Archeologia della canapa

Archaeology of Cannabis

 

Il problema delle origini

Sulle origini della canapa v’è molta discordanza fra gli studiosi, e soprattutto v’è molta confusione, per via dell’incertezza interpretativa su un insieme di dati archeobotanici ed archeoetnobotanici, e per via della speciazione all’interno del genere Cannabis, un problema tassonomico che dura da oltre due secoli. A queste incertezze si devono purtroppo aggiungere i numerosissimi dati inesatti o addirittura mistificati presentati non solamente in diversi studi pseudoscientifici, bensì anche scientifici e accademici (si vedano nota 1, 2 e 3).

I moderni dati polinimetrici hanno evidenziato come la o le specie del genere Cannabis fossero presenti in Europa e in Asia almeno sin dagli inizi dell’Olocene.
In Europa, i dati più antichi della presenza in natura della canapa sono stati per ora ritrovati in Italia: nel lago di Albano, in provincia di Roma, con una datazione al 11.500 a.C. (Mercuri et al., 2002); seguono la data del 9000 a.C. del Lago Grande di Monticchio, in provincia di Potenza (Huntley et al, 1996), e quella del 7000 a.C. nella regione del lago di Nemi, sempre in provincia di Roma (Mercuri et al., 2002).
In Asia, il dato archeobotanico più antico sinora ritrovato riguarda polline di Cannabis presente in sedimenti del lago Baikal datati a 13000-11.300 a.C. (Tarasov et al., 2007). Molodkov & Bolikhovskaya (2006) hanno riportato la presenza di polline di Cannabis sp. in depositi nord-asiatici con datazioni antichissime, associate all’inter-stadio caldo “Tardo Mosca”, 158.000-153.000 anni fa; ma dubito che questi pollini possano essere associati con certezza a una specie di Cannabis, ed è probabile che siano più correttamente da ascrivere a un generico taxa della famiglia delle Cannabaceae.

Il problema della speciazione all’interno del genere Cannabis, in particolare la distinzione fra Cannabis sativa (canapa da fibra) e Cannabis indica (canapa psicoattiva), ha generato una lunga discussione, per via anche delle implicazioni di natura legale associate all’impiego di questa pianta come droga psicoattiva. Indico di seguito i passi salienti di questa secolare problematica:

– Nel 1753 Linneo considerò la canapa una singola specie, Cannabis sativa L.
– Nel 1785 Lamarck fu il primo botanico a distinguere la Cannabis indica Lam. da C. sativa L.
– Nel 1976 Small & Cronquist riconobbero una sola specie suddivisa in due subspecie, C. sativa L. subsp. indica (Lam) Small & Cronquist, e C. sativa L., subsp. sativa.
– Nel 2005, basandosi su studi genetici, Hillig avrebbe dimostrato come il genere Cannabis sia derivato da tre principali poli genetici, e per questo motivo ha nuovamente distinto le due specie C. sativa e C. indica, aggiungendo la terza specie C. ruderalis.

Riguardo le origini del rapporto umano con il genere Cannabis, un problema non sempre risolvibile riguarda la distinzione fra dati archeobotanici e dati archeoetnobotanici, cioè comprendere se la presenza di reperti botanici di specie di Cannabis nei siti antropici sia da associare a una qualche attività umana (dati archeoetnobotanici), o se sia casuale e frutto di mera contaminazione dell’ambiente naturale (dati archeobotanici). E’ il caso, ad esempio, dei resti di frutti di Cannabis ritrovati aderenti a frammenti di vasellame della cultura neolitica Jomon del Giappone, con datazione al 8200 a.C. circa, per i quali non è chiaro se ciò sia stato frutto di intenzionale attività umana o se sia stato causato da un casuale flusso di detriti sedimentatisi sui cocci di vasellame (si veda La canapa nell’antica Asia).

Il rapporto umano con la Cannabis può essere suddiviso in due fasi: la fase naturalista, e quella agricola.
La fase naturalista riguarda l’uso umano della Cannabis prima dell’avvento della sua coltivazione. Questa fase potrebbe risalire molto indietro nel tempo e raggiungere l’uomo cacciatore-raccoglitore, quindi i tempi mesolitici o epi-paleolitici, se non addirittura precedenti. In pratica, questa fase iniziò da quando l’uomo si accorse di questa pianta e delle sue proprietà psicoattive, medicinali, eduli (i semi), o come fonte manifatturiera (come cordame o fibra tessile). Individuare le origini cronologiche e geografiche di questa fase è un compito assai arduo, considerato anche il fatto che nulla esclude che la “scoperta” della Cannabis possa essersi verificata in differenti momenti e luoghi del lungo percorso evolutivo umano.
La fase agricola ha inizio nei periodi neolitici, e le origini geografiche della coltivazione della Cannabis non sono tutt’ora ben determinate, dipendendo anche dal problema della speciazione. Nel caso si trattasse di una sola specie di Cannabis, il problema si ridurrebbe alle origini della sua coltivazione; ma se esistessero due o tre specie di Cannabis – come i moderni studi genetici avrebbero confermato – è evidente che il problema delle origini cronologiche e geografiche della loro coltivazione si diversificherebbe notevolmente.

