La canapa nell’antica Asia

Hemp in the ancient Asia

L’area d’origine della Cannabis è oggetto di annose discussioni fra gli studiosi. Si veda Archeologia della Cannabis.

I ritrovamenti asiatici più antichi parrebbero essere al momento localizzati in Giappone, presso i reperti della cultura Jomon; questa occupò tutto l’arcipelago giapponese durante il lungo periodo del 12000-500 a.C. e fu caratterizzata da un’economia di caccia e raccolta congiuntamente alla produzione sin dai suoi primordi di vasellame, ma con scarsa evidenza di attività agricole. E’ stata evidenziata una tenue presenza di piante coltivate, inclusa la canapa, nei siti di Matsugasaki e Torihama del Giappone centrale; presenza datata al 4000-3220 a.C. (Matsui & Kenehara, 2006). Una data molto più antica sarebbe stata determinata nel sito di Okinoshima, nella penisola di Boso, Giappone centrale. Questo sito era probabilmente un campo temporaneo per la pesca e sono state scavate tre unità sedimentarie. Nell’unità II erano presenti in maniera sparsa artefatti in pietra, frammenti di vasellame, palle di cenere (queste ultime risultanti probabilmente dalla bruciatura artificiale di erbe), ossa di delfini e altri reperti riconducibili a un’attività antropica. Aderenti ai frammenti di vasellame sono stati identificati in numero limitato dei macrofossili vegetali, fra cui frutti di Cannabis sativa. L’analisi al radiocarbonio di questi frutti di canapa ha rivelato la data calibrata del 8210-8130 a.C. (Kudo et al., 2009), ed è stato ipotizzato che questa pianta venisse coltivata già durante questa fase della cultura Jomon (Okazaki et al., 2011).

Tuttavia, né si può essere certi di un’attività agricola associata a questi reperti, né parrebbe chiaramente definito il livello di intenzionalità antropica della presenza di questi macrofossili di canapa, poiché, come affermato dalla medesima equipe di Okazaki (ibid., p. 91), “L’assemblaggio macrovegetale ottenuto dai frammenti di vasellame riflette l’ambiente circostante l’insediamento umano. Si ritiene che il sedimento dell’unità II sia stato trasportato dalle regioni superiori attraverso il flusso di detriti e depositato sul piano costiero”. Sempre per quanto riguarda i primi periodi della cultura giapponese di Jomon, resti di semi di canapa sono stati ritrovati nel sito di Oki-no-shima, regione di Chiba (Kobayashi et al., 2008) e in un vaso del sito di Shobuzaki Shell Midden, regione di Yamagata (Tsuhi & Minaki, 2007, rip. in Noshiro & Sasaki, 2014, p. 102). Noshiro & Sasaki (2014) ritengono che la canapa fosse stata importata dall’Asia.

Altri ritrovamenti provengono da alcune culture neolitiche della Cina centro-orientale. Nell’antico erbario Pên-ts’ao Ching, compilato durante la dinastia Han nel I o II secolo d.C., ma che riporta tradizioni molto più antiche, viene riportato che la canapa cresceva selvatica “attorno al monte T’ai, ma ora è comune ovunque” (Li, 1974a). Il monte T’ai si trova nell’attuale provincia di Shangtung, nella regione più centro-orientale della Cina, e la citazione dell’erbario potrebbe indicare il fatto che quell’area fu la zona originaria della pianta, e che da li l’uomo la diffuse “ovunque” mediante la sua coltivazione.

La cultura neolitica di Yang-shao, datata dal V al III millennio a.C., si diffuse nelle provincie centro-orientali di Honan, Shhanxi e Shanxi. In alcuni vasi di terracotta sono rimaste incise le impronte di tessuti e cordami di canapa che servirono per la loro fabbricazione. La datazione al radiocarbonio di alcuni di questi oggetti venuti alla luce nel sito di Pan-p’o (vicino a Sian, nella provincia di Shanxi) è risultata essere fra il 4115 e il 3535 ± 110 a.C. (Chang, 1969). Altre impronte di tessuti di canapa sono rimaste impresse sulla terra battuta di una tomba del sito di Huan-hsien (provincia di Shanxi) appartenente alla medesima cultura Yang-shao. Un insieme cospicuo di fusi, aghi e altri strumenti rinvenuti nei diversi siti di questa cultura, evidenziano una significativa attività tessitrice, e la fibra di canapa fu probabilmente la principale materia prima per l’elaborazione di cordami e tessuti.

