Le grotte di Borbón, Repubblica Dominicana

The Borbón caves, Dominican Republic

L’isola di Hispaniola è costellata di grotte con pitture preistoriche; grotte che non erano utilizzate per scopi abitativi, bensì erano luoghi accessibili sola a certi individui della società, che vi professavano in determinate occasioni il culto dei morti. In diverse grotte i Taino conservavano le statue degli zemí, attorno alle quali si sviluppava il rito e il culto agli antenati e agli spiriti. L’uso temporaneo e non di tipo abitativo di questi luoghi di culto naturali giustifica la scarsezza di ceramica riscontrata negli scavi archeologici. Questa usanza rituale cavernicola parrebbe essere in qualche modo conseguente alla credenza taino (e pre-taino) che, nei tempi cosmogonici, il sole e la luna erano usciti da una grotta e che gli uomini erano usciti da un’altra grotta, e si riteneva che anche gli spiriti dei defunti uscissero di notte dalle grotte. Nelle pitture di queste caverne appare disegnato con una certa frequenza il pipistrello, un animale che – per via del fatto che anch’esso esce dalle grotte di notte – era visto con funzioni di psicopompo, cioè come accompagnatore delle anime dei morti.1

Il complesso delle grotte di Borbón, inserito in un contesto ecologico di bosco umido tropicale, è costituito da un gruppo di grotte situate a una decina di km dalla cittadina di San Cristobál, nell’omonima provincia meridionale della Repubblica di Santo Domingo, e appartengono al più ampio complesso di arte rupestre cavernicola della regione, chiamato “grotte di Pomier”, costituito da oltre 50 grotte istoriate. In realtà, le grotte di Borbón sono stilisticamente differenti dalle altre di Pomier, al punto che v’è chi non le considera appartenenti a questo gruppo (Pagan Perdomo, 1978: 16).

La grotta N. 1 di Borbón2 fu scoperta e descritta da Schomburgk nel 1854, il quale deturpò una parte della grotta, quella che oggi è chiamata “sala Schomburgk”, apponendovi col carbone il suo nome e quello dei suoi accompagnatori. Le tre grotte congiuntamente contengono un migliaio di pittografie, oltre a un esiguo numero di petroglifi riscontrati nella sola grotta N. 1. Fra le pitture sono state riconosciute immagini di animali – di cui la maggior parte uccelli -, di antropomorfi tutti o quasi tutti maschi, e in minor quantità rappresentazioni fitomorfe e disegni “astratti” o semplicemente per noi inintellegibili.

Le pitture ricoprono tutte le pareti, sino agli angoli più remoti delle caverne e il colore dominante è il nero. Non vi sono rappresentazioni policrome e lo stile è schematico. Gli scavi archeologici hanno evidenziato tre livelli di occupazione delle tre grotte di Borbón: una fase superiore chicoide (850-1200 d.C.), una più antica ostionoide (600-900 d.C.) e una ancora più antica rappresentata da un unico reperto salasoide (o igneri, 200-600 d.C.) (Pagan Perdomo, 1978: 23). Secondo Vega3 le pitture di Borbón apparterebbero alla fase chicoide di occupazione dell’isola di Hispaniola, mentre Pagan Perdomo (1978: 21) ipotizza la loro appartenenza alla fase finale della cultura Taino Classica, cioè poco prima dell’arrivo di Cristoforo Colombo.

Fra le varie scene, di caccia, di pesca, rituali, ecc., la più frequente riguarda l’atto di inalazione di una droga riposta su un ripiano rotondeggiante e mediante una canna che dal naso raggiunge il ripiano, seguendo un comune schema iconografico stilizzato. Sono state contate almeno 45 raffigurazioni di questo tipo. La droga in questione riguarda quasi certamente la polvere da fiuto allucinogena cohoba, utilizzata dai behique (sciamani) nel corso dei riti intrapresi in quelle medesime grotte-templi, e le raffigurazioni di inalazione nelle grotte di Borbón parrebbero essere uniche nell’arte rupestre di Santo Domingo.

(sx) Una delle pareti istoriate della grotta N. 2 di Borbón. Le figure superiori riguardano personaggi che inalano la polvere da fiuto allucinogena cohoba; la serie inferiore di disegni rappresenta una fila di suonatori di flauto. (dx) Coppia di individui seduti raffigurati nell’atto di inalare la cohoba, dipinti nella grotta N. 2 di Borbón (da Pagan Perdomo, 1978, fig. 13, p. 48)

In diversi casi le figure umane possiedono caratteristiche avicole, piumaggi o zampe di uccello, tali da far sospettare di essere in presenza del concetto della trasformazione dello sciamano nello spirito-alleato animale, in questo caso un uccello; diverse di queste figure uomo-uccello sono raffigurate nell’atto di inalare la cohoba, strumento d’eccellenza per il volo sciamanico.

Varie raffigurazioni di individui che inalano la cohoba dipinti nelle tre grotte di Borbón (particolari presi da immagini presenti in Pagan Perdomo, 1978)

Nelle numerose scene di figure antropomorfe associate a linee orizzontali od oblique, si deve fare attenzione nel distinguere quelle dell’inalazione della cohoba, caratterizzate da un’asta obliqua tenuta in mano dalla figura antropomorfa quasi sempre disegnata in posizione seduta, che dalla testa raggiunge un ingrossamento generalmente rotondeggiante, inteso come il ripiano ricettacolo della polvere da fiuto; di frequente sono raffigurate coppie di individui che inalano la cohoba ripresi uno di fronte all’altro e incrocianti le canne inalatorie.

