Studi nel campo fenomenologico delle droghe psicoattive
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Archeologia delle droghe / Archaeology of drugs
Figura in alto a sinistra: esseri mitologici che recano in mano caraffe di Acqua della Vita e al centro la Pianta della Vita. Gemma micenea proveniente da una tomba di Vapheio [da A.J. Evans, Mycenaean tree and pillar cult and its Mediterranean relations, J. Hellenic Studies, 21:99-204, 1901, fig. 1, p. 101
L’uso di piante e funghi psicoattivi si perde nella notte dei tempi. Nei reperti archeologici l’uomo ha lasciato testimonianze dell’utilizzo di queste droghe, che rientrava in contesti di natura rituale iniziatica, religiosa, o magico-divinatoria. Dalle documentazioni più antiche sinora riconosciute se ne deduce che il rapporto umano con le droghe psicoattive esisteva già nell’Età della Pietra.
L’individuazione di antiche conoscenze e usi di droghe psicoattive si basa sulla documentazione archeologica e, nei casi di popoli dotati di scrittura, sulla documentazione letteraria.
Per quanto riguarda i documenti archeologici, la ricerca si sviluppa su due principali direttive:
- Lo studio di oggetti usati come parafernali associati all’uso di droghe psicoattive, quali pipe, canne inalatorie, mortai, tavolette da fiuto, ecc. In alcuni rari casi si ritrovano resti conservati della droga utilizzata.
- Lo studio iconografico di vasellame, bassorilievi, pitture, incisioni rupestri, ecc., volto all’individuazione di simbolismi, mitologie, atti liturgici, rappresentazioni di esperienze visionarie, ecc., che possano essere ricondotti a conoscenze e usi di droghe psicoattive.
Si deve tener conto che nell’arte preistorica la rappresentazione esplicita del vegetale psicotropo, inteso come oggetto sacro, soggetto quindi a potenti tabù, è generalmente rara. Il più delle volte gli oggetti sacri del culto non sono volutamente rappresentati, o sono nascosti dietro a percorsi associativi e simbolici, anche grafici, la cui comprensione oggi generalmente ci sfugge.
Il rapporto dell’uomo con le droghe psicoattive appare comunque molto profondo. Il più antico documento che attesta un rapporto non casuale con un vegetale psicoattivo si riferisce a una sepoltura dell’uomo di Neanderthal datata a circa 60.000 anni fa, scavata nel nord dell’Iraq (sito di Shanidar IV). Fra i pollini che rispecchiano la presenza di un bouquet di vegetali introdotto intenzionalmente nella sepoltura è stato individuato quello di una specie di Ephedra (Solecki 1975).
GUERRA DOCE ELISA, 2006, Las drogas en la prehistoria. Evidencias arqueológicas del consumo de sustancias psicoactivas en Europa, Bellaterra Edicions, Barcelona.
MERLIN M.D., 2003, Archaeological Evidence for the Tradition of Psychoactive Plant Use in the Old World, Economic Botany, 57: 295-323.
SAFFORD W.E., 1916, Narcotic Plants and Stimulants of the Ancient Americans, Annual Reports of the Smithonian Institute, pp. 387-424.
SCHULTES RICHARD EVANS, 1995, Antiquity of the Use of New World Hallucinogens, Integration, vol. 5, pp. 9-18.
SOLECKI RALPH, 1975, Shanidar IV, a Neanderthal Flower Burial in Northern Iraq, Science, vol. 190, pp. 880-881.
WASSON R. GORDON, 1961, The Hallucinogenic Fungi of Mexico: An Inquiry Into the Origins of The Religious Idea Among Primitive Peoples, Harvard Botanical Museum Leaflets, vol. 19(7), pp. 137-162.