Le mummie del Tarim e l’efedra (Cina)

The Tarim mummies and the ephedra (China)

Diverse specie del genere Ephedra (famiglia delle Ephedraceae) sono caratterizzate da potenti proprietà stimolanti, dovute alla presenza di alcaloidi del gruppo dell’efedrina, simili all’amfetamina. Ephedra sinica Stapf (ma-huang), originaria della Cina è la specie più nota.

Specie di Ephedra (deserto di Atacama, Cile)

Specie di Ephedra (deserto di Atacama, Cile)

Da oltre un secolo, gli archeologi che scavano le inumazioni dell’area del bacino di Tarim, nella regione dello Sinkiang, nella Cina occidentale, incontrano resti di rametti di efedra disposti sopra alle tombe, o cuciti fra i tessuti che avvolgono il cadavere. Le più note di queste inumazioni sono le “mummie di Ürümchi”, per via del loro buon stato di conservazione e della ricchezza e peculiarità dei tessuti di lana che le ricoprono. I principali siti scavati sono quelli delle località di Hami, Loulan, Ürümchi e Cherchen. Le inumazioni più antiche, della regione di Loulan (sito di Qäwrighul), datano attorno al 2000 a.C.

La buona conservazione delle mummie è dovuta all’alto grado di secchezza dell’ambiente, e le mummie più antiche non hanno subito alcun tipo di trattamento specifico di mummificazione. Il corpo di quelle più recenti, del I millennio a.C., è stato trattato con una verniciatura di una qualche sostanza atta a facilitarne la mummificazione.

Testa di una mummia femminile da Cherchen. La pelle veniva dipinta prima dell'inumazione (da Barber, 1999, tav. IIIa)

Testa di una mummia femminile da Cherchen. La pelle veniva dipinta prima dell’inumazione (da Barber, 1999, tav. IIIa)

Una parte delle mummie di Tarim è risultata appartenere al gruppo fisico caucasoide; un dato antropo-fisico che conferma l’origine europea di quest’antica popolazione dell’Asia centrale (Mair, 1996). Un’ulteriore conferma è di tipo linguistico, essendo stati ritrovati nella medesima area documenti scritti del I millennio d.C. in un idioma ora estinto, il Tocario, che è risultato essere relazionato con le lingue indo-europee dell’Europa continentale. Anche la tipologia dei tessuti incontrati fra il corredo funebre delle mummie di Tarim riporta a una tecnica manifatturiera occidentale. Si tratta quindi di un’antica ondata umana e culturale dall’occidente, precedente le più frequenti ondate dirette nella direzione opposta nel contesto euroasiatico. Questi migranti occidentali si inoltrarono così profondamente nel cuore dell’Asia sino a raggiungere le oasi del Tarim, in una data valutata attorno al 2000 a.C. (Barber, 1999).

Diverse tombe del bacino del Tarim vennero circondate da una fitta palizzata di pali di legno conficcati verticalmente nel terreno, con il probabile scopo di proteggerle dalle iene e da altri animali selvatici. Oggigiorno, in conseguenza dell’elevazione del livello della superficie del terreno, in diversi casi si intravedono nel terreno solamente le punte superiori della palizzata.

Vista del "Cimitero 5" (da Bergman, 1939, tav. IIIa)

Vista del “Cimitero 5” (da Bergman, 1939, tav. IIIa)

Stein, nel corso dei suoi scavi nella regione di Loulan, ritrovò invariabilmente in tutte le sepolture dei rametti di efedra. Ad esempio, nella tomba L.S. 6 ritrovò “Mazzo contenente rametti di Ephedra, avvolto in tessuto di lana spesso color bruno-scuro e legato strettamente intorno con paglia intrecciata e corda di pelo di capra; anche legato nuovamente con corda di pelo di capra resistente.” (Stein, 1928, vol. II, p. 471). Nel sito denominato da Stein Mesa L.F. (regione di Loulan), furono ritrovate le inumazioni di due uomini collocati in una bara costituita da due mezzi tronchi d’albero inclinati e chiusi da un’asse ai lati, raccoglienti la spoglia; questa era avvolta da una grande stoffa di lana. Mediante cucitura, da un bordo di questa stoffa era stata ricavata una tasca contenente rametti di efedra.

