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Gli “uomini-fungo” dell’arte rupestre asiatica
The “mushroom-men” of the Asiatic rock-art
Nell’arte rupestre Meso- e Nord-asiatica sono comuni delle raffigurazioni di antropomorfi caratterizzati da teste a forma di fungo, o recanti sopra la testa un vistoso oggetto a forma di fungo. Gli studiosi li hanno denominati con il termine generico di “uomini-fungo”, sebbene in alcuni casi si tratti di figure umane complete che portano sulla testa un fungo intero, con gambo e cappello, come nel caso dell’arte rupestre del fiume Pegtymel, o di figure umane che portano sulla testa il solo cappello di un fungo, a volte gigantesco, come nel caso del sito di Saimaly-Tash (si veda oltre).
“Uomini-fungo” incisi sulle rocce del sito di Ortaa-Sargol, lungo il fiume Yenisei, Russia (da Devlet, 1982: 118)
Le aree di maggior frequenza di “uomini-fungo” sono quelle di Tuva, lungo il fiume Yenisei (Russia),1 dell’Altai (Russia-Mongolia), del Kazakhstan, e della Siberia (Russia). Si riconoscono differenze stilistiche regionali, sia nella forma del fungo o del suo cappello, sia nella forma dell’antropomorfo e negli altri attributi a questo associati (Molodin & Cheremissin, 1999).
La datazione maggiormente accettata dagli studiosi per questi “uomini-fungo” li vede appartenere all’Età del Bronzo centro- e nord-asiatica, cioè dalla seconda metà sino alla fine del secondo millennio a.C. Ma la tradizione di scolpire “uomini-fungo” perdurò fin verso la fine dell’Età del Ferro, cioè agli inizi del primo millennio a.C. (Jacobson, 1997: 57, nota 24).
Nella maggior parte dei casi il corpo degli “uomini-fungo” appaiono visti frontalmente o a tre quarti, in una tipica posizione con le gambe inflesse, come se stessero danzando o salterellando, e questa postura è stata denominata “schema iconografico centro-asiatico” (Kubarev, 1987, rip. in Devlet, 2001a: 32).
In numerosi casi gli “uomini-fungo” sono dotati di una protuberanza fuoriuscente dalla zona della cinta del loro corpo, terminante con una forma rotondeggiante. Questo oggetto è stato interpretato da alcuni studiosi come una coda intesa come attributo zoomorfizzante da ascrivere a motivazioni di natura mitologica non meglio specificate.2 Altri studiosi vi hanno visto una mazza da guerra, reale o rituale (molti “uomini-fungo” tengono in mano un arco o una lancia), o un tamburo sciamanico, ma la differente riproduzione grafica di questi oggetti accertata per altre incisioni rupestri escluderebbe tale interpretazione (si veda la discussione in Devlet, 2001a: 34).
In maniera maggiormente convincente v’è chi ha interpretato questa protuberanza come una borsa di cuoio o di vescica d’animale, un oggetto ampiamente utilizzato dalle tribù nomadi asiatiche come contenitori di liquidi; ma potrebbe più specificatamente trattarsi di una “borsa della medicina”, tenuta alla cinta dagli sciamani e contenente sostanze inebrianti, usate per il “viaggio” nell’altro mondo. E l’inebriante per eccellenza dell’Asia settentrionale è il mukhomor, l’agarico muscario, che sarebbe proprio quel fungo che viene rappresentato negli “uomini-fungo” (Devlet, ….; Dikov, 1971). Dikov ha suggerito che questa sacca di cuoio conteneva un infuso di amanite (Dikov, 1971: 118).
Presso le culture siberiane, anche attuali, che fanno uso di Amanita muscaria, v’è una tendenza ad antropomorfizzare il fungo simbolicamente e artisticamente. Gli stessi effetti inebrianti del fungo parrebbero produrre visioni dei “manichini”, gli “spiriti della amanite”, dall’aspetto fortemente antropomorfizzato (Saar, 1991).
Devlet (2001b: 11) ha fatto notare che sulla parte superiore della testa “fungina” di uno degli “uomini-fungo” incisi nel sito di Aldy-Mozaga (Canyon Sayan, Yenisei) è rappresentata una serie di protuberanze poco profonde reminiscenti delle macchie bianche presenti sul cappello dell’agarico muscario (rimanenze del velo che originalmente ricopre l’ovulo di questo fungo).
