I funghi di Selva Pascuala, Spagna

The mushrooms of Selva Pascuala, Spain

Recentemente è stata proposta un’interpretazione micologica per una pittura rupestre appartenente all’arte preistorica del Levante spagnolo e localizzata nell’area di Cuenca, regione di Castilla-La Mancha (Akers et al., 2011). Si tratta di una pittura in un riparo sotto-roccia del sito di Selva Pascuala, situato nelle vicinanze del paesino di Villar del Humo, a circa 200 km da Madrid in direzione sud-est, che chi scrive ha avuto occasione di osservare personalmente. Il pannello che qui ci interessa è localizzato nel riparo sotto-roccia numero 3, più precisamente denominato Fuente de Selva Pascuala, poiché nelle vicinanze di un’antica fonte d’acqua.

Pannello 1 del sito di Fuente de Selva Pascuala

Nel medesimo riparo trova spazio, a un paio di metri sulla destra del primo pannello, un’altra scena dipinta alcuni millenni dopo, dove sono raffigurati degli equidi e una scena di un antropomorfo che tiene per la briglia un cavallo. Trattandosi di una delle più antiche raffigurazioni di domesticazione del cavallo in Europa, questa scena ha acquisito una certa notorietà e il nome di Selva Pascuala è associato principalmente a questa pittura preistorica con equidi (Beltran Martinez, 1968).

Pannello 2 del sito di Fuente de Selva Pascuala

Tornando al primo pannello di Fuente de Selva Pascuala, vi sono dipinti due quadrupedi, un bovide cornuto e un cervide di eccellente fattezza stilistica (quest’ultimo malamente leggibile a causa del cattivo stato di conservazione), oltre ad alcuni uomini intenti alla caccia con l’arco; sulla parte sinistra vi sono alcune pitture non comprensibili. Il colore è rosso e i quadrupedi sono dipinti a corpo pieno. Nella parte inferiore destra della scena è dipinta con la medesima tinta rossa una serie lineare di 13 oggetti dalla forma decisamente fungina, alti originalmente fra gli 8 e i 10 cm; in 11 di questi oggetti è riconoscibile una parte inferiore verticale e una parte superiore tondeggiante, possibilmente raffiguranti il gambo e il cappello dei carpofori dei funghi superiori. Negli altri due il “cappello” non è più visibile. Continuando l’osservazione, in un paio degli oggetti a forma di fungo è stata dipinta alla base del “gambo” una biforcazione tale da far sospettare una intenzionale antropomorfizzazione degli oggetti fungini (Alonso, 1983-84); in un altro paio dei medesimi oggetti il “gambo” è dipinto a zig-zag e non in forma lineare.

Dettaglio del pannello 1 del sito di Fuente de SelvaPascuala

In precedenza questa serie di oggetti era stata interpretata come simboli a forma di ancora (Acosta, 1968), come un’iscrizione iberica (Jordá Cerdá, 1975) o in altri casi classificata come indefinita “arte schematica”, un tipo di arte che è stata distinta da diversi studiosi dall’“arte levantina”, quest’ultima di tipo maggiormente naturalistico (Beltrán, 1979).

E’ stato fatto notare (Akers et al., 2011) che l’associazione fra gli elementi fungini e il bovide potrebbe indicare una conoscenza, da parte dei pittori di Fuente de Selva Pascuala, dell’associazione ecologica esistente fra lo sterco dei bovini e numerose specie di funghi psicoattivi di tipo psilocibinico, appartenenti soprattutto ai generi Psilocybe e Panaeolus, eche hanno come habitat specifico proprio lo sterco bovino (Doveri, 2004; Guzmán, 1983). Per questo motivo gli autori dell’interpretazione etnomicologica della pittura in questione hanno focalizzato l’attenzione su una specie fungina coprofila psicoattiva recentemente scoperta nella regione iberica, Psilocybe hispanica Guz. (Guzmán & Castro, 2006). Ma chi scrive ritiene alquanto aleatoria l’identificazione tassonomica proposta, in quanto la corografia delle specie di funghi psicoattivi coprofili è notevolmente variata nel corso dei millenni, in conseguenza della riduzione e migrazione dei branchi di quadrupedi selvatici e della domesticazione di alcuni di questi quadrupedi; inoltre, nella maggior parte degli sterchi dei quadrupedi crescono funghi di questo tipo, come è il caso, ad esempio, di Panaeolus alcidis Mos., specie coprofila associata ai cervidi (Moser, 1984), che è il secondo tipo di quadrupede dipinto nel pannello di Selva Pascuala. Nella pittura il bovide e il cervo sono equidistanti dalla serie di simboli fungini, un dato che, nel caso di validità dell’associazione intenzionale quadrupede-fungo coprofilo, non offrirebbe indicazioni utili sul tipo di quadrupede associato ai funghi. Si deve del resto considerare che esistono specie fungine coprofile che crescono indifferenziatamente sugli sterchi di entrambi i quadrupedi, e che siamo oggigiorno maggiormente propensi ad associare i funghi coprofili psicoattivi ai bovini per via della loro millenaria domesticazione, a discapito dei selvatici cervidi.