In una mummia di una donna anziana della Tomba 36, un sito vicino a Loulan studiato da Bergman, rametti di efedra erano stati legati in tre piccoli fasci ricavati dal bordo del suo mantello.

Nel sito denominato Cimitero 5, l’intero corpo mummificato di una donna alta 170 cm (sepoltura 5.A) era ricoperto con spighe di grano e rametti di efedra. Nella sepoltura 5.D del medesimo cimitero, accompagnavano la mummia numerosi mazzi di efedra. Due di questi, della lunghezza di circa 15 cm, erano legati strettamente con filo di lana gialla e quindi legati insieme. Il mazzetto più grosso era legato anche con filo di lana rosso e bruno-scuro.

Due mazzi di efedra legati con filo di lana, ritrovati nell'inumazione 5D del “Cimitero 5” della regione di Loulan (Tarim, Sinkiang, Cina) (da Bergman, 1939, Tav. 11.6)

Due mazzi di efedra legati con filo di lana, ritrovati nell’inumazione 5D del “Cimitero 5” della regione di Loulan (Tarim, Sinkiang, Cina) (da Bergman, 1939, Tav. 11.6)

Nella sepoltura 5.F, un angolo del mantello che ricopriva il cadavere era stato cucito per formare tre piccole borse, due delle quali contenevano rametti d’efedra, mentre la terza conteneva chicchi di grano. Accanto alla mummia v’era una piccola cesta votiva che conteneva originariamente una specie di polenta di miglio. Nell’inumazione 5.A, la quantità di efedra era notevole e sembrerebbe che il ventre del corpo ne fosse stato riempito. Nella sua mano destra era stato collocato un rametto di tamarisco; dietro la schiena, all’interno del mantello, erano disposte quattro frecce lunghe circa 70 cm, legate insieme e portanti ciascuna due ciuffi di piume, ma prive di punta. All’altezza della gola erano presenti pezzi di orecchie di vitello. Un reperto separato, sempre di Cimitero 5, è costituito da un mazzo di rametti di efedra legato insieme ad erba e piume mediante un paio di fili grossi, uno rosso e l’altro bruno scuro (Bergman, 1939, pp. 70-3; 87, 99; 1935).

Mummia della tomba 5A. Sopra al corpo erano disposti rametti di efedra. Probabilmente anche l'addome era stato riempito di efedra (da Bergman, 1939, tav. VIc)

Mummia della tomba 5A. Sopra al corpo erano disposti rametti di efedra. Probabilmente anche l’addome era stato riempito di efedra (da Bergman, 1939, tav. VIc)

Rametti di efedra sono stati incontrati in quasi tutte le inumazioni del sito di Qäwrighul (Loulan) che, come detto, rappresentano le inumazioni più antiche delle mummie del Tarim, raggiungendo il 2000 a.C. (Barber, 1999, p. 159).

Appare abbastanza certo che l’efedra non svolgesse funzioni di preservazione del corpo in via di mummificazione, bensì il suo valore funebre rientrerebbe nella categoria degli oggetti necessari al morto per raggiungere l’aldilà, oppure per la sua residenza nell’aldilà, affinché possa avere con se gli strumenti percettivi usati durante la sua vita in questo mondo. Stein (1930-32) associò la presenza di efedra nelle mummie del Tarim con il culto dell’Haoma, e giunse di conseguenza a identificare le bevanda dell’immortalità haoma e soma con l’efedra. Barber (1999, pp. 161 e 165) si domanda perché venisse usata l’efedra e non un allucinogeno, dato che quest’ultimo ricoprirebbe meglio il ruolo di viatico per l’aldilà, e risponde con la considerazione che l’efedra un tempo svolgeva le funzioni visionarie di un allucinogeno.