In altri casi si vedono serie di individui in piedi e danzanti, che tengono fra le mani lunghe canne, interpretabili come flauti; in questo caso le linee raffiguranti i flauti sono tenute in posizione verticale, a differenza di quelle raffiguranti i tubi inalatori, i quali sono in posizione obliqua. Un terzo caso di raffigurazione di linee rette con antropomorfi riguarda le scene di caccia, dove le linee rette, mantenute anch’esse pressoché orizzontali, sono interpretabili come giavellotti.

(sx) Scena dipinta nella grotta N. 2 di Borbón, con raffigurazione di un individuo che inala la cohoba (sopra) e di quattro individui che suonano dei flauti (sotto). (dx) Scena di caccia con giavellotti, grotta N. 2 di Borbón (da Pagan Perdomo, 1978, fig. 45, p. 73)

Un’ulteriore associazione di linee rette con antropomorfi fra le pitture di Borbón riguarderebbe – come caso eccezionale nell’arte antillana e seguendo l’interpretazione data da Pagan Perdomo (1978: 46) – scene di inalazione collaborativa della cohoba, un metodo etnograficamente riscontrato presso alcune tribù dell’Orinoco venezuelano. Nell’inalazione collaborativa viene impiegata una canna generalmente molto lunga, su una cui estremità è collocata la polvere da inalare e che viene così inserita in una narice dell’individuo che inala, mentre l’altra estremità se la pone in bocca un secondo individuo aiutante che soffia con vigore nella canna, facendo si che la polvere raggiunga le parti interne del naso del primo individuo.

(sx) Scena dipinta nella grotta N. 2 di Borbón, con probabile raffigurazione di inalazione collaborativa della cohoba, dove un individuo soffia attraverso una lunga canna la polvere da fiuto nella narice di un secondo individuo (da Pagan Perdomo, fig. 8, p. 46). (dx) Pratica dell’inalazione collaborativa fra i Waika dell’Amazzonia (da Seitz, 1967, fig. 12, p. 329)

Fra le pitture della grotta N. 1 di Borbón è riportata la raffigurazione di una figura antropomorfa inalante la cohoba che sembrerebbe avere le fattezze di una tartaruga; potrebbe rappresentare anche uno sciamano con un vestito che ricorda una tartaruga; comunque sia, ciò sarebbe in relazione con l’associazione simbolica e rituale che intercorre nella mitologia e nella religione taino fra la tartaruga e la cohoba (si veda La polvere da fiuto dei Taino). In alcuni casi l’individuo che inala la cohoba è provvisto di una raggiatura sulla testa, in altri casi la testa è inserita in un cerchio; potrebbe trattarsi di raffigurazioni di sciamani, sebbene tutti gli individui inalanti la cohoba raffigurati nelle grotte di Borbón rappresentano probabilmente degli sciamani; oppure, raffigurano individui in particolari stati mentali, stati non ordinari della coscienza, indotti dalla cohoba.

(sx) Pittura della grotta N. 1 di Borbón, con probabile raffigurazione di un uomo-tartaruga che inala la cohoba (da Pagan Perdomo, 1978, fig. 19, p. 51). (centro) Antropomorfo con la testa raggiata che inala la cohoba, grotta N. 1. (dx) Antropomorfo con la testa inserita in un cerchio, grotta N. 1 (da Pagan Perdomo, 1978, fig. 22, p. 52)

 

Petroglifo della Cueva de Berna (Repubblica Dominicana), raffigurante un cemí, che diventava corporeo sotto effetto della cohoba (da Oliver, 2008-9, fig. 29, p. 176)

Petroglifo della Cueva de Berna (Repubblica Dominicana), raffigurante un cemí, che diventava corporeo sotto effetto della cohoba (da Oliver, 2008-9, fig. 29, p. 176)

Note

1 – B. Vega, in Pagan Perdomo, 1978, pp. 6-7.

2 – Purtroppo, la grotta N. 1 ha subito una grave distruzione per opera di irresponsabili nel 2005.

3 – In Pagan Perdomo, 1978, p. 7.

 

Si vedano anche:

Polveri da fiuto fra i Taino delle Antille

Il complesso inalatorio andino

Mitologia delle polveri da fiuto

Bibliografia italiana sulle polveri da fiuto allucinogene

Bibliografia sull’uso tradizionale delle polveri da fiuto allucinogene americane

 

ri_bib

OLIVER R. JOSÉ, 2008-9, El universo material y espiritual de los Taínos, in: J.R. Oliver, C. McEwan & A. Casas Gilberga (curs.), El Caribe precolombino. Fray Ramón Pané y el universo taíno, Institut de Cultura Museu Barbier-Mueller, Barcelona, pp. 136-201.

PAGAN PERDOMO DATO, 1978, Nuevas pictografías en la isla de Santo Domingo. Las Cuevas de Borbón, Museo del Hombre Dominicano, San Domingo.

SCHOMBURGK ROBERT, 1854, Ethnological Researches in Santo Domingo, Journal of the Ethnological Society of London, vol. 3, pp. 115-122.

SEITZ J. GEORGE, 1967, Epéna, the Intoxicating Snuff Powder of the Waika Indians and the Tukano Medicine Man, Agostino, in: D.H. Efron et al. (Eds.), Ethnopharmacologic Search for Psychoactive Drugs, Public Health Service Publications, Washington, pp. 315-338.

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