Il problema dell’efedra fra i Neanderthaliani di Shanidar (Iraq)

The problem of the Ephedra among the Neanderthalians of Shanidar (Iraq)

La grotta di Shanidar si trova nell’Iraq settentrionale, a circa 400 km a nord di Baghdad, nelle vicinanze del fiume Grande Zab, uno dei principali tributari del fiume Tigri. La grotta è localizzata fra le pieghe esterne dei monti Zagro, a un’altitudine di 765 metri sopra il livello del mare. La peculiarità di questa grotta, costituita da un ampio salone largo fra i 40 e i 50 metri, consiste nell’essere stata abitata in maniera pressoché continuativa a partire dal periodo Musteriano (Paleolitico Medio). Gli scavi archeologici hanno evidenziato un deposito antropico che si sviluppa per 14 metri in profondità, di cui lo strato più spesso e il più antico, di 8,5 metri, è associato all’uomo di Neanderthal e all’epoca musteriana. In questo strato sono stati ritrovati diversi scheletri neanderthaliani, fra cui un bimbo. Gli scheletri II, IV e VI sono datati a circa 60000 anni fa, e a una prima osservazione parevano evidenziare una morte violenta, con le teste schiacciate da delle pietre, causata forse dai frequenti smottamenti delle rocce (Solecki, 1963). Ma a un’osservazione più attenta è stato osservato che si tratta di vere e proprie inumazioni, collocate internamente a un cerchio di pietre. Inoltre, lo scheletro VI è risultato essere un insieme di ossa appartenenti a due adulti femmine e a un bambino, denominati quindi scheletri VI, VII e VIII (Solecki, 1975).

L’analisi polinimetrica di campioni di terreno prelevati attorno allo scheletro IV – denominato Shanidar IV –, ha evidenziato un insolito e non fortuito assembramento di piante dei generi Achillea, Senecio, Centaurea, Muscari e Althea, tutte dotate di fiori di un color vivo, sebbene di piccola taglia. Un’altra pianta presente attorno allo scheletro al momento dell’inumazione è risultata essere la Ephedra altissima, insignificante dal punto di vista floristico, ma dotata di potenti proprietà psicoattive, di tipo stimolante. Inizialmente fu proposta l’ipotesi che i rami di efedra fossero stati collocati come base, a mo’ di lettiera, su cui depositare il cadavere. La presenza dei pollini di queste piante, che fioriscono e fiorivano in quella regione fra maggio e luglio, ha indotto a ritenere che l’inumazione fosse stata eseguita durante quel periodo dell’anno (Leroi-Gourhan, 1968, p. 81).

L'entrata della grotta di Shanidar, Iraq (da Solecki, 1963, fig. 3, p. 183)

L’entrata della grotta di Shanidar, Iraq (da Solecki, 1963, fig. 3, p. 183)

La distribuzione dei pollini nei diversi campioni di terreno analizzati e prelevati attorno all’inumazione IV, ha fatto ritenere che i fiori fossero stati collocati attorno al cadavere in forma di mazzi. A differenza dei pollini presenti nel resto della grotta e nel medesimo orizzonte stratigrafico, quelli attorno alla sepoltura IV erano incollati in ammassi, di cui alcuni avevano ancora conservata la forma dello stame fiorale (Leroi-Ghouram, 1975, 1998). La notizia, quindi, che l’uomo di Neanderthal poneva mazzi di fiori sulle sue tombe, destò non poche sorprese dentro e fuori del mondo accademico.

L'inumazione IV della grotta di Shanidar, dove era stato sepolto un uomo di Neanderthal prima dei 50000 a.C. (das Leroi-Gourhan, 1975, fig. 1, p. 562)

L’inumazione IV della grotta di Shanidar, dove era stato sepolto un uomo di Neanderthal prima dei 50000 a.C. (das Leroi-Gourhan, 1975, fig. 1, p. 562)

Solecki, l’archeologo che scavò l’inumazione Shanidar IV, osservando la lista delle otto specie di piante fiorifere risultanti dall’analisi polinimetrica, subito si accorse che si trattava di piante caratterizzate da proprietà medicinali, e che ciò poteva non essere un caso fortuito. Notando che fra tutte le inumazioni neanderthaliane ritrovate nella grotta di Shanidar, solo nella IV era presente il corredo floreale, l’archeologo giunse all’ipotesi che l’uomo relativo all’inumazione IV era forse stato “un uomo molto importante, un capo, ma anche poteva esser stato una specie di medicine-man o sciamano nel suo gruppo” (Solecki, 1975: 881). Una successiva considerazione fitofarmacologica più approfondita ha confermato il potenziale medicinale dei fiori depositati in Shanidar IV (Lietava, 1992).