“Uomo-fungo” inciso sulla roccia n. 111 del sito di Aldy-Mozaga, nel Canyon Sayan, lungo il fiume Yenisei, Russia (Da Dikov, 2004: 125, fig. 65/4)
Molti di questi “uomini-fungo” possiedono significative affinità stilistiche con gli “uomini-fungo” del fiume Pegtymel, tali da evidenziare, congiuntamente ad evidenze linguistiche, antiche migrazioni delle popolazioni che abitarono lungo il fiume Yenisei (in particolari gli antenati dei Ket), responsabili, almeno in parte, del popolamento della Kamchatka e della formazione dei gruppi etnici Chukchi-Kamchadal e Koriaki (Dikov, 2004: 124-6).
“Uomini-fungo” inciso sulla roccia n. 111 del sito di Aldy-Mozaga, nel Canyon Sayan, lungo il fiume Yenisei, Russia (Da Dikov, 2004: 125, fig. 65/5)
Dikov (2004: 124-127) ha sottolineato come le rappresentazioni di “uomini-fungo” o di funghi antropomorfizzati, e le associate conoscenze e utilizzi di funghi psicoattivi, siano un filo conduttore che attraversa tutta l’Asia centrale e settentrionale, e ciò sarebbe evidenza di un sostrato Paleo-Eurasiatico di migrazioni etniche e culturali; il medesimo autore, congiuntamente ad altri studiosi russi, aggiungono che in tale filo conduttore “fungino” rientrerebbero anche le immagini di “uomini-fungo” dell’Età della Pietra ritrovate nella penisola Iberica,3 così come le origini del Soma vedico e, addirittura, le conoscenze e antropomorfizzazioni di funghi psicoattivi presso le culture precolombiane del Messico e dell’America centrale.4 Ma questa generalizzazione rischia di essere una forzatura. Come recentemente riportato, si deve apporre la dovuta attenzione a non forzare le ipotesi diffusioniste inerenti le conoscenze dei vegetali psicoattivi, in quanto tali conoscenze possono essere state acquisite in diversi luoghi in maniera indipendente. In particolare, per quel che riguarda lo studio del “Complesso Psicofarmacologico Indo-Europeo”, vedere il soma vedico come l’unica fonte visionaria dominante in maniera “asettica” le culture autoctone sottomesse, rischia di essere una visione fuorviante, alla luce della storia delle fonti visionarie e delle loro migrazioni etno-geografiche (Samorini, 2011).
Nel sito di Kalbak-Tash I, nell’Altaï, sono stati contati una settantina di “uomini-fungo” (Kubarev & Jacobson, 1996). Si tratta di figure antropomorfe complete degli arti superiori e inferiori caratterizzate dalla testa a forma di cappello di fungo; in alcuni casi sono privi degli arti superiori e in tal modo il tronco del corpo parrebbe maggiormente raffigurare il gambo del fungo.
“Uomini-fungo” incisi sulle rocce del sito di Kalbak-Tash, nell'Altai russo (sx da Molodin & Cheremisin, 2007: 151, fig. 5/2; dx da Jacobson, 1997: 41, rielaborato dalla fig. 6)
Anche nell’altipiano di Ukok, adiacente all’Altai mongola, sono stati individuati uomini-fungo, con la caratteristica appendice rigonfia penzolante dalla cinta, e nell’atto di cacciare grossi bovidi, come nel caso del sito di Kara-Chad X.
Petroglifo del sito di Kara-Tchad, nell'altipiano di Ukok, Altai russo (da Molodin & Cheremisin, 2007: 149, fig. 3)
Nel sito di Saimaly-Tash sono incise figure antropomorfe caratterizzate dalla presenza di un oggetto di dimensioni enormi tenuto sopra la testa, dalla forma di un gigantesco cappello di fungo; gli studiosi hanno denominato questi antropomorfi con il curioso termine di “sotto la volta celeste”, probabilmente per via di una prima interpretazione del grande oggetto sovrastante la testa come, appunto, una volta celeste.
