Dioniso, il dio dell’estasi

Dyonysos, the god of exstasy

Nella tradizione classica, il dio dell’ebbrezza per eccellenza è Dioniso; esso provocava una “uscita da se” e si rivelava ai fedeli come il dio di una vita “altra”.

Tradizionalmente, Dioniso ci viene interpretato come il dio della vite e dell’ebbrezza alcolica, per lo meno nella poesia alessandrina e romana; ma, a ben guardare, l’esperienza estatica determinata dai riti dionisiaci è piuttosto differente dall’ebbrezza alcolica. L’alcool non provoca, se non in casi estremi, allucinazioni. L’estasi dionisiaca è invece caratterizzata da eccitazione esasperata, grande vigore fisico, stati allucinatori e identificazione mistica con la divinità.

Pittore dell'Hephaisteion Spina

Menade con tirso e coppa di vino. Vaso attico a figure rosse ritrovato nella necropoli di Spina, tomba 745. Pittore dell'Hephaisteion, 470 a.C. circa. Museo Archeologico Nazionale di Ferrara (da Berti & Gasparri, 1989)

Dioniso, nella sua forma originaria, non era un dio del vino e la figura e le qualità di questa divinità “straniera” hanno subito, prima, e durante il suo tardo inserimento fra la cerchia degli dei dell’Olimpo, più di una rielaborazione funzionale, sino a trasformarsi nel dio del vino che conosciamo per come ce lo hanno tramandato gli autori classici.

Le forme più antiche dei miti dionisiaci contengono scarse allusioni al ruolo che il dio avrebbe dovuto avere nell’introduzione o nell’invenzione del vino, e i miti più arcaici sull’origine della vite e del vino non contemplano la presenza di Dioniso (cfr. ad es. Massenzio, 1969; si veda anche Miti greci sulla vite e sul vino).

Sin dalle sue origini questa divinità era in associazione con dei vegetali psicoattivi, la cui individuazione è oggetto di studi e discussioni. La tradizione letteraria greca indica in Dioniso un dio venuto dal nord e diversi motivi mitologici lo inseriscono nelle tradizioni religiose degli Indoeuropei.

Dioniso

(a sinistra) Menade che tiene una cista in mano. Alla sua destra è rappresentato un tirso stilizzato e alla sua sinistra un "grappolo d'uva". Vaso apulo a figure rosse, ritrovato nella necropoli di Spina, tomba 235. Metà IV secolo a.C. Museo Archeologico Nazionale di Ferrara (da Berti & Gasparri, 1989). (a destra) Vaso (skyphos) ritrovato nel Cabirion di Tebe, in stretta associazione con il culto dei Cabiri (da Daumas 1998, fig. 18, 27)

Diversi autori vedono nell’ambrosia (miele fermentato in acqua) e nelle bevande fermentate a base d’orzo o di altri cereali gli agenti psicoattivi dionisiaci precedenti il vino d’uva. Ma i suoi probabili legami con le culture indoeuropee porrebbero questa divinità estatica in associazione con i funghi psicoattivi, in particolare con il fungo “indoeuropeo” per eccellenza, l’Amanita muscaria.

V’è chi vede in Dioniso una ellenizzazione del dio traco-frigio Sabazio, il cui culto mostra significativi paralleli con i culti dell’Haoma e del Soma (Wohlberg, 1990).

Diversi aspetti dei “Misteri Dionisiaci” restano da chiarire. Ad esempio il ruolo e la psicofarmacologia delle menadi e delle baccanti, le donne possedute dalla divinità che seguono i rumorosi cortei dionisiaci in stati di furore o di trance, così come i ruoli e i contenuti dei loro tirsi e delle loro “ceste mistiche”, così frequentemente raffigurate nei bassorilievi e nell’arte vascolare greca e italica.

Numerose rappresentazioni vascolari greche dal tema dionisiaco riportano immagini di viti e di grappoli di uva pendenti. In alcuni casi la forma dei grappoli si avvicina maggiormente a quella di una fungo piuttosto che a quella di un grappolo d’uva.

E’ stato ipotizzato che, da un certo periodo in poi della cultura greca – e cioè dal momento in cui l’enteogeno primordiale di Dioniso diventa oggetto di tabù religioso e si nasconde sotto a uno strato di simbolismo esoterico – potrebbe essersi verificata una fusione di due simboli, il grappolo d’uva e il fungo, entrambi probabili attributi di Dioniso, e che i seguaci del dio (diversi dei quali erano iniziati ai Misteri Dionisiaci) avrebbero volutamente nascosto la loro conoscenza più intima, quella fungina, dietro a schemi interpretativi già a quei tempi largamente e abitualmente riconosciuti, producendo immagini a doppia lettura, l’una sacra (il fungo) e l’altra profana (il grappolo d’uva) (Samorini & Camilla, 1994).

