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Incisioni rupestri del fiume Pegtymel, Siberia
The rock engravings of the Pegtymel river, Siberia
Nelle estreme regioni orientali della Siberia, oltre il circolo polare artico, sulle rive del fiume Pegtymel, è stata rinvenuta una ricca stazione di incisioni rupestri, opera di antiche popolazioni Chukchi della locale Età del Bronzo (cultura Ust’-Belaia), con datazione media attorno alla seconda metà del secondo millennio a.C. (Dikov, 2004:122-3). Il sito più importante è quello di Kaikuul Bluff, situato a una cinquantina di chilometri dal mare.1
Il soggetto maggiormente rappresentato nell’arte del Pegtymel è la renna, raffigurata a volte in forma realista, più frequentemente in forma schematica. Sono comuni le composizioni che vedono la renna associata a un’imbarcazione simile al kayak, in cui risiede un antropomorfo, spesso unito al quadrupede da una linea. Potrebbe trattarsi di scene di caccia fluviale alla renna. Altro tema frequente è la caccia alla balena mediante imbarcazioni più grandi dove prendono posto diversi antropomorfi. Più raramente è rappresentata la caccia all’orso.
Roccia n. 3, fiume Pegtymel, Siberia
(sx, dalla pagina web di Zini et al., 2006; dx, rilievo da Dikov, 1971: 97, fig. 14)
Un tema singolare è la raffigurazione di antropomorfi che portano sul capo un grosso fungo. Appartengono al più ampio complesso degli “uomini-fungo” dell’Asia centrale e settentrionale. Sono state contate almeno una quarantina di queste figure. Difficilmente si tratta di un vistoso copricapo poiché, come ha fatto notare Dikov (1971: 23), queste sagome “non sono quasi mai incise a contatto della testa nelle raffigurazioni umane; più spesso si trovano al di sopra di essa oppure la sostituiscono e, quindi, non rivelano alcun carattere comune a qualsiasi acconciatura o copricapo.”
Insieme di antropomorfi con funghi incisi sulle rocce del fiume Pegtymel (rielaborazione dai rilievi presenti in Dikov, 1971)
Un’altra caratteristica degli antropomorfi “fungini” del Pegtymel risiede nel fatto che nella maggioranza dei casi sono di sesso femminile, caratterizzate da un paio di trecce o, forse, da lunghi orecchini; in alcuni casi sono vestite con una pelliccia, in altri sembrerebbero senza abiti. Il genere femminile degli “uomini-fungo” del Pegtymel è la principale differenza riscontrabile con gli altri “uomini-fungo” dell’arte rupestre asiatica, che parrebbero essere di genere maschile. “Il loro livello di antropomorfizzazione è vario. Il fungo può essere disegnato al di sopra della testa o su di essa, al posto della testa nelle figure maschili e, infine, al posto dell’intera figura umana: un gambo di fungo con le braccia ed un cappello di fungo al posto della testa. A volte il fungo è disegnato doppio o anche triplo. Quasi tutte le figure sono rivolte di faccia, spesso in una posa che richiama un passo di danza.” (Dikov, 1971: 23).
Rilievo di incisioni rupestri della roccia n. 6, fiume Pegtymel (da Dikov, 1971: 115, fig. 70)
Disponiamo di testimonianze etnografiche sulla mitologia dei Ciukci proprio riguardo l’antropomorfizzazione delle amanite, come nelle rocce del fiume Pegtymel. Bogoraz, che sviluppò importanti ricerche etnografiche fra i Chukchi, riportò che:
“Le amanite appaiono in strane forme umane alla gente ebbra, in qualche modo associato al loro reale aspetto. Così, per esempio, un’amanita apparirà come un uomo con una mano e un piede; un’altra avrà un corpo priva di forma. Questi non sono spiriti, sono proprio le amanite come tali. Il numero di esse che viene visto da una persona corrisponde a quante ne ha mangiate. Se una persona ha mangiato una amanita, vedrà una sola amanita-persona, se ne ha mangiate due-tre, ne vedrà il numero corrispondente. Le amanite prendono la persona per mano e la conducono nell’altro mondo, le mostrano tutto ciò che vi si trova, fanno con lei le cose più incredibili. Le vie delle amanite sono tortuose. Esse visitano il paese dove vivono i morti.” (Bogoraz, 1904-9, 282; per brani più estesi del testo di Bogoraz che trattano dell’uso dell’agarico muscario fra i Chukchi, si veda qui).