Mummia della tomba 36 avvolta da un tessuto. All'altezza dell'addome vi erano ricucite tre tasche rotondeggianti, di cui due erano riempite di efedra (da Bergman, 1939, fig. 32, p. 136)

Mummia della tomba 36 avvolta da un tessuto. All’altezza dell’addome vi erano ricucite tre tasche rotondeggianti, di cui due erano riempite di efedra (da Bergman, 1939, fig. 32, p. 136)

Bergman (1939, p. 87) fa notare alcuni parallelismi etnografici interessanti. I Parsi della regione di Bombay, in India, usano attualmente una specie d’efedra come loro haoma, nota bevanda dell’immortalità iraniana. In Tibet l’efedra rientra fra i tipi di combustibile utilizzato per cremare i defunti, con il probabile scopo di attutire con il suo aroma l’acre odore della fumo della pira. Ma l’efedra viene usata anche nella produzione dei bacchetti d’incenso, e rientra nella preparazione degli incensi poveri o sostitutivi. I rametti di efedra potrebbero essere stati i precursori dei bacchetti d’incenso impiegati originalmente nei riti funebri.

Purtroppo, nessuno degli archeologi che hanno scavato le mummie del Tarim ha specificato a quale specie di Ephedra appartengono i rametti ritrovati nelle inumazioni. Stein (1928, vol. 1, p. xxi) riporta solamente che il materiale vegetale fu analizzato da A.B. Rendle, botanico del British Museum, il quale affermò: “I campioni (sono tutti della medesima specie) sono indubbiamente frammenti di rametti di Ephedra, un cespuglio a lenta crescita con rami snelli e verdi privi di foglie, ad eccezione di una guaina membranosa ai nodi. E’ abbondante nelle regioni più secche dell’Himalaya e del Tibet e in generale nell’Asia centrale e occidentale”. Tuttavia, la probabilità che si tratti di una specie “efedrinica” (cioè contenente efedrina e quindi psicoattiva), è elevata. Le specie efedriniche di Ephedra sono alcune decine e, oltre ad essere psicoattive, sono dotate di proprietà medicinali (Rätsch, 1998, pp. 231-4).

E’ il caso di osservare che la botanica Alison Bailey Kennedy non sembra essersi trovata in accordo con l’identificazione dei reperti vegetali delle mummie del Tarim come una specie di Ephedra e, stando a una sua comunicazione personale con Flattery & Schwartz (1989, p. 73, nota 6), nel 1984 analizzò dei campioni degli scavi di Stein ritrovati in alcune tombe vicino a Turfan e conservati presso i Kew Gardens, identificandoli come una specie di Equisetum. Non sembra tuttavia che la Kennedy abbia pubblicato uno scritto specifico a proposito della sua identificazione, come si proponeva di fare, ed è il caso di notare che Flattery & Schwartz hanno riportato questa notizia in un contesto di denigrazione della tesi che vede l’haoma e il soma identificati come una specie di Ephedra, interessati com’erano a identificare l’haoma con il Peganum harmala. Personalmente non ritengo sufficiente una comunicazione a latere di una botanica in un testo di altri studiosi per sospettare un errore generale di identificazione del materiale vegetale ritrovato nelle inumazioni del Tarim, considerato anche il fatto che Stein, archeologo, non eseguì egli medesimo l’identificazione botanica, bensì fece identificare il materiale a un botanico professionista (il suddetto Rendle del British Museum), e la correttezza metodologica in questo caso prevederebbe una pubblicazione specifica per ritrattare quanto determinato da questo botanico. Inoltre, anche il gruppo  di Bergman che scavò diverse inumazioni nel Tarim individuò rametti di efedra nelle inumazioni, ed è difficile pensare a un doppio errore di identificazione.