Anche presso la cultura neolitica Lung-shan, successiva a quella Yang-shao e datata fra il 2300 e il 1200 a.C., è stata ritrovata documentazione dell’utilizzo come fibra della canapa. Presso le culture successive dell’Età del Bronzo e del Ferro la documentazione diventa sempre più frequente, sino a produrre un’evidenza diretta in un frammento di tessuto di canapa datato alla dinastia Chou, venuto alla luce in una sepoltura della cosiddetta cultura Chou (a Zhou) Occidentale (1046-771 a.C.) nella provincia di Shanxi (Ko, 1972).

Alla cultura Chou Orientale (770-221 a.C.) appartengono centinaia di reperti chiamati “documenti di giuramento”, che sono lastre di giada o di pietra con dipinte sopra delle iscrizioni rosse, scoperte nella provincia di Shanxi. Fra le iscrizioni appare il carattere ma, che significa “canapa”, in un contesto di accezione “negativa”, che nell’antica Cina era un seconda aggettivazione attribuibile all’effetto stupefacente della pianta (dove il concetto “negativo” non era corrispondente a quello che diamo oggigiorno noi occidentali) (T’ao & Wang, 1972). Ciò è una testimonianza della conoscenza degli effetti psicoattivi della canapa, e che questa non era quindi utilizzata solo per la sua fibra.

Un interessante ritrovamento è stato effettuato nel corso degli scavi delle tombe di Yanghai, situate in una regione desertica dello Xinjiang, nella Cina occidentale. In una di queste tombe (Stanza 90 tomba n. 1), che conteneva il corpo di un uomo di una quarantina d’anni d’età e di struttura fisica caucasoide, fra il corredo funebre sono stati ritrovati un cesto e una scodella di legno che contenevano un ammasso vegetale costituito da frutti, foglie e steli di Cannabis. L’analisi con il metodo del radiocarbonio ha fornito la data del 500 a.C. L’ambiente fortemente arido ha permesso una conservazione del materiale vegetale alquanto eccezionale, dove si sono potute osservare ancora in ottimo stato le strutture macroscopiche e microscopiche delle diverse parti della pianta di canapa. Nelle tombe di Xinjiang non sono stati ritrovati tessuti e fibre di canapa, un dato che evidenza una differente finalità della sua presenza nell’inumazione. La tipologia di offerte funerarie associate alla tomba di questo uomo ha suggerito il fatto che si trattasse di uno sciamano, e la funzione della canapa appare essere associato alle sue proprietà psicoattive (Jiang et al., 2006). Resti di canapa sono stati ritrovati anche in un’altra tomba del medesimo sito di Yanghai (Tomba 213, Gruppo n. 2), associata ai resti di un uomo caucasoide. In questo caso, la canapa era associata a resti di cappero (Capparis spinosa L.), entrambi contenuti nel medesimo vaso d’argilla. La datazione al C-14 è risultata essere del 620 a.C. circa (Jiang et al., 2007).

Cesto (sinistra) e scodella di legno (centro) contenenti resti di canapa (destra) in una tomba di Yanghai, Cina, 500 a.C. (da Jiang et al., 2006, fig. 2, p. 415)

Cesto (sinistra) e scodella di legno (centro) contenenti resti di canapa (destra) in una tomba di Yanghai, Cina, 500 a.C. (da Jiang et al., 2006, fig. 2, p. 415)

Le piante di canapa che coprivano il corpo della tomba M231 del cimitero di Jiayi, Xinjiang, Cina, 800-400 a.C. (da Jiang et al., 2016, fig. 2b, p. 215)

Le piante di canapa che coprivano il corpo della tomba M231 del cimitero di Jiayi, Xinjiang, Cina, 800-400 a.C. (da Jiang et al., 2016, fig. 2b, p. 215)

Un ulteriore ritrovamento nella medesima regione cinese dello Xinjiang riguarda il cimitero di Jiayi, localizzato nel bacino del Turpan e associato alla cultura Subeixi. Sono state scavate 240 tombe, e resti di cannabis sono stati ritrovati in quattro inumazioni. Il ritrovamento più ragguardevole riguarda la tomba M231, che conteneva le spoglie di un uomo caucasico di circa 35 anni d’età. Sopra al corpo erano state depositate 13 piante femmine di canapa, disposte diagonalmente lungo il corpo, con le radici e le parti inferiori delle piante raggruppate insieme e poste sotto il bacino. Le piante erano ramificate e avevano tutte le radici. Le infiorescenze terminali erano state tagliate via, ed erano rimaste attaccate solamente alcune foglie piccole e corte infiorescenze lungo le parti inferiori dei gambi. La datazione al C-14 è risultata dell’800-400 a.C. E’ assai probabile che queste piante di Cannabis siano state collocate nella sepoltura per le loro proprietà psicoattive, intese come viatico post-mortem (Jiang et al., 2016).