Rilievi di incisioni rupestri, fiume Pegtymel: sx roccia n. 1 (da Dikov, 1971: 93, fig. 2); dx roccia n. 9 (da Dikov, 1971: 119, fig. 79)
Nelle scene del fiume Pegtymel si notano effettivamente funghi (amanite) antropomorfizzate, che danno la mano a delle figure umane. E’ del resto un tema comune delle popolazioni siberiane che usano l’agarico muscario la visione, sotto l’effetto del fungo, di spiriti antropomorfi che altro non sarebbero che gli spiriti dell’amanita, chiamati “manichini”. Stando al resoconto di un informatore della tribù dei Khanty, i “manichini” misurerebbero in statura la metà degli esseri umani e sarebbero quindi dei nani (Saar, 1991: 162).
Sebbene nel territorio dei Chukchi, che sta oltre il Circolo Polare Artico, l’agarico muscario cresca solo sporadicamente (si veda il recente studio di Geml et al., 2006), presso queste popolazioni la conoscenza e l’utilizzo di questo fungo inebriante è ben attestato dalla documentazione etnografica, e, come ha evidenziato Yamin-Pasternak (2007: 128), “La presenza dell’agarico muscario nell’arte rupestre situata molto lontano dall’area di presenza di questo fungo suggerisce un significato spirituale e sociale eccezionale che gli fu attribuito nel lontano passato”. I Chukchi ottenevano il fungo mediante gli scambi commerciali e lo chiamavano con il termine wapaq.
Rielaborazione grafica del rilievo delle incisioni rupestri della roccia n. 9, fiume Pegtymel (da Dikov, 1971: 118, fig. 78)
Per una bella serie di immagini del sito preistorico del fiume Pegtymel si veda qui.
Si veda anche: Gli “uomini-fungo” dell’arte rupestre asiatica
Note
1 – La scoperta iniziale fu fatta dal geologo Nikolai Samorukov nel 1965. Seguirono due missioni di ricerca da parte di un team di archeologi russi guidato da Nikolay Dikov, che portarono all’individuazione, nell’area del fiume Pegtymel nota come Kaikuul Bluff, di undici pareti rocciose con oltre un centinaio di composizioni di incisioni rupestri. I risultati di queste prime ricerche furono riportati nel testo di Dikov del 1971. Negli anni 2005-6 è stato sviluppato un progetto di ricerca italo-russo volto allo studio dell’arte rupestre del Pegtymel, guidato da Stefania Zini e Ekaterina Devlet, che ha portato all’individuazione, sempre nell’area di Kaikuul Bluff, di altre pietre e pareti istoriate (si veda qui).
BOGORAZ V.G., 1904-9, The Chukchee, Memoir of the American Museum of Natural History, New York.
DIKOV N. NIKOLAY, 1971, Naskal’nye zagadki drevney Chukotki. Petroglify Pegtymelya, Isdat. Nauka, Moskva.
DIKOV N. NIKOLAY, 1979, Origini della cultura paleoeschimese, Bollettino Camuno Studi Preistorici, vol.17, pp. 89-98.
DIKOV N. NIKOLAY, 2004, Early Cultures of Northeast Asia, U.S. Department of the Interior, National Park Service, Anchorage, Alaska [dall'edizione russa del 1979, Drevnie kul’tury Severo-Vostochnoi Azii (Aziia na styke s Amerikoi v drevnosti), Nauka, Moscow].
GEML, J. et al., 2006, Beringian Origins and Cryptic Speciation Events in the Fly Agaric (Amanita muscaria). Molecular Ecology, vol. 15, pp. 225-239.
SAAR MARET, 1991, Ethnomycological Data from Siberia and North-East Asia on the Effect of Amanita muscaria, Journal of Ethnopharmacology, vol. 31, pp. 157-173.
YAMIN-PASTERNAK SVETA, 2007, An ethnomycological approach to land use values in Chukokta, Études/Inuit/Studies, vol. 31, pp. 121-141.