Le pietre-fungo del Kerala (India del sud)

The mushroom-stones of Kerala (Southern India)

Nell’India del sud si trovano reperti archeologici di una cultura megalitica dalle origini enigmatiche; sono distribuiti principalmente nei territori del Karnataka, del Kerala e del Tamil Nadu. Un monumento di pietra laterite caratteristico di questa cultura è il kuda-kallu (“pietra-ombrello”), che assomiglia a un grosso fungo.

Aryannoor kuda-kallu

Kuda-kallu (pietra fungo) del sito archeologico di Aryannoor (Trichur, Kerala)

Questi monumenti megalitici appartengono all’Età del Ferro della penisola indiana. Nel Kerala, l’inizio di questo periodo è stato datato con determinazioni al C-14 agli inizi del primo millennio a.C. (Satyamurthy, 1992). I monumenti in pietra sarebbero stati eretti nella fase tarda della cultura megalitica, più precisamente nei periodi III e IV, con datazione dal 550 a.C. al 100 a.C., e i manufatti ritrovati in associazione con queste vestigia appartengono alla cultura nota come «Black and Red Ware” (McIntosh, 1985).

Gli autori parrebbero essere concordi riguardo l’ipotesi che i costruttori delle opere megalitiche sudindiane appartessero a popolazioni parlanti lingue dravidiche. Ancora oggi gli stati del Kerala e del Tamil Nadu sono abitati da tribù d’origine dravidica, conservanti, in un raro caso di continuità storica, tradizioni e costumi megalitici, con l’usanza, ad esempio, di erigere dolmen in onore di coloro che sono morti in modo non naturale, come è il caso dei Malarayaran del Kerala (Chinnian, 1983). Tuttavia, sebbene i reperti associati alle strutture megalitiche siano indicativi di una forte continuità con le precedenti culture neolitiche, l’architettura megalitica evidenza influenze asiatiche e occidentali; influenze per le quali non è da escludere il ruolo delle popolazioni Indo-Ariane, la cui invasione dei territori dell’India settentrionale avrebbe indotto un’influenza culturale e la migrazione verso sud delle popolazioni dravidiche (McIntosh, 1979).

Nel Kerala, le più importanti concentrazioni di kuda-kallu sono localizzate nella regione di Trichur e di Palghat, a Nord di Cochin, all’interno della regione litorale. Un’altra importante concentrazione si ritrova nel sito di Porkulan.

Un disegno del 1823 dei "kodey kull" del Malabar (Babington, 1823, tav. I)

Un disegno del 1823 dei “kodey kull” del Malabar (Babington, 1823, tav. I)

Altre strutture megalitiche presenti nei medesimi siti archeologici sono: dolmen, menhir, topikal (“pietra-cappello”), circoli di pietre, cave intagliate nella roccia, hood- stones (“pietre-cappuccio”). I topikal (o topikallu) sono costituiti da una pietra a forma di cupola sovrastante quattro pietre riunite alla base in un quadrato: il tutto assume l’aspetto di un paraboloide troncato. Per diversi autori, visti nel loro insieme i kuda-kallu appaiono come un ciuffo di funghi giganti (Babington, 1823, p. 324; Menon, 1991, p. 40; Longhurst, 1979, p. 11; Subramanian, 1995, p. 679; Sudyka, 2010, p. 380), ma a nessuno è venuta in mente l’idea che potessero realmente rappresentare dei funghi.

I kuda-kallu misurano mediamente 1.5-2 m in altezza e 1.5-2 m in larghezza. Sono costituiti da quattro pietre tagliate a mo’ di mezzo spicchio e riunite come base, sostenenti una quinta pietra, piatta dalla parte poggiante e di forma convessa-uniforme dall’altra. Il tutto può rassomigliare a un ombrello, ma ancor meglio a un grosso fungo (Krishna 1967).

I kuda-kallu non sono inumazioni, e non vi è mai stato trovato alcun suppellettile (Anujan Achachan, 1952-53; John, 1982; Narasimhaiah, 1995). Secondo A.H. Longhurst (1979), la loro funzione era quella di “memoriale” al morto, probabilmente eretti per segnare il luogo dove veniva cremato il corpo. Lo stesso autore li associa al più tardo stupa, monumento di forma emisferica racchiudenti le reliquie del Buddha o di santi buddisti, o anche solo commemorativi di eventi importanti nella vita del Buddha.