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Bibliografia generale su Dioniso

BERTI F. & C. GASPARRI, 1989, Dionysos. Mito e Mistero, Nuova Alfa Editoriale, Bologna.

DAUMAS M., 1998, Cabiriaca, De Boccard, Paris.

EMBODEN WILLIAM, 1977, Dionysus as a Shaman and Wine as a Magical Drug, Journal of Psychedelic Drugs, vol. 9, pp. 187-192.

GRAF FRITZ, 1980, Milch, Honig und Wein. Zum Verständnis der Libation im griechischen Ritual, in: AA.VV., Perennitas. Studi in onore di Angelo Brelich, Edizioni dell’Ateneo, Roma, pp. 209-221.

HARRISON E. JANE, 1903, Mystica Vannus IacchiJournal of Hellenic Studies, vol. 23, pp. 292-324.

MASSENZIO MARCELLO, 1969, Cultura e crisi permanente: la “xenia” dionisiaca, Studi e Materiali di Storia delle Religioni, vol. 40, pp. 27-113.

MCNALLY SHEILA, 1978, The Maenad in Early Greek ArtArethusa, vol. 11, pp. 101-135.

SAMORINI GIORGIO & GILBERTO CAMILLA 1994. Rappresentazioni fungine nell’arte greca, Annali Museo Civico Rovereto vol. 10, pp. 307-326.

SAMORINI GIORGIO, 2002, Funghi allucinogeni. Studi etnomicologici, Telesterion, Dozza BO.

WOHLBERG G., 1990, Haoma-Soma in the World of Ancient Greece, Journal of Psychoactive Drugs, vol. 22, pp. 333-342.

3 Commenti

  1. Pubblicato agosto 30, 2010 alle 2:34 pm | Link Permanente

    Caro professore
    Leggendo e facendo uso della vostra bibliografia, per quanto riguarda i funghi enteogeni, mi sento obbligato di informarvi che nel mio site della google ”Stavros D. kiotsekoglou” artic. num. 7 ”Υπαίθρια ιερά της αρχαίας Θράκης” (Santuari all’αperto dell’antica Tracia), descrivo la presenza di funghi scolpiti di pietra, che indicano, che i Traci nel periodo del fero immaturo (1050-7o sec. a.C.), credono ad una divinitά fungo-dio, prima che le antropomorphe divinita dei Greci influenzerano la loro primitiva religione.
    Spero nella vostra collaborazione prof. G. Samorini, dopo che ogni cosa nuova nella storia delle religioni e difficilmente accettabile.
    Cordiali saluti
    Stavros Kiotsekoglou
    Storico-Archeologo
    Membro ΕΤΕΠ (Special Technical Laboratry Staff)
    del dipartimento di Storia-Etnologia dell’Universita
    Democritus della Tracia.
    Detagli di contato :
    Tel +302551026425.
    e-mail : skio27@otenet.gr

  2. Pubblicato settembre 1, 2010 alle 4:19 pm | Link Permanente

    La ringrazio per le informazioni sulle sue ricerche. Molto interessante l’articolo che ha citato (che è il n. 11 e non il n. 7 del suo sito). Purtroppo non comprendo il greco moderno. Per chi sia in grado di comprenderlo, l’articolo si trova qui: http://www.grinfa.gr/kiotsekoglou/downloads/iera.pdf

  3. Pubblicato maggio 2, 2011 alle 11:36 pm | Link Permanente

    Caro professore

    Stiamo organizzando dal ‘’ Ekataios, Universitá aperta,’’ nel mese di Otobre 2011 convegnio (di un giorno, domenica), con thema «funghi di pietra della Tracia». Il professore Carl Ruck ha acettato l’Invito, e sará presente con i suoi collaboratori. Ci farebbe piacere anche la vostra presenza, con thema analogo intorno ai funghi enteogeni e il loro rapporto con i misteri dei cabiri o dionisiaci. Le spese di trasporto e rimanenza di quattro giorni in hotel 5 stele ad Alessandropolis, sarrano pagate dagli organizatori del convegno.

    Aspetto la vostra risposta !
    S. Kiotsekoglou

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