano iniziati fuori dal Telesterion, all’interno del recinto sacro del santuario, mentre la grande sala del Telesterion era riservata agli epoptai. I Grandi Misteri venivano celebrati ogni anno, e ogni quattro anni erano celebrati con particolare splendore, attribuendogli il termine di penteteris (Mylonas, 1961: 243).

Questo studio sui Misteri Eleusini è sviluppato nelle seguenti sezioni:

Si veda anche:

 

Note

1 – Si vedano: Foucart 1914; Kerényi 1991; Mylonas 1947; Sfameni Gasparro 1986; Wasson et al. 1978.

2 – Sinesio, Dione, cit. in Sfameni Gasparro 1986, p. 52.

3 – in Clemente Alessandrino, Stromata, III, 3.

4 – Frammento 348, ed. Didot.

5 – Mylonas 1961: 239.

6 – In Wasson et al.1978, pp. 77-8.

ri_bib

DOWDEN K. 1980, Grades in the Eleusinian Mysteries, Revue d’Histoire des Religions, vol. 197, pp. 409-427.

FOUCART PICARD, 1914. Les Mystères d’Eleusis. Picard, Paris (reprint 1992, Puiseaux, Pardès).

KALLIPOLITIS-FEYTMANS DENISE, 1962, Evolution du plat corinthien, Bulletin Correspondance Hellénique, vol. 86, pp. 117-164.

KERÉNYI KAROL, 1991, Eleusis. Archetypal Image of Mother and Daughter, Princeton University, Princeton, New Jersey (edizione originale tedesca del 1962, Die Mysterien von Eleusis. Zürich, Rhein).

LAGRANGE M.-J., 1929, La régénération et la filiation divine dans les Mystères d’Eleusis, Revue Biblique, 38: 63-71, 201-214.

LENTINI MARIA COSTANZA, 2005, Baubò a Gela, Babesch, vol. 80, pp. 213-215.

MAGNIEN VICTOR, 1996 (1938), I Misteri di Eleusi, AR, Padova.

MYLONAS GEORGE, 1961, Eleusis and the Eleusinian Mysteries, Princeton, New Jersey.

SAMORINI GIORGIO, 2000, Un contributo alla discussione dell’etnobotanica dei Misteri Eleusini / A contribution to the discussione on the ethnobotany of the Eleusinian Mysteries, Eleusis, n.s., 4: 3-53.

SAMORINI GIORGIO, 2001, Funghi allucinogeni. Studi etnomicologici, Telesterion, Dozza, BO.

SFAMENI GASPARRO G., 1986, Misteri e culti mistici di Demetra, L’Erma di Bretschneider, Roma.

WASSON R. GORDON, CARL A.P. RUCK, ALBERT HOFMANN & DAVID STAPLES, 1998 (1978), The Road to Eleusis (commemorative reissue), Hermes Press, Los Angeles.

Un Commento

  1. Luca Coste
    Pubblicato aprile 11, 2012 alle 11:11 am | Link Permanente

    Stò leggendo ora “l’ultimo viaggio” di Stan Grof e dedica un bel capitolo ai misteri/riti Eleusini…..e da poco il terzo numero di Altrove con Ritorno ad Eleusi di Camilla ed ora questo bel contributo!

    viva le sincronicità……..ehehehehe

3 Trackbacks

  1. Scritto da Il Rito segreto: culti misterici nel mondo antico il febbraio 18, 2013 alle 11:45 pm

    […] I Misteri Eleusini | Giorgio Samorini Network Bassorilievo di Farsalo. Museo del Louvre, Parigi […]

  2. […] oppio e mondo antico. Editore, 2004 ; Samorini, Giorgio I misteri eleusini nei reperti archeologici http://samorini.it/site/archeologia/europa/misteri-eleusini/archeologia/ ; Samorini, Giorgio I misteri eleusini http://samorini.it/site/archeologia/europa/misteri-eleusini/ […]

  3. Scritto da Le sacerdotesse di Demetra (1/2) | CULTURA SALENTINA il aprile 20, 2015 alle 10:20 am

    […] oppio e mondo antico. Editore, 2004 ; Samorini, Giorgio I misteri eleusini nei reperti archeologici http://samorini.it/site/archeologia/europa/misteri-eleusini/archeologia/  ; Samorini, Giorgio I misteri eleusini […]

Scrivi un Commento

Il tuo indirizzo Email non verra' mai pubblicato e/o condiviso. I Campi obbligatori sono contrassegnati con *

*
*

  • Search