Per quanto riguarda la datazione del pannello di Fuente de Selva Pascuala, gli archeologi indicano oggi una data che va dal Mesolitico al Neolitico Medio, quindi fra i 6000 e i 4000 anni a.C. (Ruiz et al., 2009). Si tratterrebbe dunque della più antica rappresentazione di funghi in Europa sino ad oggi nota.

Un’ultima osservazione: guardando il riparo sotto roccia di Fuente de Selva Pascuala nel suo insieme, cioè con entrambi i pannelli – sulla sinistra quello mesolitico con i supposti funghi e, a un paio di metri di distanza, quello a destra, con la scena degli equidi – sorprende questo congiunto, quasi “ordinato”, di due espressioni pittoriche così cronologicamente distanti. Il fatto che gli autori delle pitture con i cavalli – stilisticamente di qualità scarsa – abbiano rispettato il pannello mesolitico e che abbiano usato il medesimo colore ocra utilizzato nel primo pannello, suggerisce l’ipotesi di una qualche relazione del secondo pannello con il primo; una specie di “risposta” data da gruppi di umani dell’Età del Bronzo a una enigmatica ma anche “magica” (ai loro occhi) pittura eseguita da uomini appena usciti dall’Età della Pietra.

Dettaglio del pannello 2 del sito di Fuente de Selva Pascuala

In questa ottica si potrebbe quindi cercare una spiegazione dell’insieme di piccoli segni geometrici che si trovano nella parte superiore destra del pannello 2, quasi un tentativo di riproporre, forse ironicamente, l’insieme di simboli “fungini” del primo pannello, pur senza riconoscerne più l’interpretazione originaria e reinterpretandoli come un insieme di segni geometrici privi di valore simbolico o con un valore semantico che ci sfugge.

 

Si vedano anche:

Immagini del sito preistorico di Selva Pascuala

Funghi preistorici europei

I funghi del Sahara preistorico

Gli “uomini-fungo” dell’arte rupestre asiatica

Bibliografia italiana sui funghi psicoattivi

Mitologia dei funghi psicoattivi

Articoli on-line sui funghi psicoattivi

 

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ACOSTA, P., 1968, La pintura rupestre esquemática en España, Universidad de Salamanca, Salamanca.

AKERS B.P. et al., 2011, A Prehistoric Mural in Spain Depicting Neurotropic Psilocybe Mushrooms?, Economic Botany, 65: 121-128.

ALONSO A. 1983–84. Los conjuntos rupestres de Marmalo y Castellón de los Machos (Villar del Humo, Cuenca)Ampurias, 45-46: 8–29.

BELTRÁN MARTÍNEZ A., 1968, Sobre la pintura de un caballo cazado a lazo, del abrigo de Selva Pascuala en Villar del Humo (Cuenca), Miscelánea José M.ª Lacarra, Estudios de Arte y Arqueología, Zaragoza, pp. 19-22.

BELTRÁN ANTONIO, 1979, L’arte rupestre del Levante spagnolo, Jaca Book, Milano.

DOVERI FRANCESCO, 2004, Funghi fimicoli italici, Associazione Micologica Bresadola, Trento.

GUZMÁN GASTÓN, 1983, The Genus Psilocybe, J. Cramer, Valduz, D.

GUZMÁN GASTÓN & M. L. CASTRO. 2006. Observations on some known species of Psilocybe from Spain and description of a new species. Boletín Sociedad Micológica de Madrid, 27: 181–187.

JORDÁ CERDÁ F., 1975, ¿Restos de un Culto al Toro en el Arte Levantino, Zephyrus, 26-27: 187-216.

MOSER MEINER, 1984, Panaeolus alcidis, a new species from Scnadinavia and canada, Mycologia, 76: 551-554.

RUIZ J.F. et al., 2009, Cronología del arte rupestre postpaleolítico y datación absoluta de pátinas de oxalato cálcico. Primeras experiencias en Castilla-La Mancha (2004-2007), in: J. A. López & R. Martínez (cur.), El arte rupestre del arco mediterráneo de la Península Ibérica, Museo de Bellas Artes San Pío, Valencia, pp. 303–316.

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