Rametti di efedra ritrovati sulle mummie del Cimitero di Gumugou, in Cina (Da Zheng et al., 2017, fig. 5d, p. 149)

Rametti di efedra ritrovati sulle mummie del Cimitero di Gumugou, in Cina (Da Zheng et al., 2017, fig. 5d, p. 149)

E proprio una recente ricerca ha confermato definitivamente che i vegetali associati alle inumazioni del Bacino del Tarim riguardano delle Ephedra. Nel cimitero di Gumugou, situato nel deserto di Taklamakan, sempre nel Tarim, nel 1979 sono state scavate 42 tombe, la cui datazione al radiocarbonio è risultata del 1800 a.C. Le sepolture erano di due tipologie, e in tutte le 36 tombe del Tipo I sono stati ritrovati piccoli pacchetti di Ephedra collocati sulla parte destra del petto del corpo. L’analisi morfologica dei rametti, eseguita mediante microscopia SEM, ha accertato la loro appartenenza al genere Ephedra, mentre le analisi chimiche hanno evidenziato solamente tracce di efedrina, oltre alla presenza di alcuni altri composti presenti nelle efedre, quali la fenmetrazina, la benzaldeide e la tetrametil-pirazina (Xie et al., 2013). I rametti sono stati trovati in un ottimo stato di conservazione, con spessore di 2 mm e lunghezza media di 11 cm (Zhang et al., 2017).

Mummia della tomba 25 del sito di Xiaohe, Tarim. 2200-1100 a.C. (da Wieczorek & Lind, 2007, fig. 34, p. 132)

Mummia della tomba 25 del sito di Xiaohe, Tarim. 2200-1100 a.C. Sono evidenti i rami di efedra che cospargevano il cadavere (da Wieczorek & Lind, 2007, fig. 34, p. 132)

 

 

 

Si vedano anche:

 

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BARBER ELIZABETH J. WAULAND, 1999, The Mummies of Ürümchi, W.W. Norton & Co., New York.

BERGMAN FOLKE, 1935, Newly discovered graves in the Lop-nor Desert, Geografiska Annaler, vol. 17, Suppl., pp. 44-61.

BERGMAN FOLKE, 1939, Archaeological researches in Sinkiang, Bokförlags Aktiebolaget Thule, Stockholm.

FLATTERY S. DAVID & MARTIN SCHWARTZ, 1989, Haoma and Harmaline, University of California Press, Berkeley & London.

MAIR H. VICTOR, 1996, I corpi essiccati di popolazioni caucasoidi dell’Età del Bronzo e del Ferro rinvenuti nel Bacino del Tarim (Cina), in: A. Cadonna & L. Lanciotti (cur.), Cina e Iran. Da Alessandro Magno alla Dinastia Tang, Leo S. Olschki Editore, Firenze, pp. 3-28.

RÄTSCH CHRISTIAN, 1998, Enzyklopädie der psychoaktiven Pflanzen, AT Verlag, Aarau, CH.

STEIN MARC AUREL, 1928, Innermost Asia, 2 voll., Clarendon Press, Oxford.

STEIN AUREL, 1930-32, On the Ephedra, the Hūm Plant, and the Soma, Bulletin of the School of oriental and African Studies, vol. 6, pp. 501-514.

WIECZOREK ALFRIED & CHRISTOPH LIND, 2007, Ursprünge der Seidenstrasse. Sensationelle Neufunde aus Xinjiang, China, Konrad Theiss Verlag, Stuttgart.

XIE MINGSI et al., 2013, Interdisciplinary investigation on ancient Ephedra twigs from Gumugou Cemetery (3800 b.p.) in Xinjiang region, Northwest China, Microscopy Research and Technique, vol. 76, pp. 663-672.

ZHANG GUILIN et al., 2017, Ancient plant use and palaeoenvironmental analysis at the Gumugou Cemetery, Xinjiang, China: implication from disiccated plant remains, Archaeological and Anthropological Sciences, vol. 9, pp. 145-152.

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