Ma l’associazione più forte è con l’ombrello, noto e arcaico simbolo di potere e di autorità, oltre che di sacralità, diffuso nell’antico Egitto così come fra gli Assiri e presso altre civiltà orientali di epoca posteriore. In alcuni paesi buddisti l’ombrello è oggetto di venerazione. In India esso acquistò soprattutto un significato religioso: nella prima arte buddista non appaiono mai immagini del Buddha; egli è rappresentato da simboli quali una ruota, un trono, un paio di impronte di piedi, e questi sono posti sotto a uno o più ombrelli “onorifici”. Anche sulla sommità degli stupa vengono eretti ombrelli di legno e di stoffa.

Aryannoor kuda-kallu 2

Kuda-kallu del sito archeologico di Aryannoor (Trichur, Kerala)

Il termine kuda-kallu, che significa letteralmente “ombrello-pietra”, è di lingua malayalam, l’idioma più diffuso attualmente nel Kerala, che si differenziò dalla lingua tamil solamente nel IX secolo d.C. E’ un appellativo indubbiamente tardo, sicuramente posteriore ai tempi dell’ erezione dei monumenti, e non vi sono prove attendibili del fatto che possedesse lo stesso significato del nome designatogli dalle popolazioni che li eressero. Inoltre, come afferma Longhurst, con tutta probabilità fu solo durante il periodo degli Asoka, diversi secoli dopo l’erezione dei kuda-kallu, che l’ombrello regio fu associato con lo stupa, del quale i kuda-kallu sono visti come i precursori, sia dal punto di vista architettonico sia da quello simbolico. Forse, l’ombrello fu associato ai kuda-kallu in seguito alla migrazione verso l’India del sud di Jainisti e di Brahamini, iniziata durante il medesimo periodo degli Asoka. Ancora, si presenta una sostanziale differenza di forma fra quella del kuda-kallu e quella dei classici ombrelli onorifici rappresentati nei bassorilievi egiziani, assiri e indiani: questi ultimi sono caratterizzati da un’asta portante, sottile e uguale in tutta la sua lunghezza, da un ombrello generalmente piatto su ambo i lati (il cosiddetto ombrello «a ruota»), spesso frangiato al bordo, da un corto perno centrale e uscente dalla parte superiore. Il kuda-kallu possiede un aspetto molto più robusto e compatto, è privo di pennacchi o di altre vistose decorazioni (a meno che non fossero state costruite in legno) e ricorda morfologicamente alcuni grossi funghi del genere Amanita o Boletus.

Pur considerando plausibile l’associazione dei kuda-kallu con il simbolo sacrale e di sovranità dell’ombrello, in seguito a mie missioni in loco e a studi specifici ho suggerito l’ipotesi che simili costruzioni intendessero rappresentare dei funghi, alla cui forma si avvicinano notevolmente (Samorini 1995). E se i kuda-kallu intendevano rappresentare dei funghi, molto probabilmente rappresentavano funghi psicoattivi, dalle proprietà visionarie, che consentivano le visioni dell’aldilà, dell’oltretomba, funghi più adatti di qualunque altro – ad esempio di quelli eduli – ad essere associati con il culto dei morti.

Sebbene non dobbiamo vedere forzatamente nei kuda-kallu l’immagine dell’Amanita muscaria o dell’A. pantherina (entrambe le specie sono diffuse nell’India del sud) e i possibili funghi psicoattivi della regione siano numerosi, durante una più rigorosa osservazione del sito archeologico di Cheramangad ho potuto notare un particolare importante per la determinazione della specie di fungo che i kuda-kallu intendevano rappresentare.

Un’altra curiosa struttura presente nei medesimi siti archeologici è l’hood-stone (pietra-cappuccio), costituito da un’unica grossa pietra a forma di cupola, con la parte piatta appoggiata sul terreno, collocata a chiusura di una sepoltura. L’hood-stone potrebbe essere visto come un kuda-kallu privo di piedistallo (“gambo”), nel quale la pietra che costituisce il “cappello” poggia direttamente sul terreno, dove funge da copertura a una fossa di forma cilindrica, in cui è depositata un’urna funeraria. Con un piccolo sforzo dell’immaginazione si potrebbe intravedere il piede mancante dell’hood-stone nella forma della fossa cilindrica posta sotto il livello del suolo, e in tal modo la similitudine nella forma delle due strutture apparirebbe evidente.

Nell’hood-stone, la fossa intagliata nella laterite è grande a sufficienza per contenere un’urna di terracotta rossa dalla base piriforme, combaciante con il fondo della fossa. Questo tipo di fondo piriforme ricorda la parte terminale del gambo di numerosi funghi di grossa taglia, in particolare quelli che nascono da un ovulo, come, appunto, le specie di Amanita. Anche l’aspetto di diverse pietre che costituiscono gli hood-stones è simile a quello delle pietre superiori dei kuda- kallu (i «cappelli»), sebbene generalmente di dimensioni più piccole. Non è un caso che gli archeologi considerino i kuda-kallu, i topikal e gli hood-stones appartenenti tutti al tipo di monumenti megalitici «della serie dell’ombrello».