Sono state trovate stoffe di canapa in un buon stato di conservazione, che ricoprivano i corpi di due inumazioni scoperte nella provincia di Kansu e appartenenti alla tarda dinastia Han Occidentale, datata fra il 100 a.C. e il 100 d.C.

A un periodo anteriore al 104 a.C. fanno parte alcuni frammenti di carta di canapa scoperti in una tomba di un sito archeologico della provincia di Shanxi, un fatto che anticipa la data dell’invenzione della carta in Cina, solitamente attribuita a Marquis Ts’ai Lun nel 105 d.C. (Pan, 1964). Ts’ai Lun inventò una carta costituita di vecchie reti da pesca – a quei tempi fatte di canapa –, vestiti logori (anch’essi di canapa), fibre di canapa e corteccia d’albero. In realtà si trattava, non tanto dell’invenzione della carta, bensì di un perfezionamento di un’invenzione – la carta a base di canapa – vecchia oramai di due secoli (per una discussione sull’origine della carta, inclusa quella costituita di canapa, si veda Drège, 1987).

In una tomba della dinastia Han, datata al 100 a.C. e ritrovata a Changsha, nella provincia di Hunan, è stato rinvenuto il corpo di una donna e il suo corredo funebre in un eccezionale stato di conservazione, per via del particolare ambiente isolato e sigillato. Fra le offerte votive erano presenti semi di canapa accanto ad altre semenze, che venivano usate a quei tempi come fonte alimentare.

Nei secoli dopo Cristo la documentazione diretta – tessuti, carta, cordami di canapa – diventa più frequente fra i reperti archeologici in tutta la Cina (Li, 1974a). Citiamo qui il reperto riguardante il cosiddetto “uomo di Yingpan”, una mummia di un uomo scoperto in una necropoli del bacino di Tarim, a Yingpan, nella regione occidentale cinese dello Xinijiang e datata attorno al 300 d.C. Il viso dell’uomo è coperto da una maschera fatta di canapa e di gesso, mentre la tunica, riccamente addobbata, è di seta con fili d’oro. Le fattezze fisiche ed artistiche dell'”uomo di Yingpan” lo riconducono a una tipologia occidentale, caucasoide, e non cinese (cfr. Knauer, 1999).

"Uomo di Yingpan", mummia del III secolo d.C. ritrovata nel bacino di Tarim, Cina occidentale. La maschera è fatta di canapa e gesso (da Knauer, 1999, fig. 27, p. 1179)

“Uomo di Yingpan”, mummia del III secolo d.C. ritrovata nel bacino di Tarim, Cina occidentale. La maschera è fatta di canapa e gesso (da Knauer, 1999, fig. 27, p. 1179)

Sempre nello Xinjiang, fra i corredi funebri delle tombe del Cimitero di Astana, datate fra il III e il IX secolo d.C., sono state ritrovate numerose figurine di legno o d’argilla. Quelle di argilla raffigurano uomini e/o animali, fra cui cavalieri a cavallo. I cavalli sono ornati di lunghe code costituite di fibre di canapa (Chen et al., 2014).

Figura equestre dalla tomba 73TAM214, lunga 29 cm. La coda del cavallo è costituita di fibre di canapa. 665 a.C. (da Chen et al., 2014, fig. 2, p. 60)

Figura equestre dalla tomba 73TAM214, lunga 29 cm. La coda del cavallo è costituita di fibre di canapa. 665 a.C. (da Chen et al., 2014, fig. 2, p. 60)

 

Le fonti scritte

L’utilizzo in Cina della canapa come fibra, cibo, medicina e come droga psicoattiva è attestato, oltre che dai dati archeologici, dalle fonti scritte, alcune delle quali risalgono al secondo e al primo millennio a.C.