Numerosi testi sulla storia delle droghe hanno interpretato la presenza di efedra in Shanidar IV come la più antica evidenza di un rapporto umano con le droghe, coinvolgente addirittura l’uomo di Neanderthal. Tale interpretazione peccava già di per se di eccesso di entusiasmo e di superficialità, poiché la relazione causale con l’efedra evidenziata in Shanidar non è in grado di dimostrare una consapevolezza e un utilizzo dell’efedra come droga psicoattiva, forse solo come pianta medicinale, seguendo un’ipotesi comunque alquanto speculativa. Ma a “guastar la festa” al funerale neanderthaliano “fiorito” ci ha pensato lo studioso Jeffrey Sommer (1999), interpretando l’accumulazione di pollini di fiori attorno all’inumazione Shanidar IV come frutto dell’attività di un piccolo roditore, il gerbil persiano (Meriones persicus Blanford). Questo piccolo mammifero è noto accumulare grandi quantità di semi e di fiori nelle sue tane. Durante gli scavi della grotta di Shanidar furono incontrate numerose tane di questo animaletto, e la loro analisi ha evidenziato rimanenze di molti dei fiori rintracciati attorno all’inumazione IV. Ecco quindi che la presenza di pollini di fiori attorno a quest’antica sepoltura può essere stata una conseguenza di tane scavate dal gerbil persiano e di fiori portati in queste tane dal roditore, e non dall’intenzionale deposizione floreale frutto di attività ritualistica umana.

Non sembra siano stati sino ad oggi presentati “ricorsi” all’ipotesi di Sommer, e in un articolo di poco posteriore al suo lavoro, Leroi-Gourhan (2000) non sembra esserne al corrente o comunque non prenderlo in considerazione, riproponendo la sua ipotesi “floreale” in maniera un po’ troppo ripetitiva e senza ulteriori innovazioni né di dati, né di idee. La sua affermazione che “è ben evidente che né qualche roditore, né le rondini che volano dentro alla grotta, avrebbero potuto trasportare dei fiori interi per depositarli nel medesimo punto”, fa sospettare che l’autrice fosse già al corrente dell’ipotesi “animalistica” di Sommier, e che tale affermazione sia stata una sua risposta indiretta, del resto neanche troppo convincente.

Il fatto che i fiori accumulati dal piccolo roditore nelle sue tane siano dotati di proprietà medicinali, farebbe tutt’al più sorgere il sospetto di un rapporto causale di tipo curativo da parte di questo animale con questi vegetali (si veda Animali che si curano).

 

Si veda anche:

Le mummie del Tarim e l’efedra (Cina)

 

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LEROI-GOURHAN ARLETTE, 1968, Le Néanderthalien IV de Shanidar, Bulletin de la Société Préhistorique Française, vol. 65(3), pp. 79-83.

LEROI-GOURHAN ARLETTE, 1975, The Flowers Found with Shanidar IV, a Neanderthal Burial in Iraq, Science, vol. 190. pp. 562-564.

LEROI-GOURHAN ARLETTE, 1998, Shanidar et ses fleurs, Paléorient, vol. 24, pp. 79-88.

LEROI-GOURHAN ARLETTE, 2000, Rites et langage à Shanidar?, Bulletin de la Société Préhistorique Française, vol. 97, pp. 291-293.

LIETAVA J., 1992, Medicinal plants in a middle paleolithic grave Shanidar IV?, Journal of Ethnopharmacology, vol. 35(2), pp. 263-266.

SOLECKI S. RALPH, 1963, Prehistory in Shanidar Valley, Northern Iraq, Science, vol. 139, pp. 179-193.

SOLECKI S. RALPH, 1975, Shanidar IV, a Neanderthal Flower Burial in Northern Iraq, Science, vol. 190, pp. 880-881.

SOMMER D. JEFFREY, 1999, The Shanidar IV ‘Flower Burial’: a Re-evaluation of Neanderthal Burial Ritual, Cambridge Archaeological Journal, vol. 9(1), pp. 127-129.

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