Antropomorfi del sito di incisioni rupestri di Saimaly-Tash (altopiano di Ukok, nell'Altai russo), caratterizzati da vistosi copricapi, originalmente interpretati come “volta celeste”, ma oggi riconosciuti come simboli fungini (da Molodin & Cheremissin, 1999: 150, fig. 4/1-3)
Dikov (1979: 91) ha riferito di ulteriori motivi fungini nell’arte rupestre paleolitica scoperta sulle rive del lago Ushokovo, situato all’interno della penisola della Kamciatka. In questo caso i motivi fungini sono raffigurati all’interno di capanne, la cui inusuale forma ricorda anch’essa un fungo in prospettiva. Le incisioni rupestri del lago Ushokovo sono più antiche di quelle del fiume Pegtymel e potrebbero essere opera di popolazioni paleolitiche che, attraverso migrazioni posteriori, portarono la conoscenza e l’utilizzo dell’agarico muscario nelle ancor più fredde regioni settentrionali.
Rappresentazioni di uomini “con la testa a forma di fungo” sono diffuse anche presso le antiche culture sahariane e precolombiane.
Si veda anche: Le incisioni rupestri del fiume Pegtymel, Siberia
Note
1 – “Uomini-fungo” dell’Età del Bronzo sono stati ritrovati in diversi siti archeologici distribuiti lungo il fiume Yenisei, in particolare quelli del Canyon Sayan, Regione di Tuva, fra cui i siti di Aldy-Mozaga, Mozaga-Komuzhak, Ortaa-Sargol e lungo il fiume Chinge, tributario dello Yenisei (Devlet, 2001a,b).
2 – Si veda ad esempio Samashev, 1992: 154-5, il quale considera gli “uomini-fungo” come raffigurazioni di mimi, riazhenie.
3 – C. Schuster, 1970, in Dikov, 2004: 126.
4 – Principalmente A.A. Formozov e Nikolay Dikov, in Dikov, 2004: 126-7.
DEVLET MARIANNA ARTASHIROVNA, 1976, Petroglify Ulug-Khema, Nauka, Moscow.
DEVLET MARIANNA ARTASHIROVNA, 1982, Petroglify Verchniego Yenisieia, Akademya Nauk SSSR, Moskva, n. 2, pp. 111-120.
DEVLET MARIANNA ARTASHIROVNA, 2001a, Petroglyphs on the Bottom of the Sayan Sea (Mount Aldy-Mozaga). I Part, Anthropology & Archaeology of Eurasia, vol. 40(1), pp. 8-96.
DEVLET MARIANNA ARTASHIROVNA, 2001b, Petroglyphs on the Bottom of the Sayan Sea (Mount Aldy-Mozaga). II Part, Anthropology & Archaeology of Eurasia, vol. 40(2), pp. 7-94.
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DIKOV N. NIKOLAY, 2004, Early Cultures of Northeast Asia, U.S. Department of the Interior, National Park Service, Anchorage, Alaska [dall'edizione russa del 1979, Drevnie kul’tury Severo-Vostochnoi Azii (Aziia na styke s Amerikoi v drevnosti), Nauka, Moscow].
JACOBSON ESHTER, 1997, The “bird-woman”, the “birthing woman” and the “woman of the animals”: a consideration of the female image in petroglyphs of Ancient Central Asia, Arts Asiatiques, vol. 52, pp. 37-59.
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MOLODIN I. VYACHESLAV & DIMITRI V. CHEREMISIN, 1999, Pétroglyphes de l’âge du bronze du plateau d’Ukok. A propos des répresentations de personnages avec coiffure fongiforme, Arts Asiatiques, vol. 54, pp. 148-152.
MOLODIN I. VYACHESLAV & DIMITRI V. CHEREMISIN, 2007, Petroglyphs of the Ukok Plateau, Archaeology, Ethnology & Antrhopology of Eurasia, vol. 4 (32), pp. 91-101.
SAAR MARET, 1991, Ethnomycological Data from Siberia and North-East Asia on the Effect of Amanita muscaria, Journal of Ethnopharmacology, vol. 31, pp. 157-173.
SAMASHEV Z.S., 1992, Naskal’nye izobrazheniia Verkhnego Priittysh’ia, Alma-Ata.
SAMORINI GIORGIO, 2011, Mushroom effigies in world archaeology: from rock art to mushroom-stones, International Scientific Conference on “The Stone Mushrooms of Thrace”, University of Alexandroupolis (Greece), 28-30 October 2011, in pubblicazione.