Uno dei riferimenti più antichi si ritrova nel testo Shih Ching (“Libro delle Odi”), del periodo della dinastia Chou (1046-256 a.C.), dove la canapa viene riportato come fibra e come seme alimentare. Viene descritta brevemente la sua coltivazione e la preparazione della fibra per l’impiego come fonte tessile.

Del medesimo periodo Chou sono il Li Chi (“Documenti dei Riti”) e il Chou Li (“Riti di Chou”), dove viene riportato in maniera alquanto dettagliata l’uso dei vestiti di canapa. Nel Li Chi vengono date istruzioni sull’uso di vestiti di canapa in occasione dei riti funebri, una tradizione che si è tramandata per secoli sino ai tempi moderni. Nel medesimo testo, i semi di canapa sono indicati come un importante alimento usato dai re durante certi periodi dell’anno.

Nei testi cinesi antichi era presente un vocabolario differenziato per indicare la pianta della canapa, che aveva come termine generico ma, rappresentato da un ideogramma che denotava le sue qualità come pianta da fibra, in quanto vi erano raffigurate due fibre appese a uno stenditoio e poste sotto una tettoia.

arc canapa cina2

Evoluzione dell’ideogramma cinese “ma”, significante “canapa”. A sinistra il primitivo ideogramma nella scrittura chuan; al centro nella scrittura chieh; a destra nella scrittura hsing (da Li, 1974b, fig. 1, p. 295)

Il genere e le diverse parti della pianta erano così denominate: la pianta maschio i, si o hsi, quella femminile chü o tsu, i frutti fên, pên o bên, i fiori ma p’o, i semi ma-tzu o ma-jên.

I nomi e i relativi ideogrammi dei genere i delle diverse parti della canapa (da Li, 1974b, fig. 2, p. 296)

I nomi e i relativi ideogrammi dei genere i delle diverse parti della canapa (da Li, 1974b, fig. 2, p. 296)

Con il sopraggiungere delle coltivazioni di ulteriori piante da fibra, il termine ma assunse gradualmente il significato di fibra vegetale generica. In tal modo, la Boehmeria nivea (L.) Gaudich assunse il nome cinese di chi-ma, la Urtica thunbergiana Siebold & Zucc. prese il nome di ching-ma (entrambe queste piante appartengono alla famiglia delle Urticaceae), e l’Abutilon niveum Grisebe, della famiglia delle Malvaceae, presi il nome di chung-ma, mentre la pianta della canapa assunse i nuovi nomi di Han-ma (“ma cinese”) e hou-ma (“ma di fuoco”) (Li, 1974a, p. 46).

La parola ma è stata usata come radicale per formare altre parole, quali mo (“demone”), equivalente a ma + “diavolo”, ed è stata associata ad altri ideogrammi per formare nuove parole, come nel caso di ma-tsui, “narcotico”, derivante dall’associazione dell’ideogramma ma con tsui (“ubriachezza”), e di ma-p’i, “paralisi”, derivante dall’associazione di ma con p’i, “reumatismo”.

Formazione dei termini cinesi “demone”, “narcotico” e “paralisi” che includono l'ideogramma della canapa, “ma” (da Li, 1974, fig. 3, p. 297 e fig. 4, p. 298)

Formazione dei termini cinesi “demone”, “narcotico” e “paralisi” che includono l’ideogramma della canapa, “ma” (da Li, 1974, fig. 3, p. 297 e fig. 4, p. 298)

Diversi trattati antichi di agricoltura riportano le tecniche di coltivazione della canapa: il Lü-shih ch’un-ch ‘iu, datato al 249-235 a.C. e basato su un testo più antico del periodo Chou; il Fan shên-chih shu, composto attorno al 32-37 a.C., di cui un capitolo tratta della pianta maschio per ottenere la fibra e un altro capitolo della pianta femmina per l’ottenimento dei semi; il Ch’i-min yao-shih, del VI secolo d.C., dove è riportata la tecnica di fertilizzare i campi preposti alla coltivazione della canapa.

Nel già citato Pên-ts’ao Ching, che riporta tradizioni di antica data, forse raggiungenti il 2000 a.C., viene riferito che “i ma-fên (i frutti di canapa) se presi in eccesso faranno vedere i diavoli. Se presi per molto tempo, fanno comunicare con gli spiriti e illuminare il corpo”.