Per quanto riguarda il o i centri d’origine delle specie di Cannabis, v’è una generale tendenza a riconoscere un’origine asiatica, vuoi orientale (Li, 1974), o, più recentemente, occidentale, cioè centro-asiatica, come per Faeti et al. (1996) e Zhekun & Bartholomew (2003), i quali sospettano quale area d’origine la regione dello Xinjiang della Cina occidentale, o l’India settentrionale. Nella considerazione delle due differenti specie, Hillig (2005) ritiene che C. indica sia originata in Afghanistan e si sia diffusa poi in Cina, Giappone, Africa e il Sud-Est asiatico, mentre C. sativa sia originata nell’Asia centrale e si sia diffusa in seguito in Europa. Tuttavia, studi genetici di campioni di canapa antichi di 2500 anni e ritrovati nella regione cinese dello Xinjiang, avrebbero evidenziato un’origine europea-siberiana della C. sativa, con sua successiva migrazione verso oriente (Mukherjee et al., 2008).
A mio avviso, allo stato attuale delle conoscenze (e delle confusioni), non è ancora possibile determinare con certezza il luogo d’origine della relazione umana con la Cannabis. Sebbene l’ipotesi di un’origine nell’area centro-asiatica sia più che plausibile, non vi sono al momento indizi concreti per escludere una plurilocalità di queste origini, includendone una nelle regioni mediterranee o centro-europee. Solamente i futuri dati archeologici e archeometrici potranno confermare o meno questa supposizione.

Differenza fra i pollini di Cannabis (A) e di Humulus (B) (da Floeming & Clarke, 1998, fig. 1)

Differenza fra i pollini di Cannabis (A) e di Humulus (B) (da Floeming & Clarke, 1998, fig. 1)

I reperti archeobotanici inerenti la Cannabis possono riguardare il polline, i semi, fitoliti, più raramente resti di steli o altre parti delle strutture vegetative della pianta. In alcuni casi, si ha a che fare con le impronte di semi o di tessuti (cordami) di canapa, perlopiù evidenziate nel vasellame.
Per quanto riguarda il polline, per molto tempo è stato impossibile distinguere fra i pollini di Cannabis e di Humulus, generi che appartengono alla medesima famiglia delle Cannabaceae, e per questo motivo gli studi polinimetrici più corretti e zelanti riportavano la presenza di polline di Cannabis/Humulus, e non quella dei singoli generi. Con l’introduzione del microscopio elettronico a scansione, a partire dalla fine degli anni 1980′ e l’inizio degli anni 1990′ è stato possibile distinguere il polline dei due generi (si vedano ad es. Whittington & Gordon, 1987; Fleming & Clarke, 1998).

Questo studio sull’archeologia della Cannabis è suddiviso nelle seguenti sezioni:

La canapa nell’antica Asia

Gli Sciti e la canapa

La canapa nell’antica Europa

La canapa nel Levante Mediterraneo

La canapa nell’antico Egitto

Note

1 – Cito come esempio il recente voluminoso studio di Robert Clarke e Mark Merlin, Cannabis. Evolution and Ethnobotany, del 2013, University of California Press, Berkeley & London. Nelle sue mille e passa pagine, con ben 120 pagine di bibliografia, questo lavoro è pieno di dati errati e di gravi scorrettezze metodologiche. Riporto qui solamente alcuni casi relativi agli aspetti archeologici della Cannabis:
– Nella Tabella 7, che riporta una lista di ritrovamenti di pollini di Cannabaceae, a p. 184 Clarke & Merlin riferiscono del ritrovamento di polline di Cannabis nel Lago Baikal con una datazione di 130.000-120.000 anni fa, referenziando il testo di Tarasov et al., 2007. In realtà si tratta di una datazione Olocenica, non superiore ai 13.000 a.C.
– Nella Tabella 10, che riporta una lista dei ritrovamenti di semi di Cannabis, a p. 263, al punto 48, Clarke & Merlin riferiscono del ritrovamento di semi di canapa in un sito celta di Budapest, con una datazione di 4.500-4.000 anni fa, citando il testo di Dálnoki & Jacomet, 2002. In realtà la datazione del sito (Corvin Tér, nella città di Budapest), è solamente del I° secolo d.C.
– Nella medesima Tabella 10, a p. 264, al punto 54, Clarke & Merlin riferiscono del ritrovamento di semi di canapa nel sito di Oospolder, Gouda, Olanda, con datazione a 9.000-8.000 anni fa, citando il testo di Bakels et al., 2000. In realtà questo sito è datato al tardo medioevo, 1.120-1.135 d.C.
– A p. 254 del loro testo, Clarke & Merlin riferiscono della presenza di fotoliti di Cannabis che sarebbero stati ritrovati nel sito archeologico di Harappa, in Pakistan, e citano a tal riguardo il testo di Fujiwara et al., 1982. In realtà quest’ultimo testo, che tratta dell’archeologia del riso e di altre graminacee ritrovate ad Harappa, non fa alcun riferimento alla canapa.
– Nella Tabella 6, dove sono listati i ritrovamenti di antichi artefatti di fibre “that reportedly include Cannabis” (“che sono stati riportati includere la Cannabis”), a p. 177, Clarke & Merlin riferiscono del ritrovamento di elementi di Cannabis per costruire una rete del periodo Gravettiano, 26.980-24.870 anni fa, in Cecoslovacchia, citando il testo di Pringle, 1997. In realtà Pringle pone solo come ipotetico che la rete fosse fatta di fibre vegetali, “quali ortica o canapa”, dato che non è rimasta alcuna traccia della fibra con cui era costituita la rete, bensì solamente elementi d’argilla con impronte di un reticolato. Sorge il forte sospetto di una vera e propria mistificazione dei dati da parte di Clarke & Merlin.
E questi sono solamente alcuni degli errori riportati da Clarke & Merlin. E’ evidente che questi autori non hanno consultato una buona parte della voluminosa bibliografia che citano, così come sorge il sospetto di una mistificazione dei dati in loro possesso, e sconsiglio a tutti gli studiosi seri di impiegare i dati riportati nel testo di Clarke & Merlin senza una previa attenta revisione dei medesimi.

2 – Nel 1994 l’archeologo Viktor Sarianidi diede notizia del ritrovamento di rimanenze di efedra, cannabis e oppio in un paio di siti archeologici del Complesso Bactriano-Margiana, appartenente all’Età del Bronzo centroasiatico e datato al III-II millennio a.C., ed elaborò una teoria che vedeva in questi “centri cerimoniali” il nucleo di formazione del “proto-zoroastrismo”. Sebbene accurati studi di laboratorio abbiano in seguito smentito a più riprese l’identificazione di queste rimanenze vegetali con sostanze psicoattive, la notizia di questo falso ritrovamento si diffuse velocemente e continua a essere riportata in maniera acritica in diversi studi archeologici e sulle droghe psicoattive. Le analisi di laboratorio che pretesero di identificare questi reperti vegetali furono eseguite da Meyer-Melikyan e Avetov (1998); ma furono smentite dalle analisi successive eseguite da Hiebert (1994: 123-9), Parpola (1998: 127), Bakels (2003) e Nyberg (1995: 400). Per quest’ultimo autore, il materiale riguardava una graminacea, Panicum miliaceum. Sarianidi (2003) rispose alle critiche in maniera poco convincente, affermando che le successive analisi erano state eseguite su questi reperti anni dopo lo scavo archeologico, avendo quindi subito una prolungata esposizione al sole e alle intemperie.
Russo (2007, p. 1631) ha cercato di difendere i risultati di Sarianidi, appellandosi a una dimensione dei semi di canapa di specie selvatiche della regione che potrebbe corrispondere a quella dei semi del materiale archeologico, senza tuttavia prendere atto dell’osservazione di Bakels che in quei semi non v’era corrispondenza non solo nella dimensione, bensì anche nella forma e nella struttura della superficie, che attente osservazioni furono eseguite da tre laboratori, e non solo quello di Bakels, e che non è stata riconosciuta nemmeno la presenza di efedra e di oppio. La difesa di Russo non appare dunque basata su una rigorosa critica puntuale (Russo non ha esaminato personalmente il materiale), bensì su una apologetica quanto sdrucciolevole arrampicata sugli specchi.

3 – Nel 2014, Ian Hodder, il Direttore degli scavi archeologici dell’antica città anatolica di Catalhoyuk, diede in pasto ai media la frettolosa notizia del ritrovamento di un tessuto fatto di lino e canapa datato al 7000 a.C.; una notizia che fece scalpore, presentata come il ritrovamento del più antico tessuto di canapa al mondo, come ad esempio in questo report. Ma i rapporti annuali di scavo non hanno più riferito di questo ritrovamento di canapa, né sono stati pubblicati specifici articoli a riguardo nella letteratura archeologica scientifica. Quel tessuto è risultato composto di lino, e nel rapporto di scavo (pp. 121-122) non viene fatto alcun riferimento alla canapa, né Hodder si è degnato di una benché minima correzione all’identificazione preliminare come canapa, come ci si sarebbe dovuto attendere.

 

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