Su una buona parte degli hood-stones che ho potuto osservare nel sito di Cheramangad, sono presenti dei fori profondi, che tuttavia non raggiungono l’estremità opposta della pietra (quella a contatto con il suolo): uno o due fori che avevano presumibilmente lo scopo di facilitare la rimozione della pietra mediante l’inserimento di pali di legno sui quali poter far leva. Ma su alcuni  hood-stones sono presenti numerosi incavi scavati su tutta la superficie aerea della pietra. Sebbene la superficie sia piuttosto grossolana (a causa del tipo di roccia lateritica), appare indubbia l’intenzionalità della loro presenza. Profondi 4-5cm e larghi 4-10 cm, questi incavi avevano un’evidente funzione decorativa o di evidenziare una caratteristica distintiva dell’oggetto che i kuda-kallu intendevano rappresentare.

Esistono due funghi caratterizzati dalla presenza sulla superficie del cappello di macchie puntiformi di color biancastro (su sfondo rosso o brunastro), entrambe dotate di proprietà psicoattive: Amanita muscaria e A. pantherina. E’ una caratteristica distintiva di queste due specie e il modo più pratico per rappresentarla sulla pietra è proprio quello di incidere degli incavi sulla sua superficie. A questo punto, l’ipotesi che gli hood-stone e i kuda-kallu intendessero rappresentare proprio uno o entrambi questi funghi si fa più consistente.

(a sinistra) Hood-stone del sito di Cheramangad (a destra) Disegno di kuda-kallu e hood-stone (quest'ultimo con la olla sepolcrale)

(a sinistra) Hood-stone del sito di Cheramangad (a destra) Disegno di kuda-kallu e hood-stone (quest’ultimo con la olla sepolcrale)

 

Si vedano anche:

 

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ANUJAN ACHCHAN, P., 1952-53, The Excavation of an umbrella stone Monument, Ad. Report of Department of Archaeology, Travancore-Cochin.

BABINGTON J., 1823, Description of the Pandoo Coolies in Malabar, with four drawings, Transactions of the Literary Society of Bombay, vol. 3, pp. 324-330.

CHINNIAN P., 1983, Megalithic monuments and megalithic culture in Tamil Nadu, in: S.V. Subramanian & K.D. Thirunavukkarasu (Eds.), Historical Heritage of the Tamils, International Institute of Tamil Studies, Madras, pp. 25-62.

JOHN K.J. PERAMBRA, 1982, New light on the Kodakkal of Malabar, in: R.K. Sharma (Ed.), Indian Archaeology. New perspectives, Agam Kala, New Delhi, pp. 148-154.

KRISHNA I.L.A., 1967, Kerala Megaliths and their Builders, University of Madras, Madras.

LONGHURST A.H., 1979, The story of the stupa, Asian Educational Services, New Delhi.

MCINTOSH R. JANE, 1979, The megalith builders of South India. A historical survey, in: H. Härtel (Ed.), South Asian archaeology 1979, Dietrich Reimer Verlag, berlin, pp. 459-468.

MCINTOSH R. JANE, 1985, Dating the South Indian megaliths, in: J. Schotsmans & M. Taddei (Eds.), South Asian Archaeology 1983, Istituto Universitario Orientale, Napoli, pp. 467-493.

MENON A.S., 1990, Kerala history and its makers, Viswanathan, Madras.

NARASIMHAIAH B., 1995, Excavation at Cheramangad, district Trichur, Indian Archaeology 1990–1991, pp. 33–34.

SAMORINI GIORGIO, 1995, Kuda-kallu. Umbrella-stones or mushroom-stones? (Kerala, Southern India), Integration, vol. 6, pp. 33-40.

SAMORINI GIORGIO, 1998, Kuda-Kallu: Parasols of Paddestoelen?, Bres (Amsterdam), n. 190, pp. 55-66.

SAMORINI GIORGIO, 2002, Funghi allucinogeni. Studi etnomicologici, Telesterion, Dozza BO.

SATYAMURTHY T., 1992, The Iron Age in Kerala. A Report on Mangadu Excavation, Thiruvananthapuram, Department of Archaeology.

SUBRAMANIAN K.S., 1995, “Koda Kallu”, megalithic monument in laterite, Kerala, Journal og Geological Society of India, vol. 46, pp. 679-680.

SUDYKA JOANNA, 2010, The “Megalithic” Iron Age culture in South India. Some general Remarks, Analecta Archaeologica Ressoviensia, vol. 5, pp. 359-401.

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