Nello scritto dinastico Hou Han shu, datato al II secolo d.C., viene riferita la notizia che un famoso medico, di nome Hua T’o, usava un decotto di canapa chiamato ma-fei-san (“composto bollito di canapa”) preso con del vino, per anestetizzare i pazienti prima di sottoporli ad operazioni chirurgiche dell’addome.

Illustrazione della pianta della canapa e relativa descrizione dei suoi impieghi come medicinale nell'erbario cinese Chêng-lei pên-ts'ao del X secolo d.C.

Illustrazione della pianta della canapa e relativa descrizione dei suoi impieghi come medicinale nell’erbario cinese Chêng-lei pên-ts’ao del X secolo d.C.

Nel suo scritto Ming-i pieh-lu, datato attorno al 500 d.C., il medico e prete taoista T’ao Hung-ching affermò che i frutti di canapa erano usati dai maghi in combinazione con ginseng per scopi divinatori. Nell’erbario del X secolo d.C. di T’ang Shen-wei, intitolato Chêng-lei pên-ts’ao, in riferimento alla parte fiorifera della canapa (ma-fên) si legge: “ha un sapore speziato; è tossico; è usato per le affezioni fecali e per le ferite; schiarisce il sangue e raffredda la temperatura; mitiga i flussi; scioglie i reumatismi; scarica il pus. Se preso in eccesso produce allucinazioni e un’andatura barcollante”. Nei trattati medici antichi la canapa e i preparati a base di canapa venivano indicati per la cura di diverse malattie, in particolare laddove erano necessari degli effetti analgesici, come nei casi di rottura delle ossa. Le parti della pianta usate per la preparazione di queste medicine erano le radici, le foglie e la parti fiorifere.

 

La canapa in Mesopotamia

La canapa era presente nell’antica Mesopotamia, come confermato dai dati archeologici. Ad esempio, a Mari, nel periodo accadico del III millennio a.C., sono stati ritrovati pollini di Cannabis/Humulus (Emery-Barbier, 2007). Considerato che le piante di Humulus non erano presenti in quel territorio, e che il luppolo (Humulus) fu impiegato in Europa per la produzione della birra d’orzo solamente in tempi molto tardi, è assai improbabile che sia stato importato nel Medio oriente, ed è fortemente probabile che si tratti quindi di pollini di Cannabis (la distinzione fra i pollini dei due generi è stata possibile solo con l’introduzione del microscopio elettronico a scansione, a partire dalla fine degli anni 1980′ e l’inizio degli anni 1990).

La canapa è presente nei testi accadici e neo-assiri, dove viene per lo più indicata con il termine qunubu / qu(n)nabu. In una tavoletta assira si legge: “Il rituale della regina madre”: “(..) Riguardo a ciò che la madre del re signore ha scritto, “Cos’è richiesto per il rituale?” – (orbene,) olio di qualità, cera, essenze di qualità (e in ispecie) essenza di mirra ed essenza di canapa (qunabu): questo è l’insieme dei materiali per il rituale”. Questo testo è stato scritto all’epoca di Esarhaddon (VII secolo a.C.) (Fales, 1992, n. 39, p. 115).
In un messaggio scritto in un pezzo ovoidale d’argilla, neo-assiro, leggiamo: “L’unguento di Isḫara / è cannabis / l’unguento di Isḫara / è cannabis / dalla bocca di Qiṣirayyu / ho così sentito”. Isḫara è una dea dell’amore (Fales, 1983, p. 245).

 

Si vedano anche:

 

ri_bib

CHANG K.C., 1969, The expansion of Chinese Neolithic culture in the central plain, Bullettin Institute Histtory Philosophy Academia Sinica, vol. 41(2), pp. 317-349. [in cinese]

CHEN TAO et al., 2014, identification of Cannabis fiber from the Astana Cemeteries, Xinjiang, China, with reference to its unique decorative utilization, Economic Botany, vol. 68(1), pp. 59-66.

DRÈGE JEAN-PIERRE, 1987, Les débuts du papier en ChineComptes-Rendus des Séances de l’Académie des Inscriptions et Belles-Lettres, vol. 131, n. 4, pp. 642-652.

EMERY-BARBIER ALINE, 2007, Les restes végétaux à Mari, Akh Purattim, vol. 1, pp. 207-213.

FALES F. MARIO, 1983, Studies on Neo-Assyrian Texts II: “Deeds and documents” from the British Museum, Zeitschrift für Assyriologie, vol. 73, pp. 232-255.

FALES F.MARIO , 1992, Lettere dalla corte assira,Marsilio, Venezia.

JIANG HON-GEN  et al., 2006, A new insight into Cannabis sativa (Cannabaceae) utilization from 2500-year-old Yanghai Tombs, Xinjiang, China, Journal of Ethnopharmacology, vol. 108, pp. 414-422.

JIANG HONG-EN et al., 2007, The discovery of Capparis spinosa L. (Capparidaceae) in the Yanghai Tombs (2800 years B.P.), NW China, and its medicinal implications, Journal of Ethnopharmacology, vol. 113, pp. 409-420.

JIANG HONGEN et al., 2016, Ancient Cannabis burial shroud in a Central Eurasian cemetery, Economic Botany, vol. 70, pp. 213-221.

KNAUER ELFRIEDE REGINA, 1999, Le vêtement des nomades eurasiatiques et sa postérité, Comptes-Rendus des Séances des l’Académie des Inscriptions et Belle-Lettres, vol. 143(4), pp. 1141-1187.

KOBAYASHI K. et al., 2008, Fossil hemp fruits in the earliest Jomon period from the Okinoshima site, Chiba Prefecture, Japan, Japan.J.Hist.Bot., 16: 11-18.

KO CHIN, 1972, Account of excavation of an Early Chou tomb at Kao-chia-pao, Chin-yang, Wen-wu, vol. 7, pp. 5-7. [in cinese]

KUDO Y. et al., 2009, Radiocarbon dating of the fossil hemp fruits in the eraliest Jomon period from the Okinoshima Site, Chiba, Japan, Japanese Journal of Historical Botany, vol. 17, pp. 27-32 (in giapp. Con riassunto in inglese).

LI HUI-LIN, 1974a, An Archaeological and Historical Account of Cannabis in China, Economic Botany, vol. 28, pp. 437-448.

LI HUI-LIN, 1974b, The Origin and the Use of Cannabis in Eastern Asia. Linguistic-Cultural Implications, Economic Botany, vol. 28, pp. 293-301.

MATSUI AKIRA & MASAAKI KANEHARA, 2006, The question of prehistoric plant husbandry during the Jomon Period in Japan, World Archaeology, vol. 38, pp. 259-273.

NOSHIRO SHUICHI & YUKA SASAKI, 2014, Pre-agricultural management of plant resources during the Jomon period in Japan. A sophisticated subsistence system on plant resources, Journal of Archaeological Science, vol. 42, pp. 93-106.

OKAZAKI HIROKO et al. 2011, Early Holocene coastal environment change inferres from deposits at Okinoshima archeological site, Boso Peninsula, central Japan, Quaternary International, vol. 230, pp. 87-94.

PAN CHI-HSIN, 1964, The earliest plant-fiber paper in the world, Wen-wu, vol. 11, pp. 48-49. [in cinese]

SMALL ERNEST, 1979, The Species Problem in Cannabis. Science & Semantic, 2 vols., Corpus Editions, Toronto.

T’AO CEN-KANG & KI-LIN WANG, 1972, The relic site of “oath documents” of East Chou, at Houma, Wen-wu, vol. 4, pp. 27, 37, 71. [in cinese]

WU Z.Y. & P.H. RAVEN, 2003, Flora of China, 5 voll. Science Press, Beijing.

2 Commenti

  1. Pubblicato novembre 30, 2010 alle 4:51 pm | Link Permanente

    finalmente qualcosa di serio sulla Canapa, tanto bistrattata dagli storici!
    l’origine della sua addomesticazione in Cina, può spiegare alcuni aspetti della genesi del pensiero religioso Cinese (protoDaoismo) legati allo stile fluido (androgino) dell’abbigliamento, della ginnastica, della calligrafia, ecc.
    bisogna ancora indagare a pieno il ruolo che la canapa cinese può aver giocato nella genesi del pensiero organizzativo (imperiale) di una delle culture sociali organizzate più antiche del pianeta..
    Bravo Giorgio :-)

  2. fra
    Pubblicato gennaio 19, 2011 alle 10:24 pm | Link Permanente

    perfetto, mi sarà utile nella ricerca di scienze =)

Scrivi un Commento

Il tuo indirizzo Email non verra' mai pubblicato e/o condiviso. I Campi obbligatori sono contrassegnati con *

*
*

  • Search